Tag: Essere laici oggi

un anno e non sentirlo

Pensavate fosse qualche pezzo noiosamente autoreferenziale? e invece il titolo , nonostante sia un po’ equivoco in tal senso, si riferisce alla brillante idea del nuovo rettore dell’Ateneo La Sapienza di Roma, Luigi Frati (qui il bel dossier dell’Espresso su di lui, per dirne solo una “BaronFrati” detiene il curioso record del maggior numero di parenti, 3, titolari di cattedra nella facoltà amministrata da lui in questi ultimi anni) di invitare il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico. Questa volta non è invitato a tenere una lectio magistralis, ma il segnale è lo stesso decisamente forte, specialmente se si legge il testo dell’intervento, tanto apprezzato dal Papa, tenuto duranto l’incontro di natale degli universitari col pontefice:

“Confesso di non aver capito, da ricercatore prima che da credente, il pregiudizio che nel gennaio 2008 ha mosso chi ha fatto riferimento al caso Galileo per giustificare una contrarietà alla Sua visita alla Sapienza. E come rettore, nella prolusione all’anno accademico, ho detto che attendiamo una Sua visita. Invito che in questa occasione rivolgiamo a Lei, studioso raffinato di filosofia, ma anche a Lei come vescovo di questa città”

Ora, sulla competenza di Ratzinger in materia di filosofia non mi pronuncio perchè non ne conosco le eventuali e reali capacità (ricordo, a braccio, un utilizzo un po’ paraculo di Feyerabend qualche anno fa ma lascio a studiosi migliori di me il compito di smontare, o perchè no confermare, l’immagine del “Papa intellettuale”), la questione è anche e soprattutto più profonda. L’università, e in special modo la più grande università pubblica italiana (e tralaltro credo d’Europa), ha un duplice compito: didattico, si, ma anche e soprattutto volto alla ricerca, all’ampliamento del sapere e della conoscenza. Ha senso invitare quale ospite d’onore, o peggio considerare meritevole di tenere lezioni, l’esponente di punta della religione che tira il freno a mano della ricerca (ma spesso anche solo della diffusione di pratiche e stili di vita più moderni) in Italia? ha senso invitare in quello che dovrebbe essere il tempio della Scienza, o ad ogni modo di una cultura che si contrapponga largamente alla tradizione sbandierata dall’apparato ecclesiastico in saecula saecularum, chi rifiuti Darwin, faccia fatica a digerire davvero Galileo, cerchi di infilare il proprio amico immaginario dall’ego ipertrofico alle fondamenta di ogni sapere che provi laicamente a capire come funziona il mondo?

Vi siete risposti da soli, spero. Ma tanto per aggiungere un altro buon motivo per protestare ancora contro questa presa di posizione del rettore vale la pena di segnalare questo post di Malvino, che segnala e commenta l’ultima uscita della sezione disinformatija vaticana: la pillola contraccettiva non solo è in realtà abortiva, ma fa male all’ambiente e rende sterili gli uomini. Dunque, che l’utilizzo della pillola in questi anni abbia liberato nell’ambiente “tonnellate di ormoni”, come cerca di sostenere il dottor Rudolf Ehmann nel documento cui fa riferimento l’Osservatore Romano di oggi, è semplicemente ridicolo (dato che per funzionare le molecole contenute nella pillola devono essere metabolizzate dall’organismo). In secondo luogo che la pillola anticoncenzionale sia in realtà abortiva è poco più che una curiosa interpretazione, dato che essa sospende l’ovulazione (e senza ovulazione come può avvenire il concepimento?). Ma anche fosse abortiva, il problema quale sarebbe? forse si vuole spostare il motivo del contendere sul se sia abortiva o meno una pratica, ma è una maniera bieca e surrettizia per dare per concordato che abortire sia male, cosa per niente scontata e fortunatamente non ancora comune nel dibattito sulla laicità.

