Zafferano, chisol e un biscotto: le tre leccornie Pozzolengo

Un paese che è un vero e proprio «Pozzo dei sapori»: Pozzolengo arricchisce il paniere introducendo non uno, non due, ma tre nuovi tra le Denominazioni comunali.

Le specialità, cioè, che caratterizzano un territorio. Il paese negli anni ha saputo preservare le proprie e ora le riscopre, valorizzandole e puntando su di esse come valore aggiunto per l’economia locale. Al salame morenico di Pozzolengo, che vanta la Denominazione comunale da almeno venti anni, si sono aggiunte tre vere e proprie leccornie: «La commissione De.co. – spiega l’assessore al Luca Buzzacchetti – è stata istituita proprio con la finalità di individuare, salvaguardare e promuovere i nostri prodotti tipici locali, riconoscendo a essi i requisiti di territorialità e storicità che stanno alla base della Denominazione comunale». Lo zafferano di Pozzolengo, il biscotto di Pozzolengo, il chisol so la gradela: sono le tre nuove De.co. del paese, «eccellenze – per il segretario della commissione Achille Mattei – inserite in un mercato ecosostenibile e a chilometro zero, che valorizzano il fattore umano, il territorio e le sue tradizioni. Prodotti unici – continua Mattei – espressioni di capacità e tradizione appunto, ma anche di una zona altrettanto unica, questa legata al microclima gardesano delle colline moreniche di Pozzolengo».

Un territorio «vocato all’eccellenza – per il sindaco Paolo Bellini -, i cui prodotti marcano il segno di una storia tutta locale e di quanto possa offrire». In paese ha reintrodotto lo zafferano, nel 2001, la famiglia Grazioli che tutt’oggi lo coltiva in maniera certosina, ma esistono testimonianze autorevoli che ne attestano la coltura in zona sin dal Cinquecento: «Speriamo – ha detto Mauro Grazioli – che altri produttori ora si possano avvicinare a questa spezia: la De.co. può segnare la nascita di una micro-economia che ruota attorno allo zafferano».

Il biscotto al farro di Pozzolengo lo produce da vent’anni la Forneria Pasquali, impiegando farina di farro locale macinato a pietra. Un biscotto che sa di casa, tanto quanto il mitico dolce. Per il chisol so la gradela è servita parecchia ricerca ad opera soprattutto di una delle memorie storiche del paese, il norcino Ferruccio Gastaldello: suo è stato il «grande lavoro di ricognizione per scovare le signore ancora custodi di questa tradizione, di un dolce semplicissimo fatto di strutto, uova, latte e zucchero (un bel po’), messo a cuocere sulle braci, sulla graticola». Ne esce una sorta di schiacciatina zuccherina, tradizione di ogni famiglia che ora diventa tradizione ufficiale di tutto il paese. 

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