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Sedicesimo flyer

È uscito, direi appena in tempo, l’ultimo numero del flyer per questo anno accademico! Sono mooolto contento per come è venuto. Un po’ piccolo forse, ma tanto le dimensioni non contano. La versione online è già stata caricata su Issuu, quindi anche…

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La mia prima Prezi

Sto ripassando (o meglio, solo “passando” visto che ancora non l’avevo fatto) la presentazione che fra meno di due ore dovrò illustrare per la parte orale dell’esame di Inglese specialistico. Potevo scegliere se farla oggi o domani, ma ho preferito oggi, così stasera mi godo la partita della nazionale senza troppo stress.
Essendo che è la mia prima presentazione (ma sicuramente non ultima) fatta con Prezi.com, ve la embeddo qui così vi fate un’idea di quello che si può fare con Prezi. Io mi sono attenuto un po’ alle cose basilari. Poi con un po’ di esperienza di può anche fare di più.

Il tema della presentazione è “The more we spend, the better life is”. Purtroppo, i cinque minuti concessi non sono molti per articolare un discorso approfondito, ma in fondo si tratta di un esame di lingua e non di filosofia.


Consiglio di vederla a schermo interno (“More” -> “fullscreen”) e poi di muoversi lungo la presentazione con la freccia destra della tastiera o cliccando sulla freccia a destra alla base della presentazione.

Per la prossima, magari, prendo qualche spunto da quelle indicate sulla pagina di Prezi come le migliori, così vedo cosa effettivamente questo servizio permette di fare. Quello che mi pare che al momento manchi è l’inserimento di altri media che non siano immagini, una maggiore personalizzazione dei font usati e degli sfondi, un desktop client (non sempre dove si fanno presentazioni si dispone di internet veloce) e qualche altra feature.

Ringrazio Francesca e Francesco per avermi consigliato il servizio.

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Social Club poco social

Quello all’F6 si chiama Social Club. Dovrebbe essere lo spazio che anche Kuno Prey si immagina come lo spazio in cui gli studenti si possono incontrare e svillupare relazioni umane. E mica solo lui. Non sola gli studenti ma tutta la cittadinanza dovrebbe potervi accedere. Del resto l’università deve essere aperta alla gente. È con le loro tasse che l’università c’è. È pure quello che si auspicano sia il presidente che il rettore della Libera Università di Bolzano, stando alle loro dichiarazioni.

Dirk Bendinger (studente agli sgoccioli) notava che la porta d’ingresso all’uni dell’edificio F (quella più diretta a questa zona comune) è accessibile solo con la tessera dello studente. Notava che la porta che dà sulle scale che collegano l’edificio F con il C è chiusa dal lato che accede al Social Club. Notava infine che la porta che dal Social Club dà agli uffici delle associazioni è chiusa e accessibile solo con l’abilitazione della tessera studentesca. Vogliamo anche parlare degli orari in cui sono tollerati gli studenti in questo spazio, con la guardia giurata pronta a cacciarti fuori dopo le 22.00 senza autorizzazione?

Proprio social questo Social Club!
[Foto del Social Club all’apertura degli Snowdays 2010 scattata da Verena Rosa Gräf]

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Tanto noi cresciamo lo stesso

Kuno Prey diceva che nell’uni in cui ha insegnato a Weimar c’era uno spazio comune in cui gli studenti si ritrovavano e dove avevano sede tutte le organizzazione studentesche dell’uni. La loro era una scrivania unica e condivisa: la più lunga della Germania. Gli studenti hanno avuto modo di strutturare, partecipare e sporcarsi le mani in questa uni per crescere non solo sul piano accademico ma anche umano. Collaboravano, erano propositivi, di lanciavano in nuove imprese. Avevano pure creato un baretto in un minivan della Volkswagen in cui si faceva il caffè buono (vi sfido a trovare in Germania un posto in cui si sappia fare del caffè decente).

