Tag: sinistra a chi?

Consegnare l’Italia e non pensarcì più

Enrico Letta è uscito alla scoperta:”Se il premier confermerà che non vuole cambiare la legge elettorale dopo un’eventuale vittoria del sì, allora dovremo rivedere la nostra posizione” (Ansa)

l’Idv conferma con Leoluca Orlando la sua linea:”é un grimaldello contro il ‘porcellum’ che è una pessima legge elettorale. (Ansa)

Del referendum ho scritto approfonditamente, quindi chi ha trovato la voglia di leggere quel lunghissimo pezzo sa già perchè le due frasi riportate qua sopra sono indice al massimo di ingenuità e scarsa attenzione. Riassumo: questo referendum porterebbe il Pdl (o il PD, quando, tra una decina d’anni, acquisterà forse la credibilità necessaria) ad avere virtualmente la possibilità di correre da solo alle elezioni e prendersi il premio di maggioranza senza bisogno di alleanze, lasciandosi alle spalle anche le minime interferenze leghiste per la prossima legislatura. L’idea dell’Idv (e forse del PD, che però potrebbe anche voler fare il doppio gioco e far entrare l’Italia in un’ottica bipartitica per accrescere il proprio potere, d’altra parte già dalla scelta del nome ha cominciato a pensare all’americana) è che questo referendum potrebbe essere anche intepretato come generica volontà di cambiamento della legge elettorale da parte degli italiani, e quindi portare a una discussione che coinvolga tutti i partiti. Peccato che il Pdl avrebbe tutta la legittimità a limitarsi ad accogliere il referendum, ed è quello che dichiara oggi Cicchitto, e chi potrebbe fermarlo? la Lega minacciando la crisi di governo? è esattamente quello che Berlusconi vorrebbe, nuove elezioni da sfruttare al volo per capitalizzare la nuova legge che gli è stata regalata.

Quindi? duole dirlo, ma questa volta va seguita la Lega e scritta una legge elettorale, possibilmente decente, prima del 21 Giugno. Oppure potremmo lasciar perdere tutto, consegnare l’Italia al papi e metterci il cuore in pace, fate voi, io comincio a sentirmi stanco di tutto questo. La posizione del partito democratico non mi sorprende, anche se mi stupisce la cronica mancanza di sincerità nei confronti dei suoi elettori, e l’ennesima occasione persa per rendersi conto di cosa questi veramente vogliono (tradotto: fate un po’ la conta di chi, oggi e in Italia, vuole davvero il bipartitismo), ma l’unica giustificazione dell’Italia dei valori per agire in questa maniera l’ingenuità, o l’ignoranza, e questo contribuisce a rendere il quadro politico ancora meno confortante.

E la morale? il messaggio di speranza? la soluzione? magari un’altra volta, quando mi passerà il mal di testa

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2009/05/consegnare-litalia-e-non-pensarci-piu.html

Consegnare l’Italia e non pensarcì più

Enrico Letta è uscito alla scoperta:”Se il premier confermerà che non vuole cambiare la legge elettorale dopo un’eventuale vittoria del sì, allora dovremo rivedere la nostra posizione” (Ansa)

l’Idv conferma con Leoluca Orlando la sua linea:”é un grimaldello contro il ‘porcellum’ che è una pessima legge elettorale. (Ansa)

Del referendum ho scritto approfonditamente, quindi chi ha trovato la voglia di leggere quel lunghissimo pezzo sa già perchè le due frasi riportate qua sopra sono indice al massimo di ingenuità e scarsa attenzione. Riassumo: questo referendum porterebbe il Pdl (o il PD, quando, tra una decina d’anni, acquisterà forse la credibilità necessaria) ad avere virtualmente la possibilità di correre da solo alle elezioni e prendersi il premio di maggioranza senza bisogno di alleanze, lasciandosi alle spalle anche le minime interferenze leghiste per la prossima legislatura. L’idea dell’Idv (e forse del PD, che però potrebbe anche voler fare il doppio gioco e far entrare l’Italia in un’ottica bipartitica per accrescere il proprio potere, d’altra parte già dalla scelta del nome ha cominciato a pensare all’americana) è che questo referendum potrebbe essere anche intepretato come generica volontà di cambiamento della legge elettorale da parte degli italiani, e quindi portare a una discussione che coinvolga tutti i partiti. Peccato che il Pdl avrebbe tutta la legittimità a limitarsi ad accogliere il referendum, ed è quello che dichiara oggi Cicchitto, e chi potrebbe fermarlo? la Lega minacciando la crisi di governo? è esattamente quello che Berlusconi vorrebbe, nuove elezioni da sfruttare al volo per capitalizzare la nuova legge che gli è stata regalata.

Quindi? duole dirlo, ma questa volta va seguita la Lega e scritta una legge elettorale, possibilmente decente, prima del 21 Giugno. Oppure potremmo lasciar perdere tutto, consegnare l’Italia al papi e metterci il cuore in pace, fate voi, io comincio a sentirmi stanco di tutto questo. La posizione del partito democratico non mi sorprende, anche se mi stupisce la cronica mancanza di sincerità nei confronti dei suoi elettori, e l’ennesima occasione persa per rendersi conto di cosa questi veramente vogliono (tradotto: fate un po’ la conta di chi, oggi e in Italia, vuole davvero il bipartitismo), ma l’unica giustificazione dell’Italia dei valori per agire in questa maniera l’ingenuità, o l’ignoranza, e questo contribuisce a rendere il quadro politico ancora meno confortante.

