Una bella mostra al Museo diocesano di Mantova con le opere di Giuseppe Menozzi

Giuseppe Menozzi, indiscutibilmente pittore, personaggio e uomo di rara sensibilità, spicca tra le figure artistiche che hanno arricchito, recentemente, il profilo dell’orizzonte artistico nazionale.

Perciò il Diocesano di Mantova lo omaggia con una bella personale corredata da un prezioso catalogo edito da Il Rio. I testi di mons. Roberto Brunelli, Gianfranco Ferlisi e Alberto Diolaiuti si prestano perciò a dare risalto alle ricerche di un talento ineccepibile, per spiegare, negli spazi museali, le tappe di una suggestiva rappresentazione di tutto il suo operato. Una interessante monografica ripercorre la sua carriera permettendo allo spettatore di cogliere i cambiamenti e le sfumature intrinseche alla sua spiritualità. Come afferma mons. Brunelli “da Roma a Mantova, dal Vaticano al nostro : la sorprendente mostra di Giuseppe Menozzi trova al Diocesano la prima tappa di un percorso che, auspicabilmente, toccherà anche altre diocesi, per portare ovunque i frutti della sua ricerca artistica, già tanto ammirata in Italia, in Europa e non solo.

Il Museo, che accanto a tanti capolavori del passato non trascura le opere più recenti, è dunque ben lieto di accogliere queste opere, con le quali si sente in sintonia, per due segni rivelatori dello spirito cui si ispirano, entrambi dedotti dalla più autorevole delle fonti di ispirazione, la divina Parola. Il titolo della mostra precedente, allestita in Vaticano, Lumen, condensava tutto un mondo, fisico e concettuale, che percorre la Bibbia dalla creazione all’Apocalisse, e trova l’apice all’inizio del vangelo secondo Giovanni: «in lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini». Il titolo della mostra al Museo diocesano, Tau/Tau, richiama lo stesso significato con l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico che contrassegna ogni opera esposta e si trova nel profeta Ezechiele come nell’Apocalisse, ed è stata adottata dai cristiani (su tutti, Francesco d’Assisi) per il suo rimando alla salvifica Croce di Gesù”.

Giuseppe Menozzi, la cui opera “La voce del giusto” è stata copertina del numero 51 del Catalogo dell’Arte Moderna Editoriale Giorgio Mondadori, ha all’attivo altre centinaia di istituzionali, fra cui ricordiamo anche quella del Premio Bancarella, quella dedicata al suo lavoro dalla Regione Toscana, con un’opera scelta per la Pinacoteca della Regione stessa, quella fatta alla Biblioteca Umanistica a , quella che ha inaugurato il semestre italiano al parlamento Europeo a Bruxelles. Nel suo curriculum vari sono i premi vinti, fra i quali il Foyer des Artistes a La Sapienza di Roma, ritirato con il direttore del Tg1 Fabrizio Del Noce, il Torre di Castruccio a Carrara, ritirato con Antonino Zichichi e Margherita Hack. Artista simbolo per la spiritualità nell’arte, Menozzi ne ha rivoluzionato assiomi e coordinate, creando un nuovo universo pittorico, che conferisce una forte distinzione antropologica alla sua più recente sensualità segnica e cromatica. Menozzi è un pittore gestuale, tonale ed espressionista. In altre parole un artista che ha sintetizzato alcune iniziali modalità figurali per ricavarne un linguaggio composito e in grado di restituire un’emozionalità che tocca, simultanea, i tasti della dolcezza e del vigore virile, che si muove sull’intima meditazione del sussurro sino alla impulsività del grido. La mostra, allestita al Diocesano, è dunque un momento per riflettere, comprendere e divulgare il lavoro di un artista che sul Tau fonda una relazione con l’arte che ci offre il disvelamento di un oltre, che ci apre la dimensione di una luce: così come un fulmine squarcia il nero della notte. L’arte è, infatti, verità e amore del bello, è voce che racconta la nostra storia e fa percepire la vibrazione del divino. Sono poi il dolore e la fatica del vivere a creare ineludibili interrogativi sulla sua referenza. E non di meno anche l’amore, che possiede sempre una dimensione estetica, è esperienza speciale, in cui la ricerca del sacro si palesa quale fondamento di religiosità. Solo nell’amare acquista significato la fatica della quotidianità. E ogni espressione della pittura di questo artista è una amorevole preghiera per l’universo biblico che ha nell’uomo (nell’immagine di Dio che è l’uomo) il suo capolavoro più immaginoso e incantato. Giuseppe è convinto che la salvezza dell’essere umano è possibile solo se egli realizza, con la sua libertà, quel talento che Dio gli ha donato, è convinto che l’arte sia manifestazione e dono dell’Onnipotente, un dono che un artista pone al servizio del destino di salvezza che ci attende.

Orari d’apertura: da mercoledì a domenicamattino: dalle 9,30 alle 12,00pomeriggio: dalle 15,00 alle 17,30Sono possibili, anche per piccoli gruppi, alla mostra su appuntamento.ingresso con il biglietto ordinario del museo.

 

 

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