Bergamo – MARIO SIRONI. IL VOLTO AUSTERO DELLA PITTURA

Così classico…così tragicamente contemporaneo

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“L’arte non ha bisogno di riuscire simpatica, ma esige grandezza” (Mario Sironi)

“All’inizio degli anni Sessanta, l’allora Banca Popolare di Milano, grazie alla lungimiranza del suo Presidente Domenico Barbero, acquisì per la sua collezione un importante nucleo di opere di Mario Sironi. A questi dodici lavori di medio formato se ne aggiunsero in seguito altri tre di notevoli dimensioni, interessanti esempi dell’attività “monumentale” a cui l’artista si dedicò con grande energia negli anni Trenta.” Con queste parole, Angelo Piazzoli (Segretario Generale della Fondazione Credito Bergamasco) introduce una qualificata mostra da lui curata insieme a Paola Silvia Ubiali, dedicata a Mario Sironi (Sassari, 1885- Milano, 1961), uno dei più significativi interpreti dell’arte italiana del Novecento. Il percorso inizia dal Salone Principale dello storico Palazzo di proprietà dell’Ente bancario con un nucleo di importanti progetti per opere monumentali: i due studi (“Due figure” del 1932 circa ed “Oracolo” del 1936 circa), appartenenti alla collezione del Banco BPM, non sono attualmente riferibili a commissioni effettivamente realizzate mentre quattro imponenti cartoni di collezione privata testimoniano invece significative “prove” per mosaici e pitture murali: in primis il bozzetto dell’affresco “L’Italia tra le Arti e le Scienze” dell’Aula Magna del Rettorato dell’Università “Sapienza” di Roma, databile al 1934-1935. Si tratta di una testimonianza importante perché documenta la prima orchestrazione compositiva dell’affresco. A rievocare l’importante mosaico “L’Italia corporativa” del 1936-1937 (oggi conservato al quarto piano nel Palazzo dell’Informazione di Milano in Piazza Cavour) vengono qui proposte due straordinarie tempere preparatorie per le figure “La Giustizia e la Legge” e la “Madre con bambino che possiedono la capacità di poter vivere in autonomia senza dare l’impressione di essere “frammenti” di una composizione più grande. L’opera nella sua totalità misura 8 metri per 12 e raffigura temi che fanno parte dell’ideologia dell’epoca: il lavoro, la famiglia, l’impero, che fanno da cornice alla figura centrale e dominante dell’Italia. Presentato all’Esposizione Universale di Parigi nel 1937 dove costituì contraltare a “Guernica” di Picasso. Il mosaico approdò nel 1942 al palazzo milanese allora sede del “Popolo d’Italia”, poi Palazzo dei Giornali, quindi Palazzo dell’Informazione, ed oggi di proprietà dell’ENI. E qui mi soffermo un attimo…Mi piace qui ricordare che il 28 Maggio 2015, la storica dell’arte Elena Pontiggia, particolarmente esperta di arte italiana del ventesimo secolo, proprio in quello spazio, colmò la lacuna di una mancata biografia di Sironi presentando un volume pubblicato da Johan&Levi Editore, nel quale si ricostruiscono le drammatiche vicende esistenziali ed artistiche di questa grande figura attraverso lunghe ricerche d’archivio e numerosi documenti inediti, facendo il punto su come egli sia stato anche un testimone della storia del Novecento. Fu il pittore delle periferie inospitali eppure importanti come cattedrali moderne; il suo desiderio di ritornare alla grande decorazione antica (non fu solo arte “di Stato” sollecitata dal Fascismo, al quale aderì) ma gli nacque a Roma già durante la sua giovinezza ammirando “gli stupendi fantasmi dell’arte classica”.  Ma torniamo all’esposizione bergamasca. Nel Loggiato al piano superiore vediamo le opere di grandi, medie e piccole dimensioni provenienti dalla Collezione Banco BPM e da collezioni private che abbracciano un lungo periodo di tempo: dagli esordi, nei primi anni del Novecento, all’illustrazione, alla da cavalletto che negli anni Trenta fino alla caduta del fascismo è sì, numericamente esigua per Sironi ma rappresenta una pagina significativa del diario della sua tormentata esistenza. Il percorso prosegue fino al dopoguerra con pitture sempre più sfatte, affollate di oggetti e figure.   Ogni esposizione temporanea a Palazzo Creberg rappresenta anche l’occasione per proporre opere d’arte antica, spesso provenienti da ambienti pubblici o privati, chiese del territorio bergamasco e lombardo. Abbinato all’iniziativa su Sironi prosegue il programma “Grandi Restauri” sostenuto e realizzato dalla Fondazione Creberg. Nella Sala Consiglio sono esposti esposti i risultati di quattro importanti operazioni di restauro svolte in loco nel corso gli ultimi mesi su opere di Francesco e Leandro Bassano, Paolo Pagani e Giuseppe Vermiglio che si aggiungono agli interventi di restauro operati nell’ultimo decennio, importanti sia sul fronte numerico (oltre 80 dipinti) che sul versante degli autori (Lotto, Moroni, Moretto, Allori, Palma il Vecchio, Romanino, Paris Bordon, Tiepolo, Previtali, Campi), e della qualità degli interventi. Come sostiene il Dott. Piazzoli, la varietà di linguaggi, di soggetti, le diverse epoche e provenienze fanno ben intuire come la scelta di intervento su questi dipinti non sia stata programmata – come accaduto, sovente, in passato – correlando le necessità dei restauri con un progetto di interventi omogenei per coerenza stilistica, tematica, storica o geografica. Ciò che ha dettato un’azione così tempestiva – svolta sotto la direzione delle competenti Sovrintendenze – è stato soprattutto il carattere di urgenza a seguito di vere e proprie richieste S.O.S., immediatamente accolte dalla Fondazione Creberg al fine di evitare la definitiva compromissione dei preziosi manufatti.

Palazzo Creberg – Largo Porta Nuova 2, Bergamo; fino al 31 Maggio 2019; Orari: lunedì-venerdì 8.20-13-20 e 14.50-15.50; sabato 18: 14.30-19; domenica 19: 9.30-19; Ingresso libero; catalogo a disposizione.

Fabio Giuliani

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Link all'articolo originale: http://www.giornaledelgarda.info/bergamo-mario-sironi-il-volto-austero-della-pittura/

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