A Bolzano, invece, nonostante si dica che per gli studenti si fa spesso fin troppo, questo non c’è. In tutta Italia non c’è la possibilità di crescere umanamente per colpa del tre più due. (Ora manco più in Germania dunque, né in tutta Europa)

Ma a noi giovani è chiesta la crescita umana? Non è che le imprese, più sei lobotomizzato e più ti apprezzano? Pensate a cosa tutti quei laureati, sfruttati come muli a contratti da sei mesi ciascuno, sottopagati e presi in giro, potrebbero fare se fossero uomini veri con le palle. Ce lo lascerebbero fare? Non è mica più comodo per tutti continuare a mantenere bambina questa nuova generazione, così da evitare che sbattano in faccia alla vecchia tutti i suoi errori? Tenerli sempre alle prime armi. Che quando in terza media potevi fare gite da tre giorni (perché eri tra i grandi della scuola), poi in prima superiore tornavi bambino con uscite di massimo una giornata. Che dopo la maturità torni matricola e poi di nuovo, con una laurea triennale, devi di nuovo ripartire in una nuova città come l’ultimo arrivato. E poi ancora, sei solo uno stagista. E poi sei stagista da un’altra parte.

Ma in realtà noi continuiamo a crescere umanamente. Di un’umanità diversa da quella della generazione passata. Che crede di averci tarpato le ali. Noi non ci lamenteremo, ma appena ne abbiamo la possibilità ce ne andiamo all’estero. Neanche ha idea questa vecchia e appassita generazione della direzione in cui (spero) stiamo crescendo. Noi comunichiamo su canali che non conoscono. Ci spostiamo a una velocità che non conoscono. Conosciamo così tante persone che manco si immaginano.

Non voglio neanche lamentarmi del tre più due come ha fatto Prey. Significa che sono quasi forzato a cambiare paese e di studiare in una città nuova. Ho la possibilità di affrontare due lauree, facendo due tesi, approfondendo ben due temi diversi. Posso cambiare indirizzo con una specializzazione ponderata con maggior cognizione di causa. Il tre più due, sotto certi aspetti, ci permette di crescere ulteriormente in quella direzione che ci permetterà di dimostrarci meglio degli adulti di oggi.

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Impegno e giovani

Perché gli studenti non partecipano più alla vita istituzionale? Non votano ne alle elezioni nazionali ne a quelle studentesche. Non vedono più il fascino nei ruoli dei rappresentanti, ma più dei compiti per gente che non capisce ancora in che posto vive. Perché tanta disaffezione nei confronti dell’unico strumento che ci è dato per partecipare e contribuire al miglioramento del nostro ambiente?

Parlo da giovane che più volte ha fatto il rappresentante di classe dalle elementari alle superiori. Caporedattore dell’unico giornalino universitario dell’uni e coinvolto in molte associazioni più o meno utili.

Io stesso se riesco me ne sbatto. Io stesso devo fare un enorme sforzo per fingere a me stesso che di tutti questi problemi me ne sbatte qualcosa (perdonate il francesismo). Il fatto è che a molti non è che non interessi in assoluto di quello che succede nel mondo per pura pigrizia (anche se una buona dose di pigrizia c’è) e pura ignoranza socio-politica (anch’essa in buona parte responsabilità nostra, perché gli strumenti di comunicazione ci sarebbero). Non è un malanno che colpisce solo gli studenti (stasera alla tavola rotonda sono stati additati gli studenti universitari). È un problema della nostra società in toto, al quale sono particolarmente esposte le nuove generazioni perché non conoscono alternative.

Noi, noi giovani, siamo cresciuti in un mondo dettato dalla libera concorrenza. Un sistema liberale. “Libero” è il termine chiave. Sono libero di concorrere (come fornitore di servizi/prodotti) ma al contempo sono anche libero di scegliere quale servizi/prodotto scegliere. E qui sta il punto. Abbiamo università private e pubbliche. Io addirittura sono finito in una che si dice “Libera Università di Bolzano” che non è ne privata ne pubblica (parrebbe).
Ci sono dei grandi problemi strutturali nella mia università? Beh, ne scelgo un’altra. O “meglio” (leggi “peggio”) ancora, stringo i denti per uno o due anni (ora che mi accorgo degli inghippi in genere almeno un anno è passato, che se fossero stati manifesti, manco la sceglievo quell’uni) che poi mi laureo e passo a una specialistica altrove. Magari nei tre anni del bachelor mi sono pure fatto un semestre all’estero. E chi li sente i problemi in questo contesto?