Torniamo al tema principale del post: ha senso per il rettore dell’ateneo più grande d’Italia, preside della facoltà di medicina, invitare un personaggio che avvalla simili iniziative anti-scientifiche? non sarebbe forse compito di chi si occupa di far progredire la Scienza e la ricerca il cercare di non legittimare l’autorità di uno dei loro maggiori nemici? ecco, in breve, un buon motivo per sentirsi amareggiati da questa decisione. Se questo è la maniera in cui l’Università si difende da chi ne limita gli spazi di libertà c’è poco da sperare per il futuro (eccettuata la facoltà di Teologia, s’intende).

un anno e non sentirlo

Pensavate fosse qualche pezzo noiosamente autoreferenziale? e invece il titolo , nonostante sia un po’ equivoco in tal senso, si riferisce alla brillante idea del nuovo rettore dell’Ateneo La Sapienza di Roma, Luigi Frati (qui il bel dossier dell’Espresso su di lui, per dirne solo una “BaronFrati” detiene il curioso record del maggior numero di parenti, 3, titolari di cattedra nella facoltà amministrata da lui in questi ultimi anni) di invitare il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico. Questa volta non è invitato a tenere una lectio magistralis, ma il segnale è lo stesso decisamente forte, specialmente se si legge il testo dell’intervento, tanto apprezzato dal Papa, tenuto duranto l’incontro di natale degli universitari col pontefice:

“Confesso di non aver capito, da ricercatore prima che da credente, il pregiudizio che nel gennaio 2008 ha mosso chi ha fatto riferimento al caso Galileo per giustificare una contrarietà alla Sua visita alla Sapienza. E come rettore, nella prolusione all’anno accademico, ho detto che attendiamo una Sua visita. Invito che in questa occasione rivolgiamo a Lei, studioso raffinato di filosofia, ma anche a Lei come vescovo di questa città”

Ora, sulla competenza di Ratzinger in materia di filosofia non mi pronuncio perchè non ne conosco le eventuali e reali capacità (ricordo, a braccio, un utilizzo un po’ paraculo di Feyerabend qualche anno fa ma lascio a studiosi migliori di me il compito di smontare, o perchè no confermare, l’immagine del “Papa intellettuale”), la questione è anche e soprattutto più profonda. L’università, e in special modo la più grande università pubblica italiana (e tralaltro credo d’Europa), ha un duplice compito: didattico, si, ma anche e soprattutto volto alla ricerca, all’ampliamento del sapere e della conoscenza. Ha senso invitare quale ospite d’onore, o peggio considerare meritevole di tenere lezioni, l’esponente di punta della religione che tira il freno a mano della ricerca (ma spesso anche solo della diffusione di pratiche e stili di vita più moderni) in Italia? ha senso invitare in quello che dovrebbe essere il tempio della Scienza, o ad ogni modo di una cultura che si contrapponga largamente alla tradizione sbandierata dall’apparato ecclesiastico in saecula saecularum, chi rifiuti Darwin, faccia fatica a digerire davvero Galileo, cerchi di infilare il proprio amico immaginario dall’ego ipertrofico alle fondamenta di ogni sapere che provi laicamente a capire come funziona il mondo?

Vi siete risposti da soli, spero. Ma tanto per aggiungere un altro buon motivo per protestare ancora contro questa presa di posizione del rettore vale la pena di segnalare questo post di Malvino, che segnala e commenta l’ultima uscita della sezione disinformatija vaticana: la pillola contraccettiva non solo è in realtà abortiva, ma fa male all’ambiente e rende sterili gli uomini. Dunque, che l’utilizzo della pillola in questi anni abbia liberato nell’ambiente “tonnellate di ormoni”, come cerca di sostenere il dottor Rudolf Ehmann nel documento cui fa riferimento l’Osservatore Romano di oggi, è semplicemente ridicolo (dato che per funzionare le molecole contenute nella pillola devono essere metabolizzate dall’organismo). In secondo luogo che la pillola anticoncenzionale sia in realtà abortiva è poco più che una curiosa interpretazione, dato che essa sospende l’ovulazione (e senza ovulazione come può avvenire il concepimento?). Ma anche fosse abortiva, il problema quale sarebbe? forse si vuole spostare il motivo del contendere sul se sia abortiva o meno una pratica, ma è una maniera bieca e surrettizia per dare per concordato che abortire sia male, cosa per niente scontata e fortunatamente non ancora comune nel dibattito sulla laicità.

