Mese: Maggio 2010

Punzonatura 1000 Miglia 2010

Ecco la galleria fotografica relativa alla fase di punzonatura della 1000 Miglia (edizione 2010) che sono riuscito a realizzare nella mattina di giovedì 6 maggio in Piazza Loggia a Brescia. Durante queste fasi c’è un’atmosfera veramente particolare. Colori, motori, volti, rumori unici e un clima di inizio di una festa. Il servizio fotografico completo (88 […]

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://marcorizzini.wordpress.com/2010/05/31/punzonatura-1000-miglia-2010/

Nuovi cassonetti? Non piacciono

“La nuova modalità di raccolta dei rifiuti a Sirmione non è partita col piede giusto. Sirmione Servizi, la municipalizzata che ha in gestione l’appalto, ha posizionato in paese diversi punti di raccolta con contenitori differenti per ogni tipologi…

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://andreavolpi.blogspot.com/2010/05/nuovi-cassonetti-non-piacciono.html

Bello bello

Stasera è andato tutto per il verso giusto. Prima di andare a nanna riascolto la registrazione dello spettacolo ed è davvero piacevole, lo so che è tardi ma non ho resistito e vado a letto contento.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://blog.gigitaly.it/2010/05/bello-bello.html

Ultimi ritocchi

Ultimi ritocchi prima dello spettacolo. Già il chiostro è uno spettacolo in sè Inviato da iPhone

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://blog.gigitaly.it/2010/05/ultimi-ritocchi.html

La magia dello spettacolo

Stasera abbiamo fatto alcuni miracoli che chi ha esperienza di spettacoli può ben capire. Quando alle 5 di questo pomeriggio si è deciso di spostarci al chiuso per via della pioggia non si è trattato solo di spostare lo spettacolo ma anche i recital di tutti i gruppi e le…

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://blog.gigitaly.it/2010/05/la-magia-dello-spettacolo.html

Teatro di backup

Per precauzione (ma mi sa che sarà la soluzione definitiva) stamattina abbiamo preparato tutto anche al chiuso nel teatro dell’Oratorio di Piazza Garibaldi per evitare che l’imminente pioggia metta a repentaglio lo spettacolo a cui lavoriamo da mesi. Certo che in Castello è tutto più grande, bello ecoreografico e con…

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://blog.gigitaly.it/2010/05/teatro-di-backup.html

Smiley ciclope

Dopo il grande successo dello smiley rappresentante il grande e mai abbastanza acclamato Zoidberg, ecco quello che di nuovo ha partorito la mente del nostro D-u, che in un momento di distrazione dallo studio di Strategia Aziendale B ha voluto lanciarsi in opere di alto livello artistico.

Lo smiley del ciclope!

– )

Per quelli che si chiedono come si possa realizzarlo, ecco le…

ISTRUZIONI:
La bella notizia è che grazie al comodo upgrade della vostra tastiera, disponibile al modico prezzo di € 59,99 sul D-u store, sarà possibile eseguire lo smiley anche dalle tastiere diverse da quelle normali in circolazione.

Premete “-” (il trattino) e poi “)” (parentesi chiusa). Per personalizzare la fisionomia dello smiley è possibile anche inserire uno ” ” (spazio) tra i due caratteri. Sì, giàffatto! Facile, no?

Se hai inventato nuovi smiley, lascia un commento e se sarai il vincitore del concorso, pubblicherò un post presentando il tuo smiley. Mi raccomando, allega allo smiley anche un file in formato .doc o .pdf di non più di 15 pagine (Times New Roman 12, interlinea singola) con le istruzioni per la digitazione del tuo smiley.

[Qualora lo smiley vi venisse male (capita ai primi tentativi), potete regalargli questi bellissimi questo bellissimo occhiale. I vostri sensi di colpa svaniranno in un baleno!]
AGGIORNAMENTO di pochi minuti dopo:
Non vale proporre lo smiley del ciclope ubriaco (ovvero questo 0 ) (ubriaco perché la “o” è leggermente decentrata)) e neanche del ciclope ipertiroideo (ovvero questo O ) (per l’occhio molto sporgente)).