E la morale? il messaggio di speranza? la soluzione? magari un’altra volta, quando mi passerà il mal di testa

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Consegnare l’Italia e non pensarcì più

Enrico Letta è uscito alla scoperta:”Se il premier confermerà che non vuole cambiare la legge elettorale dopo un’eventuale vittoria del sì, allora dovremo rivedere la nostra posizione” (Ansa)

l’Idv conferma con Leoluca Orlando la sua linea:”é un grimaldello contro il ‘porcellum’ che è una pessima legge elettorale. (Ansa)

Del referendum ho scritto approfonditamente, quindi chi ha trovato la voglia di leggere quel lunghissimo pezzo sa già perchè le due frasi riportate qua sopra sono indice al massimo di ingenuità e scarsa attenzione. Riassumo: questo referendum porterebbe il Pdl (o il PD, quando, tra una decina d’anni, acquisterà forse la credibilità necessaria) ad avere virtualmente la possibilità di correre da solo alle elezioni e prendersi il premio di maggioranza senza bisogno di alleanze, lasciandosi alle spalle anche le minime interferenze leghiste per la prossima legislatura. L’idea dell’Idv (e forse del PD, che però potrebbe anche voler fare il doppio gioco e far entrare l’Italia in un’ottica bipartitica per accrescere il proprio potere, d’altra parte già dalla scelta del nome ha cominciato a pensare all’americana) è che questo referendum potrebbe essere anche intepretato come generica volontà di cambiamento della legge elettorale da parte degli italiani, e quindi portare a una discussione che coinvolga tutti i partiti. Peccato che il Pdl avrebbe tutta la legittimità a limitarsi ad accogliere il referendum, ed è quello che dichiara oggi Cicchitto, e chi potrebbe fermarlo? la Lega minacciando la crisi di governo? è esattamente quello che Berlusconi vorrebbe, nuove elezioni da sfruttare al volo per capitalizzare la nuova legge che gli è stata regalata.

Quindi? duole dirlo, ma questa volta va seguita la Lega e scritta una legge elettorale, possibilmente decente, prima del 21 Giugno. Oppure potremmo lasciar perdere tutto, consegnare l’Italia al papi e metterci il cuore in pace, fate voi, io comincio a sentirmi stanco di tutto questo. La posizione del partito democratico non mi sorprende, anche se mi stupisce la cronica mancanza di sincerità nei confronti dei suoi elettori, e l’ennesima occasione persa per rendersi conto di cosa questi veramente vogliono (tradotto: fate un po’ la conta di chi, oggi e in Italia, vuole davvero il bipartitismo), ma l’unica giustificazione dell’Italia dei valori per agire in questa maniera l’ingenuità, o l’ignoranza, e questo contribuisce a rendere il quadro politico ancora meno confortante.

E la morale? il messaggio di speranza? la soluzione? magari un’altra volta, quando mi passerà il mal di testa

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Consegnare l’Italia e non pensarcì più

Enrico Letta è uscito alla scoperta:”Se il premier confermerà che non vuole cambiare la legge elettorale dopo un’eventuale vittoria del sì, allora dovremo rivedere la nostra posizione” (Ansa) l’Idv conferma con Leoluca Orlando la sua linea:”é un gr…

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Migliori a parole

Se non riuscite a leggere l’articolo lo trovate dove l’ho preso, ovvero su Wittgenstein, e vi consiglio di spendere questi due minuti, anche perchè l’Unità (con buona pace di tutti gli estimatori, tra i quali potrei mettermi pure io peraltro, della n…

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2009/02/migliori-parole.html

Migliori a parole

Se non riuscite a leggere l’articolo lo trovate dove l’ho preso, ovvero su Wittgenstein, e vi consiglio di spendere questi due minuti, anche perchè l’Unità (con buona pace di tutti gli estimatori, tra i quali potrei mettermi pure io peraltro, della nuova direttrice DeGregorio) è per molti versi uno specchio fedele della maniera in cui il partito democratico vede sè stesso. E se scoprire che il partito democratico ha questa visione della storia non stupisce, non smette nemmeno di far pensare.

Ma non è nemmeno tanto il fatto che venga presentato il 94 come anno in cui “una nuova generazione ha preso il potere”, che fa un po’ ridere ma è anche comprensibile nell’ottica di un processo di mitopoiesi che ogni partito (ma non solo) ha bisogno di affrontare specialmente nei momenti difficili, nè l’idea che Veltroni e D’Alema fossero il meglio che il partito poteva offrire all’epoca, e il presentare il loro duello come inevitabile (forse è anche vero). Quello che fa veramente inorridire è questa parte che vale la pena rileggere:

[Veltroni e D’alema, ndp] Sono stati davvero i migliori, e tutto sommato credo che lo siano ancora. Ma, prima l’uno e poi l’altro, hanno commesso una enorme quantità di errori. Nel 2009, lo stato delle cose è quello che abbiamo tutti davanti agli occhi. Questa generazione politica lotterà strenuamente per non ammetterlo, ma oggi, quindici anni dopo, a giudicare i fatti, bisogna concludere che una generazione politica intera ha fallito.

Nel mio mondo ideale, e ditemi se il vostro è diverso, le teorie, i progetti e soprattutto le persone devono superare la prova dei fatti. Due politici che (peraltro in un quindicennio di attività) commettono “una enorme quantità di errori” non sono i migliori, a meno di non pensare che sia impossibile trovarsi in quelle posizioni e agire correttamente (e non sono così pessimista), sono invece pessimi politici che malauguratamente non si è riusciti a sostituire, e pensare che non vi fosse nessuna resistenza ad un turn-over basato sul merito è prendere in giro la propria intelligenza. Quello che è successo è che nel 1994 una classe politica frastornata ha subito qualche innesto, ma sempre pescando tra i pupilli allevati da decenni: gente plasmata a propria immagine e somiglianza e quindi inevitabilmente già vecchia e inadatta. Non si è trattato di prendere i migliori, si è trattato invece di prendere chi aveva staccato il numerino prima (o si era accodato alla fila più veloce del supermercato, per intenderci).

Quando poi Piccolo aggiunge, giustamente, che “una generazione politica intera ha fallito” dovrebbe aggiungere tetro che sarebbe ora che tutti quelli invischiati nel fallimento se ne andassero a far confusione da un’altra parte, e invece sostiene che non ci sia un ricambio pronto in panchina. Ecco, forse su questo ha una parziale ragione, ma è solo un motivo in più per cacciare a pedate chi non ha dimostrato di pensare al futuro del partito invece che al proprio, e sperare nel colpo di fortuna con qualche persona nuova. Franceschini fa ridere, nei brevi intervalli tra una crisi di pianto e l’altra, perchè non si conclude il ragionamento e si dice chiaramente che è tutto da rifare? che non è nemmeno questione di prendere voti alle europee, si tratta prima di tutto di avere qualcosa da votare, un partito magari e non una lista di nomi.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2009/02/migliori-parole.html

Migliori a parole

Se non riuscite a leggere l’articolo lo trovate dove l’ho preso, ovvero su Wittgenstein, e vi consiglio di spendere questi due minuti, anche perchè l’Unità (con buona pace di tutti gli estimatori, tra i quali potrei mettermi pure io peraltro, della nuova direttrice DeGregorio) è per molti versi uno specchio fedele della maniera in cui il partito democratico vede sè stesso. E se scoprire che il partito democratico ha questa visione della storia non stupisce, non smette nemmeno di far pensare.