Torniamo al tema principale del post: ha senso per il rettore dell’ateneo più grande d’Italia, preside della facoltà di medicina, invitare un personaggio che avvalla simili iniziative anti-scientifiche? non sarebbe forse compito di chi si occupa di far progredire la Scienza e la ricerca il cercare di non legittimare l’autorità di uno dei loro maggiori nemici? ecco, in breve, un buon motivo per sentirsi amareggiati da questa decisione. Se questo è la maniera in cui l’Università si difende da chi ne limita gli spazi di libertà c’è poco da sperare per il futuro (eccettuata la facoltà di Teologia, s’intende).

un anno e non sentirlo

Pensavate fosse qualche pezzo noiosamente autoreferenziale? e invece il titolo , nonostante sia un po’ equivoco in tal senso, si riferisce alla brillante idea del nuovo rettore dell’Ateneo La Sapienza di Roma, Luigi Frati (qui il bel dossier dell’Espresso su di lui, per dirne solo una “BaronFrati” detiene il curioso record del maggior numero di parenti, 3, titolari di cattedra nella facoltà amministrata da lui in questi ultimi anni) di invitare il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico. Questa volta non è invitato a tenere una lectio magistralis, ma il segnale è lo stesso decisamente forte, specialmente se si legge il testo dell’intervento, tanto apprezzato dal Papa, tenuto duranto l’incontro di natale degli universitari col pontefice:

“Confesso di non aver capito, da ricercatore prima che da credente, il pregiudizio che nel gennaio 2008 ha mosso chi ha fatto riferimento al caso Galileo per giustificare una contrarietà alla Sua visita alla Sapienza. E come rettore, nella prolusione all’anno accademico, ho detto che attendiamo una Sua visita. Invito che in questa occasione rivolgiamo a Lei, studioso raffinato di filosofia, ma anche a Lei come vescovo di questa città”

Ora, sulla competenza di Ratzinger in materia di filosofia non mi pronuncio perchè non ne conosco le eventuali e reali capacità (ricordo, a braccio, un utilizzo un po’ paraculo di Feyerabend qualche anno fa ma lascio a studiosi migliori di me il compito di smontare, o perchè no confermare, l’immagine del “Papa intellettuale”), la questione è anche e soprattutto più profonda. L’università, e in special modo la più grande università pubblica italiana (e tralaltro credo d’Europa), ha un duplice compito: didattico, si, ma anche e soprattutto volto alla ricerca, all’ampliamento del sapere e della conoscenza. Ha senso invitare quale ospite d’onore, o peggio considerare meritevole di tenere lezioni, l’esponente di punta della religione che tira il freno a mano della ricerca (ma spesso anche solo della diffusione di pratiche e stili di vita più moderni) in Italia? ha senso invitare in quello che dovrebbe essere il tempio della Scienza, o ad ogni modo di una cultura che si contrapponga largamente alla tradizione sbandierata dall’apparato ecclesiastico in saecula saecularum, chi rifiuti Darwin, faccia fatica a digerire davvero Galileo, cerchi di infilare il proprio amico immaginario dall’ego ipertrofico alle fondamenta di ogni sapere che provi laicamente a capire come funziona il mondo?

