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Perchè si fa questo mestiere? Come dice Paolo "Perchè qualcuno lo deve fare!"

In questa valle di lacrime continuo ad incontrare persone che si arrabattano per poter mantenere vivo con entusiasmo la passione della musica. Questa volta ho chiesto all’amico Paolo Bruno, già attivo su questo blog, di raccontarci la sua esperienza in più’ di 20 anni di frequentazione dell’ambiente musicale con un occhio particolare per la musica prodotta a Brescia e dintorni. Paolo è il titolare di un negozio di dischi/cd  in via Tartaglia, 49c a Brescia, appunto, e gestisce una label che da parecchi anni supporta gli artisti emergenti bresciani e non, dando loro la possibilità di essere pubblicati e promossi. In questo periodo sto’ condividendo due produzioni con Paolo: Giovanni Peli e Newdress le cui uscite sono previste con il nuovo anno. Le vie per cercare di mantenere vivo il mondo della musica indipendente si sprecano…

Stefano mi chiede come va e di raccontare “la storia della mia vita”. Qualcuno che mi sta leggendo mi conoscerà già (spero) e qualcun altro si chiederà chi io sia.
In questo giorni mi è stato giustappunto chiesto di scrivere una breve biografia da utilizzare come presentazione di una strana “conferenza incontro ” che terrò a Leno (BS) per i giovani dell’associazione Epicentro. Mi considero un giovane (concedetemelo) affatto precoce per quanto riguarda la mia vita nella musica.
Ciononostante, non essendo dotato di senso del ritmo e/o dell’accordo, ho fatto tutto (o quasi) quello che stà attorno alla musica: dall’organizzare concerti, al costruirli come tecnico, dal “giornalismo musicale”, al produrre dischi.
Affatto precoce perché  fino ai miei 17 anni compiuti  ero uno che ascoltava e poco i cantautori dei tempi: Bennato e Guccini , un pò di PFM, conosceva qualcosa  dei Beatles e di Bob Dylan  ma fondamentalmente
poteva essere considerato un  frequentatore superficiale della musica.

In realtà mi capita a volte di ricordare singolari episodi  precedenti al luglio del 1980  che mi ricollegano alla musica in maniera sicuramente diversa dai miei coetanei di allora ma in quell’estate successe qualcosa che posso veramente dire mi ha segnato nel più profondo .