AGGIORNAMENTO di un po’ più dopo:
Molti avranno notato che se il primo (questo : € ) è lo Zoidberg-smiley quello presentato in questo post dovrebbe, per coerenza, essere il Leela-smiley. Purtroppo D-u non c’è arrivato subito.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/aXcPW3F2TW8/smiley-ciclope.html

Social Club poco social

Quello all’F6 si chiama Social Club. Dovrebbe essere lo spazio che anche Kuno Prey si immagina come lo spazio in cui gli studenti si possono incontrare e svillupare relazioni umane. E mica solo lui. Non sola gli studenti ma tutta la cittadinanza dovrebbe potervi accedere. Del resto l’università deve essere aperta alla gente. È con le loro tasse che l’università c’è. È pure quello che si auspicano sia il presidente che il rettore della Libera Università di Bolzano, stando alle loro dichiarazioni.

Dirk Bendinger (studente agli sgoccioli) notava che la porta d’ingresso all’uni dell’edificio F (quella più diretta a questa zona comune) è accessibile solo con la tessera dello studente. Notava che la porta che dà sulle scale che collegano l’edificio F con il C è chiusa dal lato che accede al Social Club. Notava infine che la porta che dal Social Club dà agli uffici delle associazioni è chiusa e accessibile solo con l’abilitazione della tessera studentesca. Vogliamo anche parlare degli orari in cui sono tollerati gli studenti in questo spazio, con la guardia giurata pronta a cacciarti fuori dopo le 22.00 senza autorizzazione?

Proprio social questo Social Club!
[Foto del Social Club all’apertura degli Snowdays 2010 scattata da Verena Rosa Gräf]

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/YEgxYZNAT0Q/social-club-poco-social.html

Tanto noi cresciamo lo stesso

Kuno Prey diceva che nell’uni in cui ha insegnato a Weimar c’era uno spazio comune in cui gli studenti si ritrovavano e dove avevano sede tutte le organizzazione studentesche dell’uni. La loro era una scrivania unica e condivisa: la più lunga della Germania. Gli studenti hanno avuto modo di strutturare, partecipare e sporcarsi le mani in questa uni per crescere non solo sul piano accademico ma anche umano. Collaboravano, erano propositivi, di lanciavano in nuove imprese. Avevano pure creato un baretto in un minivan della Volkswagen in cui si faceva il caffè buono (vi sfido a trovare in Germania un posto in cui si sappia fare del caffè decente).

A Bolzano, invece, nonostante si dica che per gli studenti si fa spesso fin troppo, questo non c’è. In tutta Italia non c’è la possibilità di crescere umanamente per colpa del tre più due. (Ora manco più in Germania dunque, né in tutta Europa)

Ma a noi giovani è chiesta la crescita umana? Non è che le imprese, più sei lobotomizzato e più ti apprezzano? Pensate a cosa tutti quei laureati, sfruttati come muli a contratti da sei mesi ciascuno, sottopagati e presi in giro, potrebbero fare se fossero uomini veri con le palle. Ce lo lascerebbero fare? Non è mica più comodo per tutti continuare a mantenere bambina questa nuova generazione, così da evitare che sbattano in faccia alla vecchia tutti i suoi errori? Tenerli sempre alle prime armi. Che quando in terza media potevi fare gite da tre giorni (perché eri tra i grandi della scuola), poi in prima superiore tornavi bambino con uscite di massimo una giornata. Che dopo la maturità torni matricola e poi di nuovo, con una laurea triennale, devi di nuovo ripartire in una nuova città come l’ultimo arrivato. E poi ancora, sei solo uno stagista. E poi sei stagista da un’altra parte.

Ma in realtà noi continuiamo a crescere umanamente. Di un’umanità diversa da quella della generazione passata. Che crede di averci tarpato le ali. Noi non ci lamenteremo, ma appena ne abbiamo la possibilità ce ne andiamo all’estero. Neanche ha idea questa vecchia e appassita generazione della direzione in cui (spero) stiamo crescendo. Noi comunichiamo su canali che non conoscono. Ci spostiamo a una velocità che non conoscono. Conosciamo così tante persone che manco si immaginano.

Non voglio neanche lamentarmi del tre più due come ha fatto Prey. Significa che sono quasi forzato a cambiare paese e di studiare in una città nuova. Ho la possibilità di affrontare due lauree, facendo due tesi, approfondendo ben due temi diversi. Posso cambiare indirizzo con una specializzazione ponderata con maggior cognizione di causa. Il tre più due, sotto certi aspetti, ci permette di crescere ulteriormente in quella direzione che ci permetterà di dimostrarci meglio degli adulti di oggi.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/bhCLWMt8I58/tanto-noi-cresciamo-lo-stesso.html

Impegno e giovani

Perché gli studenti non partecipano più alla vita istituzionale? Non votano ne alle elezioni nazionali ne a quelle studentesche. Non vedono più il fascino nei ruoli dei rappresentanti, ma più dei compiti per gente che non capisce ancora in che posto vive. Perché tanta disaffezione nei confronti dell’unico strumento che ci è dato per partecipare e contribuire al miglioramento del nostro ambiente?