Due sono i fattori dunque (che non ci siamo scelti noi giovani ventenni) che influiscono su questa nostra indifferenza:

  1. l’abitudine a poter scegliere (filosofia usa-e-getta della roba rotta, in contrasto ad un approccio di “riparazione”) e
  2. la brevità della sofferenza (s-fortunatamente troppo corta per accorgerci dei guai o abbastanza corta per sopportarli).

Siamo dunque veramente una razza inferiore ai nostri nonni che sì, forse stavano peggio, ma a loro detta erano anche mille volte più fighi?

Al contrario. Mi permetto di dire che noi (giovani europei) non siamo solo molto meglio dei nostri nonni, ma anche dei nostri genitori. Siamo una generazione di gente che prende l’aereo e si vede il mondo. Che si impegna a parlare almeno due lingue. Che deve affrontare precarietà professionale, concorrenze dall’estero, uno stato assente e corrotto, un ambiente minacciato da inquinamento e surriscaldamento, precarietà famigliare con genitori separati e con prospettive personali non tanto più rosee, stando alle statistiche. Una generazione maledetta da un fardello pensionistico da far tremare le ginocchia. Eppure non ci siamo fatti (ancora) prendere dal panico. La paura c’è e stiamo imparando da soli come affrontarla, perché i nostri problemi la generazione che ci sputa in testa neanche se li immagina.

Sì, non ci impegniamo più in politica, ma il fatto che non siamo dove voi eravate 50 anni fa non significa che ce ne stiamo a casa a metterci lo smalto sulle unghie. Che poi il mondo che ci circonda non ce lo siamo fatti noi. Viviamo nella vostra eredità!

[La foto l’ho scattata a Yellowstone. Ritrae una generazione nuova di alberi che cresce in mezzo a un bosco distrutto dall’incendio.]

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Partiti nelle università? No, grazie

No. Non serve la politica nelle università. O meglio, non servono i partiti. Già ho dei forti dubbi sull’utilità assoluta al giorno d’oggi dei partiti come li si intendevano 50 anni fa e come qualche nostalgico anacronista vuole intenderli ancora oggi. Per semplificare possiamo ancora parlare di partiti di destra, di sinistra e di centro, ma le distanze dal centro si accorciano sempre di più. O almeno così vorrebbe il buon senso. Questa dimensione orizzontale perde di giorno in giorno il suo valore. Ed è un bene. Perché non possiamo sperare di affrontare i problemi di oggi con gli strumenti di ieri.

Riconosco però che a livello nazionale il buon senso non basta. Non posso sperare che 60 milioni di italiani, imbevuti di televisione fino al collo, con giornali che parlano di questioni superflue e di battibecchi futili e superficiali e che dimenticano insieme ai nostri politici la programmazione a lungo termine prendano criticamente in analisi programmi elettorali. Gente che nei casi di virtuosismo nel mantenersi aggiornata di quello che succede nel mondo impara a memoria annali di formazioni di squadre calcistiche.

La politica basata sui partiti permette di legittimare la scelta di pochi informati e coinvolti con i voti dei molti, che spesso neanche sanno cosa fanno.

Ora, però, non parliamo più di una nazione, ma di un’università. Un ambiente con poche migliaia di studenti. Servono i partiti?
Senz’altro servono persone che hanno a cuore il miglioramento dell’ambiente in cui stanno. Che rappresentino gli studenti, che li abbiano eletti o meno, nelle questioni più importanti. Che comunichino in due direzioni: dalla gente alle istituzioni, dalle istituzioni alla gente. E perché mi soffermo sulle università? Perché i rappresentanti, studenti come tutti, nel giro di qualche anno, appassionati o meno al loro ruolo semi-politico, se ne vanno. Se sono nella posizione di rappresentante non lo fanno certo per il potere, i benefit e per tenersi una poltrona comoda e calda. Lo fanno perché è nella loro indole impegnarsi a nome di tutti.

