Gasparo da Salò: figlio d’arte

Gasparo nacque a Salò il 20 maggio 1540, da una famiglia con interessi artigianali, giuridici, artistici, opportunità, poiché l’ambiente artistico era molto ricco e vivace. Figlio e nipote di due suonatori e musici, nonché compositori, professionisti di altissimo livello, Francesco e Agostino;.lo zio fu il primo maestro di cappella di Salò, il figlio Bernardino, cugino di Gasparo, musicista prima a Ferrara alla potentissima corte degli Estensi e poi a Roma come “Musico di Sua Santità il Papa nel Castello di S. Angelo”.

La formazione musicale e liutaria di Gasparo, sicuramente di alto livello visti i precedenti, avviene in famiglia. Alla morte del padre, attorno al 1562, si trasferisce a Brescia. Affitta casa e bottega in un quartiere nevralgico della vita musicale, la Contrada detta degli Antegnati per la presenza della famosa dinastia di organari, nella Quadra Seconda di S. Giovanni, di fronte al Palazzo Vecchio del Podestà (oggi via Cairoli) e si sposa tre anni dopo, con il lavoro e le rendite che gli permettono di condurre all’altare Isabetta Cassetti figlia di un artigiano ceramista e vetraio.

La sua vita si sviluppa con rapporti amichevoli, di partecipazione artistica e professionali con Girolamo Virchi, definito in documento del 1563 “maestro di strumenti de musica”, il quale nel 1565 sarà padrino di battesimo del figlio Francesco, il primo di ben altri sei, tre maschi chiamati Marcantonio, due dei quali morti quasi subito, e tre femmine.

In quel quartiere si crea un’amicizia con due quotatissimi organisti della Cattedrale di Brescia, Florentio Mascara e il suo successore Costanzo Antegnati e inoltre un sonador di violino, Giuseppe Bigini, che gli aprono nuovi orizzonti.

Negli anni a seguire la sua bottega diviene rapidamente une delle più importanti d’Europa, se non la più importante, della seconda metà del 1500 per la produzione degli archi.

Sviluppa un’arte e un’attività sempre più invidiabile con ben 5 allievi: il figlio primogenito Francesco, il francese Alessandro de Marsiliis, Giovan Paolo Maggini, Giacomo Lafranchini ed un certo Battista. Le esportazioni raggiungono Roma, Venezia e la Francia,

I suoi strumenti sono stati apprezzati dalle migliori corti europee dell’epoca e dai più grandi geni musicali per le loro meravigliose qualità sonore quali Ludwig van Beethoven, Domenico Dragonetti e sono stati, fin dall’antichità, tra i più copiati al mondo, dalla scuola tedesca, inglese e francese e più recentemente da quella americana e giapponese nonché negli ultimi anni anche da quella cinese.

Costruì violini con le misure già perfette di un violino moderno, in un’epoca non ancora standardizzata, oltre a modelli piccoli ma soprattutto grandi, costruì viole di diverse taglie da grandissime a piccolissime (da 39 a 44,5 cm, contralto e tenore entrambe a loro volta di taglia grande o piccola), viole da gamba, violoni, violoncelli, contrabbassi, probabilmente lire e lironi.

Gli strumenti migliori di Gasparo sono le viole e i contrabbassi, preferiti dai virtuosi di tutto il mondo, per le loro sonorità, a quelli di Stradivari, assieme a quelli del suo allievo Maggini, essendo dotati di un timbro, di una rapidità di risposta e di una potenza insuperate. Per la sua poliedricità artistica e per il periodo di transizione in cui ha operato, molte delle caratteristiche dell’arte gaspariana sono ancora da apprezzare appieno, attraverso uno studio realmente approfondito di tutta la sua produzione.

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