Parlo da giovane che più volte ha fatto il rappresentante di classe dalle elementari alle superiori. Caporedattore dell’unico giornalino universitario dell’uni e coinvolto in molte associazioni più o meno utili.

Io stesso se riesco me ne sbatto. Io stesso devo fare un enorme sforzo per fingere a me stesso che di tutti questi problemi me ne sbatte qualcosa (perdonate il francesismo). Il fatto è che a molti non è che non interessi in assoluto di quello che succede nel mondo per pura pigrizia (anche se una buona dose di pigrizia c’è) e pura ignoranza socio-politica (anch’essa in buona parte responsabilità nostra, perché gli strumenti di comunicazione ci sarebbero). Non è un malanno che colpisce solo gli studenti (stasera alla tavola rotonda sono stati additati gli studenti universitari). È un problema della nostra società in toto, al quale sono particolarmente esposte le nuove generazioni perché non conoscono alternative.

Noi, noi giovani, siamo cresciuti in un mondo dettato dalla libera concorrenza. Un sistema liberale. “Libero” è il termine chiave. Sono libero di concorrere (come fornitore di servizi/prodotti) ma al contempo sono anche libero di scegliere quale servizi/prodotto scegliere. E qui sta il punto. Abbiamo università private e pubbliche. Io addirittura sono finito in una che si dice “Libera Università di Bolzano” che non è ne privata ne pubblica (parrebbe).
Ci sono dei grandi problemi strutturali nella mia università? Beh, ne scelgo un’altra. O “meglio” (leggi “peggio”) ancora, stringo i denti per uno o due anni (ora che mi accorgo degli inghippi in genere almeno un anno è passato, che se fossero stati manifesti, manco la sceglievo quell’uni) che poi mi laureo e passo a una specialistica altrove. Magari nei tre anni del bachelor mi sono pure fatto un semestre all’estero. E chi li sente i problemi in questo contesto?

Due sono i fattori dunque (che non ci siamo scelti noi giovani ventenni) che influiscono su questa nostra indifferenza:

  1. l’abitudine a poter scegliere (filosofia usa-e-getta della roba rotta, in contrasto ad un approccio di “riparazione”) e
  2. la brevità della sofferenza (s-fortunatamente troppo corta per accorgerci dei guai o abbastanza corta per sopportarli).

Siamo dunque veramente una razza inferiore ai nostri nonni che sì, forse stavano peggio, ma a loro detta erano anche mille volte più fighi?

Al contrario. Mi permetto di dire che noi (giovani europei) non siamo solo molto meglio dei nostri nonni, ma anche dei nostri genitori. Siamo una generazione di gente che prende l’aereo e si vede il mondo. Che si impegna a parlare almeno due lingue. Che deve affrontare precarietà professionale, concorrenze dall’estero, uno stato assente e corrotto, un ambiente minacciato da inquinamento e surriscaldamento, precarietà famigliare con genitori separati e con prospettive personali non tanto più rosee, stando alle statistiche. Una generazione maledetta da un fardello pensionistico da far tremare le ginocchia. Eppure non ci siamo fatti (ancora) prendere dal panico. La paura c’è e stiamo imparando da soli come affrontarla, perché i nostri problemi la generazione che ci sputa in testa neanche se li immagina.

Sì, non ci impegniamo più in politica, ma il fatto che non siamo dove voi eravate 50 anni fa non significa che ce ne stiamo a casa a metterci lo smalto sulle unghie. Che poi il mondo che ci circonda non ce lo siamo fatti noi. Viviamo nella vostra eredità!

[La foto l’ho scattata a Yellowstone. Ritrae una generazione nuova di alberi che cresce in mezzo a un bosco distrutto dall’incendio.]