Ma non è nemmeno tanto il fatto che venga presentato il 94 come anno in cui “una nuova generazione ha preso il potere”, che fa un po’ ridere ma è anche comprensibile nell’ottica di un processo di mitopoiesi che ogni partito (ma non solo) ha bisogno di affrontare specialmente nei momenti difficili, nè l’idea che Veltroni e D’Alema fossero il meglio che il partito poteva offrire all’epoca, e il presentare il loro duello come inevitabile (forse è anche vero). Quello che fa veramente inorridire è questa parte che vale la pena rileggere:

[Veltroni e D’alema, ndp] Sono stati davvero i migliori, e tutto sommato credo che lo siano ancora. Ma, prima l’uno e poi l’altro, hanno commesso una enorme quantità di errori. Nel 2009, lo stato delle cose è quello che abbiamo tutti davanti agli occhi. Questa generazione politica lotterà strenuamente per non ammetterlo, ma oggi, quindici anni dopo, a giudicare i fatti, bisogna concludere che una generazione politica intera ha fallito.

Nel mio mondo ideale, e ditemi se il vostro è diverso, le teorie, i progetti e soprattutto le persone devono superare la prova dei fatti. Due politici che (peraltro in un quindicennio di attività) commettono “una enorme quantità di errori” non sono i migliori, a meno di non pensare che sia impossibile trovarsi in quelle posizioni e agire correttamente (e non sono così pessimista), sono invece pessimi politici che malauguratamente non si è riusciti a sostituire, e pensare che non vi fosse nessuna resistenza ad un turn-over basato sul merito è prendere in giro la propria intelligenza. Quello che è successo è che nel 1994 una classe politica frastornata ha subito qualche innesto, ma sempre pescando tra i pupilli allevati da decenni: gente plasmata a propria immagine e somiglianza e quindi inevitabilmente già vecchia e inadatta. Non si è trattato di prendere i migliori, si è trattato invece di prendere chi aveva staccato il numerino prima (o si era accodato alla fila più veloce del supermercato, per intenderci).

Quando poi Piccolo aggiunge, giustamente, che “una generazione politica intera ha fallito” dovrebbe aggiungere tetro che sarebbe ora che tutti quelli invischiati nel fallimento se ne andassero a far confusione da un’altra parte, e invece sostiene che non ci sia un ricambio pronto in panchina. Ecco, forse su questo ha una parziale ragione, ma è solo un motivo in più per cacciare a pedate chi non ha dimostrato di pensare al futuro del partito invece che al proprio, e sperare nel colpo di fortuna con qualche persona nuova. Franceschini fa ridere, nei brevi intervalli tra una crisi di pianto e l’altra, perchè non si conclude il ragionamento e si dice chiaramente che è tutto da rifare? che non è nemmeno questione di prendere voti alle europee, si tratta prima di tutto di avere qualcosa da votare, un partito magari e non una lista di nomi.

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Se non riuscite a leggere l’articolo lo trovate dove l’ho preso, ovvero su Wittgenstein, e vi consiglio di spendere questi due minuti, anche perchè l’Unità (con buona pace di tutti gli estimatori, tra i quali potrei mettermi pure io peraltro, della nuova direttrice DeGregorio) è per molti versi uno specchio fedele della maniera in cui il partito democratico vede sè stesso. E se scoprire che il partito democratico ha questa visione della storia non stupisce, non smette nemmeno di far pensare.

Ma non è nemmeno tanto il fatto che venga presentato il 94 come anno in cui “una nuova generazione ha preso il potere”, che fa un po’ ridere ma è anche comprensibile nell’ottica di un processo di mitopoiesi che ogni partito (ma non solo) ha bisogno di affrontare specialmente nei momenti difficili, nè l’idea che Veltroni e D’Alema fossero il meglio che il partito poteva offrire all’epoca, e il presentare il loro duello come inevitabile (forse è anche vero). Quello che fa veramente inorridire è questa parte che vale la pena rileggere:

[Veltroni e D’alema, ndp] Sono stati davvero i migliori, e tutto sommato credo che lo siano ancora. Ma, prima l’uno e poi l’altro, hanno commesso una enorme quantità di errori. Nel 2009, lo stato delle cose è quello che abbiamo tutti davanti agli occhi. Questa generazione politica lotterà strenuamente per non ammetterlo, ma oggi, quindici anni dopo, a giudicare i fatti, bisogna concludere che una generazione politica intera ha fallito.

Nel mio mondo ideale, e ditemi se il vostro è diverso, le teorie, i progetti e soprattutto le persone devono superare la prova dei fatti. Due politici che (peraltro in un quindicennio di attività) commettono “una enorme quantità di errori” non sono i migliori, a meno di non pensare che sia impossibile trovarsi in quelle posizioni e agire correttamente (e non sono così pessimista), sono invece pessimi politici che malauguratamente non si è riusciti a sostituire, e pensare che non vi fosse nessuna resistenza ad un turn-over basato sul merito è prendere in giro la propria intelligenza. Quello che è successo è che nel 1994 una classe politica frastornata ha subito qualche innesto, ma sempre pescando tra i pupilli allevati da decenni: gente plasmata a propria immagine e somiglianza e quindi inevitabilmente già vecchia e inadatta. Non si è trattato di prendere i migliori, si è trattato invece di prendere chi aveva staccato il numerino prima (o si era accodato alla fila più veloce del supermercato, per intenderci).

Quando poi Piccolo aggiunge, giustamente, che “una generazione politica intera ha fallito” dovrebbe aggiungere tetro che sarebbe ora che tutti quelli invischiati nel fallimento se ne andassero a far confusione da un’altra parte, e invece sostiene che non ci sia un ricambio pronto in panchina. Ecco, forse su questo ha una parziale ragione, ma è solo un motivo in più per cacciare a pedate chi non ha dimostrato di pensare al futuro del partito invece che al proprio, e sperare nel colpo di fortuna con qualche persona nuova. Franceschini fa ridere, nei brevi intervalli tra una crisi di pianto e l’altra, perchè non si conclude il ragionamento e si dice chiaramente che è tutto da rifare? che non è nemmeno questione di prendere voti alle europee, si tratta prima di tutto di avere qualcosa da votare, un partito magari e non una lista di nomi.

