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Rockstar Philosopy VS Plinio il Vecchio


E’ evidente. Viviamo in un momento di grandi possibilità, sia da un punto di vista tecnologico e sia dal punto di vista della comunicazione. Mai come ora si possono tenere in mano i fili di questo gioco.

Non solo registrare musica è diventata una cosa alla portata di tutti, ma a differenza di anni fa, in cui la procedura era obbligata, ora lo si puo’ fare in svariate maniere e personalmente vedo questo praticamente tutti i giorni. Stessa cosa per la comunicazione e la commercializzazione della musica: fine del monopolio dei meccanismi da parte delle case discografiche per come le abbiamo conosciute, e accesso a tutti, tramite web, alla comunicazione.
Anche di queste cose parlo in una intervista che la rivista InSound ha pubblicato questo mese e che postero’ piu’ avanti.
Sono cambiate le prospettive. Te ne accorgi iniziando la giornata con una notizia riportata dal Fatto Quotidiano – poi ritrovata su parecchi blog – riguardo l’ uscita di “The New Rockstar Philosophy“.

Il libro riassume le esperienze di due blogger canadesi, Hoover e Voyno, nel mondo della discografia attuale e cerca di dare consigli e di sfruttare le opportunità (…che sono infinite…) che il nuovo scenario post CD ci sta offrendo. Secondo l’articolo di Pasquale Rinaldis sembrerebbe “…un manuale da leggere, sottolineare e consultare per orientarsi nella vastità di mezzi e opportunità aperte dal nuovo scenario. L’idea alla base è che questo sia il miglior momento storico per essere un musicista indipendente, ma è necessario ripensare completamente l’approccio al mercato e alla costruzione della carriera musicale.”

Sicuramente parlero’ di questo libro appena uscirà (in ottobre) pubblicato da NDA PRESS e curato da Tommaso Colliva e Claudia Galal.
Oltre alle migliaia di possibilità (migliaia? milioni!) che il mercato e il web ci offrono adesso avremo anche la fortuna che qualcuno ci spiegherà come utilizzarle.
Noi italiani partiremo svantaggiati, i nostri colleghi canadesi avendo per primi letto questo manuale avranno già occupato i posti migliori, pazienza, ci sarà comunque da imparare.
Non so perchè ma dopo aver letto questa notizia continuo a fare un parallelo che sicuramente è eccessivo (ma non so che farci, il parallelo mi viene) con quei personaggi che spesso si vedono nelle televisioni locali, che per modiche cifre sono disposte a darti dei numeri da giocare al lotto con cui TU poi potrai vincere somme favolose. Lo so il parallelo è eccessivo e sono piu’ che sicuro che da questo libro avro’ da imparare, pero’…
Ma la giornata è finita con un’altra notizia. Piu’ che una notizia è una riflessione presa da Naturalis Historia di Plinio il Vecchio in cui si affrontano le differenze tra la pittura greca e quella romana. Mi ha fatto pensare molto a quando con veramente poco si faceva veramente tanto (le osservazioni di Alberto Callegari sono qui molto indicate) e ora, dopo queste riflessioni sulle mille opportunità di oggi, mi viene naturale riportarlo paro paro: “Con soli quattro colori compirono quelle opere immortali che tutti conoscono, i famosissimi pittori Apelles, Aetion, Melanthios, Nikomachos, quando uno solo dei loro quadri veniva acquistato colle entrate di tutta una città. (…) Tutte le cose migliori si ebbero allora, quando meno risorse v’erano. E cosi è, perché, come ho detto sopra, ora si apprezza il valore delle cose. non quello dell’animo.”

Great Expectations e Indie Business, ma per chi?

Domenica ho passato un pomeriggio con Piero Chianura, il direttore della rivista InSound. Diversi punti di vista tra me e Piero coincidono e mi sono ritrovato, per l’ ennesima volta, ad avvertire che esistono persone che stanno guardando a questo momento come diverso , da un’altra angolazione, dandogli nuove opportunità, possibili visioni del futuro. 
Una delle considerazioni su cui abbiamo concordato: in questo momento esiste un’ “elité” di star molto in alto che dalla musica ha molti privilegi economici, e riesce, con essa, a far funzionare meccanismi spesso complicati e quasi mai accessibili ai piu’.

Per contro esiste un sottobosco fatto di musicisti, artisti, dilettanti che non solo non ha accesso alle alte sfere, ma che neppure puo’ immaginare di fare della musica un proprio lavoro, e che quasi non ha accesso alle informazioni base per cercare di accedervi.

E in mezzo a queste due realtà cosa c’è?

Una volta in mezzo si posizionavano tutti quelli che di musica vivevano pur non splendidamente, potevano rischiare, investire sperando di far funzionare le proprie idee, avere insomma la possibilità di provarci e, in molti casi, di riuscire.

In questo momento in questo “mezzo” non vedo niente del genere.Vedo si’ una zona zeppa di artisti, gruppi, saltimbanchi, che pero’ invece di essere quelli che dovrebbero creare l’economia attorno alla quale tutto dovrebbe girare, sono diventati improvvisamente i “clienti” di questo settore anzichè i protagonisti. Il miraggio di arrivare, di riuscire ad affermarsi nello show business li ha portati a riempire lo spazio che un tempo era adibito a chi si era, spesso faticosamente, guadagnato i numeri per provarci: sono come in un casting infinito che però li risospinge al ruolo di “clienti”: clienti di studi per produzioni autofinanziate, di corsi su come scrivere musica e testi, partecipanti a gare e concorsi, provetti videomaker. Adesso sono li’, senza produrre reddito reale, e qui la cosa diventa veramente interessante, a mantenere tutta una serie di servizi che spesso servono solo a tenere vivo il proprio sogno di affermazione. Non voglio generalizzare né tantomeno sembrare superficiale, ma troppo spesso vedo che pagando si possono avere possibilità apparenti: uffici stampa che offrono visibilità, aggregatori di servizi digitali che si impegnano a diffondere la tua musica, scuole di formazione per musicisti, fonici da studio e live ecc…. Il culmine della possibilità di sfruttare il sogno di emergere offrendo servizi l’ho visto quando ho saputo di un’agenzia di booking che per una spesa di qualche migliaio di euro garantiva un certo numero di concerti….Ci manca solo che ti affittino i fans.

L’elenco dei servizi a disposizione di band e artisti emergenti è ben nutrito e ad un’analisi anche superficiale si capisce subito che questi riescono soprattutto a perpetuarsi più che a creare business agli artisti.

Questo vedo in questo “mezzo”, e lo vedo anche attraverso i racconti degli artisti che passano puntualmente nel mio studio. C’è ancora chi fa discografia nel vero senso della parola?
I ragionamenti legati a questa considerazione che si possono fare sono parecchi. Se la discografia che investe non c’è piu’, e se gli artisti sono gli unici ad investire su loro stessi, che bagaglio di esperienze, capacità e anche denaro (sempre troppo poco) sarà a disposizione delle produzioni future? Credo che alla base di questo stia uno dei problemi della bassa qualità delle produzioni.

Fare tutto in casa non porta certo ad innalzare il tuo livello artistico , anzi la mancanza di confronto con realtà che ti possono “insegnare” e trasmettere esperienza e conoscenza è vitale. Quello che mi lascia perplesso è come tante strutture che dovrebbero essere preposte a scoprire talenti e a scovare nuove artisticità in realtà sono solo dei fornitori di servizi che TU paghi.

La foto a inizio articolo è di un album degli Element, Great Expectations. Cercavo la copertina del libro di Charles Dickens con il titolo omonimo ma questa mi sembrava piu’ adatta al caso….