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Essere d’accordo non basta

L’ho detto e lo ribadisco: a me Italia Futura piace. Ma ho anche sempre pensato che ci sono cose che non vanno bene. Quella che più mi infastidisce è la scarsa concretezza degli appelli. Ripubblico sotto l’ultima newsletter che mi è arrivata.

Magari avrete la mia stessa impressione leggendo: si parte con un appello esaltante che ti fa sperare in una proposta, in un cambiamento, in un’azione. Invece il tutto si conclude con l’invito a firmare il manifesto. Già. Il prossimo passo sarà chiedere di condividere una foto sulla propria bacheca Facebook per fermare la fame nel mondo.
Tipicamente, terminato il discorso di incitamento che si fa prima di scendere sul campo di battaglia, si scende sul campo di battaglia. Si urla, si grida, si sguainano le spade e poi ci si lancia sul nemico a spargere il suo sangue. Non si firma un manifesto. Se questa è la flemma con cui si riformare l’intero sistema…

Cara amica, caro amico,
milioni di cittadini guardano con forte preoccupazione all’assenza di un’offerta alternativa in grado di rappresentare chi ritiene che le riforme di cui il paese ha bisogno siano di segno esattamente opposto rispetto a quanto proposto da una sinistra tornata alle ricette dello statalismo più tradizionale e da una destra populista che ha predicato la rivoluzione liberale moltiplicando invece sprechi e abusi di una classe dirigente impresentabile
Sono quegli italiani che ritengono sia arrivata l’ora per lo Stato di fare la sua parte in termini di sacrifici e che la pressione fiscale non possa in nessun modo e per nessuna ragione essere aumentata. Quella parte del Paese che vuole un sistema di welfare più orientato alla crescita e contratti che premino la produttività
Un duello tra un’Unione 2.0 e una Forza Italia 2.0 ci riporterebbe nel pieno della Seconda Repubblica. E non siamo affatto sicuri che la maggioranza degli italiani non veda l’ora di assistere al confronto tra Bersani e Berlusconi.
L’Italia ha bisogno di un fronte della responsabilità, di un movimento popolare, liberale e riformista che, nel solco di quanto iniziato dal Governo Monti, metta insieme la società civile disposta a impegnarsi e la politica che accetti la sfida della responsabilità e del rinnovamento.
Contro i populismi di destra e di sinistra, verso la Terza Repubblica.
Firma il manifesto Verso la Terza Repubblica   
Grazie,
Italia Futura

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Chi ha orecchie per intendere gli elettori intenda

Nonostante lo sport nazionale resti criticare tutto, in generale credo che a conclusione di questo giro di elezioni per il centro sinistra tanto male non sia andata. Si poteva fare meglio, ma quello dipendeva dai candidati. La mia personale opinioni sulle primarie è che dovrebbero essere una roba abbastanza informale. Mi rendo conto che se non si trattasse di una vera e propria elezione, in pochi andrebbero a esprimere il proprio parere, ma al contempo credo che è nell’interesse del partito recepire e accogliere il sentire dei propri elettori. Ecco perché non ho voluto interessarmi della fondatezza delle critiche di Renzi al sistema e alle regole di questo giro. Alla luce di questo, mi stupisce della complessità del voto. Perché non è possibile di votare online anche ai residenti in Italia? Io ho votato entrambi i giri online dall’estero. Non mi sono stati chiesti i 2€ nessuna delle due volte. La coda non l’ho fatta. Niente certificati elettorali. Così mi sono stupito a leggere che in certe città estere ci fossero dei seggi. Perché mai si dovrebbe far lavorare della gente quando si potrebbe fare la stessa cosa, offrendo un servizio più comodo, lasciando che si stia tutti a casa – volontari ed elettori? Non credo che il sistema possa funzionare per le elezioni nazionali (non ancora, almeno), ma per le primarie mi pare che funzioni benissimo. A questo punto i partiti potrebbero rivolgersi agli elettori anche con maggior frequenza per vedere come la pensano su certe cose, trovando un buon compromesso tra spam e democrazia semi-diretta.