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Elezioni e lezioni elettorali

Credo di aver creato un bisticcio nel titolo (grazie wiki che, aiutandomi a controllare, mi fai rispolverare un po’ di lingua italiana), ed è anche appropriato ai tempi che corrono, credo, anche se mi sono reso conto che questi tempi corrono sempre, e…

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2008/12/elezioni-e-lezioni-elettorali.html

Elezioni e lezioni elettorali

Credo di aver creato un bisticcio nel titolo (grazie wiki che, aiutandomi a controllare, mi fai rispolverare un po’ di lingua italiana), ed è anche appropriato ai tempi che corrono, credo, anche se mi sono reso conto che questi tempi corrono sempre, e nessuno sta cercando non dico di fermarli ma perlomeno di fargli fare un po’ di panchina. Vi sarete resi conto (o almeno lo spero) che questo mese sto scrivendo poco; senza tediarvi troppo con le mie vicende sono stato banalmente lontano dal pc (si fa per dire, diciamo lontano dal blog) per via di un grosso esame dato di recente, e tra le altre cose mi sono anche perso un po’ di come andava il mondo. Non che mi aspettassi grandi cambiamenti, ma qui sembra essere sempre allo stesso punto e quindi tanto vale fare un po’ di ripasso.

Vi ricordate qualche mese fa che ci sono state le elezioni provinciali a Trento? ha vinto Lorenzo Dellai, quella specie di orsacchiotto dall’aria confusa che non solo si conferma ma credo faccia pure qualche record oramai, Intendiamoci, globalmente sembra aver amministrato bene in questi anni (difatti l’ho votato), ma più che altro è, ed è sempre stato, molto furbo; e non è un caso se nel recente scandalo della “magnadora” riguardante appalti e tangenti nessuno è riuscito a coinvolgerlo (ma sapeva? chissà, potrebbe anche aver semplicemente nascosto bene le sue tracce). All’epoca ci fu chi, a Roma, cominciò a spingere per prendere esempio dalla coalizione dell’orso trentino, ovviamente senza capire niente della sua costituzione (come al tempo della Margherita, che in teoria prese esempio dalla Civica Margherita e ovviamente da allora ha fallito praticamente in ogni occasione). Bene, oggi qualcuno comincia già, dopo la sconfitta alle elezioni in Abruzzo, a riprendere le fila di quel discorso e sostenere che si debba puntare al centro per vincere.

Ora, il motivo per cui in Trentino Dellai ha sbaragliato gli avversari accentuando la componente di centro del proprio schieramento (curioso che, per una questione burocratica, l’Udc non abbia corso alle elezioni: di fatto c’era una lista di centro assieme al Pd, all’Idv e alle altre liste minori, ma non l’Udc) è che il Trentino ha una lunga storia elettorale che va in questa direzione. Stupirà qualcuno, ma la maggiorparte di quelli che votavano Dc qualche anno fa sono ancora vivi e in possesso di tessera elettorale, e questo conta molto, oltre che genitori dei nuovi elettori di oggi, e questo conta ancora di più; non che sia un bunker del bigottismo, ma qui il centro vince per ragioni sia di tradizione politica che più strettamente economiche. Per fare un esempio, un mio amico una volta mi stimò che 2/3 degli immobili nell’area urbana di Trento fossero di proprietà della curia, e tanto per farne un altro quando ho deciso di sbattezzarmi mio padre mi ha seriamente chiesto di pensarci bene, non per questioni ideologiche, ma per non rischiare di rimanere disoccupato. Non vorrei dare un’impressione eccessivamente caricata del ruolo che ha la chiesa (più locale che vaticana, comunque) nella vita della regione, ma sicuramente questo esiste e pesa molto specialmente nelle scelte politiche. Capite ora perchè Dellai, che peraltro esce dal partito popolare, vince con una coalizione del genere? è lo stesso motivo per cui non mi sono fatto troppe remore a votarlo (più a sinistra di così, per ora, è praticamente impossibile). Tanto per mettere un’altra carta sul tavolo, l’astensione è stata moderatamente contenuta (ha votato il 73,13% degli aventi diritto), mentre in Abruzzo ha quasi raggiunto il 50%.

E veniamo all’Abruzzo, dove il centrodestra ha vinto 49 a 42 sui presidenti e 47 a 43 sulle liste, liste composte per il centrodestra da Pdl più partiti locali e MpA e per il centrosinistra praticamente da tutti quelli che ci potevano entrare (compresi comunisti di vario tipo e socialisti). Non si può dimenticare, ovviamente, che queste elezioni sono state indette per via di uno dei più grossi scandali politico-economici degli ultimi tempi e che il governatore dimessosi per via delle gravi accuse, che peraltro ora cerca di mendicare un posto per le europee, è un ex-socialista interno al Partito Democratico. Era comprensibile che venissero perse, e probabilmente se non fosse stato per l’exploit dell’Italia dei valori (anch’esso prevedibile, dato che proprio sulla cosiddetta questione morale insiste spesso) la debacle sarebbe stata epocale. Qualcuno era convinto davvero che gli elettori in Abruzzo pensassero ai grandi temi? se l’Udc ha preso solo il 5% e l’Idv il 15% è proprio perchè, come dimostra la massiccia astensione, è stato proprio l’intreccio pericoloso tra politica e affari ad aver guidato il voto di questi giorni (intreccio che tradizionalmente interessa poco a una fetta dell’elettorato di centrodestra, altrimenti Chiodi non avrebbe avuto vita così facile). Per questi motivi è ridicolo pensare che tutta questa vicenda possa insegnare qualcosa alla segreteria nazionale del partito, tantomeno suggerire un’alleanza nazionale con l’Udc.