Vi siete risposti da soli, spero. Ma tanto per aggiungere un altro buon motivo per protestare ancora contro questa presa di posizione del rettore vale la pena di segnalare questo post di Malvino, che segnala e commenta l’ultima uscita della sezione disinformatija vaticana: la pillola contraccettiva non solo è in realtà abortiva, ma fa male all’ambiente e rende sterili gli uomini. Dunque, che l’utilizzo della pillola in questi anni abbia liberato nell’ambiente “tonnellate di ormoni”, come cerca di sostenere il dottor Rudolf Ehmann nel documento cui fa riferimento l’Osservatore Romano di oggi, è semplicemente ridicolo (dato che per funzionare le molecole contenute nella pillola devono essere metabolizzate dall’organismo). In secondo luogo che la pillola anticoncenzionale sia in realtà abortiva è poco più che una curiosa interpretazione, dato che essa sospende l’ovulazione (e senza ovulazione come può avvenire il concepimento?). Ma anche fosse abortiva, il problema quale sarebbe? forse si vuole spostare il motivo del contendere sul se sia abortiva o meno una pratica, ma è una maniera bieca e surrettizia per dare per concordato che abortire sia male, cosa per niente scontata e fortunatamente non ancora comune nel dibattito sulla laicità.

Torniamo al tema principale del post: ha senso per il rettore dell’ateneo più grande d’Italia, preside della facoltà di medicina, invitare un personaggio che avvalla simili iniziative anti-scientifiche? non sarebbe forse compito di chi si occupa di far progredire la Scienza e la ricerca il cercare di non legittimare l’autorità di uno dei loro maggiori nemici? ecco, in breve, un buon motivo per sentirsi amareggiati da questa decisione. Se questo è la maniera in cui l’Università si difende da chi ne limita gli spazi di libertà c’è poco da sperare per il futuro (eccettuata la facoltà di Teologia, s’intende).

un anno e non sentirlo

Pensavate fosse qualche pezzo noiosamente autoreferenziale? e invece il titolo , nonostante sia un po’ equivoco in tal senso, si riferisce alla brillante idea del nuovo rettore dell’Ateneo La Sapienza di Roma, Luigi Frati (qui il bel dossier dell’Espre…

Come morire sereni nonostante gli scocciatori

Qua in Italia si fa un gran parlare, tra un’emergenza e l’altra, di testamento biologico: un diritto fondamentale da assicurare a tutti, certo, e non sarò certo io a sminuire questa lotta civile. Tuttavia per questa volta è il caso di rimediare a una delle tradizionali distrazioni di massa italiane, ovverosia di avvisare più gente possibile che è già possibile, di fatto, far sì di poter rifiutare le cure che si ritengono eccessive (un diritto sancito dalla Costituzione, per quanto non ancora esaustivamente tradotto in legge) anche nel caso si perda la possibilità di esprimere questo desiderio. È difatti previsto da una legge del Gennaio 2004, che istituisce la figura dell’amministratore di sostegno: una persona di fiducia (legata o slegata da vincoli di parentela che sia) preposta, come ci spiega un bell’articolo su Galileo, a portare avanti le volontà del paziente qualora esso si trovi a versare in stato comatoso o simili.

Tutto quello che si deve fare è scaricare e adattare questo modulo, compilarlo e farlo autenticare da un notaio (alcuni notai veneti e fiorentini si sono resi disponibili a farlo con contributo simbolico di un euro, a quanto pare), da quel momento in poi si avranno le spalle coperte in casi, tanto per fare un esempio, come quello di Eluana Englaro. Se ancora vi sembrasse fantascienza, sappiate che è già successo (ma è passato un po’ in sordina, mi sembra), e un uomo è già riuscito a ottenere il distacco dai vari salva-vita senza troppi costi nè problemi.