In quell’estate “la mamma” mi mandò a London a “studiare l’inglese”. Il problema è che sui muri, nelle strade e nei locali  quello era il momento della grande svolta della musica: dopo il terremoto del punk nasceva la
“nuova onda” e più della lingua imparai il sound.
Quando respiri quell’aria à difficile poi dimenticarsela e non parlo solo dei suoni e dei ritmi ma del modo di autorganizzarsi e di autopromuoversi di quella musica. Sulle staccionate dei cantieri vedevi accanto ai patinati manifesti del tour di Rod Stewart strani volantini fotocopiati, fatti con ritagli di giornali  che pubblicizzavano qualcosa che andava ad accadere a Croydon,  nel sottoscala o nello squat di qualcuno.
L’ho fatta lunga perché da lì ho capito la portata rivoluzionaria della musica ed è da lì che ho imparato il Think Global Act Local  e l’importanza di rapportarsi  con la musica nel proprio territorio.
Ecco perché dopo un lungo percorso ho fondato un associazione BandSyndicate che si occupa di promuovere tutti gli artisti della nostra grande provincia bresciana e farli conoscere al fuori di un ambito locale.
Qualche anno fa teorizzavo che a fronte dell’enorme numero di aspiranti musicisti che oggi si propone al pubblico si sviluppasse la nascita di fenomeni dall’identità assolutamente locale e localistica;  questo processo sembrerebbe aver subito un rallentamento  ma  comunque lo vedo come un passo inevitabile.
Siamo talmente globalizzati  che un musicista trova la sua ragione di esistere in 25 (o meno)  estimatori sparsi su tutto il pianeta e sogna di vivere di quello; ma il musicista che vuole e vorrà trovarsi un riscontro  economico in grado di farlo sopravvivere dovrà organizzarsi  su rete locale.
Attenzione!!! Stiamo parlando di show- business e del fatto (incontestabile)  che sempre più  giovani vedono la musica, sia come artisti che per tutti gli altri ambiti che la circondano (vedi Ste che il discorso riguarda anche i tecnici), come possibile fonte di reddito o di impiego e il costo della tecnologia da una parte e un minimo know how dall’altra  sono facilmente accessibili a qualsiasi livello.
Il post-punk sfrutto’ un primo scatto nella scala dello sviluppo tecnologico riuscendo così a scavalcare il peso di produttori che non riuscivano più a comunicare con le nuove generazioni ed il disagio del tempo.
Ma il discorso su come quella stagione musicale riuscì forse per l’ultima volta a sconvolgere e ribaltare le regole del commercio della musica lo faremo magari una prossima volta.
Da qualche anno  mi occupo anche di produzioni discografiche ed ho affiancato al negozio di musica (e parlo di Musica e non di intrattenimento da classifica; quindi mi occupo di pop, rock, jazz  ma comunque musica alternativa a quella delle grandi catene commerciali)  ho affiancato la produzione di alcuni  amici  che ritengo  meritino di essere un poco più conosciuti.
Pubblico due/tre cd all’anno oltre a cose minori e qualcuno mi dice che sono bravo perché oltre alla stampa pago la masterizzazione, il grafico per lavorare alle copertine e sopratutto l’ufficio stampa che seguirà la promozione; contribuisco al lavoro  di  reperimento concerti  e a volte pago anche le inserzioni pubblicitarie, i video e cose di questo tipo.
L’ investimento che dedico al disco può raggiungere il ricavato totale dato dalla vendita della prima tiratura; potete farvi due conti ….Il problema è che con tutti gli sforzi  possibili si vende meno di un terzo della tiratura fatta e ridurre la tiratura comporta degli aggravi di costo.
E allora perché farlo? Esattamente non lo so;  probabilmente per buttare via un pò di soldi  ma anche perché qualcuno lo deve fare. Questi li chiamiamo dischi  ma in realtà non lo sono. La soglia che divide “l’esistenza”  di un gruppo o musicista dal “nonessere”  è salito  vertiginosamente e continua a salire.
Negli anni ’80  ho trasmesso in molte radio, prima a Radio Brescia Popolare poi a Radio Onda D’urto  occupandomi proprio dei musicisti  underground di quegli anni. Ci arrivavano cassette da ogni dove, le più erano registrazioni casarecce fatte con un microfono appeso in mezzo alla sala prove;  poi c’erano quelli che registravano e facevano delle cassette duplicate in fabbrica e poi c’erano quelli che facevano “il disco”, magari  appoggiati da piccole nascenti etichette discografiche.
Oggi le trasmissioni come la mia o le riviste o webzine non prendono neppure in considerazione un cd  che non sia stato registrato in (un qualche) studio, stampato in fabbrica, per una (presunta) etichetta discografica nazionale e seguito da un ufficio stampa  che faccia pressione almeno fino alla messa in onda.
Allora c’erano 10 locali di musica alternativa o comunque disposti a far suonare giovani gruppi emergenti  in tutta la Lombardia ma se ti chiamavi Precious Time (poi divenuti Timoria) e avevi  fatto una cassetta e vinto un importante concorso cittadino suonavi in tutti e dieci; oggi  ci sono 25 locali solo nella nostra provincia ma se non hai avuto un intervista (non la semplice recensione)  sulle riviste musicali ed un agenzia che promuove i tuoi concerti  quasi nessuno di questi ti farà suonare.
 
Ciononostante io continuo, cercando quel qualcosa che possa fare la differenza nel tentativo di far si’ che questi  “poco più che demo”  su cui metto la firma come discografico mostrino una differente qualità non solo nella proposta artistica ma anche nella cura della produzione; non potendo sopportare un peso economico maggiore di quello che già dedico stò sperimentando anche delle coproduzioni, anche se il minor investimento economico genera un minor controllo sulla qualità. Così fra pochi mesi  uscirà il disco di IL RE TARANTOLA ED EMMA FILTRINO  in coproduzione con “La stalla domestica” e poi in primavera vedrà la luce il disco degli HYPER EVEL (progetto parallelo di alcuni  ALTICA) in coproduzione con Buddy Records mentre come produzioni per Kandinsky Records a gennaio pubblicherò’ il quinto disco di JET SET ROGER e, probabilmente in primavera, il cantautore GIOVANNI PELI e il gruppo elettro/pop NEWDRESS.