Riflessioni sulle notizie

Si discute del prezzo pagato da sette turisti a Venezia (per poco ancora, poi si passerà ad altro) e la cosa mi fa riflettere.

1 – La dabbenaggine

Non riesco a capire come sia possibile solidarizzare con chi entra in un negozio qualunque, ordina della merce di cui può verificare il prezzo e poi si lamenta: "i ragazzi avevano fame e siamo andati Al Pescatore a Canneto… sai quanto ci hanno staccato per un piatto di pasta?"…

Se una merce non ha il prezzo che ritieni equo, semplicemente non l'acquisti, se un un servizio non lo ritieni proporzionato al costo, semplicemente non lo richiedi, e se non chiedi un "preventivo" o non leggi il listino, o non lo capisci…

Se infine non riesi a capire dove sei e confondi Piazza San Marco con il bar di Maria la Vunciona, non ci sono scuse

2 – La cultura del piagnisteo

Non capisco poi, che senso ha chiedere "solidarietà" per la tua stupidaggine: sono entrato in un locale, mi hanno "fregato" (così credo) e allora mi metto a piangere perchè gli "altri" sono "cattivi" e io sono Calimero e tutti ce l'hanno con me perchè sono "piccolo e nero".

Lascio l'immondizia dove capita e mi lamento dello sporco, parcheggio in doppia fila per entrare al bar a discutere del traffico che è diventato impossibile, mille esempi quotidiani di chi si lamenta di conseguenze delle proprie azioni o non-azioni.

3 – La decadenza del giornalismo

Una notizia del genere mi pare abbia lo stesso valore dell'annuncio della nascita del vitellino alla mucca del maso di Malga Nemes, è vero che d'estate i giornali sono a caccia di notizie di "costume" ma la dov'è la "notizia"? Ho comperato una cosa e mi hanno fregato! WOW! Stupore! Non si era mai visto!

In realtà la notizia è più cattiva, fuorviante, è più insinuante e quindi bastarda "dentro", istiga al rancore e al piagnisteo: "i commercianti sono tutti ladri", "i turisti sono tutti poveri", "cento euro per un caffé! (in realtà i caffé erano 4 e poi la correzione e poi tre amari e la musica) ".

Con la protervia di fare sempre i conti in tasca agli altri, rapportando poi il tutto alla propria miseria (o presunta tale): "Sai quanto mi danno per scrivere un articolo? 7 euro!, Ne devo scrivere 15 per pagare un conto simile!", "ma sai quanto prende quel personaggio televisivo?" (omettendo che tu stesso lo guardi e ne sei pubblico e ragion d'essere)

4 – L'amplificazione acritica

La rete, o meglio Facebook con la sua caratteristica di apertura e divulgazione acritica, diventa tribuna facile anche per gli starnazzanti: passiamo dalla politica (si fa per dire) locale "sai quanto hanno speso per coprire le scritte in dialetto?", alla ricerca di solidarietà da questuante: "mi hanno trattato male…" (omettendo che sei entrato con le scarpe infangate, 4 marmocchi urlanti e volevi mangiare i panini che ti eri portato dal Conad).

Così come cadiamo nell'inganno dei bambini che hanno bisogno di trapianti, di sangue, di notorietà prima di morire, così come qualunque notizia imbecille viene presa e rilanciata, un "click", come un "dott." non si nega a nessuno: non si pensa, non si valuta, non ci si chiede se si hanno tutti gli elementi oggettivi per valutare.

All'onda degli indignados usa-e-getta si accoda immediatamente, la seconda ondata degli idioti istituzionali: il parlamentare che fa l'interrogazione, il consigliere regionale che chiede una commissione d'inchiesta (ci sarebbe giusto mio cognato che dovrei "piazzare"..), addirittura il presidente dell'Ente Nazionale del Turismo, istituzione nota al mondo per la sua energica azione svolta a potenziare il valore della nostra immagine che dichiara all'Huffington Post "…Venezia è un bene di tutti…questa notizia farà sicuramente il giro del mondo e il messaggio che ne
verrà fuori sarà sempre lo stesso: in Italia c'è chi se ne approfitta".

Appunto, c'è chi approfitta di una notizia inesistente per darsi un'immagine che non ha.

La notizia che rischia di fare il giro del mondo è "Gli italiani sono così imbecilli che non sanno dove sono, comperano servizi che non si possono permettere e si mettono a piangere sapendo che qualche potente, che nel frattempo ha tagliato i fondi al turismo, lo sosterrà."

5 – Il valore della musica

Ma la parte più grave della notizia è che nessuno ha difeso il fatto che "pagare" per ascoltare della musica sia giusto e doveroso.

Nessuno si è domandato quanti musicisti ci fossero, nessuno ha riflettuto che a Venezia spesso i "pianobaristi" sono in realtà musicisti diplomati al conservatorio,, nessuno ha sottolineato il fatto che la musica, Vivaldi, la classica di facile ascolto, sono parte essenziale e non accessoria della nostra offerta, di ciò che ci rende unici e di ciò che i turisti vogliono "comperare".

A Austin sono andato ad ascoltare del sano rock dal vivo (è il tipico prodotto locale…) e per un'ora di musica ho pagato 5 dollari, oltre alla birra. Per stare un'altra ora, ahimé non potevo, avrei dovuto pagare altri 5 dollari e nessuno dei presenti aveva nulla da ridire sul fatto che ascoltare della musica dal vivo sia un "prodotto" non meno valido della birra che hai sul tavolo.

Mi domando se i sette turisti che hanno pagato 6 euro (quanto il caffé…) per ascoltare musicisti veri, suonare della musica ben eseguita (non ne ho le prove ma ne sono convinto), abbiano ascoltato in silenzio, abbiano colto la magia di ciò che veniva loro offerto e il posto magico in cui godevano di questa situazione.

Ho pagato 23 euro per ascoltare una suite di Bach alla chiesa di Saint Ephrem a Parigi e c'erano solo 25 sedie e non suonava Rostropovich, ma ogni minuto di quell'ora è valso i 38 centesimi che è costato.

E se il conto fosse stato: caffé gratuito, correzione "omaggio della casa", tre amari offerti dal barman, ascolto di musica classica, con musicisti diplomati e seduta in posizione privilegiata 14,30 euro a testa? Ci sarebbe stato da ridire? Ci avrebbero fatto sopra un articolo il Corriere, La Repubblica, sarebbe sceso in campo il Presidente dell'ENIT?

Questa storia cialtrona ha un virus al suo interno: parla di soldi e non di valori, lamenta l'esagerazione e non apprezza il vero contenuto di ciò che è stato comperato, non accetta che un'ora di musica possa valere quanto un caffé.

 

 

Link all'articolo originale: http://blog.gigitaly.it/2013/08/riflessioni-sulle-notizie.html

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