Verso il riordino del settore giochi: cosa ne pensano le regioni sulla questione territoriale?

L’intenzione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è chiara. Il momento per procedere con il riordino nazionale del mondo del gioco è questo, e il numero uno dell’ADM Marcello Minenna l’ha più volte sottolineato. Ma la prima mossa da fare è una: azzerare le norme esistenti. Le leggi regionali sul gioco dividono: per qualche regione sono necessarie, per altre nemmeno un po’. La prima questione da risolvere è quella territoriale, dando un indirizzo unico agli Enti Locali in via definitiva.

Un Testo Unico dei giochi, dunque, che sia riferimento nazionale per tutti. Le regioni però su questo sono spaccate: Luca Coletto, assessore alla e al Welfare della Regione Umbria, ha preso in considerazione una delle proposte di Minenna: destinare parte del gettito erariale a progetti di cura e controlli, oltre ad adeguare l’accesso ai giochi con l’uso di tessera sanitaria e tanto di alert quando si comincia a giocare troppo. Sempre la ludopatia resta al centro del dibattito, come nemico da sconfiggere con il placet dell’ADM. Proposta a cui se ne aggiungono altre. Le prime voci critiche arrivano dalla Regione , per bocca di Manuela Lanzarin, Assessore alla sanità e politiche sociali. Per il Veneto precedenza va data all’autonomia regionale, tenendo conto del dettato costituzionale che garantisce la tutela alla salute.

C’è, ovviamente, chi spinge forte per un Testo Unico. Ne è sicuro Alessandro Barmasse, assessore alla sanità in Val d’Aosta, territorio in cui il gioco vale doppio, grazie al legame fra il casinò Saint Vincent e la Regione, che ne è proprietaria e titolare. L’assessore ha rivendicato le politiche della regione in materia di prevenzione e lotta alla ludopatia, un disturbo che sempre più viene avvicinato ad altre forme di dipendenza, come alcol, droga e tabagismo. In Regione è comunque attivo un piano operativo per il contrasto del gioco d’azzardo patologico ma la voce di Barmasse si aggiunge ad altre che spingono verso un Testo Unico che metta d’accordo tutti. E che andrebbe a favorire anche i casinò online del circuito legale, la cui offerta spesso non è resa immediatamente comprensibile e distinguibile da quella del circuito illegale, che per via della frammentazione normativa ha potuto prosperare e crescere a dismisura anche a seguito del lockdown e delle restrizioni. La necessità è dunque una: riordinare il gioco per il bene del settore, degli operatori, dei giocatori. 

“La dipendenza patologica dal gioco, è un fenomeno ancora poco conosciuto ma come altre patologie della dipendenza (alcolismo, tabagismo, tossicodipendenza) anch’essa ha conquistato, senza troppo clamore, un suo posto di rilievo. Oltre alle norme nazionali, che in anni recenti sono state adottate sia al fine di regolamentare la disciplina dei giochi, sia al fine di prevedere forme di sostegno per i giocatori patologici, anche numerose regioni stanno adottando disposizioni per combattere questa piaga sociale. In realtà, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm), sia nella IV che nella V edizione, ha sostituito il termine ludopatia con quello di disturbo da gioco d’azzardo (Dga), non riconoscendo al primo alcuna valenza scientifica.

Sotto il profilo medico, il Dga è definito come un disturbo del comportamento che rientra nella categoria diagnostica dei disturbi del controllo degli impulsi. Esso ha una forte attinenza con la tossicodipendenza, tanto che nella V edizione del Dsm è stato inquadrato nella categoria delle cosiddette ‘dipendenze comportamentali’. Per combattere questa forma di dipendenza è importante che vi sia un intervento uniforme in tutto il territorio”, esordisce.

Dal canto suo la Valle d’Aosta, attraverso la giunta regionale “ha approvato un Piano operativo per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno delle dipendenze gravi, previsto dalla legge n. 189 del 2012 tra le misure possibili e in attuazione della legge regionale n. 14 del 2015 ‘Disposizioni in materia di prevenzione, contrasto e trattamento della dipendenza da gioco d’azzardo patologico’.

Il piano predisposto viene attuato grazie a finanziamenti presenti all’interno del ‘Fondo per il gioco d’azzardo patologico (Gap)’ istituito dalla Legge di stabilità 2016, all’art. 1 comma 946. L’assegnazione dei fondi nazionali alla regione autonoma è stata predisposta previa presentazione del Piano di attività al Ministero della Salute per una valutazione in concerto con l’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave, valutato positivamente il 4 maggio 2018, dopo una rimodulazione.

Il piano definisce gli obiettivi, le macro-tipologie degli interventi da attivare, i destinatari principali nonché gli indicatori di risultato e la valorizzazione economica delle attività da finanziare con i fondi, e demanda all’Azienda Usl della Valle d’Aosta, attraverso il dipartimento di Salute mentale e il servizio per le dipendenze (Ser.D), la realizzazione delle azioni previste ed il coordinamento degli attori coinvolti.

La Regione ha ancora emanato la legge regionale n. 2 del 27 marzo 2019 promuovendo una mappatura dei luoghi sensibili evidenziando le aree di interdizione dal gioco d’azzardo.
Ulteriori misure di prevenzione a contrasto alla ludopatia sono state introdotte con la legge regionale n. 12 ‘Divieto di apertura di spazi per il gioco d’azzardo sul territorio regionale’. Modificazioni alla legge regionale 15 giugno 2015 n. 14 (Disposizioni in materia di prevenzione, contrasto e trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico. Modificazioni alla legge regionale 29 marzo 2010, n. 11 (Politiche e iniziative regionali per la promozione della legalità e della sicurezza)”.  

Link all'articolo originale: http://www.giornaledelgarda.info/verso-il-riordino-del-settore-giochi-cosa-ne-pensano-le-regioni-sulla-questione-territoriale/

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