Non servono partiti per fare ciò. Non servono ideologie archeologiche per i problemi di un’università. Serve buon senso e pragmaticità. L’idealismo serve solo perché quella dozzina di studenti candidati decidano di perdere del tempo non solo per il bene proprio, ma di tutta la categoria che rappresentano.

Io sono contento che a Bolzano i rappresentanti studenteschi siano apolitici. Lo vedo come un passo verso l’apertura mentale.

E nelle università dove i colori politici svettano con orgoglio dalle mani di studenti incravattati e ammuffiti? Beh, mi spiace per loro. Mi spiace per quegli studenti che sono manipolati da una classe politica che proprio in questi tempi nel nostro Paese sta facendo una figura sempre più meschina su tutti gli schieramenti e su ogni fronte.

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Wie sexy muss Studentenvertretung sein?

Si è appena conclusa un’interessante tavola rotonda al Social Club dell’uni alla quale hanno partecipato la direttrice generale dell’uni Johanna Vaja, il rappresentante degli studenti nel senato accademico Andreas Hauptenbuchner, il preside della Facoltà di Design e Arti Kuno Prey, Christoph Franceschini dell’ASUS SH* e Martha Stocker ex-presidente dell’ASUS SH di Innsbruck sotto al titolo di [tradotto] “Quanto dev’essere sexy la rappresentanza degli studenti?”.

I temi toccati sono stati tanti e da parlare e discutere ce ne sarebbe molto. Dividerò le mie riflessioni in più post.

*ASUS SH: Associazione Studenti Universitari Sudtirolesi = Südtiroler Hochschülerschaft

Politica: Servono i partiti nelle università? La mia opinione in questo post.
Giovani: il loro (mancato) impegno nella vita sociale. La mia opinione in questo post.
Giovani: crescono umanamente oggi? La mia opinione in questo post.
Social Club: non è un po’ poco social? Breve post a riguardo.

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Quartetto d’archi in mensa

Del resto, quale università italiana non ha un quartetto d’archi all’ingresso della mensa?

In realtà si tratta di un po’ di pubblicità per il concerto che si terrà questo lunedì al Conservatorio Monteverdi alle 20.30. Io ci vado con qualche amico. Il quartetto suonerà brani di tre autori tra cui Grieg. Gli altri due, nella mia ignoranza musicale, non li conosco e non ne ricordo il nome. Comunque in giro per Bolzano si trovano i manifesti.

In caso ci si vede là!

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Scelte di evoluzione

Stasera si è tenuta in università la presentazione dell’ultimo libro del prof. Sergio Ortino “La struttura delle rivoluzioni economiche“. Mi aspettavo una cosa molto diversa partendo dal titolo dell’incontro a livello di contenuti, anche se non voglio entrare nel merito di questo in quanto non essendo documentato prima dell’incontro era ovvio che mi aspettavano sorprese. Si è rivelato nonostante ciò una presentazione ricca di spunti. In particolare mi vorrei allacciare al concetto di scelta che il prof. Ortino ha citato senza entrare nei dettagli, cosa che immagino faccia il suo libro.

Egli ha detto che l’uomo, l’ominide a voler essere precisi, ha scelto di abbandonare gli alberi. E nel tempo ha scelto più volte di cambiare paradigmi in concomitanza di crisi. Questo almeno quello che io ho colto nella mia ignoranza sull’argomento. A prescindere dal fatto che io abbia compreso bene o meno, mi viene da fare la seguente considerazione: l’uomo, in quanto specie umana, sceglie? Esistono scelte collettive? L’evoluzione si basa su scelte?
Pensiamo anche solo a queste due settimane, a fronte delle numerose crisi, finanziarie, ambientali e politiche che siano, possiamo dire che stiamo facendo delle scelte? Che la nostre classe politica stia facendo delle scelte?

Il mio parere è che non possiamo osservare delle vere e proprie scelte quando siamo ad un livello macroscopico. Anzi, non esistono scelte se non a livello personale.

