Venezia – TINTORETTO 1519-2019

Velocità ed inventiva

Tintoretto 5

La Fondazione Musei Civici di Venezia e la National Gallery of Art di Washington hanno avviato dal 2015 un progetto di ricerca di respiro internazionale per festeggiare i 500 anni dalla nascita del pittore veneziano Jacopo Tintoretto, tra i giganti della europea del XVI secolo e, indubbiamente, quello che più ha contraddistinto Venezia con il suo genio: artista assolutamente “moderno” e a noi tanto vicino, chiamato dai Dogi e dai notabili veneziani ad abbellire i palazzi e le chiese della città con il suo straordinario talento espressivo, ma anche con la dotta conoscenza dei vasti repertori iconografici della storia.                                                                                  Ora, 2018, questa ricorrenza speciale è arrivata e la città lagunare si è fatta trovare prontissima, anticipandone l’esatta datazione con importanti eventi espositivi riuniti dalla denominazione “Tintoretto 1519-2019”. Jacopo Comin (o Jacopo Robusti) (Venezia, 1518/19, Venezia,1594), cittadino della “Serenissima”, fu uno dei massimi esponenti della veneta. Il soprannome “Tintoretto” gli derivò dal mestiere paterno, tintore di tessuti di seta. Il padre Giovanni Battista probabilmente era originario di Lucca, dato che quest’arte era stata importata a Venezia nel XIV secolo proprio dai lucchesi. Quest’ascendenza spiegherebbe l’interesse dell’artista verso i suoi “colleghi” della scuola tosco-romana, come Michelangelo, Raffaello e Giulio Romano: egli conobbe le loro opere attraverso la diffusione delle stampe, mentre è sicuro che dal vero vide gli affreschi del Romano a Palazzo Te a Mantova. Egli, date le proprie origini, nei suoi dipinti si firmava come “Jacobus Tentorettus” (“Ritratto di Jacopo Sansovino”, 1566 circa) o “Jacomo Tentor” (“Il miracolo di San Marco che libera lo schiavo”, 1547-48). Alle celebrazioni veneziane hanno aderito le più importanti istituzioni cittadine che partecipano con originali esposizioni, importanti pubblicazioni ed appositi convegni: le Gallerie dell’Accademia, Palazzo Ducale, la Scuola Grande di San Rocco e la Curia Patriarcale, con le molte chiese che ancora oggi conservano, inamovibili, suoi autentici capolavori. Ma andiamo con ordine, partendo dalla sua carriera lavorativa giovanile proposta al meglio dalle Gallerie, con l’esposizione “Il giovane Tintoretto” che esplora il primo periodo tra il 1538 e il 1548. Iniziamo dal volto del pittore nel suo autoritratto giovanile. Il grande critico d’arte veneta Rodolfo Palucchini, nel secolo scorso, sviscerò l’importanza che ebbe per lui il confronto fra la tradizione pittorica veneziana e la cultura figurativa del centro Italia. La mostra si apre quindi sulla Venezia degli anni Trenta mostrando gli artisti più rilevanti per la sua formazione, da Tiziano, Bonifacio Veronese a Pordenone con le opere in parallelo dei toscani giunti a Venezia, Vasari e Salviati, e i conseguenti dipinti di Sustris, Schiavone e Bassano. Tintoretto rompe rispetto alla tradizione, da qui il commento del suo collega e critico: “Il più terribile cervello che abbia avuto mai la ”. Il veneziano è difeso da Pietro Aretino che ne intuisce il genio, sperimentandone la velocità nel fargli il ritratto, qui esemplificato da venti dipinti concessi da importanti Istituzioni italiane e straniere. A dimostrazione, la rassegna mette a confronto, per una verifica diretta, la sua “Ultima Cena” in San Marcuola con le contemporanee eseguite da Jacopo Bassano e dal Salviati. A conclusione “Il miracolo dello schiavo” apre sulla maturità del pittore e sul suo personale confronto con la cultura michelangiolesca e con gli scultori. Mostra e catalogo Marsilio/Electa sono a cura di Roberta Battaglia, Paola Marini, Vittoria Romani.                                                                                                                                                                                              Arriviamo a Palazzo Ducale; le guide turistiche e gli addetti preposti suggeriscono subito di recarsi nell’immensa e sontuosa Sala del Maggior Consiglio, cuore del potere dell’antica Repubblica, dove si nota subito, addossata al muro orientale, un’ampia piattaforma lignea, su cui poggiano degli stalli. Qui prendevano posto il doge e i suoi consiglieri. Al di sopra di questa tribuna era, almeno fino oltre la metà del secolo XVI, un immenso affresco che occupava tutta la parete, raffigurante l’ “Incoronazione della Vergine” davanti alle gerarchie celesti, comunemente noto come il “Paradiso”, eseguito verso il 1365 dal più famoso artista dell’epoca in questa zona, il padovano Guariento (attivo tra il 1338 e il 1367). Danneggiato dal tempo e quasi completamente distrutto da un grave