Non si tratta però solo, banalmente, di far notare che i risultati regionali hanno un significato spesso non semplicemente traducibile a livello nazionale, o che ogni elezione abbia anche delle condizioni al contorno che non si possono ignorare in fase interpretativa, poichè volendo pensarci bene qualcosa esce da queste due elezioni. Facendo un ragionamento più ampio è purtroppo inevitabile rendersi conto di una diffusa cultura “centrista”, che volendo si può anche chiamare cattolica. Fin quando si fa opposizione si può anche evitare di dialogarci, ma il partito democratico si è dato un’altra missione, pare, e quindi qualcosa si dovrà pur fare. Il punto vitale è però che non si può rinnegare ad essa una storia politica pluridecennale fatta di una sinistra che lotta soprattutto per i diritti civili, le libertà per tutti e la dignità di ogni lavoratore, una sinistra sempre e comunque contro ogni tipo di mafia, una sinistra che individua nel bigottismo di parte della società italiana uno dei maggiori freni a un paese fermo, per tanti versi, dal 1948.

Per questo si può costruire una parte “cristiana” all’interno del Partito Democratico, ma che sia 1) all’interno e non in partiti peraltro dalla dubbia etica come l’Udc 2) affidata a cattolici sinceramente progressisti, magari in contrasto totale o parziale con una Chiesa Cattolica sempre più reazionaria, capaci di parlare ai “cristiani di sinistra” (ce ne sono tanti) 3) abbastanza matura da riconoscere che permettere certe libertà non svilisce chi rinuncia ad esse.

Per quanto riguarda la questione morale ho già scritto tempo fa, ad ogni modo è il secondo evidente campanello d’allarme che queste elezioni lanciano. Ma per una volta sembra esserci arrivato anche Walter.

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Elezioni e lezioni elettorali

Credo di aver creato un bisticcio nel titolo (grazie wiki che, aiutandomi a controllare, mi fai rispolverare un po’ di lingua italiana), ed è anche appropriato ai tempi che corrono, credo, anche se mi sono reso conto che questi tempi corrono sempre, e nessuno sta cercando non dico di fermarli ma perlomeno di fargli fare un po’ di panchina. Vi sarete resi conto (o almeno lo spero) che questo mese sto scrivendo poco; senza tediarvi troppo con le mie vicende sono stato banalmente lontano dal pc (si fa per dire, diciamo lontano dal blog) per via di un grosso esame dato di recente, e tra le altre cose mi sono anche perso un po’ di come andava il mondo. Non che mi aspettassi grandi cambiamenti, ma qui sembra essere sempre allo stesso punto e quindi tanto vale fare un po’ di ripasso.

Vi ricordate qualche mese fa che ci sono state le elezioni provinciali a Trento? ha vinto Lorenzo Dellai, quella specie di orsacchiotto dall’aria confusa che non solo si conferma ma credo faccia pure qualche record oramai, Intendiamoci, globalmente sembra aver amministrato bene in questi anni (difatti l’ho votato), ma più che altro è, ed è sempre stato, molto furbo; e non è un caso se nel recente scandalo della “magnadora” riguardante appalti e tangenti nessuno è riuscito a coinvolgerlo (ma sapeva? chissà, potrebbe anche aver semplicemente nascosto bene le sue tracce). All’epoca ci fu chi, a Roma, cominciò a spingere per prendere esempio dalla coalizione dell’orso trentino, ovviamente senza capire niente della sua costituzione (come al tempo della Margherita, che in teoria prese esempio dalla Civica Margherita e ovviamente da allora ha fallito praticamente in ogni occasione). Bene, oggi qualcuno comincia già, dopo la sconfitta alle elezioni in Abruzzo, a riprendere le fila di quel discorso e sostenere che si debba puntare al centro per vincere.

Ora, il motivo per cui in Trentino Dellai ha sbaragliato gli avversari accentuando la componente di centro del proprio schieramento (curioso che, per una questione burocratica, l’Udc non abbia corso alle elezioni: di fatto c’era una lista di centro assieme al Pd, all’Idv e alle altre liste minori, ma non l’Udc) è che il Trentino ha una lunga storia elettorale che va in questa direzione. Stupirà qualcuno, ma la maggiorparte di quelli che votavano Dc qualche anno fa sono ancora vivi e in possesso di tessera elettorale, e questo conta molto, oltre che genitori dei nuovi elettori di oggi, e questo conta ancora di più; non che sia un bunker del bigottismo, ma qui il centro vince per ragioni sia di tradizione politica che più strettamente economiche. Per fare un esempio, un mio amico una volta mi stimò che 2/3 degli immobili nell’area urbana di Trento fossero di proprietà della curia, e tanto per farne un altro quando ho deciso di sbattezzarmi mio padre mi ha seriamente chiesto di pensarci bene, non per questioni ideologiche, ma per non rischiare di rimanere disoccupato. Non vorrei dare un’impressione eccessivamente caricata del ruolo che ha la chiesa (più locale che vaticana, comunque) nella vita della regione, ma sicuramente questo esiste e pesa molto specialmente nelle scelte politiche. Capite ora perchè Dellai, che peraltro esce dal partito popolare, vince con una coalizione del genere? è lo stesso motivo per cui non mi sono fatto troppe remore a votarlo (più a sinistra di così, per ora, è praticamente impossibile). Tanto per mettere un’altra carta sul tavolo, l’astensione è stata moderatamente contenuta (ha votato il 73,13% degli aventi diritto), mentre in Abruzzo ha quasi raggiunto il 50%.

E veniamo all’Abruzzo, dove il centrodestra ha vinto 49 a 42 sui presidenti e 47 a 43 sulle liste, liste composte per il centrodestra da Pdl più partiti locali e MpA e per il centrosinistra praticamente da tutti quelli che ci potevano entrare (compresi comunisti di vario tipo e socialisti). Non si può dimenticare, ovviamente, che queste elezioni sono state indette per via di uno dei più grossi scandali politico-economici degli ultimi tempi e che il governatore dimessosi per via delle gravi accuse, che peraltro ora cerca di mendicare un posto per le europee, è un ex-socialista interno al Partito Democratico. Era comprensibile che venissero perse, e probabilmente se non fosse stato per l’exploit dell’Italia dei valori (anch’esso prevedibile, dato che proprio sulla cosiddetta questione morale insiste spesso) la debacle sarebbe stata epocale. Qualcuno era convinto davvero che gli elettori in Abruzzo pensassero ai grandi temi? se l’Udc ha preso solo il 5% e l’Idv il 15% è proprio perchè, come dimostra la massiccia astensione, è stato proprio l’intreccio pericoloso tra politica e affari ad aver guidato il voto di questi giorni (intreccio che tradizionalmente interessa poco a una fetta dell’elettorato di centrodestra, altrimenti Chiodi non avrebbe avuto vita così facile). Per questi motivi è ridicolo pensare che tutta questa vicenda possa insegnare qualcosa alla segreteria nazionale del partito, tantomeno suggerire un’alleanza nazionale con l’Udc.