Il procedimento è automatico? Cito dal pezzo di Galileo linkato sopra:

Una volta emesso il decreto il medico non può andare contro le volontà del malato, altrimenti potrebbe essere accusato di lesioni colpose. Solo i parenti più stretti potrebbero impugnare il decreto. La decisione finale, però, è lasciata alla discrezione del giudice, che potrebbe rifiutare di emettere il decreto, anche se esiste sempre la possibilità di fare ricorso. Da quando è stata approvata, la legge 6/2004 sull’amministrazione di sostegno ha sempre funzionato, in ambito patrimoniale o personale, e diversi giuristi si sono espressi favorevolmente alla sua applicazione per i temi della fine della vita. Se si diffondesse il ricorso a questo strumento potremmo trovarci davanti a un fenomeno di migrazione: le persone che se ne volessero avvalere potrebbero cambiare la loro residenza e spostarla dove si trova un giudice favorevole al decreto. Per ricorrere a un certo Tribunale basta infatti avere il domicilio nell’area di sua competenza.

Tutto ciò non elimina la necessità di legiferare finalmente a proposito di quello che è uno dei grandi temi affrontati dalla Costituzione e “rimossi” dal legislatore, ma perlomeno da una speranza di morte dignitosa ai tanti che sono ancora in tempo per usufruirne. Ovviamente, sperando che venga fatta un po’ di informazione a riguardo.

Come morire sereni nonostante gli scocciatori

Qua in Italia si fa un gran parlare, tra un’emergenza e l’altra, di testamento biologico: un diritto fondamentale da assicurare a tutti, certo, e non sarò certo io a sminuire questa lotta civile. Tuttavia per questa volta è il caso di rimediare a una delle tradizionali distrazioni di massa italiane, ovverosia di avvisare più gente possibile che è già possibile, di fatto, far sì di poter rifiutare le cure che si ritengono eccessive (un diritto sancito dalla Costituzione, per quanto non ancora esaustivamente tradotto in legge) anche nel caso si perda la possibilità di esprimere questo desiderio. È difatti previsto da una legge del Gennaio 2004, che istituisce la figura dell’amministratore di sostegno: una persona di fiducia (legata o slegata da vincoli di parentela che sia) preposta, come ci spiega un bell’articolo su Galileo, a portare avanti le volontà del paziente qualora esso si trovi a versare in stato comatoso o simili.

Tutto quello che si deve fare è scaricare e adattare questo modulo, compilarlo e farlo autenticare da un notaio (alcuni notai veneti e fiorentini si sono resi disponibili a farlo con contributo simbolico di un euro, a quanto pare), da quel momento in poi si avranno le spalle coperte in casi, tanto per fare un esempio, come quello di Eluana Englaro. Se ancora vi sembrasse fantascienza, sappiate che è già successo (ma è passato un po’ in sordina, mi sembra), e un uomo è già riuscito a ottenere il distacco dai vari salva-vita senza troppi costi nè problemi.

Il procedimento è automatico? Cito dal pezzo di Galileo linkato sopra:

Una volta emesso il decreto il medico non può andare contro le volontà del malato, altrimenti potrebbe essere accusato di lesioni colpose. Solo i parenti più stretti potrebbero impugnare il decreto. La decisione finale, però, è lasciata alla discrezione del giudice, che potrebbe rifiutare di emettere il decreto, anche se esiste sempre la possibilità di fare ricorso. Da quando è stata approvata, la legge 6/2004 sull’amministrazione di sostegno ha sempre funzionato, in ambito patrimoniale o personale, e diversi giuristi si sono espressi favorevolmente alla sua applicazione per i temi della fine della vita. Se si diffondesse il ricorso a questo strumento potremmo trovarci davanti a un fenomeno di migrazione: le persone che se ne volessero avvalere potrebbero cambiare la loro residenza e spostarla dove si trova un giudice favorevole al decreto. Per ricorrere a un certo Tribunale basta infatti avere il domicilio nell’area di sua competenza.

Tutto ciò non elimina la necessità di legiferare finalmente a proposito di quello che è uno dei grandi temi affrontati dalla Costituzione e “rimossi” dal legislatore, ma perlomeno da una speranza di morte dignitosa ai tanti che sono ancora in tempo per usufruirne. Ovviamente, sperando che venga fatta un po’ di informazione a riguardo.

