Sulle università esterofile e "internazionali"

Come commenta un mio amico su Facebook questo link, sembra veramente che qui si parli della scoperta dell’acqua calda. Da Repubblica:

«E il Politecnico di Milano si prepara a adottare l’inglese come unica lingua per i corsi di laurea biennale e di dottorato.»

L’articolo presenta l’encomiabile livello di internazionalizzazione delle università statali italiane che adesso si apprestano a promuovere un po’ di bilinguismo tra gli studenti. A lo fanno dal 1997, quando l’uni è stata fondata. È vero che l’ateneo è provinciale e non statale, ma pensate che questo interessi agli studenti che escono dalle superiori e che vogliono sapere dove andare a studiare? La retta non supera i 1.500 € all’anno, la sola Facoltà di Economia (quella che conosco meglio) ha il 50% dei docenti provenienti dall’, se vai in segreteria puoi chiedere alla segretaria di turno indifferentemente i documento in italiano, inglese o tedesco e in qualunque lingua tu lo faccia, non batterà ciglio (credo che pure il Ladino sia accettato). Anche la tesi la puoi scrivere nella lingua che preferisci. Tra gli studenti ogni anno ci sono tra le 40 e le 50 nazionalità diverse. Questi sono solo alcuni numeri. Qui un depliant non aggiornatissimo (del 2011) in cui si trovano un po’ di “facts and figures” per chi volesse approfondire.

“Eh, ma Bolzano non è statale, quindi non rientra nei ranking”.
Quello che mi chiedo è che senso abbia fare classifiche distinte per le università statali e non. In fondo penso che pochi scelgano l’università (sia come studenti che come imprese e ricercatori) in base al fatto che sia statale o meno. Cercheranno la qualità immagino. Che servizio dà dunque un giornale che stila elenchi che escludono quelle meritevoli? Anche la Bocconi credo che offra master in inglese da qualche anno.

Questo lo dico non solo per tirare acqua al mio mulino (che a Bolzano c’ho fatto la triennale), ma anche per quelle ragazze e ragazzi in gamba che magari dopo le superiori pensano fare una scelta saggia scegliendo un’università con posizioni di tutto rispetto nei ranking universitari dove poi però si scopra che i corsi in lingua inglese sono tenuti da professori, la cui provenienza è facilmente riconoscibile dal loro accento anche nella lingua straniera e che negli orari di ricevimento passano all’italiano per comodità, dove il compagno di studio più esotico è quello che ha fatto l’Erasmus e le segretarie credono che te la tiri se gli chiedi un certificato d’iscrizione in lingua inglese per allegarlo al curriculum o ad altri documenti.

Pure la mensa è molto internazionale. Da nessun’altra parte credo che si possa scegliere tra canederli, pizza e a breve anche kebab 🙂

Link all'articolo originale: http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/Acy5uOpxYpY/sulle-universita-esterofile-e.html

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