Che cosa sono, come avvengono e come si trattano.
L‘olecrano è la prominenza ossea del gomito situata all’estremità superiore dell’ulna. Il suo nome deriva dal greco “olene” (gomito) e “kranon” (testa). La sua funzione è quella di flettere ed estendere il gomito, mentre il radio, situato accanto, ruota il palmo della mano verso il basso (pronazione) o verso l’alto (supinazione), realizzando nell’insieme le due funzioni del gomito. In aggiunta, l’olecrano, in qualità di “fermo osseo”, impedisce fisicamente lo spostamento anteriore dell’ulna rispetto all’omero distale, mentre la coronoide, situata anteriormente nell’ulna, ne impedisce lo spostamento posteriore. L’olecrano è situato superficialmente ed è quindi molto vulnerabile ai traumi da caduta, agli urti diretti ed alle lussazioni. La sua frattura determina la perdita dell’estensione dell’avambraccio, in quanto l’olecrano è collegato al tendine del muscolo tricipite che, in caso di fratture, traziona estendendo e quindi scomponendo i capi di frattura. Le fratture dell’olecrano sono solitamente intra-articolari, in considerazione dell’ampia superficie articolare con l’omero. Le fratture scomposte possono causare instabilità ulno-omerale ed incongruenza della superficie articolare con possibile artrosi precoce. In particolare, la perdita di oltre il 50% della superficie articolare dell’olecrano è associata a una perdita di stabilità articolare del 50%. Perciò il trattamento chirurgico è necessario per ripristinare la congruenza articolare con l’omero e, di conseguenza, la stabilità del gomito. Di converso, il ricorso ad una soluzione non chirurgica (in stecca gessata) è indicata per la maggior parte dei pazienti con fratture non scomposte (ovvero con distanza tra i capi di frattura pari o minore di 2 mm), mostrando buoni risultati anche nella gestione delle fratture scomposte negli anziani, in quanto questi ultimi richiedono minori esigenze funzionali. Le soluzioni chirurgiche a disposizione sono due : il cerchiaggio dinamico (con fili metallici, detti “di Kirschner”, transossei e cerchiaggio metallico) che comprime i capi di frattura durante il movimento (Figura 1) e la placca con viti (Figura 2).
La prima è utilizzabile in caso di un’articolarità stabile tra omero ed ulna con minima frammentazione dei capi articolari. In particolare, I fili di Kirschner che fuoriescono (e perciò si bloccano) attraverso la corticale anteriore, forniscono un costrutto maggiormente stabile e un rischio inferiore di migrazione degli stessi nel caso in cui siano invece situati all’interno del canale osseo. Al contrario, in caso di fratture pluriframmentarie e fratture con instabilità articolare, la placca per olecrano risulta essere il dispositivo di scelta.
Dott. Andrea Salvi
Specialista in Ortopedia eTraumatologia, CTU Tribunale di Brescia