Non si tratta però solo, banalmente, di far notare che i risultati regionali hanno un significato spesso non semplicemente traducibile a livello nazionale, o che ogni elezione abbia anche delle condizioni al contorno che non si possono ignorare in fase interpretativa, poichè volendo pensarci bene qualcosa esce da queste due elezioni. Facendo un ragionamento più ampio è purtroppo inevitabile rendersi conto di una diffusa cultura “centrista”, che volendo si può anche chiamare cattolica. Fin quando si fa opposizione si può anche evitare di dialogarci, ma il partito democratico si è dato un’altra missione, pare, e quindi qualcosa si dovrà pur fare. Il punto vitale è però che non si può rinnegare ad essa una storia politica pluridecennale fatta di una sinistra che lotta soprattutto per i diritti civili, le libertà per tutti e la dignità di ogni lavoratore, una sinistra sempre e comunque contro ogni tipo di mafia, una sinistra che individua nel bigottismo di parte della società italiana uno dei maggiori freni a un paese fermo, per tanti versi, dal 1948.

Per questo si può costruire una parte “cristiana” all’interno del Partito Democratico, ma che sia 1) all’interno e non in partiti peraltro dalla dubbia etica come l’Udc 2) affidata a cattolici sinceramente progressisti, magari in contrasto totale o parziale con una Chiesa Cattolica sempre più reazionaria, capaci di parlare ai “cristiani di sinistra” (ce ne sono tanti) 3) abbastanza matura da riconoscere che permettere certe libertà non svilisce chi rinuncia ad esse.

Per quanto riguarda la questione morale ho già scritto tempo fa, ad ogni modo è il secondo evidente campanello d’allarme che queste elezioni lanciano. Ma per una volta sembra esserci arrivato anche Walter.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2008/12/elezioni-e-lezioni-elettorali.html

Elezioni e lezioni elettorali

Credo di aver creato un bisticcio nel titolo (grazie wiki che, aiutandomi a controllare, mi fai rispolverare un po’ di lingua italiana), ed è anche appropriato ai tempi che corrono, credo, anche se mi sono reso conto che questi tempi corrono sempre, e nessuno sta cercando non dico di fermarli ma perlomeno di fargli fare un po’ di panchina. Vi sarete resi conto (o almeno lo spero) che questo mese sto scrivendo poco; senza tediarvi troppo con le mie vicende sono stato banalmente lontano dal pc (si fa per dire, diciamo lontano dal blog) per via di un grosso esame dato di recente, e tra le altre cose mi sono anche perso un po’ di come andava il mondo. Non che mi aspettassi grandi cambiamenti, ma qui sembra essere sempre allo stesso punto e quindi tanto vale fare un po’ di ripasso.

Vi ricordate qualche mese fa che ci sono state le elezioni provinciali a Trento? ha vinto Lorenzo Dellai, quella specie di orsacchiotto dall’aria confusa che non solo si conferma ma credo faccia pure qualche record oramai, Intendiamoci, globalmente sembra aver amministrato bene in questi anni (difatti l’ho votato), ma più che altro è, ed è sempre stato, molto furbo; e non è un caso se nel recente scandalo della “magnadora” riguardante appalti e tangenti nessuno è riuscito a coinvolgerlo (ma sapeva? chissà, potrebbe anche aver semplicemente nascosto bene le sue tracce). All’epoca ci fu chi, a Roma, cominciò a spingere per prendere esempio dalla coalizione dell’orso trentino, ovviamente senza capire niente della sua costituzione (come al tempo della Margherita, che in teoria prese esempio dalla Civica Margherita e ovviamente da allora ha fallito praticamente in ogni occasione). Bene, oggi qualcuno comincia già, dopo la sconfitta alle elezioni in Abruzzo, a riprendere le fila di quel discorso e sostenere che si debba puntare al centro per vincere.

Ora, il motivo per cui in Trentino Dellai ha sbaragliato gli avversari accentuando la componente di centro del proprio schieramento (curioso che, per una questione burocratica, l’Udc non abbia corso alle elezioni: di fatto c’era una lista di centro assieme al Pd, all’Idv e alle altre liste minori, ma non l’Udc) è che il Trentino ha una lunga storia elettorale che va in questa direzione. Stupirà qualcuno, ma la maggiorparte di quelli che votavano Dc qualche anno fa sono ancora vivi e in possesso di tessera elettorale, e questo conta molto, oltre che genitori dei nuovi elettori di oggi, e questo conta ancora di più; non che sia un bunker del bigottismo, ma qui il centro vince per ragioni sia di tradizione politica che più strettamente economiche. Per fare un esempio, un mio amico una volta mi stimò che 2/3 degli immobili nell’area urbana di Trento fossero di proprietà della curia, e tanto per farne un altro quando ho deciso di sbattezzarmi mio padre mi ha seriamente chiesto di pensarci bene, non per questioni ideologiche, ma per non rischiare di rimanere disoccupato. Non vorrei dare un’impressione eccessivamente caricata del ruolo che ha la chiesa (più locale che vaticana, comunque) nella vita della regione, ma sicuramente questo esiste e pesa molto specialmente nelle scelte politiche. Capite ora perchè Dellai, che peraltro esce dal partito popolare, vince con una coalizione del genere? è lo stesso motivo per cui non mi sono fatto troppe remore a votarlo (più a sinistra di così, per ora, è praticamente impossibile). Tanto per mettere un’altra carta sul tavolo, l’astensione è stata moderatamente contenuta (ha votato il 73,13% degli aventi diritto), mentre in Abruzzo ha quasi raggiunto il 50%.

