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Scienza in cucina: raffreddare il caffè

Quando ero in uno dei miei ultimi anni di liceo scientifico ricordo che veniva proposto uno di quei corsi pomeridiani principalmente frequentati per il fatto che conferivano qualche credito da spendere poi nel voto di maturità. Uno di quelli che ho frequentato più volentieri era intitolato “Matematica in …” e si articolava in quattro incontri, di cui uno mi pare che fosse la matematica in cucina. Non che la cucina c’entrasse molto, ma ricordo che diceva che una lampadina posta all’interno di un paralume con un foro circolare in cima (come la maggior parte delle abatjour) proietta sulla parete vicina una parabola perfetta.

Il post in questione non c’entra nulla con tutto ciò, ma spiega il titolo che gli ci ho voluto dare.

Ci sono azioni che ripetiamo quotidianamente, che per quanto poco tempo occupino nella nostra giornata, se ottimizzate potrebbero risparmiarci qualche secondo. La poesia del rito che si perderebbe nella ricerca dell’efficienza potrebbe essere ritrovata nel fascino della scienza all’opera nella più banale quotidianità. Così è come me la giustifico io perlomeno. Una di queste è prepararsi il caffè o il tè la mattina. Come possiamo farlo raffreddare più velocemente?

Ecco come faccio io.

Lo zucchero ce lo metto per primo. Dato che per sciogliere lo zucchero serve energia, se lo metto quando la temperatura della bevanda è ancora alta, mi aspetto che il suo scioglimento avvenga più velocemente. Solo dopo aver girato il cucchiaino un paio di volte aggiungo il latte (nel caffè, non nel tè, per carità!), che ovviamente abbassa la temperatura della bevanda essendo più freddo del caffè. Se metteste il latte prima, lo zucchero si scioglierebbe più lentamente. Io addirittura metto prima lo zucchero e dopo il caffè, perché nel versarsi il liquido forma delle perturbazioni interne che distribuiscono lo zucchero, aumentandone la superficie di contatto con il caffè, riducendo così ulteriormente i tempi di assorbimento dell’energia. Poi è importate lasciare il cucchiaino dentro, perché il manico che ne emerge diffonde il calore assorbito dalla base immersa. Di per sé quindi, il cucchiaino aumenta la superficie di irradiazione del calore della bevanda. Infine, ma in realtà va fatto all’inizio, è meglio scegliere una tazza che abbia il diametro il più diverso possibile dall’altezza della tazza, sempre per avere la maggiore superficie di dispersione possibile.

Ci sarebbero poi altre variabili che si potrebbero considerare, ma mi pare che per iniziare questo possa bastare. In fondo il caffè ancora non lo abbiamo preso durante la preparazione, e per molti potrebbe già essere complesso ricordarsi di spegnere il fornello una volta che il caffè è salito. Se però ci fossero suggerimenti dal pubblico…

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Come far maturare i cachi più in fretta

Finalmente si svela il motivo per cui in cucina c’è una pentola con dentro due mele e tre cachi sul mobile da qualche giorno! Mettendo, infatti, in una pentola chiusa (o in qualsiasi altro contenitore, suppongo) mele e cachi insieme, i cachi matureranno più in fretta. Ringrazio dunque l’amica della mamma che le ha dato questo geniale consiglio, così già stasera potrò portare a termine il ciclo che la natura ha pensato per ogni cachi, mangiandomeli.

Non ne conosco (ancora) l’esatto motivo scientifico. L’onnisciente Yahoo! Answers giustifica il tutto per mezzo della misteriosa azione di etilene ed acetilene che accelererebbero il processo. La domanda che nasce spontanea nel leggere il consiglio dell’arguto Yahoo!-Answeriano è: ma allora è possibile confezionare una bomba utilizzando semplicemente delle mele? Da ciò, come ovvia conseguenza, uno potrebbe chiedersi: non è che l’Alto Adige, con tutti i suoi meleti, sta effettuando una segreta corsa agli armamenti?

