Uniti o dispersi

Non faccio segreto della mia simpatia per Italia Futura e per il loro progetto riformatore. Anzi, nello spirito di questo post dovrei dire «per il nostro progetto riformatore». Sì, perché unirsi per un progetto comune significa non distinguere più tra ciò che è mio e ciò che è tuo. Se aderisco al progetto, mi batto per la sua realizzazione così come l’ho accettata. Ci sono i momenti per discutere degli obiettivi, ma una volta decisa la strategia comune si rema tutti insieme nonostante tutti i “ma io avevo detto sin da subito che ero un po’ diverso”.

Ora, leggo oggi della dichiarata uniformità d’intenti tra Italia Futura e Fermiamo il Declino. Discutiamo per diventare un unico corpo o rimaniamo due cose diverse? Perché in tal caso si è avversari e penso che di competitori così simili nel tentativo di realizzare un progetto nuovo come il progetto di riforma liberale del Paese non ne abbia proprio bisogno oggi.

Lo dice Italia Futura stessa nella lettera linkata sopra al secondo paragrafo:

«L’urgenza in cui si trova l’Italia impedisce tuttavia di anteporre ambizioni personali e mal riposti sentimenti di superiorità all’interesse vitale di alimentare l’urgenza di riforme modernizzatrici con massicce dosi di nuovo consenso democratico, nuove idee e nuove risorse civili. Oggi saper includere ed aggregare al fine di dare al paese una nuova classe dirigente riformatrice è molto più importante di prima

Dei deleteri effetti di correnti interne e di mal riuscite unificazioni di correnti di pensiero simili ma diverse ne abbiamo visto gli effetti negli ultimi anni politici sia a destra che a sinistra con coalizioni, partiti nati da aggregati e alleanze più o meno a breve termine.

Avviare un progetto politico è come la cura antibiotica: una volta che l’hai iniziata finisci il ciclo, o sarà stato tutto inutile, se non controproducente. Se Italia Futura vede in altri gruppi organizzati finalità comuni, non dichiari semplicemente l’affinità d’intenti ma produca una proposta che possa creare una sinergia efficace per i prossimi 5 anni in cui non esistono correnti interne e ex-questo-o-quell’altro, ma che siano tutti uniti da un’unica visione, da un unico manifesto e progetto politico.
E perché questo si realizzi non basta stabilire che siamo tutti d’accordo sulla riduzione del debito, ma serve anche chiarire con quali mezzi si intende raggiungere l’obiettivo. Se gli unici vedono come unica via l’aumento del carico fiscale e gli altri avevo altro in mente, alla prima delibera i nodi verranno al pettine.

Pettiniamoci prima!

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