Tag: riforma scuola

Adro, sabato mattina: per la scuola e per la laicità delle istituzioni

“Filippo da Coccaglio e Silvio da Adro mi invitano a partecipare alla manifestazione di sabato mattina nel Comune bresciano di Adro (dalle 9 alle 12). Ci andrò. E chiedo a tutti di fare lo stesso. Perché si promuova, in modo pacifico, quel che ri…

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La pagella scolastica del (quasi) ventennio lombardo

Aiuti di Stato.
L’80% delle risorse regionali lombarde, più di 50 milioni di euro, vanno alla scuola privata. Sono 61.125 gli studenti privatisti che ricevono il buono scuola, mentre viene erogato a solo 5 studenti nella scuola pubblica. Questo a fronte di una netta maggioranza di famiglie (90,92%) che scelgono di mandare i figli nelle strutture pubbliche.

Ma come vengono spesi i fondi lombardi per l’istruzione?
In 15 anni di governo formigoniano, la torta si è progressivamente spostata sul “buono scuola” ottenendo sempre più fondi. Rimangono le briciole per premiare il merito e gli studenti meritevoli, 7% delle risorse, e un contentino per aiutare gli studenti disabili, solo il 4%.

Chi beneficia degli aiuti economici?
Ci si aspetterebbe che i fondi vadano alle famiglie più bisognose, ma ancora una volta dobbiamo fare i conti con un dato di profonda ingiustizia sociale. Il 61% delle risorse stanziate con il buono scuola gonfiano le tasche dei redditi medio e medio-alti, mentre solo il 5,02% sostiene le famiglie bisognose.

Credo si possa concludere che il Lombardia non va tutto a gonfie vele, ma sopratutto questo sforzo della Regione nell’aiutare le famiglie che forse non ne hanno bisogno, stride con il periodo di crisi economica che stiamo vivendo.
Tutto ciò avviene ovviamente con il benestare della Lega Nord, probabilmente troppo impegnata nel mettere i cartelli in dialetto, piuttosto che occuparsi dei veri problemi dei lombardi. Un altro modo di gestire il denaro pubblico c’è, seguendo il semplice buonsenso e il valore della solidarietà. Domenica e Lunedì possiamo dare un segnale forte scegliendo i Democratici, scegliendo un diversa visione della Lombardia del domani.

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Scuole bresciane in piazza: «Lo Stato ci deve 2,5 milioni»

La scuola bresciana scende in piazza per protestare contro i tagli. Lo farà tra due sabati, il 6 marzo.
«Non siamo qui per difendere la scuola pubblica in astratto ma le scuole concrete, da tempo in grossa difficoltà». Così Salvatore Cinque, direttore amministrativo delle scuole medie Bettinzoli-Pascoli, ha aperto l’assemblea di martedì sera nell’auditorium dell’istituto di via Caleppe, che ha deciso la clamorosa protesta.
A riempire – e scaldare – la sala, moltissimi genitori e insegnanti delle scuole bresciane: oltre alla Bettinzoli-Pascoli, Leonardo, Torricella, Rodari, Arnaldo, Lana-Fermi, San Polo, Tiboni, 28 maggio e scuole materne comunali.
IL MOTIVO DELL’incontro? «L’impossibilità a garantire il servizio essenziale a causa di una situazione economica insostenibile – spiega Cinque -: il Ministero da 2 anni non rimborsa più le spese che la scuola è costretta ad anticipare e il Comune, rompendo il patto di stabilità, ha tagliato i fondi. Il risultato è che non abbiamo soldi per pagare i supplenti e i fornitori, per attivare progetti didattici e comprare la carta igienica, per mantenere l’attività amministrativa e assicurare condizioni di sicurezza. Ma quanto può durare questa situazione?».
LA GRAVITÀ DEL MOMENTO è confermata da cifre così alte, il direttore Cinque si chiede: «Si può denunciare per furto lo Stato?»: è infatti di 113 mila euro il debito che lo Stato ha nei confronti della Bettinzoli-Pascoli e di 2 milioni e mezzo verso le scuole medie e elementari bresciane. Che fare, dunque, per affrontare un problema che – ricorda il consigliere del Comitato Genitori della Bettinzoli Pietro Chini – si è aggravato con la circolare ministeriale del 14 dicembre 2009, che prevede un taglio effettivo del 25 per cento del budget?
Sostiene Chini: «Mettiamoci assieme – genitori, docenti, non docenti – e organizziamo una momento senza colori e senza bandiere, dove gli insegnanti e i genitori saranno in piazza con i figli, perché sono loro che restano fregati se decade la qualità della scuola pubblica». La proposta è quindi una grande manifestazione la mattina di sabato 6 marzo «per farci sentire e pretendere delle risposte» afferma la presidente del Consiglio d’istituto della Bettinzoli Catia Loda. La sala accoglie positivamente la proposta, perché «la situazione sta diventando ingovernabile e non migliorerà certo negli anni» dichiara un genitore del «Leonardo», il liceo che vanta 370 mila euro di credito verso lo Stato ma debiti nei confronti di insegnanti e fornitori. E perché, ricorda un rappresentante dell’associazione Scuole autonome bresciane, «solo se ci sono le risorse finanziarie si garantisce una scuola di qualità» e, continua Paola del Coordinamento Genitori scuola dell’infanzia e nidi, «è ora di dire basta, di unirci e obbligare a rimettere la formazione al centro».
INTANTO, I DOCENTI della scuola media Tridentina-Kennedy-Romamino-Silone, anch’essa in profonda difficoltà, stanno raccogliendo le firme per un documento di protesta rivolto alle autorità nazionali e locali «per contrastare la proposta governativa di far pagare alla scuola pubblica – ente formativo per eccellenza – insieme alle famiglie, le loro decisioni».
E C’È CHI SI CHIEDE, come un’insegnante-genitore, «se la scuola pubblica è allo sfascio, perché quella privata gode di ottima salute? Perché, se la scuola privata rappresenta il 10% della realtà scolastica, la Lombardia investe 700 euro per ogni studente delle private e nemmeno 8 euro per quelli delle pubbliche?». La speranza è che alcune risposte arrivino con la manifestazione indetta per il 6 marzo.

fonte: bresciaoggi.it Giovedì 25 Febbraio 2010

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