Beh, se proprio dovesse scatenarsi una guerra, magari per colpa mia, che pubblico certe idee sul mio blog, permettetemi di dare anche un contributo positivo all’umana storia erudendovi sul fatto che si dice cachi anche al singolare, e non caco. Dunque, il cachi.

Vi lascio con la foto del confronto tra due cachi partiti uguali, ma maturati con tempi diversi. Le föti fanno schifo, perché le ho scattate dal mio cellulare.


PS: Nella foto della pentola si vedono solo due cachi e non tre come è stato per tutta la durata dell’esperimento domestico a causa di insidie imprevedibili, come l’appetito di mia sorella.

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Darwin Now!

Forse non vi eravate accorti che quest’anno fanno duecento rivoluzioni della terra attorno al sole dalla nascita di Charles Darwin, uno dei pensatori, scienziati e uomini di genio più influenti degli ultimi…beh, di sempre. La sua semplice ma incredibilmente potente idea su come il mondo che vediamo oggi attorno a noi sia pian piano diventato quello che è ha influenzato generazioni di scienziati, scrittori, artisti e chi più ne ha più ne metta. Cosa ancora più importante, il nocciolo duro di quella teoria, la sua parte essenziale, è ancora valida e utilizzata in tutte le scienze del vivente nonostante gli anni e le precisazioni che gli si sono accumulate addosso.

Ad ogni modo questo non è il coccodrillo tardivo di Charles, ma la segnalazione di una serie di incontri che da qualche tempo e per qualche mese ancora hanno luogo a Milano, nell’edificio che ospita la bellissima mostra dedicata al naturalista inglese (a proposito, non perdetevela!) e a Palazzo Besana. Alcuni incontri sono particolarmente gustosi e tutti sono molto interessanti; non vi preoccupate se non sapete molto di teoria dell’evoluzione, biologia o simili, questi appuntamenti potrebbero essere l’occasione giusta per imparare qualcosa e sicuramente non ve ne andrete senza la voglia di saperne di più.
Il programma completo lo trovate a questo link (è un pdf, apritelo nel browser o scaricatelo), il sito della mostra è questo e qui sotto riporto i prossimi appuntamenti:
– ROTONDA DI VIA BESANA | VIA ENRICO BESANA, 12 | GIARDINO |MILANO (link alle indicazioni su GoogleMaps)
3 SETTEMBRE – ore 18:30 | AlbertoMantovani
Un immunologo alla scuola dell’evoluzione
10 SETTEMBRE – ore 18:30 | Antonio Torroni
Origine e dispersione delle popolazioni umane: una prospettiva genetica
17 SETTEMBRE – ore 18:30 | Lorenzo Rook
Oreopithecus bambolii: vecchie ossa, nuove idee
1 OTTOBRE – ore 18:30 | Andrea Pilastro
L’evoluzione del sesso
8 OTTOBRE – ore 18:30 | Rudi Costa
L’evoluzione degli orologi biologici
21 OTTOBRE – ore 18.30 | Antonello La Vergata
Colpa di Darwin? Razzismo, eugenetica, guerra e altrimali
22 OTTOBRE – ore 18:30 | Aldo Fasolo
Darwin nel cervello
ingresso libero
– PALAZZO BESANA | PIAZZA BELGIOIOSO, 1 |MILANO (link alle indicazioni su GoogleMaps)

24 SETTEMBRE – ore 18:30 | Marco Ferraguti
Il dottor Darwin, suppongo?

15 OTTOBRE – ore 18:30 | Patrick Tort
L’effetto Darwin. Selezione naturale e nascita della civilizzazione

23 OTTOBRE – ore 18:30 | Umberto Veronesi
La libertà della scoperta scientifica, da Darwin a oggi.

24 OTTOBRE – ore 18:30 | Dialogo tra Luigi Luca Cavalli Sforza e Telmo Pievani
ingresso libero

Gli errori sono sempre gli stessi, le soluzioni anche (cosa voglio da questo blog)