Comunque mi pare che si possa essere soddisfatti di come sono andate le cose. Poteva andare anche molto peggio. Basta guardare a cosa fanno gli altri…

Adesso il PD si ritrova con un sacco di informazioni su quello che preferisce la gente. Sono sicuro che Bersani, pur avendo vinto, sappia riconoscere e valorizzare le posizioni che rappresentavano gli altri candidati. Ad esempio, forse gli elettori di sinistra sono in maggioranza non così di sinistra come si pensava. Non era poi così scontato che Renzi arrivasse in finale e che Vendola facesse così poco. Insomma, chi ha orecchie per intendere intenda.

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L’Italia non cambia

Stravince Bersani, e il paese sceglie di non cambiare. Di che ci stupiamo? In quasi 70 anni gli italiani hanno “osato” sperare nel nuovo una sola volta, e l’han preso nel di dietro esattamente come prima … e come dopo … Ormai hanno il callo, non vogliono pensare a nulla di diverso. Metti che arrivi […]

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Come quella canzone di Mina

I sostenitori di Renzi mi pare abbiano perso un’ottima occasione di stare zitti. Le frasi, le polemiche, i polveroni non hanno fatto altro che avvantaggiare l’antagonista facendolo apparire pacato e rispettoso ed il proprio candidato "peggio di un bambino capriccioso" che la vuole sempre vinta, come dice la canzone di…

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Da 5 a 3 milioni di dipendenti pubblici

Mi piacciono le soluzioni creative. Ecco perché riporto le parole di Fabio Franceschini, titolare di  Grafica Veneta, su cui è incentrato un recente articolo di Linkiesta. Neanche il settore statale può salvarsi se non innova il suo business model, secondo me.

«Abbiamo quasi 5 milioni di dipendenti pubblici, dobbiamo ridurli di almeno 2 milioni. La soluzione ideale contempla un percorso d’esodo che prevede l’assunzione di dipendenti pubblici alle aziende private, pagati dallo Stato per i primi tre anni, e poi assunti a tempo indeterminato dagli imprenditori, con i contributi pagati ancora dallo Stato per i due anni rimanenti». «In questo modo», prosegue Franceschi, «si trasformano i dipendenti da un centro di costo a uno di ricavo». In questo modo lo Stato riduce i costi del 30%, e guadagnerà dalle maggiori entrate sull’incremento del fatturato che i nuovi dipendenti svilupperanno. Difficile dire se l’ipotesi, il cui padre sembra sia l’attuale assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato (Lega) possa funzionare in tempi di crisi. Franceschi è però ottimista: «Gli ex dipendenti pubblici che ho assunto sono i migliori dell’azienda, non è colpa loro se la Pa non funziona. Come dice il proverbio, il pesce puzza dalla testa. Bisogna partire dalla politica». La campagna elettorale è già cominciata.

Il resto su Linkiesta.

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Perché sto con Renzi

Oggi alle 20.00 c’era la deadline per l’iscrizione al voto online per le primarie (possibile per chi è all’estero). Inizialmente non era mia intenzione votare per le primarie, visto che il PD, per quanto io l’abbia votato in più di un’occasione, non corrisponda alla mia “naturale inclinazione politica”. Il mio pensiero è sempre stato che sta agli appartenenti di ciascun gruppo scegliersi la propria guida, e poi gli altri, se vogliono e purché tacciano, possono unirsi, altrimenti vadano altrove. E di fatto io non mi sento di appartenere al PD. Il partito che finalmente mi pare rappresentarmi al meglio e che non voterei solo perché è “il meno peggio” ma proprio quello che vorrei è Italia Futura, se è concesso chiamarlo partito. Ci sono però ancora troppe incognite e incertezze sul candidato premier e sulle alleanze (ma questo è un altro post). Quindi intanto mi sono iscritto e sosterrò Renzi. Sulla questione se è giusto che io voti alle primarie del non-mio partito, penso che sia legittimo per il fatto che se vincesse Renzi, voterei PD al secondo turno (ceteris paribus).

Ora, perché Renzi?

