Il giallo del sommergibile non identificato a Is Arenas

Veniero 2° – Fotografia tratta dal sito www.sommergibili.com

La notizia in sè, se di vera notizia si può parlare, trae origine dal nuovo libro di tre autorevoli firme della subacquea orientata alla ricerca ed alla mappatura dei relitti presenti nei mari italiani – stiamo parlando infatti di Gianluca Mirto, Sergio Pivetta e Giorgio Spazzapan autori del nuovo libro “Relitti e navi sommerse” – ed. 2011 Addictions-Magenes Editoriale – che ci racconta dello strano caso del ritrovamento del sommergibile, ancora non identificato, che riposa nei fondali di Is Arenas ().
Non identificato in quanto sembra che nessuno al momento sappia, nemmeno le autorità militari italiani, a chi appartenga il relitto di questo sommergibile dove, stando al resoconto anche fotografico degli autori, sono visibili i segni di un attacco militare in piena regola.
A rendere ancora più affascinante la storia di questa carcassa sepolta nel silenzio delle acque è l’involucro di cemento, una vera e propria colata, che lo avvolge e lo custodisce.

Chi e perché, è la domanda che si pongono gli autori, ha voluto nascondere lo scafo con una gettata di calcestruzzo? Cosa c’era di così importante da nascondere? Si tratta di un occultamento di prove? C’erano verità inconfessabili da racchiudere dentro questo sarcofago artificiale? Oppure è stato cementato il rischio di possibili agenti inquinanti?

Quella che sembrava una questione d’interesse per il solo mondo della subacquea, grazie a questa nuova pubblicazione dei tre autori, ha assunto una dimensione pubblica più importante dovuta all’interessamento del giornalista sardo Andrea Atzori che ha sposato la causa di questo ritrovamento.

Veniero 2° sull'invaso in fase di ultimazione

Due le ipotesi che fanno gli autori del libro in merito al sommergibile in questione: potrebbe trattarsi del sommergibile Veniero II – classe “Marcello” affondato nel giugno del 1942, oppure del sommergibile tedesco Uc-35 della Keiserliche Marine affondato da un cacciatorpediniere francese nel maggio del 1918. Le ipotesi, stando agli autori, si riducono a due soltanto perché le notizie di affondamenti nel mare occidentale della Sardegna parlano solo di due sommergibili.

L’ipotesi del sommergibile tedesco tuttavia perde di consistenza quando si confrontano le dimensioni dello scafo ritrovato, circa 77 metri, rispetto a quelle dell’Uc- 35 lungo poco più di una cinquantina di metri e che, secondo le cronache di guerra, sarebbe affondato nelle acque sud-occidentali dell’isola.
Più verosimili le ipotesi se si pensa al sommergibile Veniero II le cui dimensioni si aggirano attorno ai 73 metri.  In questo caso anche il luogo dell’affondamento, avvenuto si presume il 07/06/1942 ad opera degli inglesi, potrebbe concordare con le cronache di guerra.

Al ritrovamento, alle indagini giornalistiche di Atzori  si è aggiunta anche la politica che per mezzo di tre deputati il 30 giugno 2011 ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Difesa Ignazio La Russa chiedendo delucidazioni precise in merito al ritrovamento.

Già nel 2009 la Capitaneria aveva effettuato accertamenti sul sito in questione giungendo alla conclusione che si trattasse di una concrezione calcarea che richiama casualmente e vagamente le forme di un sommergibile. Non dello stesso avviso il subacqueo Pierpaolo Porcu che sostiene come la struttura sia in metallo e che la stessa consistenza cementizia dell’involucro sia di per se molto diversa dalle rocce presenti nei fondali della zona.
Poi ci sono ossa, ossa umane, documentate e filmate che spuntano fuori dalla carcassa. Come si spiegherebbero? A chi appartengono? Quale tragedia del mare raccontano quei poveri resti?
Ovvio che la risposta più sensata appare quella del relitto, risposta che al momento non è più verificabile; la Capitaneria di Oristano ha infatti chiuso la zona alle immersioni a causa della segnalazione di presunto ordigno bellico giacente sul fondale. Certo che se così fosse le dichiarazioni del 2009 della stessa Capitaneria andrebbero per lo meno riviste dato che trattandosi di conformazioni rocciose  naturali,  così come dichiarato, è ovvia l’esclusione della presenza di materiale bellico.
Qualora però venisse verificato che quel relitto è in realtà la carcassa del sommergibile Veniero II sarebbe doveroso da parte delle nostre autorità rendere omaggio all’equipaggio caduto durante quella sfortunata missione.

Fonte: La nuova sardegna

Fonte: Sottacqua.info

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Link all'articolo originale: http://www.aolamagna.it/2011/08/il-giallo-del-sommergibile-non-identificato-a-is-arenas/

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