Tre indagati per il rogo alla discarica ex Faeco a Bedizzole

L’incendio dell’ex discarica Faeco di Bedizzole, scoppiato all’alba del 27 luglio del 2019, per la Procura della Repubblica di Brescia ha tre firme leggibili: sono quelle dei vertici della Green Up srl, l’azienda che gestisce l’impianto per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani.

Nonostante tre incendi capitati nel volgere di pochi mesi, per gli inquirenti i tre indagati non adeguarono gli impianti di sicurezza, accettando così il rischio che se ne verificassero altri.

Di concorso in incendio doloso aggravato dalla natura del teatro del rogo sono accusati i vertici di Green Up, la Srl che, oltre a quella di Bedizzole, gestisce diversi impianti di trattamento dei rifiuti in tutto il Nord . Nel registro degli indagati ci sono Giorgio Mancini, responsabile delle discariche gestite da Green Up; Luca Negrato responsabile tecnico dell’impianto di Bedizzole, e Flavio Raimondo amministratore delegato della stessa azienda.

Secondo il pubblico ministero i tre – anche alla luce di precedenti del tutto simili – si sarebbero dovuti attivare per impedire l’incendio, che per l’accusa si sarebbe sprigionato a causa dell’accumulo di gas metano sui cumuli di rifiuti e delle alte temperature che in quel periodo si abbattevano sulla pianura bresciana. In particolare la procura ritiene che gli indagati avrebbero dovuto adeguare le reti dell’impianto per prevenire il rischio di accumulo dei gas prodotto dal decadimento dei rifiuti sulla superficie della discarica e attivarsi per recuperarlo e trasformarlo in energia.

Per gli inquirenti i tre indagati devono rispondere di incendio doloso perché avevano accettato l’eventualità che le fiamme potessero divampare da un momento all’altro. Nel 2017 la discarica era stata oggetto di altri incendi (uno a marzo e due a maggio) e in tutte e tre le occasioni i Vigili del fuoco ebbero il loro bel daffare per domare i roghi.

La procura non contesta reati ambientali. Arpa – intervenuta per i rilievi quella mattina – non ebbe tempo sufficiente per effettuare campionamenti significativi. Il rogo durò meno di sei ore, gli inquinanti si dissolsero nell’aria velocemente impedendo di fatto ai tecnici di rilevarne concentrazioni significative.

Chiuse le indagini ora gli indagati possono farsi interrogare, depositare memorie e chiedere ulteriori indagini al pm. Trascorso quel termine la procura potrà chiedere il loro rinvio a giudizio. 

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