E insomma mi sono reso conto che gira che ti rigira si fanno sempre gli stessi errori, e anche questo blog è partito con la stessa piega sbagliata del mio primo (In che senso?). In breve: mi stavo prendendo troppo sul serio, e su un blog non è davvero il caso poichè questi hanno bisogno di nutrirsi del personale, del vissuto di chi li scrive, anche e forse soprattutto quando non parlano mai davvero di chi li scrive. Intendiamoci, questo non sarà mai il mio diario nè racconterà mai i miei tormenti adolescenziali (anche perchè ho 25 anni), ma non deve nemmeno essere una brutta copia di una rivista o di un giornale. Qui, d’ora in poi, ci troverete un ragazzo e (spero) futuro dottorando simpatico che alterna lunghi pezzi “accademici” (ma il meno legnosi possibile, e magari un po’ spiritosi se ci si riesce) di storia della scienza o divulgazione a raccontini, battute, segnalazioni conditi della parte pubblica della mia vita. Ed è così che si scrive un blog, credo (un anno di esperienza a scrivere di politica e attualità, perlomeno, mi dice che è una strategia che piace al lettore e rende più leggero lo scrivere al blogger).

Altrimenti, vi esorto a scrivere nei commenti una frase in dialetto trentino che esemplifica la situazione: “valà valà, vei zò da figher!” (“valà valà, vieno giù dal fico”).

p.s. Visto che, come ho scritto nell’ultimo post, l’Estate è tempo di repliche vi riporto anche un vecchio pezzo che scrissi un anno e qualche mese fa, quando mi resi conto di quello di cui mi sono reso conto oggi; è lungo, non leggetelo se avete di meglio da fare.

Accosta un attimo

Magari qualcuno si aspetta che io mi metta a parlare della manifestazione di Roma, considerato che come un po’ si temeva è stata buttata in caciara sul finire da Grillo. Nemmeno troppo dai, lui e la Guzzanti hanno usato parole un po’ forti, ma importa davvero qualcosa? c’era tanta gente (e questo è positivo), sul palco c’è stato spazio per tutti e non credo dovrebbe importare se qualcuno ha alzato il tono un po’ oltre la buona educazione, io per esempio mi sono un po’ stufato di essere educato (ma poi di fronte a una folla, e alla mamma davanti alla televisione, tornerei un ragazzo a modo non crediate). Ad ogni modo io a Roma non c’ero (gli ultimi esami mi trattengono a Bologna) e di farvi il commentino di quello che si legge in giro, stasera, non mi va.

Oggi volevo scrivere un po’ di questo blog, che circa tre mesi fa ho cominciato ad aggiornare con costanza nonostante la pagina fosse stata creata già qualche mese prima (c’erano un paio di post di prova, ora cancellati). Volevo, ma mi sono reso conto che sarebbe a) noioso per voi b) noioso per me c) Franco d) in controtendenza rispetto a come ho deciso di impostare il blog, e lì per lì non mi sembrava più il caso, finchè non mi sono reso conto di starmi prendendo troppo sul serio. Non so voi, ma a me l’idea di prendermi troppo sul serio (checché ne dica il mio coinquilino, che mi ha esortato a prendere questo blog perlappunto maggiormente sul serio) non piace per niente, sarà per via delle mie origini trentine ma mi sembra di sentire qualcuno che mi urla dietro “vèi zò dal figher!” (“vieni giù dal fico”, per chi non capisse), riportandomi coi piedi ben saldati al terreno. E quindi, ricapitolando, devo parlare del blog. Credo.

Divagazione n.1

Voi ve lo ricordate quando sono usciti i primi blog? ecco, bravi, io no. Ricordo vagamente che mentre a casa mia arrivava l’adsl flat (e finivano le bollette salatissime del 56k) qualcuno ogni tanto tirava fuori questa storia che c’erano i famosi blogger, gente scaltrissima che faceva tremare tutti nelle direzioni dei Grandi Giornali (in Trentino no, se vai da un trentino e gli dici che ci sta gente scaltra che fa tremare i Grandi Giornali quello ti lancia lo sguardo che si riserva ai pazzi e poi riprende a leggere l'”Adige”), ma non si sapeva bene chi fossero, o perlomeno io e i miei amici eravamo troppo occupati a passare da Napster a WinMx, da WinMx a Kazaa e da Kazaa a eMule per preoccuparcene. La rete allora era solo una grande banca dati, e io non avevo ancora la fame di informazioni che mi sarebbe venuta dopo.