Come morire sereni nonostante gli scocciatori

Qua in Italia si fa un gran parlare, tra un’emergenza e l’altra, di testamento biologico: un diritto fondamentale da assicurare a tutti, certo, e non sarò certo io a sminuire questa lotta civile. Tuttavia per questa volta è il caso di rimediare a una delle tradizionali distrazioni di massa italiane, ovverosia di avvisare più gente possibile che è già possibile, di fatto, far sì di poter rifiutare le cure che si ritengono eccessive (un diritto sancito dalla Costituzione, per quanto non ancora esaustivamente tradotto in legge) anche nel caso si perda la possibilità di esprimere questo desiderio. È difatti previsto da una legge del Gennaio 2004, che istituisce la figura dell’amministratore di sostegno: una persona di fiducia (legata o slegata da vincoli di parentela che sia) preposta, come ci spiega un bell’articolo su Galileo, a portare avanti le volontà del paziente qualora esso si trovi a versare in stato comatoso o simili.

Tutto quello che si deve fare è scaricare e adattare questo modulo, compilarlo e farlo autenticare da un notaio (alcuni notai veneti e fiorentini si sono resi disponibili a farlo con contributo simbolico di un euro, a quanto pare), da quel momento in poi si avranno le spalle coperte in casi, tanto per fare un esempio, come quello di Eluana Englaro. Se ancora vi sembrasse fantascienza, sappiate che è già successo (ma è passato un po’ in sordina, mi sembra), e un uomo è già riuscito a ottenere il distacco dai vari salva-vita senza troppi costi nè problemi.

Il procedimento è automatico? Cito dal pezzo di Galileo linkato sopra:

Una volta emesso il decreto il medico non può andare contro le volontà del malato, altrimenti potrebbe essere accusato di lesioni colpose. Solo i parenti più stretti potrebbero impugnare il decreto. La decisione finale, però, è lasciata alla discrezione del giudice, che potrebbe rifiutare di emettere il decreto, anche se esiste sempre la possibilità di fare ricorso. Da quando è stata approvata, la legge 6/2004 sull’amministrazione di sostegno ha sempre funzionato, in ambito patrimoniale o personale, e diversi giuristi si sono espressi favorevolmente alla sua applicazione per i temi della fine della vita. Se si diffondesse il ricorso a questo strumento potremmo trovarci davanti a un fenomeno di migrazione: le persone che se ne volessero avvalere potrebbero cambiare la loro residenza e spostarla dove si trova un giudice favorevole al decreto. Per ricorrere a un certo Tribunale basta infatti avere il domicilio nell’area di sua competenza.

Tutto ciò non elimina la necessità di legiferare finalmente a proposito di quello che è uno dei grandi temi affrontati dalla Costituzione e “rimossi” dal legislatore, ma perlomeno da una speranza di morte dignitosa ai tanti che sono ancora in tempo per usufruirne. Ovviamente, sperando che venga fatta un po’ di informazione a riguardo.

Come morire sereni nonostante gli scocciatori

Qua in Italia si fa un gran parlare, tra un’emergenza e l’altra, di testamento biologico: un diritto fondamentale da assicurare a tutti, certo, e non sarò certo io a sminuire questa lotta civile. Tuttavia per questa volta è il caso di rimediare a una…

Epiloghi

Mi sono accorto che spesso su questo blog capita di trovare lunghe (e noiose) trattazioni di iniziative, casi politici o fatti di cronaca “aperti al futuro”, ovvero che prevedono sviluppi successivi. Succede allora che, scrivendo io solo occasionalmente e scegliendo gli argomenti un po’ a naso, spesso io di questi sviluppi non abbia occasione di parlare e se pure sono tutte informazioni facili da trovare e da ricevere per una volta voglio chiudere qualche vecchio file.