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/vo7lA4_GCc4/impegno-e-giovani.html

Partiti nelle università? No, grazie

No. Non serve la politica nelle università. O meglio, non servono i partiti. Già ho dei forti dubbi sull’utilità assoluta al giorno d’oggi dei partiti come li si intendevano 50 anni fa e come qualche nostalgico anacronista vuole intenderli ancora oggi. Per semplificare possiamo ancora parlare di partiti di destra, di sinistra e di centro, ma le distanze dal centro si accorciano sempre di più. O almeno così vorrebbe il buon senso. Questa dimensione orizzontale perde di giorno in giorno il suo valore. Ed è un bene. Perché non possiamo sperare di affrontare i problemi di oggi con gli strumenti di ieri.

Riconosco però che a livello nazionale il buon senso non basta. Non posso sperare che 60 milioni di italiani, imbevuti di televisione fino al collo, con giornali che parlano di questioni superflue e di battibecchi futili e superficiali e che dimenticano insieme ai nostri politici la programmazione a lungo termine prendano criticamente in analisi programmi elettorali. Gente che nei casi di virtuosismo nel mantenersi aggiornata di quello che succede nel mondo impara a memoria annali di formazioni di squadre calcistiche.

La politica basata sui partiti permette di legittimare la scelta di pochi informati e coinvolti con i voti dei molti, che spesso neanche sanno cosa fanno.

Ora, però, non parliamo più di una nazione, ma di un’università. Un ambiente con poche migliaia di studenti. Servono i partiti?
Senz’altro servono persone che hanno a cuore il miglioramento dell’ambiente in cui stanno. Che rappresentino gli studenti, che li abbiano eletti o meno, nelle questioni più importanti. Che comunichino in due direzioni: dalla gente alle istituzioni, dalle istituzioni alla gente. E perché mi soffermo sulle università? Perché i rappresentanti, studenti come tutti, nel giro di qualche anno, appassionati o meno al loro ruolo semi-politico, se ne vanno. Se sono nella posizione di rappresentante non lo fanno certo per il potere, i benefit e per tenersi una poltrona comoda e calda. Lo fanno perché è nella loro indole impegnarsi a nome di tutti.

Non servono partiti per fare ciò. Non servono ideologie archeologiche per i problemi di un’università. Serve buon senso e pragmaticità. L’idealismo serve solo perché quella dozzina di studenti candidati decidano di perdere del tempo non solo per il bene proprio, ma di tutta la categoria che rappresentano.

Io sono contento che a Bolzano i rappresentanti studenteschi siano apolitici. Lo vedo come un passo verso l’apertura mentale.

E nelle università dove i colori politici svettano con orgoglio dalle mani di studenti incravattati e ammuffiti? Beh, mi spiace per loro. Mi spiace per quegli studenti che sono manipolati da una classe politica che proprio in questi tempi nel nostro Paese sta facendo una figura sempre più meschina su tutti gli schieramenti e su ogni fronte.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/uLf0NIAKPq0/partiti-nelle-universita-no-grazie.html

Wie sexy muss Studentenvertretung sein?

Si è appena conclusa un’interessante tavola rotonda al Social Club dell’uni alla quale hanno partecipato la direttrice generale dell’uni Johanna Vaja, il rappresentante degli studenti nel senato accademico Andreas Hauptenbuchner, il preside della Facoltà di Design e Arti Kuno Prey, Christoph Franceschini dell’ASUS SH* e Martha Stocker ex-presidente dell’ASUS SH di Innsbruck sotto al titolo di [tradotto] “Quanto dev’essere sexy la rappresentanza degli studenti?”.

I temi toccati sono stati tanti e da parlare e discutere ce ne sarebbe molto. Dividerò le mie riflessioni in più post.

*ASUS SH: Associazione Studenti Universitari Sudtirolesi = Südtiroler Hochschülerschaft

Politica: Servono i partiti nelle università? La mia opinione in questo post.
Giovani: il loro (mancato) impegno nella vita sociale. La mia opinione in questo post.
Giovani: crescono umanamente oggi? La mia opinione in questo post.
Social Club: non è un po’ poco social? Breve post a riguardo.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/H-g430qy5OQ/wie-sexy-muss-studentenvertretung-sein.html

US

Ultima sigaretta, poi ti giuro vado.

Siamo così
puntualizzando sempre quel noi,
quel noi che ogni giorno ci fa capire
che ci apparteniamo

Queste cose tu lo sai non si possono dire con le parole,
ma solo vivendo così
solo essendo noi,
non noi stessi
ma
NOI

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://giuseppev.blogspot.com/2010/05/us.html