Come persona e personaggio mi piace di più Bersani. Dosato e diplomatico, ma al contempo deciso e schietto. Se dovessi uscire a cena con uno dei cinque candidati, sarebbe Bersani. Il problema è la corte di gente che lo circonda e il suo allineamento con certi sindacati. Penso che a certe scelte di Monti Bersani avrebbe potuto mostrare un po’ più di appoggio rispetto al solito “non ci piace, ma siamo costretti”. Non vorrei che poi magari da premier si sentisse di nuovo costretto a fare qualcosa per qualcun altro. Sono sicuro che Bersani farebbe un buon premier, ma temo non faccia un buon riformatore. Non sono sicuro che Renzi faccia un buon premier, ma lo vedo bene come riformatore.
Renzi mi sembra più lontano dal mondo corporativo italiano, che a mio avviso è una delle zavorre peggiori del Paese in questo momento, e con meno vincoli ideologici al classico “essere di sinistra”. I suoi pregi sono descritti secondo me benissimo dal discorso di Ichino alla Leopolda 2012 che inserisco qui sotto.

 

In tanti criticano di Renzi la scarsa conoscenza dei meccanismi politici (l’essere “navigato”, per intenderci), ma anche nell’improbabile caso che dimenticasse tutto quello che ha imparato come sindaco di Firenze, dietro alle sue spalle comunque avrebbe un partitone, che ha tra le sue caratteristiche delle forti radici nel passato e nell’esperienza. Vedo in Renzi insieme al PD una buona sintesi tra passato e futuro. A me pare l’incarnazione della buona mediocritas (chiamarla “aurea” mi pare troppo) tra sfruttamento del conosciuto e ricerca del nuovo che tanto pesa in termini di importanza nei miei corsi di innovazione.

Perdonatemi se gli altri non li prendo neanche in considerazione. L’unico che forse potrebbe avere un numero significativo di voti è Vendola, che è troppo lontano dal mondo reale per sperare di poterlo gestire.

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Uniti o dispersi

Non faccio segreto della mia simpatia per Italia Futura e per il loro progetto riformatore. Anzi, nello spirito di questo post dovrei dire «per il nostro progetto riformatore». Sì, perché unirsi per un progetto comune significa non distinguere più tra ciò che è mio e ciò che è tuo. Se aderisco al progetto, mi batto per la sua realizzazione così come l’ho accettata. Ci sono i momenti per discutere degli obiettivi, ma una volta decisa la strategia comune si rema tutti insieme nonostante tutti i “ma io avevo detto sin da subito che ero un po’ diverso”.

Ora, leggo oggi della dichiarata uniformità d’intenti tra Italia Futura e Fermiamo il Declino. Discutiamo per diventare un unico corpo o rimaniamo due cose diverse? Perché in tal caso si è avversari e penso che di competitori così simili nel tentativo di realizzare un progetto nuovo come il progetto di riforma liberale del Paese non ne abbia proprio bisogno oggi.

Lo dice Italia Futura stessa nella lettera linkata sopra al secondo paragrafo:

«L’urgenza in cui si trova l’Italia impedisce tuttavia di anteporre ambizioni personali e mal riposti sentimenti di superiorità all’interesse vitale di alimentare l’urgenza di riforme modernizzatrici con massicce dosi di nuovo consenso democratico, nuove idee e nuove risorse civili. Oggi saper includere ed aggregare al fine di dare al paese una nuova classe dirigente riformatrice è molto più importante di prima

Dei deleteri effetti di correnti interne e di mal riuscite unificazioni di correnti di pensiero simili ma diverse ne abbiamo visto gli effetti negli ultimi anni politici sia a destra che a sinistra con coalizioni, partiti nati da aggregati e alleanze più o meno a breve termine.

Avviare un progetto politico è come la cura antibiotica: una volta che l’hai iniziata finisci il ciclo, o sarà stato tutto inutile, se non controproducente. Se Italia Futura vede in altri gruppi organizzati finalità comuni, non dichiari semplicemente l’affinità d’intenti ma produca una proposta politica che possa creare una sinergia efficace per i prossimi 5 anni in cui non esistono correnti interne e ex-questo-o-quell’altro, ma che siano tutti uniti da un’unica visione, da un unico manifesto e progetto politico.
E perché questo si realizzi non basta stabilire che siamo tutti d’accordo sulla riduzione del debito, ma serve anche chiarire con quali mezzi si intende raggiungere l’obiettivo. Se gli unici vedono come unica via l’aumento del carico fiscale e gli altri avevo altro in mente, alla prima delibera i nodi verranno al pettine.

