La tribù delle zie

Mi piace essere la “zia Marina” dei miei nipoti, dei figli della mia amica e degli amici dei miei figli.
“Zia “mi fa sentire di appartenere ad una Tribù.
Io sono stata molto fortunata, ho avuto ed ho delle zie meravigliose.

La zia Clara, mi ha trasmesso il piacere di cucinare, mi ha fatto entrare nel mondo dei suoi amici, mi ha portato al mare, l’ho vista ballare il Tango ed il boogie woogie, mi ha raccontato storie di miseria, ma anche di coraggio.

La zia Franca, è a lei che devo il mio nome, è lei che preparava la torta in un padellino solo per me, è lei che profumava di saponetta Camay, è lei che mi ha fatto vedere cos’è la dignità, è lei che mi dice ciao bella.

La zia Irene, che non c’è più. E’ stato il mio faro emotivo, il mio modello di donna, di purezza intellettuale, di trasgressività. Mi piacevano i suoi morsi sulle braccia, il profumo della sua pelle che ritrovo in mia sorella, le sue sfuriate in olandese. Da lei ho imparato il valore delle diversità.

La zia Mari è la “casa” dove sono nata. E’ la zia pacata, che osserva, che ti fa sentire la benvenuta. E’ da lei che scappavo quando in casa il clima si faceva pesante. E’ da lei che c’era la pastasciutta più buona, è lei che ci lasciava libere di frugare in soffitta, è da lei che le prozie e le vicine di casa passavano i pomeriggi lavorando a maglia e chiaccherando.

La zia Loredana, la mia zia giovane. E’ da lei che leggevo di nascosto dalla mia mamma Intimità e Confidenze. E’ da lei che ho continuato a sentirmi della famiglia dopo la separazione dei miei genitori. E’ la zia che “nonostante tutto”, ha continuato imperterrita a stare lì ferma come una roccia. E’ la zia che a 60 anni ha ancora lo spirito e la volontà di una ragazza.

Grazie zie!

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