Tutela, valorizzazione e gestione del Fiume Chiese: il documento dei comuni ottiene l’impegno della Regione

Regolamentare, rivedere e sviluppare la gestione idrica delle acque del Lago d’Idro e del fiume Chiese: queste sono le necessità più urgenti di una comunità composta da migliaia di cittadini, da 40 Comuni, che nel 2019 hanno deciso di sottoscrivere un documento programmatico in 5 punti che definisse le principali necessità idriche di quest’area della pianura lombarda orientale.

Questo documento ha incontrato la sensibilità e l’ascolto della Consigliera Regionale, Claudia Carzeri Presidente V Commissione Territorio, Infrastrutture e Trasporti, sempre attenta al territorio e ai bisogni dei cittadini, che ha portato il tema sul tavolo del Consiglio Regionale lombardo il 22 marzo 2022: ne è uscita una deliberazione regionale che prenderà come base di partenza d’intervento il documento programmatico per sviluppare, approfondire e soprattutto investire risorse per risolvere le problematiche endogene del Lago d’Idro e del fiume Chiese.

LA GENESI DEL DOCUMENTO DEI COMUNI.

Era il mese di luglio del 2019, quando l’appena insediata Amministrazione Maestri decise di fissare un incontro sul tema del Fiume Chiese invitando i Comuni dell’alta e media pianura orientale aventi per capofila Montichiari e Bedizzole a cui si aggiungerà Asola in un secondo momento per la sponda mantovana).

Il riscontro è massiccio, l’interesse per far sentire la propria voce è grande: viene quindi realizzato un documento in 5 punti che spiega e riassume le necessità di un territorio di regolamentare tramite opere di regimazione le acque del Lago d’Idro e del fiume Chiese per la sicurezza e la sussistenza della popolazione residente. La bozza del testo viene redatta grazie anche al prezioso aiuto del Consorzio di Bonifica del Chiese e il testo definitivo viene approvato e sottoscritto il 30 ottobre 2019. Parte un percorso istituzionale inizialmente locale che vede il passaggio in Consiglio Comunale a Calcinato il 20 dicembre 2019, salvo poi avere un brusco stop dovuto all’imminente pandemia da Coronavirus.

 

I 5 PUNTI DEL DOCUMENTO.

L’obiettivo principale del testo è sempre stato quello di sollecitare interventi sovracomunali che andassero nel senso di una sicurezza idraulica, di una tutela dal rischio idrogeologico delle condizioni ambientali e paesaggistiche della pianura orientale lombarda e di una corretta gestione delle acque superficiali del territorio.

I primi due punti prendono in considerazione proprio la protezione delle comunità sublacuali dal rischio di “drammatiche esondazioni” sempre più diffuse con i fenomeni atmosferici estremi ogni anno più frequenti: questo è possibile soltanto attraverso lo stanziamento di finanziamenti e la realizzazione di opere di regolazione del lago proprio come avvenuto per le località lacuali.

Il terzo punto analizza la situazione del fiume Chiese, dell’agricoltura e dei metodi di irrigazione: il documento sostiene la necessità di conservare un “metodo irriguo tradizionale”, denominato a scorrimento, metodo storico che ha dato forma e disegnato l’attuale conformazione geografica della pianura. Questo sistema non spreca acqua, ma al contrario ne facilita il riutilizzo facendo circolare le acque del fiume Chiese dalla superficie al contesto sotterraneo con il ritorno nei fontanili della Bassa. Un interscambio fondamentale tra alta e bassa pianura, un’interdipendenza che limita lo spreco, grazie ad una fitta rete di canali, e che salvaguardia l’ambiente da effetti negativi. Questo non vuol dire eliminare l’irrigazione a goccia, ma utilizzarla solo dove possibile trovando un giusto equilibrio in relazione al periodo storico. E, se possibile, trovare anche nuovi metodi di irrigazione ancora più efficienti.