Crescendo e passando di classe in classe cominciavo a diventare più colto, i miei voti salivano (non di tanto) ed essendo da sempre portato per le materie umanistiche (anche se con un professore di Scienze che non avesse fatto per buona parte Chimica forse sarei finito a Biologia) saliva in me anche la voglia di scrivere e di tenere uno dei famosi blog (che nel frattempo erano sempre più famosi, parlo del 2002-2003 circa). Il problema però era (è?) che mi mancavano sia gli argomenti sia la capacità di scrivere in maniera piacevole da leggere, e capirete che non sono due cose da niente, perciò il progetto naufragò…una mezza dozzina di volte. Eppure sembrava così facile per gli altri blogger! loro si mettevano alla tastiera e raccontavano le loro vite, apparentemente così interessanti ma a guardar bene molto ordinarie, e io che avevo una vita scoppiettante (a paragone di alcuni di loro, perlomeno), non riuscivo ad aprirmi o a scrivere qualcosa. Più tardi trovai uno sfogo per la voglia di scrivere (un gioco di ruolo testuale on line che mi tenne occupato quasi 3 anni, più un paio di forum connessi, ma è un’altra storia), ma questa cosa del blog che non riuscivo a scrivere mi rimase dentro, come quelle vesciche che si formano in bocca: a un certo punto ti dimentichi di averle, ma prima o poi la lingua ci passa sopra ricordandoti il fastidio che provocano.

Intermezzo

C’è da dire che ho cominciato a seguire seriamente alcuni blog solo da qualche mese, ovvero da quando ho cominciato a seguire quello di un mio ormai ex coinquilino, riscoprendo sia il piacere un po’ morboso di entrare per un poco nella vita degli altri in loro assenza sia quello di crearsi il proprio bar raccogliendo qua e là qualche fonte di dati e opinioni. E poi in tutto questo tempo (i 3 anni di prima) sono cresciuto, ho cominciato a diventare più consapevole del mondo in cui vivo e per il quale posso lottare, ho cominciato e ormai quasi finito l’università. Era forse così banale il problema? mi bastava accumulare qualche nozione e affinare un poco il senso critico? non lo so, ma ha funzionato.

Divagazione n.2

La colpa è di Berlusconi. Voglio dire, da quello che ho capito c’è una generazione che più o meno lo odia, gli attuali trentenni, una che più o meno lo ama, i ragazzini d’oggi, e io sto nel mezzo. Non nel senso che non lo odi, anche se forse lo faccio un po’ più freddamente, ma nel senso che il rapporto che la mia generazione ha con Berlusconi mi è sempre sembrato più complicato. Credo non ci pensi mai nessuno, ma la mia è la prima generazione che ha avuto sempre davanti Berlusconi e che in qualche maniera è cresciuta con lui, ma allo stesso tempo l’ultima che ha ha un vivo ricordo di Mani Pulite e delle monetine a Craxi, della Democrazia Cristiana universalmente riconosciuta come ladra e mafiosa (oggi tira aria di riabilitazione) e con un po’ di sforzo anche della caduta del Muro. In qualche maniera noi abbiamo sempre saputo che Berlusconi è un’anomalia, ma spesso ci sembra un’anomalia tutto sommato inevitabile, è un rapporto strano, che per molti non si risolverà mai in un giudizio vero e proprio.

Cresciuto in un ambiente un po’ ovattato, la mia presa di coscienza politica è avvenuta a scoppio ritardato e alla fine gira che ti rigira sempre perchè Berlusconi stava davvero esagerando, forse un po’ lo dovete ringraziare se vi piace questo blog (ma non fatelo con troppa convinzione). Col tempo ho studiato anche un po’ di teoria politica, e sono arrivato al punto da comprarmi storie del pensiero politico come quella di Chevalier per il solo fatto di averla trovata a metà prezzo (e non costa poco nemmeno scontata), oltre a volumi e volumi di storia e di attualità. Forse sto pure cominciando a entrare nell’età dell’attivismo, vedremo, sarebbe quasi ora. Insomma, da un’entrata nel “mondo degli argomenti da grandi” impulsiva, dettata dal midollo spinale, ora riesco pure a sostenere conversazioni interessanti, credo.

