Tag: Web and Tech

Google spinge sulla musica online in stile Spotify

E così pare che anche Google abbia deciso di scendere in campo in maniera ufficiale in competizione diretta con Spotify, Rdio e compagnia bella. Un altro bel colpo nei confronti di Myspace che probabilmente già soffre della concorrenza di Youtube con i suoi canali ufficiali di artisti e case discografiche. Che poi, in teoria, già esiste un Google Music. Qualcuno lo usa? Io non l’avevo mai sentito, finché non ho deciso di googlarlo.

Domani arriverà la notizia ufficiale al Google I/O.
C’è da chiedersi se tutta questa concorrenza si rivelerà un vantaggio per gli artisti che con la concorrenza tra i distributori di contenuti potranno avanzare pretese più alte relativamente ai compensi. Sul lato dei fruitori finali invece possiamo aspettarci un’accelerata relativamente al tasso di innovazione nel settore in termini di servizi offerti da parte dei distributori, soprattutto in termini di business model (che è la cosa più interessante soprattutto per i possibili riversamenti in altre industrie leggermente più in ombra come quella cinematografica e televisiva), e poi genericamente penso sia legittimo sperare in un abbassamento dei prezzi o (più probabile) un aumento dei servizi a parità di spesa.

Tante piccole startup soffocheranno di fronte alle capacità finanziarie di Google che probabilmente verranno impiegate per spingere fuori dal mercato chi dispone di meno liquidità. Se però invece Big G intende mantenersi in linea al suo motto «Don’t be evil» magari i player minori possono ancora sperare di farsi acquistare e farsi integrare in un servizio di maggiore respiro a Mountain View. Fare l’acquisizione delle startup dopo l’annuncio di entrare in campo spingerà di sicuro in giù i prezzi delle azioni.

Spotify forse farebbe bene a cercare la exit facendosi comprare da Facebook alla veloce finché vale ancora qualcosa, visto che secondo me ha maggiore complementarietà con FB che con Google, vista la forte integrazione social.
C’è poi ancora da capire come risponderà Apple all’ingresso di Google. A quanto pare non sta investendo molto sul suo iTunes Match.

Chiudo qui che mi metto a sistemare un po’ di playlist su Spotify. Chi mi volesse seguire mi trova a questo link.

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http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/sP191P_z7uQ/google-spinge-sulla-musica-online-in.html

Spotify, Facebook … e Myspace

Facebook e Spotify fanno una bella coppia. Ciascuna parte gode di benefici nello stare con l’altra, così come è stato con la precedente accoppiata Facebook-Zynga. Zynga adesso è in difficoltà: nonostante FarmVille 2 abbia avuto un successo maggiore del previsto, Zynga soffre di alcuni problemi sistemici, ovvero lo scarso adattamento agli schermi piccoli dei device mobili e la disaffezione degli utenti nei confronti dei giochi senza pollice verde. Attualmente sopravvive grazie appunto all’agricoltura digitale e al poker virtuale. In fondo è una piattaforma che ancora può vantare un notevole numero di utenti attivi (230 milioni).
Ma non era di Zynga che volevo parlare. Torniamo a Spotify.
Spotify ha importato la musica nei social media (in FB) come neanche Myspace era riuscito prima. Adesso comunque anche il vecchio social network si sta attrezzando. Proprio mentre sto scrivendo sto ascoltando gli Eiffel65 dal player online di Myspace che ha tutta una grafica nuova molto più al passo coi tempi. Anzi, molto avanti, e fa bene, perché attualmente ha un vantaggio di appena un milione di utenti rispetto ai 24 milioni di Spotify (di cui il 25% paganti) e quindi sarebbe ora che si dia una mossa per soddisfare i fedelissimi che ancora popolano la sua piattaforma. Magari potrebbe anche iniziare a sviluppare una bella app per smartphone e offrire musica offline… Mi chiedo cosa aspettino.
Di fronte all’accoppiata comunque di FB e Spotify, Myspace a parte darsi una regolata alla svelta, deve decidere se sta dalla parte delle nicchie dei piccoli artisti o confrontarsi sul mainstream di Spotify e decidere come vuole fare soldi (ci sono molte opzioni al di fuori della pubblicità). Lo spazio c’è, ma (da amante di Spotify) temo che sarà difficile fare finta di niente, Facebook e Spotify fanno proprio una bella coppia.