Il quarto e il quinto punto vanno oltre al contesto agricolo e parlano specificamente di quantità d’acqua più regolamentata, non solo per l’agricoltura, non solo per le emergenze o le urgenze, ma per la quotidianità. La garanzia di risorse idriche sufficienti per un corretto stile di vita nella Bassa è il vero tema: l’Alto Chiese utilizza l’acqua spesso come business energetico, lasciando razioni insufficienti per la sopravvivenza della Pianura. Le “capacità residue d’invaso” in alta quota vanno utilizzate anche per rafforzare le acque del Chiese per il benessere di tutte le comunità prendendo consapevolezza del “progressivo calo della disponibilità idrica naturale” generale. L’ultimo argomento è quello della riconversione di aree inutilizzate o degradate ad “invasi” di pianura come ad esempio la diga Mascarini che potrebbe diventare un bacino idrico e aiutare a razionalizzare meglio l’acqua presente.

 

PROVINCIA E REGIONE, SENSIBILITÀ E AZIONE.

Il documento, dopo l’interruzione dovuta al Covid nel 2019, riprende il suo iter e ad ottobre del 2020 arriva sulle tavole del Prefetto di Brescia, allora Attilio Visconti, e di alcune Consigliere Regionali: Claudia Carzeri, Viviana Beccalossi e Francesca Ceruti.

Se dal lato provinciale viene espressa piena solidarietà e sensibilità sui temi espressi, la Consigliera di Regione Lombardia Claudia Carzeri, li porta all’attenzione della Giunta trovando l’Assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi disponibile ad approfondire l’argomento con un incontro nel novembre del 2020, ma ancora una volta la pandemia ostacola il processo posticipando tutte le tappe che avrebbero portato poi al risultato tanto atteso. Lo step finale è recente, è del 22 marzo 2022, Consiglio Regionale della Lombardia: l’oggetto della seduta è “Risoluzione concernente la tutela e la valorizzazione del fiume Chiese e del Lago d’Idro”. La deliberazione che ne consegue è un impegno in cui Giunta e Presidente della Lombardia garantiscono “approfondimenti sull’applicazione del deflusso ecologico sub lacuale”; sostengono “il miglior uso della risorsa idrica del bacino Lago d’Idro – fiume Chiese anche mediante un Contratto per il per il Fiume Chiese, sviluppando i 5 punti esposti nel documento programmatico”; assicurano “lo stanziamento di risorse economiche necessarie” e “di affrontare con i Comuni interessati i temi di sicurezza idraulica, salvaguardia dell’ambiente, di risorsa idrica e sviluppo di metodi irrigui ad alta efficienza”.

L’obiettivo è raggiunto, un percorso lungo quasi 3 anni ha trovato il giusto epilogo e ora si può passare alla fase operativa.

 

IL COMMENTO DEI PROTAGONISTI.

Il Sindaco di Calcinato Nicoletta Maestri, prima promotrice del documento programmatico non nasconde la soddisfazione: “Siamo partiti da lontano, spinti dalla volontà di rappresentare le tante famiglie delle nostre comunità che ormai da anni sostengono l’urgenza di affrontare queste problematiche. Sono contenta e mi reputo fortunata ad aver incontrato in questo percorso tante persone competenti, preparate e umanamente eccezionali che hanno condiviso un piano di lavoro chiaro e puntuale. Oggi il primo obiettivo è raggiunto grazie alla collaborazione con Regione e con la Consigliera Claudia Carzeri, ora possiamo passare alla fase finale, e concreta, del progetto”.

“Il fiume Chiese – spiega Claudia Carzeri – è un’importante risorsa per il settore agricolo bresciano e mantovano. È, però, un corso d’acqua che ha bisogno di interventi strutturali per poterlo mettere in sicurezza e per promuovere la sua funzione strategica per l’agricoltura locale, garantendo allo stesso tempo la tutela della biodiversità. Per questi motivi è necessario e urgente tutelare e migliorare l’intera area fluviale del Chiese attraverso un ‘Contratto di Fiume’ che possa meglio gestire le acque del bacino del lago d’Idro, sostenendo le di irrigazione degli agricoltori. La base di partenza del ‘Contratto’ dovrà essere il documento programmatico, promosso dal Sindaco di Calcinato Nicoletta Maestri, sottoscritto da 40 Comuni delle Provincie di Brescia e Mantova attraversati dal Chiese. È questo lo strumento per dare voce alle esigenze dei territori”.

Link all'articolo originale: http://www.gardanotizie.it/tutela-valorizzazione-e-gestione-del-fiume-chiese-il-documento-dei-comuni-ottiene-limpegno-della-regione/

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