Pettiniamoci prima!

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Il dopo-2013

Dall’articolo di ItaliaFutura di oggi:

L’essere “moderati” o “in mezzo” non costituisce, di per sé, né una visione né, soprattutto, un programma politico concreto per far uscire l’Italia dalle secche in cui da troppo tempo si trova. Nemmeno si può semplicemente invocare una prosecuzione ad oltranza del “montismo” come ragion d’essere di un’iniziativa che deve necessariamente guardare agli orizzonti lunghi di una Terza Repubblica tutta da costruire, oltre ad avere la capacità di persuadere milioni di elettori delusi dalla Seconda Repubblica e dai suoi protagonisti.

Qui il testo per intero.

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Il motivo

All’ingresso della villa dove si tiene il meeting di Libera e dove suoniamo stasera c’è uno striscione che spiega bene perchè siamo lì e perché quello che facciamo alla Scuola di Musica del Garda ha un senso

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Diritto al lavoro o diritto al mestiere?

Riporto una breve conversazione che ho avuto con un amico su Facebook sulla questione delle parole del ministro Fornero (che condivido pienamente) sul fatto che il lavoro non è un diritto giusto per fare.

Art 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Non a caso nella seconda frase si specifica cosa si intende per lavoro: un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Se il tuo “lavoro” non concorre al progresso materiale o spirituale, allora non rientra nella categoria “lavoro” inteso come nella Costituzione. Nell’articolo non sta scritto “posizione di rendita per pregresso contratto”, ma “attività che concorre al progresso economico o spirituale”.

Con questo non intendo dire che se uno perde il lavoro è perché il suo mestiere è inutile (breve parentesi per intenderci: lavoro è quello che fai, la prestazione; mestiere è quello che sei in termini professionali). Probabilmente, data la scarsità di risorse o i rischi percepiti dal datore di lavoro, l’impiego di questa persona metteva a repentaglio la sopravvivenza dell’azienda nel breve-medio periodo dati i costi relativamente alti rispetto ai benefici riportati, o per mille altri validi motivi. Se credi che sia veramente utile ma che sei incompreso dalla società mettiti in proprio come fanno altri.
Fornero ha forse usato toni molto duri. C’è chi la critica per questo e non tanto per il contenuto.
Possiamo continuare a esprimerci tutti in termini tiepidi e che stiano bene a tutti, ma in questa maniera resteremo il paese che siamo, visto che non tutti sanno leggere tra le righe del politichese o comprendono che conseguenze hanno certi slogan populistici. Sono tutti lì a riempirsi la bocca di parole che vanno bene sia a destra che a sinistra, ai ricchi e ai poveri, agli ebeti e agli arrabbiati che non fanno storcere il naso a nessuno e sono pensate appunto con questo scopo, perché un politico ha come obiettivo, a quanto pare, solo di raccogliere solamente il maggior numero possibile di voti e poco si cura del sistema nel suo insieme. Mi viene da citare De Gasperi con «un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione» e io penso che il ministro Fornero appartenga più alla seconda categoria che alla prima.

Fornero e Monti dicono le cose come stanno e di certo sentite crude per come sono suscitano antipatie, ma non per questo sono meno vere. Se il medico ti dice che se non ti curi ti resta poco da vivere non è stronzo, è sincero. Qui ci troviamo in una situazione di emergenza, e le parole dolci non aiutano. Finché continuiamo a mezze verità, ci sono persone che formano lunghi cortei semplicemente perché per un’intera vita nessuno gli ha spiegato che assunto non significa che da quel momento in poi svolgerà per grazia divina «un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.» Come si può pensare che quello che sapevi fare 30 o 40 anni fa sarebbe bastato per rimanere nella stessa posizione professionale fino ad oggi godendo della rendita garantita?

