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What would Nature do?

Se non puoi batterli, copiali

Tra i (pochi) motivi per installare la televisione satellitare in casa ci sono sicuramente i canali dal 400 in poi, una lunga serie di documentari per tutti i gusti che vanno dall’australiano molestatore di rettili di turno ai classici del National Geographic. Tra tutti, quelli che mi fanno spalancare la bocca come un bambino (in realtà lo fanno quasi tutti, diciamo quelli che ci riescono meglio) sono quelli della serie “Scienza per assurdo”, che mi pare siano trasmessi da Discovery Channel. In breve, questi documentari sono divisi in più sezioni e partendo da un animale ne fanno risaltare una caratteristica “eccezionale” (ad esempio la capacità del geco di aderire a ogni parete), spiegano come funziona e passando di scienziato in scienziato attraversano tutto il percorso che ha portato dal riprodurre questa funzione al miniaturizzarla fino a renderla disponibile per qualche applicazione pratica. Animali che lasciano senza fiato più tecnologia d’avanguardia? potrei vivere solo di questo.
Ad ogni modo tutto questo panegirico per segnalare un sito che, come a questo punto sarete capaci di comprendere, trovoestremamente affascinante: AskNature. Come nei documentari di cui sopra, il sito curato dal Biomimicry Institute si propone di raccogliere numerosi esempi di “copie” artificiali di caratteristiche eccezionali di animali e piante, ed è un’ottima occasione per stupirsi un po’ della potenza dei miliardi di anni di selezione naturale che hanno portato alle “infinite forme bellissime” che osserviamo oggi, oltre che dell’ingegno umano e della sua incredibile capacità di scovare, capire e imparare dai meccanismi più reconditi che stanno sotto alla realtà che osserviamo tutti i giorni.
Il piccione dell’immagine, ad esempio, condivide con tutto l’ordine dei columbiformes e con molti altri uccelli un piumaggio delle ali che impedisce loro di bagnarsi o sporcarsi, mantenendole quindi asciutte e pulite. Edward Bormashenko, del dipartimento di Fisica della Ariel Univerity ha scoperto che la superficie delle penne di questi uccelli è ricoperta da minuscoli solchi (di profondità che va dai 100 nanometri ai 10 micron) che a un angolo di 180 gradi intrappolano l’aria formando una specie di barriera che impedisce all’acqua e allo sporco di aderire alle ali, con evidenti vantaggi per quanto riguarda il volo. Non solo, Bormashenko è riuscito anche a ricreare un polimero, che ha chiamato superidrofobico, che riesce a replicare tutto ciò, con possibili applicazioni che vanno dai tessuti autopulenti alle tende da campeggio a prova di acquazzone, e non solo.
Il sito è peraltro strutturato molto bene, ma a questo punto credo di aver detto abbastanza, andate a farci un giro!
(Per ora il sito non è così ben fornito come spero sarà in futuro, abbastanza comunque da farvi perdere qualche pomeriggio se vi interessano queste cose, però fossi in voi lo salverei lo stesso tra i segnalibri di Mozilla, merita di farci qualche raid ogni tanto)

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http://scienzology.blogspot.com/2009/06/what-would-nature-do.html