Ricordi d’infanzia, Dino

Marocche di Dro 

Le marocche sono il più grande sistema di frana di materiale lapideo d’Europa, chilometri e chilometri di pietre accatastate l’una sull’altra. È un vero e proprio sistema perché non si sono create attraverso un crollo unico, ma con almeno una decina di essi nel corso del tempo. Immagina la valle coperta dal ghiacciaio del Garda in ritirata: venendo meno la pressione laterale del ghiaccio sulle pareti, le montagne si fessurano, si spaccano e cedono. Un cedimento dopo l’altro durante la storia ha portato quasi metà del monte Brento da lassù a quaggiù, fatto a pezzi e sbriciolato. Dicono che uno in particolare di quegli eventi dev’essere stato immane e abbia generato colline di detriti alte 250 metri, che con la forza d’inerzia dei massi in caduta si sono accumulate sull’altro versante della valle.  

C’è una leggenda che racconta della città di Kas, i cui abitanti vivevano nella lussuria e nel vizio. La frana che causò le marocche sarebbe il risultato di una punizione divina ai loro danni. La cosa interessante è che nel ’22, durante uno scavo per ampliare la condotta della centrale idroelettrica di Fies, gli operai trovarono un pezzo di tegola a quaranta metri di profondità. Questo prova che effettivamente nella zona erano presenti degli insediamenti databili in epoca romana e che l’ultimo crollo dev’essere avvenuto in tempi piuttosto recenti. 

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Da boci, a partire dai sette, otto anni si veniva a giocare alle marocche. La mattina partivamo da Dro con i panini e la coca cola nello zaino, facevamo un passo fuori casa ed eravamo nei campi. Subito dopo salivamo i primi sassi ed entravamo in un altro mondo, che era solo nostro, e che con la fantasia trasformavamo in uno scenario di duelli western all’ultimo sangue o di trame fantascientifiche ai confini della realtà. Avventure a non finire, cosa poteva volere un bambino più di così?  

A quel tempo, non parlo di secoli fa, non sono così vecchio, non c’erano i telefonini e le mamme ci lasciavano piena libertà per quattro o cinque ore, e sebbene non avessero la più pallida idea di dove fossimo erano molto più serene di quelle di adesso. Se oggi un bambino di otto anni sta fuori  quattro ore per i fatti suoi chiamano i carabinieri. Queste dinamiche sono cambiate molto rapidamente, nel giro di mezza generazione. 

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Due di Salò vennero qui a girare un film d’avventura perché l‘ambiente era particolare.  

Altri poi, su cercatori di uranio, una sfortunata serie televisiva, spot pubblicitari, caroselli…  

Uno lo fecero sullo sceriffo della Valle d‘argento… un western! 

Trasformarono un maso vicino a Dro in un saloon… da bambini andavamo a sbirciare dentro: c’erano le pistole, i vestiti da cow-boy, i cavalli. Meraviglia! 

Tornavamo alle marocche… a giocare, a fare gli esploratori, ad arrampicare… qualche volta rischiavamo di farci male; ma non si è mai fatto male nessuno. Qualche incidente con le macchine sulla strada, ma di noi bambini nessuno è mai caduto. 

La montagna, le rocce, sempre in giro a far cazzate. 

Uscivamo da scuola, facevamo i compiti e poi via, venivamo qui dove potevamo sognare… 

…e il fiume, e le marocche, e la montagna. 

Poi le guerre, le battaglie, le basi. Archi, frecce, bambù e fionde… tutti amici, ma quando c’erano gli scontri… tu stavi con la tua banda e l’altro con l’altra. Ognuno stava con la sua. 

A Dro c’era una banda importante, quella di via Capitelli, 

erano forti! 

E c’eravamo noi delle case popolari, poi quelli del resto del paese… 

Uno dei luoghi più affascinanti del Garda Trentino è certamente le Marocche, una distesa di massi che sembra non finire mai. Tra questo deserto dall’aspetto lunare si trovano specie di animali che vivono solo qui, bonsai naturali… e perfino delle orme di dinosauro. Per l’escursionista che affronta il Top Loop del è inevitabile posare lo sguardo su questa distesa rocciosa, mentre si affronta la salita sulle pendici del Monte Stivo.  

La voce che condivide i suoi ricordi è quella di Dino Sommadossi, responsabile della biblioteca di Dro e presidente dell’associazione alla guida di Fies.  

GardaTrek

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