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http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/eS1IFkG0fN0/spotify-facebook-e-myspace.html

Slide in pdf senza margini su Mac

A forza di convertire i file di testo in pdf attraverso l’opzione “Stampa in PDF”, pensavo di usare lo stesso sistema anche da Powerpoint, ma vengono aggiunti dei margini di stampa che sono sballano tutto la grafica delle slide. Il sistema per evitarlo è andando su File -> Save as… -> selezionare PDF. Ovvio, ma non c’avevo mai provato. Buono a sapersi.

Il vantaggio di salvare le slide in pdf per quando si hanno le presentazioni è particolarmente degno di nota per quando si presenta da un computer con Windows. Utilizzare un file in .ppt(x) su un Powerpoint su Windows originariamente preparato su Mac comporta spesso brutte sorprese con allineamenti sballati, font mal convertiti ecc.

I pdf possono essere poi riprodotti sia con il solito Acrobat Reader che con Anteprima in modalità presentazione. Il prezzo di una presentazione in pdf è che non funzioneranno le animazioni, ma ne sconsiglio l’uso pure su .ppt perché se non le si sanno usare a livello “very expert” rischiano solo di rendere la vostra presentazione “pattona”. Evitatele se possibile!

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/Mm9DFGCJI5k/slide-in-pdf-senza-margini-su-mac.html

Slide in pdf senza margini su Mac

A forza di convertire i file di testo in pdf attraverso l’opzione “Stampa in PDF”, pensavo di usare lo stesso sistema anche da Powerpoint, ma vengono aggiunti dei margini di stampa che sono sballano tutto la grafica delle slide. Il sistema per evitarlo è andando su File -> Save as… -> selezionare PDF. Ovvio, ma non c’avevo mai provato. Buono a sapersi.

Il vantaggio di salvare le slide in pdf per quando si hanno le presentazioni è particolarmente degno di nota per quando si presenta da un computer con Windows. Utilizzare un file in .ppt(x) su un Powerpoint su Windows originariamente preparato su Mac comporta spesso brutte sorprese con allineamenti sballati, font mal convertiti ecc.

I pdf possono essere poi riprodotti sia con il solito Acrobat Reader che con Anteprima in modalità presentazione. Il prezzo di una presentazione in pdf è che non funzioneranno le animazioni, ma ne sconsiglio l’uso pure su .ppt perché se non le si sanno usare a livello “very expert” rischiano solo di rendere la vostra presentazione “pattona”. Evitatele se possibile!

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Social media per PMI e partite IVA

Questo post vuole dare qualche utile consiglio per l’uso dei social media per le piccole imprese, le partite iva, imprese familiari e tutte quelle altre piccole attività di una o poche persone.

Online si trovano tanti consigli e tante guide su come utilizzare i social media in maniera appropriata (questo post non fa eccezione). La lezione generale da questa marea di informazione è che i social media bisogna usarli con criterio, con una strategia chiara. Qui un consiglio semplice che penso sia chiave per un utilizzo semplice alla portata di tutti.

Innanzitutto bisogna considerare che i social media non sono necessariamente una novità radicale, ma sono un modo nuovo di fare una cosa che abbiamo sempre fatto: comunicare. Con i social media comunichiamo come sempre, ma con strumento nuovi. (Spesso bisogna insegnare proprio a comunicare in maniera umana.) Come può sfruttare dunque i social media un panettiere, un elettricista, una famiglia che gestisce un bed&breakfast per comunicare come ha sempre fatto, ma… meglio?

«The purpose of business is to create [and retain] customers»
– Peter Drucker [aggiunta di Charles Snow]
tradotto: “L’obiettivo del fare impresa è create (e trattenere) clienti”

Come possono i social media dunque aiutarci “a fare impresa” secondo la regola aurea di P. Drucker? Ecco tre esempi: il panettiere, l’elettricista e l’hotel/pensione/b&b.