Intendo dire che ogni volta che sono avvenuti grandi o piccoli adattamenti, riforme di qualsivoglia genere, rivoluzioni politiche e sociali, non parliamo di scelte collettive, quanto più di manovre di adattamento che una società mette in atto sotto la guida della sua classe dirigente e/o in base alle convinzioni più o meno condivise all’interno di questa società che si diffondono come una moda nelle teste dei suoi membri.
Quando ad esempio in questi giorni si dice che l’UE ha deciso di salvare la Grecia, non si intende che mezzo miliardo di persone in comune accordo ha scelto di aiutare un paese. Semplicemente il cancelliere tedesco e il presidente francese, valutando i fatti, hanno deciso che è la cosa più sensata agire in questa maniera.
Un altro caso, la BCE o la Federal Reserve a fronte della grande crisi finanziaria non hanno fatto delle scelte. Hanno applicato schemi di adattamento a un cambio di condizioni ambientali.
La gente non investe nel privato? Abbassiamo i tassi dei BOT.
L’atmosfera si scalda? Imponiamo leggi e educhiamo le nuove generazioni allo scopo di contrastare e prevenire futuri peggioramenti.
Le auto si schiantano in curva? Abbassiamo i limiti di velocità.

Non sono scelte. Sono adattamenti volti alla sopravvivenza. Sopravvivenza in termini assoluti di vita o di morte, o anche in termini relativi al mantenimento del potere e dell’ordine (politico, economico, sociale…).

L’uomo non ha mai compiuto scelte nella sua storia evolutiva. Ha effettuato adattamenti secondo necessità e istinto. E qui Darwin resta attuale. Smith pure.

Il Cogito ergo sum di Cartesio vale solo per l’individuo. Cartesio non ha detto “Cogitamus ergo sumus”. Il suo assioma vale solo riferito a sé. Tutto il resto, quello che riguarda la collettività, è un adeguamento più o meno guidato da raziocinio che qualunque macchina evoluta in grado di saper percepire e valutare l’ambiente sarebbe in grado di fare. Tanto che appunto è notizia recente quella della creazione di un computer intelligente. Una massa di persone, nelle dinamiche esterne si differenzia appena da un

Una pluralità di persone può condividere una scelta solo se si raggruppa in base a questa a posteriori, dopo che gli individui si sono comunicati le proprie posizioni (vedi partiti, comunità religiose…). Quando osserviamo grandi cambi di mentalità in un popolo nel corso del tempo, non è che un nonno ha fatto una scelta e di generazione in generazione questa si diffonde tra i suoi nipoti moltiplicandosi in un fenomeno di massa. (Se anche così fosse i discendenti non starebbero già più scegliendo, ma assorbendo idee altrui in maniera inconsapevole. E già non parliamo più di scelta.)

L’unica cosa che può mettere d’accordo un popolo intero, una tribù, un gruppo, sono stimoli esterni che impongono un adeguamento individuale omogeneo a quello altrui, che risulta in un cambio di rotta complessivo di massa.
Quando tra il VIII e il VII secolo a.C. i Greci hanno deciso di espandersi nel Mediterraneo, dando inizio alla formazione a quella che oggi definiamo Magna Grecia, non l’hanno fatto mica per scelta. Non è a qualche centinaio di marinai è venuto, sulla base di ponderazioni personali indipendenti le une dalle altre, il desiderio di colonizzare nuovi lidi così di punto in bianco. Alla base di questo fenomeno migratorio (come in ogni altro caso) vi erano contingenze esterne: scarsità di terra, cibo e di risorse in genere. Quello che accomunava tutti gli individui che vi hanno preso parte alla migrazione è stato il comune istinto naturale di allontanarsi da una situazione sgradevole. Nessuna scelta, ma una pura reazione omogenea quanto è omogenea l’umanità al suo interno.

Per concludere, dunque, la mai posizione è che non ha senso parlare di scelte evolutive, ma
o di scelte personali,
o di adattamenti evolutivi.