Dai più antichi ai più recenti:

Eluana Englaro è stata definitivamente, totalmente e senza alcun indugio autorizzata a spegnere anche il proprio corpo, facendo sì che possa seguire il destino della mente andatasene anni fa. Dopo la corte di Cassazione ora anche la Corte Europea per i diritti dell’uomo nega il ricorso alle svariate associazioni che si sono schierate sul fronte della lotta per la vita (che a dire il vero non corre fuori dalla clinica della Englaro, ma un po’ più a Sud nel mondo, anche se nessuno li ha avvisati).

La Costituzione è sulla strada per essere salvata, dopo il vulnus del Lodo Alfano. Mentre si attende lo scontato pronunciamento in proposito della Consulta, Di Pietro ha già superato abbondantemente il milione di firme per il referendum abrogativo. È vero, si può discutere sull’efficacia delle battaglie referendarie in Italia, ma questa volta difficilmente si riuscirà a giocare la carta dell’astensione dato che il lodo lo vuole praticamente solo Berlusconi, e gli stessi elettori leghisti, per fare un esempio, potrebbero finire per votare l’abrogazione.

Riccardo Levi ha ufficialmente fatto una mezza retromarcia, assicurando tutti che i blog non sono il suo bersaglio. Con una chiarezza e un’apertura inaspettate (per un deputato Pd), Levi ha fatto sapere che prima di discutere il disegno di legge in Parlamento verrà tolto ogni riferimento in proposito e si aprirà una discussione per “riempire quello spazio” nell’ottica non di censurare ma semmai di valorizzare tutto ciò che la Rete riesce a produrre.

Villari non si dimetterà dal suo incarico, come tutto sommato era scontato facesse. Per quanto Berlusconi neghi anche solo di averlo mai incontrato, si intravede un piano sotto a questa vicenda, piano che in effetti qualcuno sostiene essere opera della “corrente” dalemiana interna al Pd (e sarebbe l’ennesima prova che D’Alema è il male, perlomeno un maligno minore). Nel mentre, il Partito Democratico da prova di cominciare a imparare quando fare la cosa giusta, espellendo Villari dal gruppo Pd al senato (e presumibilmente anche dal partito, se si può fare).

Epiloghi

Mi sono accorto che spesso su questo blog capita di trovare lunghe (e noiose) trattazioni di iniziative, casi politici o fatti di cronaca “aperti al futuro”, ovvero che prevedono sviluppi successivi. Succede allora che, scrivendo io solo occasionalmente e scegliendo gli argomenti un po’ a naso, spesso io di questi sviluppi non abbia occasione di parlare e se pure sono tutte informazioni facili da trovare e da ricevere per una volta voglio chiudere qualche vecchio file.

Dai più antichi ai più recenti:

Eluana Englaro è stata definitivamente, totalmente e senza alcun indugio autorizzata a spegnere anche il proprio corpo, facendo sì che possa seguire il destino della mente andatasene anni fa. Dopo la corte di Cassazione ora anche la Corte Europea per i diritti dell’uomo nega il ricorso alle svariate associazioni che si sono schierate sul fronte della lotta per la vita (che a dire il vero non corre fuori dalla clinica della Englaro, ma un po’ più a Sud nel mondo, anche se nessuno li ha avvisati).

La Costituzione è sulla strada per essere salvata, dopo il vulnus del Lodo Alfano. Mentre si attende lo scontato pronunciamento in proposito della Consulta, Di Pietro ha già superato abbondantemente il milione di firme per il referendum abrogativo. È vero, si può discutere sull’efficacia delle battaglie referendarie in Italia, ma questa volta difficilmente si riuscirà a giocare la carta dell’astensione dato che il lodo lo vuole praticamente solo Berlusconi, e gli stessi elettori leghisti, per fare un esempio, potrebbero finire per votare l’abrogazione.

