Eiaculazione precoce: cos’è e come curarla. Un italiano su cinque affetto da questa patologia

Secondo gli ultimi studi resi noti dal Ministero della Salute e Società Italiana di Urologia (SIU), un italiano su cinque, in età compresa tra i 18 e i 70 anni, soffre di eiaculazione precoce. Questa patologia causa nell’uomo ansia, frustrazione e rabbia, ma si ritorce di riflesso anche sulla partner. Un sondaggio ha dimostrato che solo il 38% delle donne che hanno un partner che soffre di questa patologia si dice appagata sessualmente. Stando agli esperti, la malattia abbassa il rapporto sessuale di coppia sotto i sessanta secondi, contro una media calcolata tra i cinque i sette minuti. Può, però, anche avvenire che si manifesti prima del rapporto sessuale.

Le due forme di Eiaculazione Precoce

L’eiaculazione precoce può manifestarsi in base a due differenti classificazioni. Vi è la Primitiva e la Secondaria. L’eiaculazione Primitiva, detta anche congenita si verifica nella maggior parte dei casi. Si tratta di una condizione medica riconducibile ad un’alterazione di un importante neuro-mediatore, la “serotonina”. La Secondaria, invece, è dovuta a processi infiammatori del distretto genitale o a patologie come ipertiroidismo, disfunzione erettile o problemi di natura psicologica.

Chi soffre di questa patologia, molto spesso non riesce a parlarne. È stato dimostrato che solo il 10% dei malati ne discute con il proprio medico. Questo riduce le possibilità che la patologia sia curata.

Le tecniche maggiormente adottate per curare la Eiaculazione Precoce

L’eiaculazione precoce si può curare in diversi modi, questo perché non esiste una terapia univoca. Ogni singolo paziente va trattato in base alla valutazione dell’andrologo.

La prima terapia è quella comportamentale. Si tratta di tecniche di “Start-Stop” e “Start-Stop-Squeeze” che mirano ad allungare i tempi del rapporto. Esistono poi rimedi farmacologici. Dato che una delle teorie prevalenti sulle cause dell’eiaculazione prematura è l’ipersensibilità genitale, va molto di moda l’applicazione di anestetici locali sul glande come creme, spray o anche preservativi con anestetici locali. L’assunzione per via orale, invece, porta a prendere farmaci antidepressivi noti come inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. Non vi è un dosaggio specifico in questo caso. In generale il medicinale deve essere assunto 4-6 ore prima del rapporto, col rischio di rendere difficile la pianificazione in alcuni casi. Per questo si prescrive al paziente un dosaggio quotidiano per 4-6 settimane per poi passare gradualmente verso un utilizzo al bisogno. La terza soluzione consiste in una puntura iniettiva intracavernosa a base di alprostadil. Questo trattamento è consigliabili lì dove i precedenti non hanno avuto successo e dove si manifesti, oltre all’EP, anche problemi di erezione. Quali effetti ha? In pratica l’iniezione è in grado di indurre l’erezione, può consentire al paziente di mantenere l’erezione anche dopo l’eiaculazione e di riprendere il rapporto. Infine, nei casi estremi, sono state messe in atto terapie più invasive come l’ingrossamento del glande con acido ialuronico, la neurotomia del nervo dorsale el a neuromodulazione dei nervi dorsali del pene. Attenzione, però: nessuna di queste cure ha la certezza di riuscita perché a loro carico hanno meno prove scientifiche a sostegno.

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