E veniamo all’Abruzzo, dove il centrodestra ha vinto 49 a 42 sui presidenti e 47 a 43 sulle liste, liste composte per il centrodestra da Pdl più partiti locali e MpA e per il centrosinistra praticamente da tutti quelli che ci potevano entrare (compresi comunisti di vario tipo e socialisti). Non si può dimenticare, ovviamente, che queste elezioni sono state indette per via di uno dei più grossi scandali politico-economici degli ultimi tempi e che il governatore dimessosi per via delle gravi accuse, che peraltro ora cerca di mendicare un posto per le europee, è un ex-socialista interno al Partito Democratico. Era comprensibile che venissero perse, e probabilmente se non fosse stato per l’exploit dell’Italia dei valori (anch’esso prevedibile, dato che proprio sulla cosiddetta questione morale insiste spesso) la debacle sarebbe stata epocale. Qualcuno era convinto davvero che gli elettori in Abruzzo pensassero ai grandi temi? se l’Udc ha preso solo il 5% e l’Idv il 15% è proprio perchè, come dimostra la massiccia astensione, è stato proprio l’intreccio pericoloso tra politica e affari ad aver guidato il voto di questi giorni (intreccio che tradizionalmente interessa poco a una fetta dell’elettorato di centrodestra, altrimenti Chiodi non avrebbe avuto vita così facile). Per questi motivi è ridicolo pensare che tutta questa vicenda possa insegnare qualcosa alla segreteria nazionale del partito, tantomeno suggerire un’alleanza nazionale con l’Udc.

Non si tratta però solo, banalmente, di far notare che i risultati regionali hanno un significato spesso non semplicemente traducibile a livello nazionale, o che ogni elezione abbia anche delle condizioni al contorno che non si possono ignorare in fase interpretativa, poichè volendo pensarci bene qualcosa esce da queste due elezioni. Facendo un ragionamento più ampio è purtroppo inevitabile rendersi conto di una diffusa cultura “centrista”, che volendo si può anche chiamare cattolica. Fin quando si fa opposizione si può anche evitare di dialogarci, ma il partito democratico si è dato un’altra missione, pare, e quindi qualcosa si dovrà pur fare. Il punto vitale è però che non si può rinnegare ad essa una storia politica pluridecennale fatta di una sinistra che lotta soprattutto per i diritti civili, le libertà per tutti e la dignità di ogni lavoratore, una sinistra sempre e comunque contro ogni tipo di mafia, una sinistra che individua nel bigottismo di parte della società italiana uno dei maggiori freni a un paese fermo, per tanti versi, dal 1948.

Per questo si può costruire una parte “cristiana” all’interno del Partito Democratico, ma che sia 1) all’interno e non in partiti peraltro dalla dubbia etica come l’Udc 2) affidata a cattolici sinceramente progressisti, magari in contrasto totale o parziale con una Chiesa Cattolica sempre più reazionaria, capaci di parlare ai “cristiani di sinistra” (ce ne sono tanti) 3) abbastanza matura da riconoscere che permettere certe libertà non svilisce chi rinuncia ad esse.

Per quanto riguarda la questione morale ho già scritto tempo fa, ad ogni modo è il secondo evidente campanello d’allarme che queste elezioni lanciano. Ma per una volta sembra esserci arrivato anche Walter.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2008/12/elezioni-e-lezioni-elettorali.html

Distrai et impera

Allora, a quanto pare sono (siamo, dai) cascato di nuovo nella ormai abusata Strategia della Distrazione, dico abusata perchè sta sconfinando dove non te l’aspetti, e forse è il caso, più che spenderci due paroline teoriche, fare qualche segnalazion…

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2008/12/distrai-et-impera.html

Distrai et impera

Allora, a quanto pare sono (siamo, dai) cascato di nuovo nella ormai abusata Strategia della Distrazione, dico abusata perchè sta sconfinando dove non te l’aspetti, e forse è il caso, più che spenderci due paroline teoriche, fare qualche segnalazione. In fondo c’è poco da spiegare sul funzionamento di questa pratica, banale in sè e parzialmente innovativa solo per le dimensioni che ha raggiunto la sua applicazione, per questo vale la pena di rendere conto della sua estensione.

PDL

La notizia davvero preoccupante è ovviamente il taglio agli incentivi per l’efficenza energetica, che fortunatamente ha visto un parziale dietrofront (e forse è stato grazie a quei pochi che hanno fatto girare la notizia, che ringrazio), quantomeno sul versante della retroattività. Per coprirla ci sono state svariate dichiarazioni di Berlusconi (sul “regolamento di internet”, sui giornalisti e la televisione…) e tutta la querelle Sky, che, complice (inconsapevole, spero) il Partito Democratico, ha fatto passare quest’ultimo decreto come il decreto che abolisce i privilegi che la sinistra ha disseminato. Ma tutto questo è quasi banale da dire, da tanto sono ormai esperti i berluscones in questa pratica.

PD

Qui la questione è un po’ più sottile, e non sono sicuro si sia già notata la somiglianza (se non proprio la sostanza comune) con la tecnica in auge da anni ormai nel partito di Berlusconi. Non è un caso, inoltre, che questa tendenza si intensifichi ora che Veltroni sembra deciso a dotarsi anch’egli delle armi (quantomeno per quanto riguarda la politica di gestione del partito) del principale esponente dello schieramento a lui avverso. Il grande problema del Partito Democratico, ormai da tempo immemorabile, è la mancanza di una direzione politica precisa. Messa così sembra meno importante dei famosi problemi del paese, e ha buon gioco chi sostiene che ora ci si deve impegnare per adeguare salari e pensioni, e uscire dalla crisi, tuttavia un partito che non sappia dove andare non può muoversi di molto, e sarà rallentato nella sua azione da continue questioni irrilevanti. Per essere più chiaro: non sto dicendo che si deve innanzitutto decidere, ad esempio, la collocazione europea del partito, ma che si deve risolvere la questione identitaria originaria (Rutelli cosa ci fa? che peso hanno i cattolici? che peso ha la tradizione socialista? vecchie guardie come D’Alema le cacciamo o le rendiamo utili e non destabilizzanti?) una volta per tutte, e poi scompariranno anche tutte le questioncine che ne scaturiscono inevitabilmente.