Riccardo Levi ha ufficialmente fatto una mezza retromarcia, assicurando tutti che i blog non sono il suo bersaglio. Con una chiarezza e un’apertura inaspettate (per un deputato Pd), Levi ha fatto sapere che prima di discutere il disegno di legge in Parlamento verrà tolto ogni riferimento in proposito e si aprirà una discussione per “riempire quello spazio” nell’ottica non di censurare ma semmai di valorizzare tutto ciò che la Rete riesce a produrre.

Villari non si dimetterà dal suo incarico, come tutto sommato era scontato facesse. Per quanto Berlusconi neghi anche solo di averlo mai incontrato, si intravede un piano sotto a questa vicenda, piano che in effetti qualcuno sostiene essere opera della “corrente” dalemiana interna al Pd (e sarebbe l’ennesima prova che D’Alema è il male, perlomeno un maligno minore). Nel mentre, il Partito Democratico da prova di cominciare a imparare quando fare la cosa giusta, espellendo Villari dal gruppo Pd al senato (e presumibilmente anche dal partito, se si può fare).

Epiloghi

Mi sono accorto che spesso su questo blog capita di trovare lunghe (e noiose) trattazioni di iniziative, casi politici o fatti di cronaca “aperti al futuro”, ovvero che prevedono sviluppi successivi. Succede allora che, scrivendo io solo occasionalmente e scegliendo gli argomenti un po’ a naso, spesso io di questi sviluppi non abbia occasione di parlare e se pure sono tutte informazioni facili da trovare e da ricevere per una volta voglio chiudere qualche vecchio file.

Dai più antichi ai più recenti:

Eluana Englaro è stata definitivamente, totalmente e senza alcun indugio autorizzata a spegnere anche il proprio corpo, facendo sì che possa seguire il destino della mente andatasene anni fa. Dopo la corte di Cassazione ora anche la Corte Europea per i diritti dell’uomo nega il ricorso alle svariate associazioni che si sono schierate sul fronte della lotta per la vita (che a dire il vero non corre fuori dalla clinica della Englaro, ma un po’ più a Sud nel mondo, anche se nessuno li ha avvisati).

La Costituzione è sulla strada per essere salvata, dopo il vulnus del Lodo Alfano. Mentre si attende lo scontato pronunciamento in proposito della Consulta, Di Pietro ha già superato abbondantemente il milione di firme per il referendum abrogativo. È vero, si può discutere sull’efficacia delle battaglie referendarie in Italia, ma questa volta difficilmente si riuscirà a giocare la carta dell’astensione dato che il lodo lo vuole praticamente solo Berlusconi, e gli stessi elettori leghisti, per fare un esempio, potrebbero finire per votare l’abrogazione.

Riccardo Levi ha ufficialmente fatto una mezza retromarcia, assicurando tutti che i blog non sono il suo bersaglio. Con una chiarezza e un’apertura inaspettate (per un deputato Pd), Levi ha fatto sapere che prima di discutere il disegno di legge in Parlamento verrà tolto ogni riferimento in proposito e si aprirà una discussione per “riempire quello spazio” nell’ottica non di censurare ma semmai di valorizzare tutto ciò che la Rete riesce a produrre.

Villari non si dimetterà dal suo incarico, come tutto sommato era scontato facesse. Per quanto Berlusconi neghi anche solo di averlo mai incontrato, si intravede un piano sotto a questa vicenda, piano che in effetti qualcuno sostiene essere opera della “corrente” dalemiana interna al Pd (e sarebbe l’ennesima prova che D’Alema è il male, perlomeno un maligno minore). Nel mentre, il Partito Democratico da prova di cominciare a imparare quando fare la cosa giusta, espellendo Villari dal gruppo Pd al senato (e presumibilmente anche dal partito, se si può fare).

Epiloghi

Mi sono accorto che spesso su questo blog capita di trovare lunghe (e noiose) trattazioni di iniziative, casi politici o fatti di cronaca “aperti al futuro”, ovvero che prevedono sviluppi successivi. Succede allora che, scrivendo io solo occasionalment…