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Ibiza, flyer e il nostro rettore

Visto che domani mattina prestissimo partirò per Ibiza dove insieme ad altri ragazzi dell’uni tramite lo S.C.U.B. parteciperò al torneo sportivo EuroIbiza, vi lascio con un link all’ultimo numero del flyer, (modestia-mode:on) di cui orgogliosamente sono caporedattore (modestia-mode:off), che potete sfogliarvi fino al mio ritorno. A me invece aspetterà di vedere come si sarà evoluta la questione sollevata da questo numero in relazione a un articolo che ha attaccato in maniera abbastanza INdiretta il nostro rettore, che in realtà credo abbia poco da temere da noi studenti, ma il tiro degli articolisti coraggiosi è stato un po’ alzato e orientato al cuore del concetto che sta dietro alla nostro università dai giornali locali (purtroppo articoli solo in tedesco).

Vedremo come andranno le cose. Intanto spero di ricevere ancora commenti sul lavoro così da migliorare il numero di giugno e spero anche di poter vedere il ritorno di semifinale di Champions League da Ibiza, sperando che i catalani non mi accoltellino qualora dovessero scoprire il mio orientamento calcistico. 🙂

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Relax in F6

Dalla prospettiva di un pomeriggio libero senza lezioni. Sulla terrazza dell’uni.

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Safari Book Online alla LUB

Più ci penso e più penso che sia una cosa grandissima quella organizzata dalla biblioteca universitaria dell’uni. Fino al 18 novembre (spero che poi facciano un abbonamento annuale) con la login dell’intranet dell’uni, noi studenti possiamo accedere alla libreria online di Safari (non l’avevo mai sentita prima). In parole povere si tratta di una biblioteca in rete che ti permette di consultare direttamente dal tuo browser i testi disponibili. Purtroppo non si possono scaricare, ma mi pare ovvio. Altrimenti avrei già avviato un flusso di download che non si sarebbe fermato finché non avessi riempito tutti i dischi di memoria che ci sono in casa.

Ecco qualche screenshot per far comprendere quale fortuna ci è piovuta addosso.

Questa è la prima pagina. Nella colonna di sinistra ci sono le categorie di libri. Sono una ventina, prevalentemente di informatica (non so se l’università ha fatto una selezione tagliata su misura per alcune facoltà).

Qui ho scelto la categoria Business. Mi risultano 790 testi (credo tutti in inglese) disponibili alla lettura online. A lato le sottocategorie.

Scelto un libro arrivo ad una pagina di presentazione, come lo potrebbe essere quella di Feltrinelli.it o Ibs.it con l’aggiunta del pulsantino “Start reading online”.

Con un click arrivo così al contenuto del libro vero e proprio. Posso sfogliarlo in avanti e indietro attraverso delle barre verticali ai due lati. Poi ci sono i bottoncini di zoom e altri strumentini vari.

Peccato che essendo online non si possano prendere appunti a margine (almeno non ho ancora scoperto come si fa).

La Libera Univeristà di Bolzano sarà anche un po’ più difficile di altre, ma offre veramente risorse spettacolari. Ieri ho pure notato che in biblioteca stanno appesi due certificati di piazzamento al secondo posto in due anni consecutivi ad un concorso con sede a Berlino per le migliori biblioteche (non so di che bacino). Per non parlare del resto dei servizi ICT offerti, come quando per ragioni di studio (corso di informatica) mi hanno installato senza fare bif Vista, Office 07 e SPSS 6 sul mio Mac.

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EE Projekt

Le energie rinnovabili sembrano non solo la soluzione per alcuni problemucci ambietali di cui si parla sempre più spesso, ma una grande opportunità per studenti, investitori, ricercatori ecc. A forza di scoop, previsioni e proiezioni, allarmismi, soffiate e blabla si è un po’ perso il quadro dell’attuale stato di avanzamento del settore della produzione di energie rinnovabili. Per questo motivo Michael, in qualità di presidente del comitato locale di AIESEC a Bolzano, ha avviato quest’estate l’organizzazione di un progetto indirizzato agli studenti, ma aperto anche a chiunque altro fosse interessato, di nome EE Projekt. Prossimamente mi vedrete scrivere sempre più spesso di questo evento, visto che mi sono incaricato di occuparmi della comunicazione e promozione della cosa.