Sperare di vivere di rendite di posizione (“il lavoro adesso è mio e nessuno mi schioda per nessun motivo”) è proprio quello che io intendo leggendo l’articolo 1 della Costituzione. “Fondata sul lavoro” significa che è nella nostra prestazione che ci riconosciamo, non in quello che pretendiamo sulla base di rendite di posizione. Che tu sia figlio di nobili o il più orfano degli abbandonati, sei cittadino in quanto contribuisci all’intera società. È quello che fai che ti definisce cittadino (leggi lavoro) e non quello che sei (leggi mestiere).

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Divise dalla stupidità non potranno formare una provincia

Non riesco a capire se l’accorpamento delle province venga comunicato apposta in maniera così stupida per far sì che siano poi i cittadini stessi a non volerle più (così i politici salvano capra e cavoli mostrando che lo stavano per fare come gli elettori hanno chiesto, ma anche salvando poi le poltrone di tutti i loro nipoti, cugini e amici che ci siedono sopra) o se invece sono proprio i politici a non averci pensato.
Qui l’articolo del Corriere cui faccio riferimento.

I discorsi delle differenze culturali addotti dalle “comunità” che vivono a distanza di poche decine di chilometri fanno acqua da ogni parte. Se ce la fanno italiani, tedeschi e ladini a convivere in un’unica provinca, possibile che non ce la facciano milanesi e lodigiani? (Vi prego, non fraintendetemi, non voglio dire che i loro due dialetti siano meno diversi tra loro di quanto non lo siano l’italiano e il tedesco e il ladino.) Il punto è che i capricci infantili delle miniprovince sono poi pagati con le tasche di tutti gli italiani, inclusi i poveri rivoltellesi che da quasi un secolo ormai devono sottostare al Comune di Desenzano, subendo purghe etniche intollerabili da anni! Se volete rimanere autonomi, pagatevi di tasca vostra le spese aggiuntive. Così siamo tutti felici.
Do la colpa ai politici per queste tensioni inutili nella popolazione, perché non penso che si possa ragionare con gente che vede inconciliabile l’unione tra due province che sin dalla loro nascita sono state contigue. Sarebbe come incolpare il cane istigato dal padrone a mordere. Se anziché dire “Rimini da adesso starà sotto Forlì” si dicesse “Rimini e Forlì adesso costituiranno la nuova Provincia della Bassa Romagna” (o qualsiasi altro nome pseudo-leghista) con qualche ufficio a Rimini e qualche altro a Forlì (tanto con le funzioni che avranno le province non è che ci sarà poi tanto da comunicarsi), magari la smetterebbero di tirarsi per i capelli per inutili questioni.
Se la tua identità culturale dipende dai confini che ti dai, allora forse non hai un’identità così forte da meritare l’autonomia. O no?

[I casi indicati hanno puramente uno scopo esemplificativo e non ri riferiscono a casi concreti]

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I Love AA

Oggi mi scrive la Provincia di Bolzano per ricordarmi che il prossimo mese scade la mia patente e mi fornisce istruzioni dettagliate e come rinnovarla e gli indirizzi dei medici a cui posso rivolgermi. Io me ne sarei accorto solo alla prima patteuglia della stradale che avesse chiesto "patente e…

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Le nomine AGCOM

Ho seguito con attenzione la vicenda delle nomine all’Authority delle Comunicazioni e per quanto ho potuto ho sostenuto la candidatura di Stefano Quintarelli che, non avendo "santi in paradiso" non è stato eletto. Il PD salva la faccia nominando il prof. Decina che almeno sa di cosa parla (se si…

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Crocifissi

Ascoltavo grande musica stasera e mi sono imbattuto in questa esecuzione straordinaria del Crucifixus di Antonio Lotti con il coro della Radio di Berlino diretta da Simon Rattle. Nell’ascoltarla mi veniva in mente che domani è l’anniversario della strage di Brescia e mi sembrava la musica perfetta per commemorare quegli…

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Non c’è scusa che tenga

Formigoni dice «Se qualcuno dimostrasse che Daccò ha avuto un vantaggio dai rapporti con me mi assumerò le mie responsabilità e mi dimetterò». Ora, un politico al quarto mandato dovrebbe essere abbastanza sveglio da capire quando fa un fav…

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