Tag: Educazione

Femminicidio (ma non solo): non è questione di proteggere le “fasce deboli”

Mi è sempre sembrata tanto mediatica questa definizione. Pensavo, per il femminicidio come per l’aggravante omofobica o razzista all’omicidio, che ci fosse un po’ troppa enfasi sul CHI si uccide o si aggredisce, perchè in fondo chi è violento è violento, chissenefrega contro chi. Mi sembrava che battersi per queste definizioni giuridiche non rendesse servizio […]

Spunti in stile “Blue Ocean strategy” nel mercato dei corsi per bambini

Sullo spunto di questo articolo su Wired.it relativo a dei laboratori di robotica per bambini dai 5 ai 14 anni a Brescia mi viene in mente che ci sono un sacco di opportunità imprenditoriali là fuori per quanto riguarda i corsi pomeridiani per bambini. Siamo, infatti, abituati a considerare che un bambino al di fuori della scuola abbia principalmente due opzioni – sport o arte – per sviluppare delle competenze complementari a quello che impara a scuola.
Mi pare che ci sia una sorta di limitazione culturale nel ritenere opportuno che la mattina i bambini abbiano da imparare quello che sarà loro utile nel loro futuro professionale, mentre nel pomeriggio ci si debba concentrare sugli hobby che non hanno sbocchi professionali (nel 99,9% dei casi) come sport e arte. Al massimo le lingue. Non è comune sentire che un bambino venga mandato a un corso di programmazione, robotica, design, animazione, falegnameria o chissà cos’altro.
Non credo che per i bambini sia tanto diverso andare a un corso per imparare a suonare uno strumento piuttosto che per imparare a creare un sito web. Per esperienza personale diretta o indiretta, credo che quello che motivi un bambino a perseguire un hobby (se escludiamo la coercizione dei genitori) non sia tanto il contenuto del corso, quanto le modalità di insegnamento e l’identità dell’insegnante. Una volta capito il trucco di come far piacere un’attività a un bambino, non c’è limite a quello che gli si potrebbe insegnare.
Secondo me il mercato c’è. Ci sono alcuni fattori da tenere in considerazione come le offerte sostitutive come appunto sport, strumenti musicali, danza e teatro, lingue, ripetizioni, e catechismo, giusto per citarne alcuni, così come il fatto che i bambini, soprattutto in certe fasi tendano a voler fare quello che fanno gli altri. Ciononostante, non vedo maggiori rischi nell’imparare a maneggiare chiodi e martello per un bambino che a fare arti marziali, così come l’upfront investment per un laboratorio non può poi essere tanto più alto di un palazzetto dello sport.
Se poi consideriamo il grado di preparazione che offrono le scuole per quanto riguarda gli sbocchi professionali…

L’immagine l’ho presa dall’articolo di Wired.it.

1910: ci siamo quasi!

Domani è l’ultimo giorno del 1909, il 1910 è ormai alle porte ed è tempo di bilanci. Vorrei parlare brevemente della pubblica amministrazione Italiana, scossa e rinnovata dal mini-ministro Brunetta, che ora ci fa pure gli spot per la PEC!
Il piccoletto è un genio, nel far parlare di sè, non c’è che dire, ma forse […]

Entriamo nella rete

Ultimamente continuo a riflettere sul post di Roberto Venturini “Internet? Dovrebbe essere più stupida” su Apogeonline. In realtà è un pensiero ricorrente, che emerge sempre dopo aver parlato di internet a qualcuno di quel 50% di italiani che non capisce l’utilità di connettere un computer ad una connessione DSL. E non pensate che siano tutti anziani! O magari frequentano internet regolarmente, ma mai oltre al controllo della mail, alla frequentazione di Facebook e poco altro. Spesso si tratta anche di giovani, che semplicemente non c’avevano pensato ad usare internet.

Come può internet diventare più stupida (semplice)?

In realtà credo che sia già semplice da usare. Non dico da capire. Ma l’utilizzo della rete si sta già semplificando nell’utilizzo quotidiano. Penso a Twitter, Dropbox, Friendfeed, Wikipedia, Google, Youtube. Prendiamo ad esempio quest’ultimo. Dato per scontato che uno sappia accendere il computer e muovere il mouse, alla fine basta aprire il browser, scrivere l’indirizzo www.youtube.com sulla barra degli indirizzi, inserire una parola chiave nella barra di ricerca e cliccare sul thumbnail che più ci aggrada. Facile? Sì!