Ora Michael ha lasciato l’uni di Bolzano, quindi la presidenza del comitato è passata a Francesca e il progetto ha continuato a crescere. Il programma si apre lunedì 26 ottobre con uno stand informativo organizzato dall’Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige per mostrare come cucinare con un forno solare e calcolare la nostra impronta ecologica. Le due settimane seguenti si sviluppano con conferenze, proiezioni di film, un tour guidato per gli stabilimenti di energia elettrica nei dintorni di Bolzano organizzato dal TIS Innovation Park, per poi culminare con una grande conferenza alla quale partecipano esperti di vari settori legati all’industria energetica il 12 novembre (un giovedì).

Nel frattempo si possono trovare le prime informazioni relative all’indirizzo www.eeprojekt.eu, sulla nostra pagina di Facebook. Per rimanere aggiornati consiglio di iscriversi ai twit del progetto.

Non spaventatevi dal nome. Per quanto l’abbiamo battezzato in tedesco (EE sta per Erneuerbare Energien), ci sono anche eventi in italiano e inglese. In particolare alla conferenza finale ci sarà un traduttore dal tedesco all’italiano e viceversa. Da qui potete scaricarvi il pdf del volantino in inglese (a breve lo mettiamo su anche in italiano e tedesco).

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Rookie Day a Bressanone

Ieri è stato organizzato anche a Bressanone il Rookie Day, il pomeriggio dedicato alle matricole. A dispetto delle nostre aspettative pessimistiche, hanno partecipato una trentina di ragazze e un ragazzo (grande Filippo!). Anche là abbiamo aperto le danze come a Bolzano alle 14.30, partendo con la Foto nella fontana in centro città, seguita dal Karaoke di gruppo e infine dalla creazione di un cocktail di loro invenzione. Anche qui abbiamo suddiviso i ragazzi in gruppi da 5 persone. In premio per la prima squadra i biglietti per i Bolzano Snowdays 2010, ai secondi i biglietti per la slittata al chiaro di luna organizzata dal kikero e per i terzi classificati delle consumazioni gratuite per la prima festa organizzata a Bressanone. Premio di consolazione per le altre tre squadre era un’affiliazione a scelta tra S.C.U.B. e kikero.

Nella foto, la squadra vincitrice alla prima prova.

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Rookie Day ’09

Grande successo l’edizione di quest’anno del Rookie Day presso la sede di Bolzano della LUB dalle associazioni studentesche S.C.U.B, Uni-Party, AIESEC e kikero. Più di 60 matricole si sono riunite oggi alle 14.30 nel cortile interno dell’università. Divisi in 12 squadre i nuovi studenti, prevalentemente dalle Facoltà di Design ed Economia, si sono affrontati in tre prove per conoscere meglio l’Università, la Città e il partner del Rookie Day, Red Bull. La prima prova consisteva nel raccogliere quante più persone si riuscivano a convincere dell’università ad aiutare la squadra in un tiro alla fune contro le altre squadre. Focus della seconda prova era conscere la città facendosi regalare almeno un panino dai panettieri del centro città. La squadra con più panini raccoglieva più punti per la classifica finale.

Per l’ultima prova dovevano muoversi per il centro, armati di cartine della città, alla ricerca delle quattro ragazze della Red Bull che assegnavano loro i seguenti compiti: posizionare e fotografare una lattina posta nel posto più strano che veniva lori in mente; fotografare quattro pub partner dell’associazione studentesca Uni-party, dove poi si terranno le feste durante l’anno accademico; farsi fare un video mentre in sincro crollavano a terra in piazza Walther; e per concludere rispondere a 8 domande sulla città, usi e costumi altoatesini, università e Red Bull.

Stasera alle 23 si terranno le premiazioni durante il Rookie Party al Museion. La festa inizierà alle 22.00 e finirà alle 3.00. Ingresso € 7,00 inclusa consumazione. Ovviamente ingresso gratuito per le matricole.

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