Stoccolma, e Buon Natale

Ci siamo, un mese dopo il viaggio, ecco il post su Stoccolma che bilioni, ma che dico, trilioni di lettori attendevano con la bava alla bocca. Speriamo di non deludere quei prodi.

Drottningholm Slott

Le cose da raccontare su questa meravigliosa città però sono davvero tante e ne è uscito un post lunghissimo (no, beh, non lunghissimo issimo come quelli di chi sapete voi, no no, meno di metà!). Ora, se non vi interessa potreste anche fare a meno di leggerlo, però io ve lo dico sinceramente, secondo me è anche carino da leggere, scorrevole così tutto a paragrafi. E poi come potreste vivere senza sapere cose tipo il mio numero di scarpe, la mia brioche preferita, la mia torbida storia col principe Carlo Filippo, o come si dice Buon Natale in svedese… vi ho convinti vero? Eh, lo sapevo. Buona lettura dunque, ci sentiamo tra un paio d’ore.

Il clima. A fine novembre non è che sia proprio… freddo… insomma, è soltanto autunno, no? ;-) Le giornate sono così corte che alle 3 e mezza del pomeriggio il sole tramonta, alle 4:00 c’è già buio (che effetto) ed anche in quelle 5/6 ore di luce concesse , il sole non è mai altoalto su nel cielo, no, rimane a mezz’altezza, quasi in bilico, come se pensasse “inutile arrampicarsi fino in cima che tanto devo ridiscendere subito”: c’ha mica torto. Fa freschetto sì, è vero, ma con 2 paia di calzettoni di lana e gli scarponi carrarmatati col pelo dentro si sta benone. Ma questo vale per noi, eh, che veniamo dalle latitudini pre-equatoriali: mentre gli autoctoni vanno via tranquilli, i gggiovani in AllStar, le tipe fichette in stivali di pelle e collant. Poi berretto, sciarpa, guanti, sono d’ordinanza, sempre per noi freddolosi. Ombrello no. Come avevo già avuto modo di scoprire ad Oslo, l’ombrello è out, è solo un inutile orpello.

La città. Quello che si sente dire, in questo caso, è vero: Stoccolma è meravigliosa. Con le sue guglie, i suoi ponti, i suoi spicchi di mare che spuntano qua e là, la sua città vecchia ed il suo essere così moderna, l’essenzialità e la pulizia, l’ordine nordico, il silenzio della neve… perché se Stoccolma è naturalmente bella, con quella morbida coltre bianca che scende lieve, allora diventa poesia. Ed in questo sono stata davvero fortunata. :)

I trasporti. Impeccabili. Puntualissimi. Precisi. Fastidiosi quasi. Un dedalo la rete di autobus e tram, molto più semplice la metropolitana, se non fosse per i lunghissimi nomi delle fermate, di cui al massimo te ne ricordi la prima metà.

Il cibo.
Ah che meraviglia, le kanelbulle. No, beh, poi ci sono anche altre cose buone, tipo le kanelbulle. Per non parlare delle kanelbulle e soprattutto delle deliziose kanelbulle. Però quelle che sono piaciute di più a me sono sicuramente le kanelbulle.

La lingua. God Jul è Buon Natale. Tank è Grazie. Hej è Ciao. Che altro serve, in questa stagione? Lo svedese non è difficile: è molto simile all’inglese e pertanto ero in una botte di ferro. Per dire, l’ultimo giorno, mentre leggevo ad alta voce un testo -in english- è passato un tizio, ha sentito, mi ha guardata e mi ha detto “Buonciorno!” (Sigh. Uff. Pant. Ha capito che ero italiana da come leggevo l’inglese).

Il principe. E’ stata una storia breve ma intensa: io sono andata a Palazzo, ho fatto il giro turistico delle stanze, uscendo dalla scalinata ho perso lo scarpone-carrarmatato-col-pelo-dentro numero 37 e 1/2, e il resto è storia nota. Purtroppo, avendo il volo del ritorno un paio di giorni dopo, ho dovuto lasciare il principe tutto solo e col cuore spezzato, ma tornerò a trovarlo, gliel’ho promesso. Intanto io lo aspetto su Facebook.

Le svedesi. Non per fare di tutta l’erba un fascio, ma effettivamente non c’è che dire: sono piuttosto belle. Alte, eleganti, occhi vispi, nasino piccolo ed all’insù, pelle chiara e luminosa, e poi -sarà il clima?- non hanno un foruncolo che è uno. Insomma, da uccidere da piccole.

Gli svedesi. Vichinghi come non mai: ho ancora impressa nella mente l’immagine di un autista di bus di misura extra-extra-large, anche in altezza, con barba e baffi biondo rossicci, sguardo fiero e severo che stava a malapena nello stretto posto di guida. E comunque gli svedesi gggiovani meritano eccome. Ehm.

I souvenir. Quando alle 4 fa buio ci si rifugia preferibilmente da H&M, NK o da Åhléns, che nel centro città fanno faville e se ne trova un negozio ad ogni angolo. Più distante dal centro ma facilmente raggiungibile con gli autobus c’è la mitica Ikea. C’è pure un servizio di bus navetta gratuito che porta laggiù ad ogni ora, ma vigliacca miseria se mi ricordo i nomi delle 4 fermate da dove si piglia. Ragàs, è passato un mese, che ci volete fare? Se vi serve, chiedete all’ufficio informazioni di Hamngatan (una delle vie principali).
E insomma. I souvenir nei negozi per turisti costano un occhio della testa: meglio portarsi a casa un’utile maglia di H&M, che con le corone svedesi si risparmia pure! ;-)
kanelbulle, mai più senza Sguardo dolce io c'ero Dolce Buon Natale

BUON NATALE, dunque, miei eroi che avete letto fino a qui, o meglio GOD JUL !
(visto che ne valeva la pena? ;) )