La vera barriera tra i cosidetti utonti e la rete spesso è semplicemente la pigrizia nell’affrontare il nuovo, la scarsa curiosità, l’atrofizzazione del cervello ad una routine di procedure per sbrigare le faccende quotidiane. Per sfondare questo muro serve qualcosa/qualcuno che la gente meno informatizzata già conosce e di cui si fida: Microsoft. Chi ha installato Linux o si è comprato un Mac, in genere ha già qualche anno alle spalle di computeristica. Microsoft invece è nelle case di tutti gli altri, quelli che per la prima volta di affacciano al mondo virtuale. E la gente, checché se ne dica, si fida, perché quelli che si lamentano, lo fanno solo perché conoscono le alternative sul mercato, e dunque rientrano già nella categorie di “esperti”. Come può aiutare Microsoft un paese come l’Italia ad entrare nelle maglie della rete?

Non solo il browser deve essere più semplice, intuitivo e pulito, ma l’intero sistema operativo Windows dovrebbe sbilanciarsi di più. Potrebbe chiederti se il documento che hai appena terminato di scrivere lo vuoi allegare ad una nuova mail. Potrebbe invitarti al termine della visione del film di lasciare un commento su MyMovies.it. Potrebbe sfidarti a pubblicare il tuo risultato ad un videogame su una classifica pubblica.
In questa maniera, volente o nolente, l’utonto si rende conto di quanto è limitato il suo uso del computer e si incuriosisce, pretende di conoscere meglio internet e magari ad abbonarsi ad una connessione più veloce.

L’ultimo numero di Wired (ottobre 2009) in un articolo, descrivendo le mire di Ray Ozzie per il futuro di Microsoft, mi ha fatto sperare che una cosa del genere sia possibile in breve tempo. Vediamo se Windows Azure basterà per trascinare con sé gli scettici nella rete.

Fiera per una vita migliore

Vista l’estate e le piccole riunioni sparse senza il numero legale avute con la consulta ho ritenuto più funzionale informare delle iniziative interessanti che passano alla spicciolata dalla C. G.. L’iniziativa che vedete qui sopra è stata voluta da Domenico Geracitano, e l’ha presentata a noi della consulta. L’iniziativa patrocinata dal Ministero della Gioventù, dalla Regione Lombardia e dal comune di Desenzano oltre alle iniziative che leggete nella tabella ospiterà anche un serie di confereze sull’antimafia organizzate da Gaia Raisoni e Matteo Trebeschi (le date saranno fissate a brevissimo.), conferenze che verteranno sull’infiltrazione mafiosa in provincia di Brescia e sulla trattativa tra stato e mafia.

Perché abbandonare Internet Explorer 6

Blogger mi segnala che sono arrivato al mio millesimo post su questo blog. Il contatore include anche i post non pubblicati, quindi per il lettore questo è il 985° post e dunque non costituisce nessuna ricorrenza particolare. Almeno per la stragrande maggiornaza dell’umanità che usa il sistema decimale per contare. Siccome preferisco considerare come pietra miliare il numero di post pubblicati, rimanderò il post celebrativo, ma colgo l’occasione di questo post per pubblicizzare un’iniziativa degna di nota per la salute del web.

L’upgrade a Internet Explorer 8 comporterà la donazione di 8 pasti agli indigenti negli Stati Uniti d’America!

Per quanto l’atto di beneficienza in sé possa essere un buon motivo per alcuni per aggiornare il proprio browser, trovo che ci sia da fare un po’ di educazione civica internettiana. A meno che non sussistano seri motivi, l’utente medio dovrebbe aggiornare il prima possibile i suoi programmi non solo per migliorare la propria esperienza al computer, che sia online o meno, ma per migliorare quella di tutti gli altri navigatori.

Il fatto che ancora in così tanti viaggino con browser obsoleti, implica che i siti debbano essere compatibili anche con questi, costringendo chi lavora online a incrementare il proprio lavoro e con questo il peso delle pagine, rendendo più lenta la navigazione a tutti gli altri. IE6 deve morire per lo sviluppo del web.

Pensiamo alle automobili: se ciascuno avesse un’auto della larghezza che vuole servirebbero parcheggi di varie dimensioni, incasinando la programmazione dei parcheggi cittadini in maniera notevole. Ecco perché solo auto omologate possono circolare sulle strade pubbliche. Lo svantaggio di avere un’automobile troppo larga non è solo del conducente che non trova un parcheggio sufficientemente grande, ma di tutti gli altri, dato che intralcia il traffico e magari avremmo un sistema multicolore per delimitare i parcheggi lungo i margini delle strade che colpirebbe in primo luogo i poveri daltonoci come me.

In un ambito così permeato dallo scambio di informazioni come quello informatico (da qualche parte l’avrà pur preso il nome “informatico” per un motivo) è indispensabile trovare degli standard comuni ed è bene essere coscienti del fatto che questi standard cambiano col tempo, soprattutto in questo settore, dove lo sviluppo è velocissimo. Non dico che si debba passare necessariamente a Firefox (anche se lo consiglio, rispetto a Explorer), ma almeno aggiornate il vostro Explorer per il bene di tutti! Qui trovate 14 alternative a IE6 proposte da Mashable.