Cosa dovrebbe uscire da tutto ciò?

Confesso che mi sono un po’ perso, dov’ero rimasto? ah si, cosa vuole questo blog dal mondo (o più semplicemente da me). Beh, alla fine mi sono reso conto che non erano le nozioni e la capacità di scrivere a mancarmi, o mancavano ma non era importante perchè quello che mancava era la voglia di mettere la propria vita in rete. Me ne sono reso conto, perlappunto, quando mi sono fermato la prima volta che volevo parlare del blog (e quindi di me), ed è per questo che alla fine mi sono sforzato di fare oggi quello che non sono mai riuscito a fare, forse in una maniera che non avevo mai provato. Fateci caso, questo post parla di me ma non sembra davvero importante, e questo perchè ha anche altro da dire, dietro quella patina personale che sembra avvolgerlo. Per questo credo supererò il “complesso” che finora mi aveva fatto scrivere come se fossi un giornalista stipendiato da qualche testata un po’ faceta, e comincerò a metterci anche un po’ di me in questo blog. Anche per umanizzare una pagina che ha il difetto di sembrare, a volte, un po’ “artefatta”, freddina e forse un po’ legnosa.

Dove voglio arrivare? da nessuna parte in particolare, ma credo che aumentare gli accessi sia sempre piacevole, soprattutto per chi scrive pezzi destinati, idealmente, a essere letti da altre persone. Per questo, forse, ultimamente mi sta prendendo la sindrome da blogger novellino. Ma passerà, passano sempre queste manie, l’importante è che io non perda la voglia di scrivere, perché quello serve soprattutto a me per mettere in ordine i pensieri e costringermi a riflettere su quello che accade, racimolando pazientemente i dati necessari a inventarsi una spiegazione soddisfacente. Ed è una cosa che viene meglio se si ha anche un pubblico, reale o immaginario, da soddisfare.

post scriptum

Siete arrivati fino in fondo? secondo il contatore sono 8524 caratteri, complimenti! io, per esempio, non ho voglia di ricontrollare quello che ho scritto.

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http://scienzology.blogspot.com/2009/08/gli-stessi-errori-sono-sempre-gli.html

Larve di vespa – sviluppi

Della rischiosità delle nostre azioni alle volte è meglio averne conoscenza quando ormai sono passate: i nidi di vespa (o martinello) che abbiamo eliminato a quanto pare non erano proprio abbandonati come pensavamo.
Un ritrovamento interessante è legato ad un involucro ancora pieno (vedi post precedente) e da un batuffolo di simil seta/ragnatela.
Ieri abbiamo dato una spintarella al processo di nascita degli insetti aprendo con un coltello questi involucri e ne sono saltate fuori due larve a stadi diversi di maturazione.

La larva di sinistra era dentro l’involucro a forma di sigaro, mentre a destra la larva, più piccola, è ancora all’interno del suo involucro bianco. Si noti la somiglianza con i bruchi delle farfalle. Della larva a sinistra, credo che la parte cefalica, se così si dice, o comunque della bocca è quella più scura in alto. In leggera trasparenza si intravedono gli organi interni.

Ho pensato che non valesse la pena allevarle, perché probabilmente non sarebbero state facilmente addestrabili, così ora navigano – morte, esplose sotto la pressione di un manico di coltello – nelle tubature di scarico.

Credo che il “sigaro” della larva maggiore sia dello stesso materiale imbrunito della larva che circonda quella più piccola, perché nell’aprirlo sull’interno presentava la stessa lanuggine.

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Nidi di vespa

Oggi, aiutando in casa a pulire i cassettoni delle tapparelle, ho spaccato un po’ di nidi di vespe ormai abbandonati. Su tre cassettoni ne avremo trovati una decina in tutto. Uno tra questi sono riucito a staccarlo senza romperlo e vi ho trovato un involucro vuoto probabilmente di larva. Ganzo, no?

Ecco la foto.

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