Il “Luccio dei Tre Salti”

Il Lago è azzurro, la brezza è invitante, c’è anche tutto il tempo per andare, tornare, riandare e ritornare.

È il Medico in Barca che ha deciso di andare in mezzo al lago a cercare pesci, e chissà se gli capita, il famoso Luccio dei Tre Salti. Così il Primario allegro abbandona le beute e le provette del suo laboratorio di analisi saluta i colleghi nonché, doverosamente soddisfatto, i politici dell’USSL, e infila una siringa carica di buon umore nelle braccia di chi incontra, poi va, in solitario, in mezzo al grande Lago a cercare il Luccio, quello del Garda, che deve essere almeno grande così e questo per dar corpo alle sue ricerche importanti sia per lui che per noi in attesa sul molo dei suoi ritorni.

E al diavolo gli invidiosi!

Un giorno poi ha detto a se stesso, ai colleghi ed ai Politici dell’USSL che per lui era meglio passare il tempo sul lago, quindi ha “idealmente” rotto provette, vetrini, strappato moduli strani, e ha fatto il gioco delle freccette con tutte le siringhe che è riuscito a trovare, centrando in breve impresa il momento del tempo: quello libero!

Da sotto i vetri rotti (idealmente sia ripetuto!), una biro blu gli è salita in mano con un balzo e con quella ha siglato l’addio ai politici dell’USSL, il ciao ai colleghi e l’epoca della barca ha avuto finalmente tutta la dimensione vera e degna in tutti i suoi ritmi.

In solitario alla ricerca del pesce migliore per arrivare poi ad un altro migliore ancora, più grosso, più lungo, più buono; e in solitario perché non si svelano a nessuno né le macchie dei porcini e nemmeno la tane dei lucci; tanto poi “glielo faccio vedere io il Luccio a quelli che aspettano all’Osteria della Piazzetta” oltre la Diga.

La prova dona certezze: ecco una Trota rosa del Garda, un Persico striato, e il Luccio vorace.

Altra Trota, altra ancora, qualche Luccio, dei Persici, e all’Osteria qualcuno dice che sarebbe meglio verificare che il sapore di Lago sia rimasto nei pesci, magari conditi con olio del Garda, dopo cottura con acqua del Garda, e con accompagnamento di Lugana del Garda; si sa come vanno a finire quel genere di invidie, vanno proprio con le gambe sotto una tavola decorata da tovaglie bianche.

Ma al termine del tintinnio dei bicchieri, mai vuoti, nonostante i complimenti (ci mancherebbe!), il Medico in Barca che si chiama anche Giorgio, continua ad agognare la preda massima, il Luccio più grande del Garda: quello dei Tre Salti.

Non che gli manchino le prede: lucci, luccetti, trote, trotelle, persici esibiti con larga mano davanti all’Osteria della Piazzetta, passano dall’acqua all’esposizione e favoriscono la libagione, fino alla prossima pesca, che è sempre domani.

“Passiamo alla degustazione”, ha detto, un giorno in cui gli ami pesavano ricchi.

Il messaggio era chiaro, anzi chiarissimo e serio come non mai, ed alle meraviglie interessate dei vari ma va là, più canzonanti e per di più volti, non ptorio nascostamente a cercare di “pescare” una cena fra amici con il pesce, sia ben chiaro.

E così e stato: “Preparo tutto io, e per almeno cinquanta persone! Tu pensa al Bianco”.

Deciso il Giorgio Medico in Barca!

Basta camice bianco, lui, ora, ordina ad altri di arredare con il Bianco Vino il desco ove adagerà la ricchezza della sua pesca.

– Ma farai la cena con luccetti o trotelle?
— Pensa al Bianco ti ho detto!
— E il Luccio del Tre Salti ?
— Pensa al Bianco non siamo al Circo qui!

La richiesta era diventata ordine, e non si poteva replicare, perché ormai l’attesa della performance era divenuta ansiosa fra i cinquanta prescelti, dietro i quali altri premevano per ottenere siffatto privilegio.

Il giorno dell’orgoglio era vicino, impossibile resistere anche ai Lucci, sembra ci tenessero pure loro: mischiarsi con olio dorato, con profumi di siepe, scaldarsi con oziosa lentezza in pentoloni ripieni d’acqua di lago, cipolle, carote e sedani a sostituire le alghe; fiammelle robuste e costanti a dare calore quali nuovi soli, limoni a gara nel dare gocce di essenza.

Altre invidie sono emerse dal lago: il Giorgio, Medico in Barca, approda a piedi all’Osteria della Piazzetta, quella degli antichi Combattenti, spingendo la bici solo con le braccia!

Eccolo, eccolo è questo!

Lungo così e grosso così, sfodera da un guadino il Luccio della grande vittoria; enorme, con la fauci ancora aggressive.

È questo il Luccio del Tre Salti, quello vero! Hai pensato al Bianco?

I cinquanta del privilegio erano già diventati settanta, il Bianco si è prodigato e si è dato da fare, facendo tintinnare bicchieri, anche oltre il suo dovere di accompagnatore del Luccio, le chitarre hanno cantato, nella sera, le lodi del Medico Pescatore, i persici e le trote sono rimasti in disparte, la festa è stata di quelle da raccontare, le luci si sono spente quasi all’alba.

Non si è saputo mai (segreto di Pescatore), in che sito del Lago fosse la zona dei Tre Salti da dove veniva il Luccio.

Hanno provato a chiederglielo, e Lui sorridendo contento ha solamente urlato:

È stato Lui a provocarmi, quello del Bianco!
Mai provocazione fu così benefica,

Poi si sono saputi “solo” i Tre salti del Luccio:

dal Lago alla Barca
dalla Barca alla Padella
dalla Padella alla Tavola

Ne cantano ancora, e ne canteranno per molto tempo i cantori delle Osterie di Desenzano attorno al Porto Vecchio.

Tratto dai Quaderni di Alberto Rigoni

Prima pubblicazione il: 21 April 2020 @ 10:00

Link all'articolo originale: http://www.gardanotizie.it/il-luccio-dei-tre-salti/

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