L’ipermercato del secolo

In questi giorni imperversa nel bresciano una discussione sul tema del nuovo ipermercato nel comune di Roncadelle adiacente al territorio comunale di Brescia.

Finalmente, magari anche a sproposito, si inizia a parlare e a confrontarsi nel PD bresciano (e nel centrosinistra bresciano direi). Finalmente!

Questo argomento ci lascia tanti temi su cui riflettere: il tema del consumo di suolo, la pesante eredità delle scelte urbanistiche del passato (di cui nessuno sembra mai essere responsabile), i modelli di consumo che la società contemporanea ci propone, il modello di città (città in senso lato, quindi anche di paese e di provincia) che vogliamo. Un partito politico dovrebbe avere il modo e il tempo di riflettere su questo per proporre la sua ricetta. Tardi e male oggi, partendo dal caso di Roncadelle, nel PD bresciano un po’ di questo si parla.

Provo a proporre alcune riflessioni personalissime, anche a margine di autorevoli interventi che sul web hanno tenuto banco in questi giorni.

Voglio subito sgombrare il campo dal tema del consumo di suolo. La vicenda dell’iper di Roncadelle oggi non riguarda prioritariamente gli aspetti del “consumo di suolo”. Quell’area è un area da tempo compromessa, su cui si è fatto, pare,  un intervento di bonifica, che non ha evidentemente vocazione agricola ed è baricentrica rispetto alle principali via di comunicazione bresciane.

Claudio Buizza scrive “i grandi centri commerciali non sono di per sè il male assoluto” ciò è certamente vero. Sono “non luoghi” e spesso sono anche brutti, sia dal punto di vista estetico che sociale (penso alla baby-micro-criminalità che gravita attorno al FrecciaRossa).

Recentemente sono stato per motivi di svago in due realtà molto diverse CapoVerde (7000 abitanti) e Budapest (2 milioni di residenti). In entrambi i casi, ma può valere per moltissimi piccole, medie e grandi cittadine del mondo, mi sono ritrovato a visitare il “mercato coperto”, una sorta di centro commerciale antico dove non regna la grande distribuzione ma il piccolo commercio al dettaglio. Non ci sono solo i marchi unificati (in qualsiasi centro commerciale trovi sempre e solo gli stessi negozi con gli stessi marchi e gli stessi prodotti dalle alpi alle piramidi) ma ci sono i piccoli venditori di frutta, di carne, di pesce, di pane ecc. ecc..

La provincia di Brescia ha la più grande concentrazione di centri commerciali della Lombardia. L’asse est-ovest della tangenziale sud con i suoi prolungamenti conta un numero enorme di strutture della grande distribuzione. Dalla fascia d’Oro al Triangolo di Mazzano per arrivare alla zona di Rezzato, Campo Grande, IKEA e Le Rondinelle a Roncadelle. Prima, ad est, c’è il mega doppio polo di Lonato (Leone e Famila), oltre, ad ovest, c’è la zona di Rovato (Porte Franche & C.). C’è la necessità di un ulteriore mega centro commerciale? Penso proprio di no.

Un altro aspetto su cui soffermarsi è la rapida obsolescenza che hanno queste strutture. I mega centri commerciali seguono le mode, come le discoteche e i locali di tendenza. Funzionano perche sono nuovi; passati alcuni anni diventano luoghi “scontati” in cui il grande pubblico non si riversa più. Poco tempo fa l’inaugurazione a Roma di un nuovo centro commerciale creò disagi alla circolazione e disordini superiori a quelli del derby Roma-Lazio. L’eredità pesante di questi non-luoghi è spesso una struttura edilizia mediocre che viene abbandonata per lasciare spazio poche centinaia di metri oltre ad un nuovo centro commerciale. La città di Brescia e il suo hinterland sono piene di queste strutture mediocri, brutte e poco utilizzate se non dismesse.