Per quanto riguarda l’upgrade a Microsoft Explorer 8 mi pare che non ci sia altro da aggiungere. Ora riflettendoci trovo interessante notare quante finestre si aprono parlando di omologazine e differenziazione in ambito tecnologico. Non tratterò questi aspetti in questo blog, o almeno non prossimamente, perché mi pare che si potrebbe incentrare un’intera tesi di laurea su questo.

Ah, dimenticavo: passare a IE8 è gratis e potrete travasare bona parte delle vostre impostazioni personalizzate senza problemi!

[L’immagine in cima me la sono arrubata da qui]

Gli errori sono sempre gli stessi, le soluzioni anche (cosa voglio da questo blog)

E insomma mi sono reso conto che gira che ti rigira si fanno sempre gli stessi errori, e anche questo blog è partito con la stessa piega sbagliata del mio primo (In che senso?). In breve: mi stavo prendendo troppo sul serio, e su un blog non è davvero il caso poichè questi hanno bisogno di nutrirsi del personale, del vissuto di chi li scrive, anche e forse soprattutto quando non parlano mai davvero di chi li scrive. Intendiamoci, questo non sarà mai il mio diario nè racconterà mai i miei tormenti adolescenziali (anche perchè ho 25 anni), ma non deve nemmeno essere una brutta copia di una rivista o di un giornale. Qui, d’ora in poi, ci troverete un ragazzo e (spero) futuro dottorando simpatico che alterna lunghi pezzi “accademici” (ma il meno legnosi possibile, e magari un po’ spiritosi se ci si riesce) di storia della scienza o divulgazione a raccontini, battute, segnalazioni conditi della parte pubblica della mia vita. Ed è così che si scrive un blog, credo (un anno di esperienza a scrivere di politica e attualità, perlomeno, mi dice che è una strategia che piace al lettore e rende più leggero lo scrivere al blogger).

Altrimenti, vi esorto a scrivere nei commenti una frase in dialetto trentino che esemplifica la situazione: “valà valà, vei zò da figher!” (“valà valà, vieno giù dal fico”).

p.s. Visto che, come ho scritto nell’ultimo post, l’Estate è tempo di repliche vi riporto anche un vecchio pezzo che scrissi un anno e qualche mese fa, quando mi resi conto di quello di cui mi sono reso conto oggi; è lungo, non leggetelo se avete di meglio da fare.

Accosta un attimo

Magari qualcuno si aspetta che io mi metta a parlare della manifestazione di Roma, considerato che come un po’ si temeva è stata buttata in caciara sul finire da Grillo. Nemmeno troppo dai, lui e la Guzzanti hanno usato parole un po’ forti, ma importa davvero qualcosa? c’era tanta gente (e questo è positivo), sul palco c’è stato spazio per tutti e non credo dovrebbe importare se qualcuno ha alzato il tono un po’ oltre la buona educazione, io per esempio mi sono un po’ stufato di essere educato (ma poi di fronte a una folla, e alla mamma davanti alla televisione, tornerei un ragazzo a modo non crediate). Ad ogni modo io a Roma non c’ero (gli ultimi esami mi trattengono a Bologna) e di farvi il commentino di quello che si legge in giro, stasera, non mi va.

Oggi volevo scrivere un po’ di questo blog, che circa tre mesi fa ho cominciato ad aggiornare con costanza nonostante la pagina fosse stata creata già qualche mese prima (c’erano un paio di post di prova, ora cancellati). Volevo, ma mi sono reso conto che sarebbe a) noioso per voi b) noioso per me c) Franco d) in controtendenza rispetto a come ho deciso di impostare il blog, e lì per lì non mi sembrava più il caso, finchè non mi sono reso conto di starmi prendendo troppo sul serio. Non so voi, ma a me l’idea di prendermi troppo sul serio (checché ne dica il mio coinquilino, che mi ha esortato a prendere questo blog perlappunto maggiormente sul serio) non piace per niente, sarà per via delle mie origini trentine ma mi sembra di sentire qualcuno che mi urla dietro “vèi zò dal figher!” (“vieni giù dal fico”, per chi non capisse), riportandomi coi piedi ben saldati al terreno. E quindi, ricapitolando, devo parlare del blog. Credo.