Il panettiere*:
Pensiamo a un piccolo panettiere che twitta quello che ha appena sfornato. Non è una strategia volta a incrementare il parco clienti in maniera spropositata. Non inizierà ad esportare pane all’estero grazie a Twitter. Probabilmente dell’esistenza suo account lo sanno soltanto quei pochi passanti e i clienti abituali che recentemente hanno notato il nuovo cartellone sulla porta di vetro in ingresso che recita a lettere cubitali ai passanti:

«Seguimi su Twitter @Panettieredietrolangolo che ti racconto in tempo reale quello che sforno»

Non provereste? Non vi iscrivereste per vedere se veramente potrete portarvi in tavola la baguette ancora fumante dal panettiere che sta all’angolo? Non sarebbe un ottimo incentivo per mandare vostro figlio dal panettiere all’angolo a prendere due brioche che sono appena sfornate e così si stacca finalmente da quel computer che è da tre ore che cazzeggia quando fuori c’è un tempo meraviglioso e già che c’è porta fuori la spazzatura? Non dopo, adesso, che sono ancora calde! Chi andrebbe più al supermercato a prendere il pane precotto che diventa duro la sera del giorno stesso?

L’elettricista:
E l’elettricista non potrebbe dire ai suoi clienti: «Signora, mi segua su Foursquare – guardi, le mostro come può farsi un account gratuito in 10 secondi, lasci fare – così se ha bisogno che faccia un salto da lei a casa le basta vedere dove sono che se mi vede in zona mi fa uno squillo che sono da lei in 5 minuti!»?

L’albergatore:
O un albergo che la sera prima mette online sulla sua pagina Facebook un sondaggio per il menù del giorno dopo: “come piatto del giorno chi preferisce la ribollita e chi il fritto misto?” O, ancora meglio nel B&B la signora che lo gestisce che fa scegliere la torta per la colazione del giorno dopo ai suoi ospiti (mica può fare tre torte al giorno in miniporzioni, ma una torta che stia bene alla maggior parte, quello sì!): “metta un like chi vuole la crostata di mele domani”. Chi non consiglierebbe quel posto con le torte su Facebook agli amici per l’estate prossima?

La chiave di un utilizzo che trattiene i vostri clienti (come ci insegna a fare Drucker), che li fa comprare e consumare di più, che vi fa parlare con loro come se fossero con voi lì al bancone del bar, che vi permette di conoscerli e di farvi conoscere da un punto di vista umano e quotidiano e che alla fine, si spera, li spinge a passare parole e a invitare gli amici a venire da voi, tutto questo sta nella creazione di una piccola ma solida community**.

Piccolo consiglio: una cosa che eviterei e alla quale va prestata attenzione è ricordarsi il perché i tuoi clienti hanno iniziato a seguire il tuo profilo, qualsiasi social medium sia. Ti segue perché sei il suo panettiere, il suo elettricista, perché sta al tuo albergo. Non inquinarlo con informazioni che non gli servono: non inoltrare la campagna di adozione di cuccioli di cane che ti ha intenerito. Neanche le campagne di solidarietà per le vittime delle catastrofi, anche se sono senz’altro meritevoli. Online ci sono già questi canali e se proprio vuoi parlare di altro, fallo con un profilo personale: separa la vita privata da quella sociale e non spammare!

Ci sono poi mille altri trucchi e trucchetti su come ottimizzare, ma penso che sia inutile entrare nei dettagli dei singoli casi. I vostri clienti, voi piccoli imprenditori, già li conoscete. Sono le stesse persone con cui avete a che fare quotidianamente. Voi li conoscete al meglio e solo voi potete adattare il servizio ai loro bisogni comunicativi.

Riassumendo e concludendo in un due consigli:

1) Siate online quello che siete offline e buona parte del lavoro è fatta.

2) Separate la vita privata da quella professionale e non spammate.


* Btw, in Francia un panettiere l’ha fatto davvero. C’era un bel video online che mostrava che aveva costruito una macchinetta con una manopola e un bottone: quando era pronto qualcosa settava la manopola sul prodotto appena sfornato e poi pigiando il bottone partiva un tweet in automatico già preparato che comunicava cosa era pronto. Se trovo il video lo linko.

** Community significa un insieme di persone riunite dall’interesse in un’idea comune, come la gente attorno al fuoco: quello sta al centro e attorno a quello ci si riunisce. L’idea può essere un prodotto, un luogo, un evento, un brand, una persona…

L’immagine l’ho presa da qui.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/SCne/~3/kunAOfXC590/social-media-per-pmi-e-partite-iva.html

Social media per PMI e partite IVA

Questo post vuole dare qualche utile consiglio per l’uso dei social media per le piccole imprese, le partite iva, imprese familiari e tutte quelle altre piccole attività di una o poche persone.