incendio scoppiato in quest’area del palazzo nel 1577, l‘affresco venne coperto dalla grande tela di Tintoretto che, realizzata tra il 1588 e il 1592, tuttora sovrasta ed inquadra la tribuna, rappresentante anch’essa il “Paradiso”. Saliamo l’ampio scalone….Nel percorso espositivo della mostra vera e propria (corredata da un catalogo Marsilio) collocato nell’Appartamento del Doge – a cura di Robert Echols e Frederick Ilchman, con la direzione scientifica di Gabriella Belli (che si avvale di un comitato scientifico internazionale che include alcuni dei massimi esperti su Tintoretto) – vediamo circa 70 dipinti del Maestro ed un nucleo raro di disegni, posti ad integrare il suo processo creativo e scelti con particolare riferimento alle tele esposte. Tra questi si distinguono prestiti eccezionali da musei italiani e stranieri, (per Londra National Gallery, Royal Collection, Victoria and Albert Museum, Courtauld Gallery) – da Parigi, Gent, Lione, Dresda, Otterlo, Praga, Rotterdam. Dal Prado di Madrid arrivano cinque opere straordinarie, tra cui “Il ratto di Elena” (1578-79), di oltre tre metri di lunghezza, quindi dalle americane Chicago a New York, Philadelphia a Washington. Grazie agli Staatliche Museen di Berlino, è qui presente anche il nobile “Ritratto di Giovanni Mocenigo” (1580 circa). Quest’ultimo riferimento ci conduce automaticamente a Palazzo Mocenigo.     Abitato dall’omonima nobile Famiglia veneziana fino a tempi recenti, il palazzo conserva al primo piano nobile affreschi e arredi di gusto rococò o neoclassico risalenti perlopiù alla seconda metà del Settecento. Da tempo ospita in permanenza il Museo del Tessuto e del Costume. Non poteva che essere proprio qui la sede della mostra “La Venezia di Tintoretto”, dove vediamo opere di vario genere, tutte provenienti dal patrimonio della Fondazione Musei Civici Veneziani: la curatrice Chiara Squarcina ha riunito stampe, disegni, volumi e accessori legati alla moda con l’intento di approfondire i motivi ispiratori di quanto Tintoretto comunicava nelle sue tele, con una sensibilità personalissima e geniale tale da dare alla luce una nuova forza materica. Possiamo quindi conoscere il contesto storico  ed ambientale in cui vennero concepiti i suoi capolavori facendone comprendere appieno atmosfere e risvolti, umori e significati.                Ma la sua celebrazione non può prescindere dalla visita alla Scuola Grande di San Rocco. Questo Ente nacque come sede di una confraternita di cittadini benestanti, dediti ad opere benefiche. “Istituitasi nel 1478 come una Scuola di devozione di battuti sotto il titolo di San Rocco, nel 1489 essa era già Scuola Grande in grazia dell’accresciuto numero di confratelli, per le benemerenze acquistare nel lenire pubbliche calamità e per l’insigne reliquia, qui recata nel 1485, del corpo di San Rocco, la cui protezione veniva invocata nelle epidemie, per essersi questo santo, nativo di Montpellier (1295-1327), dedicato in vita all’assistenza degli ammalati.” Nel 1564 Tintoretto ottenne l’incarico di decorare la Scuola con episodi tratti dalla Bibbia, “Vecchio” e “Nuovo Testamento” distribuite in vari settoriSala Terrena, Sala Capitolare, Sala dell’Albergo. Prima di legare indissolubilmente il suo nome alla Scuola di San Rocco, dove lavorò per più di vent’anni (dal 1564 al 1588 circa) Tintoretto si era già affermato con numerosi capolavori, tra cui lo straordinario “San Rocco risana gli appestati” per il presbiterio dell’adiacente Chiesa dedicata al Santo. Ma è proprio l’interazione fra i memorabili teleri – oltre sessanta con episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento – e la Scuola Grande di san Rocco a rendere straordinario questo connubio a tal punto che non si può rievocare la Scuola senza accomunarla alla forza poetica di questi capolavori. Addirittura, secondo alcuni critici, proprio questa unitarietà è per Venezia quello che per Roma è la Cappella Sistina.

Palazzo Ducale (Appartamento del Doge); Piazza San Marco 1, Venezia; fino al 6 Gennaio 2019; orari: 8.30-17.30 (ultimo ingresso 16.30); Info: http://palazzoducale.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/mostra-tintoretto/2018/02/18903/tintoretto/

Gallerie dell’Accademia; Campo della Carità, Dorsoduro 1050, Venezia (Vaporetto 1-2 “Accademia”);  Orari: lunedì: 8.15-14 (chiusura biglietteria alle 13); martedì-domenica: 8.15-19.15 (chiusura biglietteria alle 18.15);                             chiuso 25 Dicembre e 1 Gennaio 2019; informazioni e prenotazioni: Tel. +39 041 5200345 www.mostratintoretto.it ;

Fabio Giuliani

Tintoretto 2    Tintoretto 3    Tintoretto 4

 

Link all'articolo originale: http://www.giornaledelgarda.info/venezia-tintoretto-1519-2019/

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