Senza voler esagerare nel richiamo bucolico alla tradizione della terra alla slowfood, la grande distribuzione offre certamente alcuni vantaggi e non deve essere demonizzata come il male assoluto. Come tutte le cose va “usata con moderazione”. Il vino è un ottimo alimento. Un bicchiere in compagnia aiuta a socializzare, l’alcolismo è altro! Medesimo ragionamento può applicarsi al sistema di vendita della grande distribuzione. Come dice il proverbio “il troppo storpia”.

La domanda attuale è questa allora: Brescia e il suo hinterland hanno bisogno di nuovi centri commerciali, ancor più se pubblicizzati come “i più grandi” per dimensioni? Credo proprio di no. L’esempio di portare a ridosso del centro storico la grande distribuzione con annessi cinema multisala e fastfood, come l’esperienza della FrecciaRossa dimostra, non credo abbia giovato al tessuto commerciale e di uso sociale del centro storico della città, anzi.

Nei 5 chilometri che separano via Labirinto e l’ingresso alle Rondinelle ci sono un numero di edifici destinati alla grande distribuzione davvero da capogiro. In questa luogo si è pensato di insediare altri spazi commerciali.

Sottolineo nuovamente: non stiamo parlando di consumo di territorio ma di cosa pensiamo possa servire a Brescia ed ai bresciani.

Come spesso capita gli effetti delle scelte urbanistiche di ieri si vedono solo oggi. La destinazione commerciale dell’area di Roncadelle risale, pare, a scelte del 2003. Non è oggi ma non è nemmeno riferito ai tempi dell’uomo di Neanderthal. Qualcuno avrà fatto la scelta di autorizzare il Programma Integrato di Intervento. Lo scenario dei poli commerciali in questa zona era ben noto da anni? Evidentemente si. L’urbanistica però è una brutta bestia: scelte sbagliate oggi consegnano ai nostri figli problemi di gestione enormi in futuro. I nodi vengono al pettine!. Noi godiamo (forse) degli oneri di urbanizzazione oggi e lasciamo i problemi alle future generazioni.

Personalmente non credo che usare del suolo sia un tabù. Non sono un ambientalista a priori. Ogni metro quadrato di suolo ha una sua vocazione ed è una risorsa che deve essere gestita al meglio. La destinazione agricola è importantissima e strategica, ma non è l’unica destinazione possibile per il territorio. La buona urbanistica dovrebbe guidare le scelte degli amministratori a capire cosa fare del nostro territorio. Non sempre gli urbanisti sanno dire di no agli amministratori. Spesso si limitano a tradurre in linguaggio tecnico (cinicamente potrei dire) le scelte politiche degli amministratori. Un buon urbanista è quello che risolve il problema di come fare. Questo gli garantisce incarichi futuri. Evidentemente un buon urbanista non dovrebbe fare questo, anzi eticamente e professionalmente dovrebbe sapere dire dei sonori no!

Parallelamente ai politici e agli urbanisti di grido ceh urbanizzano ovunque senza distinzione, spesso le associazioni ambientaliste mettono in un calderone unico qualsiasi trasformazione urbanistica trattando allo stesso modo il lago di Iseo e la bassa bresciana, l’hinterland bresciano e la riva gardesana. Non credo che questo modo di agire e ragionare aiuti a favorire davvero le scelte migliori, spesso crea solo contrapposizioni ideologiche fra differenti sensibilità che in fondo vogliono solo vivere in un mondo migliore, più bello e più comodo per tutti.

Ripenso alle parole di Gianluca Delbarba di qualche mese fa: Siamo davvero il partito della “decrescita felice”, del ritorno “al passato”? penso proprio di no, anzi spero proprio di no, ma ogni scelta deve essere fatta in modo scrupoloso e coscienzioso, pensando non solo a noi stessi ma anche a chi verrà dopo di noi.

Link all'articolo originale: http://laltrasanfelicewp.wordpress.com/2012/02/21/lipermercato-del-secolo/

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