Online si trovano tanti consigli e tante guide su come utilizzare i social media in maniera appropriata (questo post non fa eccezione). La lezione generale da questa marea di informazione è che i social media bisogna usarli con criterio, con una strategia chiara. Qui un consiglio semplice che penso sia chiave per un utilizzo semplice alla portata di tutti.

Innanzitutto bisogna considerare che i social media non sono necessariamente una novità radicale, ma sono un modo nuovo di fare una cosa che abbiamo sempre fatto: comunicare. Con i social media comunichiamo come sempre, ma con strumento nuovi. (Spesso bisogna insegnare proprio a comunicare in maniera umana.) Come può sfruttare dunque i social media un panettiere, un elettricista, una famiglia che gestisce un bed&breakfast per comunicare come ha sempre fatto, ma… meglio?

«The purpose of business is to create [and retain] customers»
– Peter Drucker [aggiunta di Charles Snow]
tradotto: “L’obiettivo del fare impresa è create (e trattenere) clienti”

Come possono i social media dunque aiutarci “a fare impresa” secondo la regola aurea di P. Drucker? Ecco tre esempi: il panettiere, l’elettricista e l’hotel/pensione/b&b.

Il panettiere*:
Pensiamo a un piccolo panettiere che twitta quello che ha appena sfornato. Non è una strategia volta a incrementare il parco clienti in maniera spropositata. Non inizierà ad esportare pane all’estero grazie a Twitter. Probabilmente dell’esistenza suo account lo sanno soltanto quei pochi passanti e i clienti abituali che recentemente hanno notato il nuovo cartellone sulla porta di vetro in ingresso che recita a lettere cubitali ai passanti:

«Seguimi su Twitter @Panettieredietrolangolo che ti racconto in tempo reale quello che sforno»

Non provereste? Non vi iscrivereste per vedere se veramente potrete portarvi in tavola la baguette ancora fumante dal panettiere che sta all’angolo? Non sarebbe un ottimo incentivo per mandare vostro figlio dal panettiere all’angolo a prendere due brioche che sono appena sfornate e così si stacca finalmente da quel computer che è da tre ore che cazzeggia quando fuori c’è un tempo meraviglioso e già che c’è porta fuori la spazzatura? Non dopo, adesso, che sono ancora calde! Chi andrebbe più al supermercato a prendere il pane precotto che diventa duro la sera del giorno stesso?

L’elettricista:
E l’elettricista non potrebbe dire ai suoi clienti: «Signora, mi segua su Foursquare – guardi, le mostro come può farsi un account gratuito in 10 secondi, lasci fare – così se ha bisogno che faccia un salto da lei a casa le basta vedere dove sono che se mi vede in zona mi fa uno squillo che sono da lei in 5 minuti!»?

L’albergatore:
O un albergo che la sera prima mette online sulla sua pagina Facebook un sondaggio per il menù del giorno dopo: “come piatto del giorno chi preferisce la ribollita e chi il fritto misto?” O, ancora meglio nel B&B la signora che lo gestisce che fa scegliere la torta per la colazione del giorno dopo ai suoi ospiti (mica può fare tre torte al giorno in miniporzioni, ma una torta che stia bene alla maggior parte, quello sì!): “metta un like chi vuole la crostata di mele domani”. Chi non consiglierebbe quel posto con le torte su Facebook agli amici per l’estate prossima?

La chiave di un utilizzo che trattiene i vostri clienti (come ci insegna a fare Drucker), che li fa comprare e consumare di più, che vi fa parlare con loro come se fossero con voi lì al bancone del bar, che vi permette di conoscerli e di farvi conoscere da un punto di vista umano e quotidiano e che alla fine, si spera, li spinge a passare parole e a invitare gli amici a venire da voi, tutto questo sta nella creazione di una piccola ma solida community**.

Piccolo consiglio: una cosa che eviterei e alla quale va prestata attenzione è ricordarsi il perché i tuoi clienti hanno iniziato a seguire il tuo profilo, qualsiasi social medium sia. Ti segue perché sei il suo panettiere, il suo elettricista, perché sta al tuo albergo. Non inquinarlo con informazioni che non gli servono: non inoltrare la campagna di adozione di cuccioli di cane che ti ha intenerito. Neanche le campagne di solidarietà per le vittime delle catastrofi, anche se sono senz’altro meritevoli. Online ci sono già questi canali e se proprio vuoi parlare di altro, fallo con un profilo personale: separa la vita privata da quella sociale e non spammare!

