Alla Gran Guardia di verona la mostra d’arte “Midsummer Night Colours” di Martino Zanetti

“Il titolo della Mostra è un richiamo alla commedia shakesperiana A Midsummer Night’s Dream. I colori sono per me – racconta Martino Zanetti –  il regno di sogni e della memoria.  La bellezza di Verona, città tra le più affascinanti, mi evoca tonalità meravigliose soprattutto notturne, nelle infinite gradazioni di viola e degli ori delle stelle. Pur nella mia assoluta certezza dell’identità degli autori delle commedie shakespeariane, ho voluto essere evocativo di un sentimento. La bellezza non necessita ed è anzi nemica dell’accademismo e della pedanteria. Questo titolo mi fa volare.”

“Il filo conduttore è il colore e la possibilità dialettica con il fruitore finale. Un creatore del colore, come della musica e del suono, realizza la compiutezza della sua opera nel coinvolgersi con la sensibilità dello spettatore. La creazione dell’opera non gli è mai completa. Vi è sempre nell’artista una percentuale variabile d’imponderabile: tanto maggiormente questa variabile gli consente di entrare nell’unisono con lo spettatore, tanto è maggiore il valore dell’. Questa è la transitività dell’.”

Il colore è l’elemento fondativo, il grande argomento della pittura di Zanetti.

Nel suo lavoro iniziato negli Anni Settanta, il linguaggio espressivo fondato sulla ricerca cromatica, diventa un vero e proprio tema assiale, che si traduce nel lavoro artistico in una materia solida, estremamente viva e vitale che come un’onda hertziana percorre elettricamente tutta la sua opera.

Questa forza si avvale dei gesti sempre molto ampi dell’artista, che per l’appunto opera perlopiù su grandi superfici, con campiture vaste, con una ritualità di composizione molto legata alla fisicità del quadro; così risulta essere un testo poetico ma al tempo stesso un oggetto materiale molto forte e presente, con uno statuto concreto dotato di grande allure scenica.

Il risultato sono grandi teleri dal forte impatto emotivo, che ripercorrono, e reinterpretano senza imitarli, i vasti repertori del linguaggio della pittura e dell’astrattismo contemporaneo, tracciando una linea che unisce idealmente Henri Matisse a Sam Francis.

Si tratta di una serie di omaggi, di citazioni di questo linguaggio oramai depositato nel nostro corredo visuale, che vuole esprimere la fiducia nell’operare dell’artista, così come nei suoi elementi costitutivi, sia formali che ispirativi. Infatti il lavoro di Martino Zanetti si svolge sotto la vasta ala protettrice della pittura veneta, terra nella quale è nato e dalla quale ha ricavato tutti gli stilemi del suo linguaggio.

Come l’artista stesso dichiara, si sente in una qualche misura il continuatore di questa visione della natura e della pittura, dove la luce della città d’acqua per eccellenza, Venezia, passando attraverso il filtro prismatico dell’aria, sfuma e si ricompone con eccezionale forza e delicatezza insieme.

Oltre che nella grande tradizione dei maestri antichi, Martino Zanetti per un altro versante, quello biografico, affonda le proprie radici creative in una storia personale molto forte, nella quale la sua formazione di imprenditore di successo si è tradotta in vitalità, creatività, inventiva e forte realismo: una componente basilare del suo operare quotidiano, che transita fisicamente, quasi per osmosi anche nel fare arte, e le dà probabilmente quella forma solida e compiuta con la quale la percepiamo.

Colori che diventano sensazioni, giochi materici di intrusioni sulla tela, emozioni cromatiche sgargianti che sprigionano forza, felicità del colore. La pittura di Martino Zanetti porta a viaggiare con leggerezza e, al tempo stesso, riempie di colore e definisce un’arte gioiosa.

La mostra gode del Patrocinio di Comune di Verona  –  Fondazione Il

 

 

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