Ecco, insistere come fa Veltroni (e non solo lui) sulla questione della leadership è una maniera per distrarre l’elettorato dalla vera questione. Non è Veltroni il problema (anche perchè non voglio dover scegliere tra lui è D’Alema, per esempio), o meglio lo è solo nella misura in cui non vuole risolvere una situazione di stallo che dura da prima della fondazione del Pd. Non nego l’importanza di avere un leader pronto e preparato, ma non serve a nulla se non sa nemmeno bene a che elettorato fa riferimento. Credo sia una maniera per distrarre l’elettorato perchè ho la convinzione che questa situazione sia ormai voluta quando non pianificata, visto che questa incertezza di fondo permette a una classe dirigente ormai autoreferenziale di rimanere a galla e alla direzione di un partito ancora corposo (per quanto?). Non è la maniera rozza e guascona di Berlusconi, ma sempre di distrazione si tratta.Inserisci link
LEGA
Sulla Lega, per completezza, solo una nota: dall’instaurazione del governo ha portato a casa tantissimo rumore, ma poche cose concrete (e ciononostante ha incasinato di molto la vita di questo paese). Sappiamo tutti che quello che davvero preme all’elettorato leghista è un certo grado di indipendenza fiscale (oltre che politica, ma solo in seconda battuta), ma da questo punto di vista hanno ottenuto solo una specie di legge largamente lacunosa per la quale sarà necessario stabilire un sacco di parametri che ne definiscano l’efficacia, scommettiamo che allora non avrà questo gran risalto mediatico? Già il fatto che pochi giorni dopo quella legge si facesse piovere denaro su Catania mi fa sospettare sulle effettive intenzioni di questo governo di inimicarsi il Sud.

In compenso il partito padano fa largo uso della distrazione politica, sfornando proclami e misure discutibili a getto continuo, da ultimo Maroni che straparla sulle moschee (ovviamente non si farà nulla in proposito). Tanto sugli immigrati si può far sfogare l’elettorato leghista, a Berlusconi non interessano.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2008/12/distrai-et-impera.html

Distrai et impera

Allora, a quanto pare sono (siamo, dai) cascato di nuovo nella ormai abusata Strategia della Distrazione, dico abusata perchè sta sconfinando dove non te l’aspetti, e forse è il caso, più che spenderci due paroline teoriche, fare qualche segnalazione. In fondo c’è poco da spiegare sul funzionamento di questa pratica, banale in sè e parzialmente innovativa solo per le dimensioni che ha raggiunto la sua applicazione, per questo vale la pena di rendere conto della sua estensione.

PDL

La notizia davvero preoccupante è ovviamente il taglio agli incentivi per l’efficenza energetica, che fortunatamente ha visto un parziale dietrofront (e forse è stato grazie a quei pochi che hanno fatto girare la notizia, che ringrazio), quantomeno sul versante della retroattività. Per coprirla ci sono state svariate dichiarazioni di Berlusconi (sul “regolamento di internet”, sui giornalisti e la televisione…) e tutta la querelle Sky, che, complice (inconsapevole, spero) il Partito Democratico, ha fatto passare quest’ultimo decreto come il decreto che abolisce i privilegi che la sinistra ha disseminato. Ma tutto questo è quasi banale da dire, da tanto sono ormai esperti i berluscones in questa pratica.

PD

Qui la questione è un po’ più sottile, e non sono sicuro si sia già notata la somiglianza (se non proprio la sostanza comune) con la tecnica in auge da anni ormai nel partito di Berlusconi. Non è un caso, inoltre, che questa tendenza si intensifichi ora che Veltroni sembra deciso a dotarsi anch’egli delle armi (quantomeno per quanto riguarda la politica di gestione del partito) del principale esponente dello schieramento a lui avverso. Il grande problema del Partito Democratico, ormai da tempo immemorabile, è la mancanza di una direzione politica precisa. Messa così sembra meno importante dei famosi problemi del paese, e ha buon gioco chi sostiene che ora ci si deve impegnare per adeguare salari e pensioni, e uscire dalla crisi, tuttavia un partito che non sappia dove andare non può muoversi di molto, e sarà rallentato nella sua azione da continue questioni irrilevanti. Per essere più chiaro: non sto dicendo che si deve innanzitutto decidere, ad esempio, la collocazione europea del partito, ma che si deve risolvere la questione identitaria originaria (Rutelli cosa ci fa? che peso hanno i cattolici? che peso ha la tradizione socialista? vecchie guardie come D’Alema le cacciamo o le rendiamo utili e non destabilizzanti?) una volta per tutte, e poi scompariranno anche tutte le questioncine che ne scaturiscono inevitabilmente.

Ecco, insistere come fa Veltroni (e non solo lui) sulla questione della leadership è una maniera per distrarre l’elettorato dalla vera questione. Non è Veltroni il problema (anche perchè non voglio dover scegliere tra lui è D’Alema, per esempio), o meglio lo è solo nella misura in cui non vuole risolvere una situazione di stallo che dura da prima della fondazione del Pd. Non nego l’importanza di avere un leader pronto e preparato, ma non serve a nulla se non sa nemmeno bene a che elettorato fa riferimento. Credo sia una maniera per distrarre l’elettorato perchè ho la convinzione che questa situazione sia ormai voluta quando non pianificata, visto che questa incertezza di fondo permette a una classe dirigente ormai autoreferenziale di rimanere a galla e alla direzione di un partito ancora corposo (per quanto?). Non è la maniera rozza e guascona di Berlusconi, ma sempre di distrazione si tratta.Inserisci link
LEGA
Sulla Lega, per completezza, solo una nota: dall’instaurazione del governo ha portato a casa tantissimo rumore, ma poche cose concrete (e ciononostante ha incasinato di molto la vita di questo paese). Sappiamo tutti che quello che davvero preme all’elettorato leghista è un certo grado di indipendenza fiscale (oltre che politica, ma solo in seconda battuta), ma da questo punto di vista hanno ottenuto solo una specie di legge largamente lacunosa per la quale sarà necessario stabilire un sacco di parametri che ne definiscano l’efficacia, scommettiamo che allora non avrà questo gran risalto mediatico? Già il fatto che pochi giorni dopo quella legge si facesse piovere denaro su Catania mi fa sospettare sulle effettive intenzioni di questo governo di inimicarsi il Sud.

In compenso il partito padano fa largo uso della distrazione politica, sfornando proclami e misure discutibili a getto continuo, da ultimo Maroni che straparla sulle moschee (ovviamente non si farà nulla in proposito). Tanto sugli immigrati si può far sfogare l’elettorato leghista, a Berlusconi non interessano.

Se vuoi leggere l’articolo originale, copia questo link:
http://paguropagano.blogspot.com/2008/12/distrai-et-impera.html