Ci sono poi mille altri trucchi e trucchetti su come ottimizzare, ma penso che sia inutile entrare nei dettagli dei singoli casi. I vostri clienti, voi piccoli imprenditori, già li conoscete. Sono le stesse persone con cui avete a che fare quotidianamente. Voi li conoscete al meglio e solo voi potete adattare il servizio ai loro bisogni comunicativi.

Riassumendo e concludendo in un due consigli:

1) Siate online quello che siete offline e buona parte del lavoro è fatta.

2) Separate la vita privata da quella professionale e non spammate.


* Btw, in Francia un panettiere l’ha fatto davvero. C’era un bel video online che mostrava che aveva costruito una macchinetta con una manopola e un bottone: quando era pronto qualcosa settava la manopola sul prodotto appena sfornato e poi pigiando il bottone partiva un tweet in automatico già preparato che comunicava cosa era pronto. Se trovo il video lo linko.

** Community significa un insieme di persone riunite dall’interesse in un’idea comune, come la gente attorno al fuoco: quello sta al centro e attorno a quello ci si riunisce. L’idea può essere un prodotto, un luogo, un evento, un brand, una persona…

L’immagine l’ho presa da qui.

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Nodì – pubblicità progresso

Secondo alcune statistiche, due terzi dei casi di depressione adolescenziale sono legati all’incapacità di molti giovani di evitare che il filo delle cuffie si attorcigli e si annodi in tasca. Ecco perché ho deciso di dedicare alcuni minuti della mia…

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Sogni realizzati da altri

Rudi mi ha segnalato questa app che esce oggi per iPhone: si chiama WNM Live. Noi avevamo un nome migliore e qualche funzionalità diversa, ma la vera differenza sta nel fatto che non l’abbiamo mai realizzata (in cambio all’epoca abbiamo vinto il terzo…

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Nuova grafica per gruppi su Facebook

Facebook ha fatto un restyling ai suoi gruppi. In alto adesso sono visibili in forma di thumbnail delle persone iscritte. Il cambiamento era prevedibile in seguito all’uscita di Timeline per le pagine profilo, in attesa del nuovo layout delle pagine uf…

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Gumroad

Ieri ho scoperto Gumroad. È un sito spartanissimo (come un po’ tutto lo sta diventando) per vendere oggetti online con la facilità della condivisione di un link. Ed è proprio così! Ancora non l’ho fatto io direttamente, ma ve ne accorgerete dando u…

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Odio la moderazione dei commenti degli iscritti

Da commentatore iscritto quale sono su alcuni siti/community come Wired.it e Linkiesta (in entrambi i casi con tanto di quota/abbonamento che pago), mi infastidisce parecchio che i miei commenti debbano essere moderati prima della pubblicazione. Mi par…

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Rendi il tuo curriculum un’interessante infografica con re.vu

Recentemente ho scoperto tramite Piero Re.vu. Si tratta di un sito molto intuitivo che ti permette di pubblicare il tuo profilo in forma di infografica (che vanno sempre più di moda) piuttosto che come noiosissimo elenco di cose che sai, che fai, che …

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I vantaggi del behavioral pricing

TheNextWeb annuncia che il 2012 sarà l’anno del behavioral pricing. Prima di commentare la notizia, vediamo un attimo insieme di cosa si tratta. Behavioral pricing (BP) altro non è che un modo per esprimere la discriminazione di prezzo su base c…

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La bruttissima t-shirt di Wired

Qualche giorno fa mi è arrivata la mail che mi invita a rinnovare l’abbonamento a Wired per altri due anni a prezzo vantaggioso e con l’aggiunta di una “bellissima” maglietta targata Wired, che a me però fa schifo. Se anche non fosse che il mio ab…

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Preferiti condivisi via Chrome?

Gentile signor (dottor?) Google,

Non è che potrebbe inserire in Chrome la possibilità di creare una cartella di preferiti automaticamente condivisa con chi dico io? Sì lo so che ci sono già mille migliaia di siti per la condivisione di link che è…

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