Le trasformazioni più recenti di Desenzano

Poche città secondo me hanno subito le modifiche che hanno interessato Desenzano negli ultimi 70 anni, che hanno riguardato anche il centro storico e l’assetto urbanistico.

Grazie alla politica “keynesiana” del governo di allora, negli anni Trenta, molti fondi furono destinati ai lavori pubblici che consentirono così di realizzare opere importanti che hanno dato un contributo fondamentale all’immagine attuale del centro. Basti pensare al lungolago, al prolungamento della diga oltre al faro vecchio, all’attuale pontile di attracco dei battelli, al viale che fiancheggia il lungolago, al ponte alla veneziana, all’edificio delle scuole elementari e, più di recente, il nuovo viadotto ferroviario.

A partire dagli anni Cinquanta furono eseguiti altri lavori che ben ricordo anch’io. Fu eliminata la stazione del treno che collegava la stazione alla zona portuale detta dai desenzanesi Maratona, che fu trasformata in parcheggio e area giochi. Successivamente tutta la ferrovia fu eliminata; in alcuni tratti del vecchio percorso si possono vedere resti del terrapieno. Una delle locomotive a vapore che allora facevano servizio fra la Maratona e la Stazione ferroviaria è stata sistemata alla Maratona.

Pochi desenzanesi ricordano ancora piazza Malvezzi e via Castello com’erano una volta: senza asfalto e lastricate di scuri ciottoli appuntiti (qualche tratto ne è rimasto in via Castello) che costringevano d’estate a usare i caratteristici robusti zoccoli di legno. I ciottoli furono sacrificati sull’altare del progresso e della modernità. Ricordo anche le “ristrutturazioni” fra via Castello e via Asilo, nel nucleo più antico della città, con modifiche dell’urbanistica, creazione di gallerie zeppe di negozi, nuovi condomini, aperture di collegamenti trasversali fra vie. Il mio giudizio è che non è stata una scelta brillante, sotto tutti i punti di vista.

Alcuni interventi di pregio sono stati effettuati dalla giunta Rocca, con la nuova pavimentazione di via Roma e la nuova e decorosa illuminazione anche nelle zone periferiche, il parcheggio sotterraneo e il bellissimo parco del Laghetto. Più recentemente sono state aggiunte le fontane sul lungolago, di cui non si sentiva molto il bisogno, e sono stati compiuti altri interventi di pessima edilizia; quel che è peggio, si è dato il via a una dissennata politica urbanistica di cui parlo nel mio altro articolo, “Quale futuro?”.

Nei vecchi desenzanesi sono rimasti alcuni modi di indicare certe zone dell’abitato che attualmente sembrano incomprensibili, ma hanno avuto origine dall’uso che non molto tempo fa se ne faceva. Così si dice “al passaggio a livello” per indicare viale Motta in prossimità del Sesto Senso, perché allora c’era un passaggio a livello; “dai carabinieri” per indicare l’incrocio fra via Gramsci e il Lungolago, perché naturalmente là c’era la vecchia sede del comando dei carabinieri; il “Cement armà” era via Lorenzini; le “cà rote” l’inizio di via Lorenzini; “al Garibaldi” dove c’era il cinema omonimo, “le Fanfani” il centro di via Sirmione.

Altri riferimenti sicuri, anzi punti cardinali, erano i negozi e le osterie: il busùn, il rampìn, la Rossa, il Loda, il Zacchi, il Tremolini, la TOPO, l’Antonioli, il Comini, la Piera del pesce, ecc. ecc.

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