Divagazione n.1

Voi ve lo ricordate quando sono usciti i primi blog? ecco, bravi, io no. Ricordo vagamente che mentre a casa mia arrivava l’adsl flat (e finivano le bollette salatissime del 56k) qualcuno ogni tanto tirava fuori questa storia che c’erano i famosi blogger, gente scaltrissima che faceva tremare tutti nelle direzioni dei Grandi Giornali (in Trentino no, se vai da un trentino e gli dici che ci sta gente scaltra che fa tremare i Grandi Giornali quello ti lancia lo sguardo che si riserva ai pazzi e poi riprende a leggere l'”Adige”), ma non si sapeva bene chi fossero, o perlomeno io e i miei amici eravamo troppo occupati a passare da Napster a WinMx, da WinMx a Kazaa e da Kazaa a eMule per preoccuparcene. La rete allora era solo una grande banca dati, e io non avevo ancora la fame di informazioni che mi sarebbe venuta dopo.

Crescendo e passando di classe in classe cominciavo a diventare più colto, i miei voti salivano (non di tanto) ed essendo da sempre portato per le materie umanistiche (anche se con un professore di Scienze che non avesse fatto per buona parte Chimica forse sarei finito a Biologia) saliva in me anche la voglia di scrivere e di tenere uno dei famosi blog (che nel frattempo erano sempre più famosi, parlo del 2002-2003 circa). Il problema però era (è?) che mi mancavano sia gli argomenti sia la capacità di scrivere in maniera piacevole da leggere, e capirete che non sono due cose da niente, perciò il progetto naufragò…una mezza dozzina di volte. Eppure sembrava così facile per gli altri blogger! loro si mettevano alla tastiera e raccontavano le loro vite, apparentemente così interessanti ma a guardar bene molto ordinarie, e io che avevo una vita scoppiettante (a paragone di alcuni di loro, perlomeno), non riuscivo ad aprirmi o a scrivere qualcosa. Più tardi trovai uno sfogo per la voglia di scrivere (un gioco di ruolo testuale on line che mi tenne occupato quasi 3 anni, più un paio di forum connessi, ma è un’altra storia), ma questa cosa del blog che non riuscivo a scrivere mi rimase dentro, come quelle vesciche che si formano in bocca: a un certo punto ti dimentichi di averle, ma prima o poi la lingua ci passa sopra ricordandoti il fastidio che provocano.

Intermezzo

C’è da dire che ho cominciato a seguire seriamente alcuni blog solo da qualche mese, ovvero da quando ho cominciato a seguire quello di un mio ormai ex coinquilino, riscoprendo sia il piacere un po’ morboso di entrare per un poco nella vita degli altri in loro assenza sia quello di crearsi il proprio bar raccogliendo qua e là qualche fonte di dati e opinioni. E poi in tutto questo tempo (i 3 anni di prima) sono cresciuto, ho cominciato a diventare più consapevole del mondo in cui vivo e per il quale posso lottare, ho cominciato e ormai quasi finito l’università. Era forse così banale il problema? mi bastava accumulare qualche nozione e affinare un poco il senso critico? non lo so, ma ha funzionato.

Divagazione n.2

La colpa è di Berlusconi. Voglio dire, da quello che ho capito c’è una generazione che più o meno lo odia, gli attuali trentenni, una che più o meno lo ama, i ragazzini d’oggi, e io sto nel mezzo. Non nel senso che non lo odi, anche se forse lo faccio un po’ più freddamente, ma nel senso che il rapporto che la mia generazione ha con Berlusconi mi è sempre sembrato più complicato. Credo non ci pensi mai nessuno, ma la mia è la prima generazione che ha avuto sempre davanti Berlusconi e che in qualche maniera è cresciuta con lui, ma allo stesso tempo l’ultima che ha ha un vivo ricordo di Mani Pulite e delle monetine a Craxi, della Democrazia Cristiana universalmente riconosciuta come ladra e mafiosa (oggi tira aria di riabilitazione) e con un po’ di sforzo anche della caduta del Muro. In qualche maniera noi abbiamo sempre saputo che Berlusconi è un’anomalia, ma spesso ci sembra un’anomalia tutto sommato inevitabile, è un rapporto strano, che per molti non si risolverà mai in un giudizio vero e proprio.

Cresciuto in un ambiente un po’ ovattato, la mia presa di coscienza politica è avvenuta a scoppio ritardato e alla fine gira che ti rigira sempre perchè Berlusconi stava davvero esagerando, forse un po’ lo dovete ringraziare se vi piace questo blog (ma non fatelo con troppa convinzione). Col tempo ho studiato anche un po’ di teoria politica, e sono arrivato al punto da comprarmi storie del pensiero politico come quella di Chevalier per il solo fatto di averla trovata a metà prezzo (e non costa poco nemmeno scontata), oltre a volumi e volumi di storia e di attualità. Forse sto pure cominciando a entrare nell’età dell’attivismo, vedremo, sarebbe quasi ora. Insomma, da un’entrata nel “mondo degli argomenti da grandi” impulsiva, dettata dal midollo spinale, ora riesco pure a sostenere conversazioni interessanti, credo.

Cosa dovrebbe uscire da tutto ciò?

Confesso che mi sono un po’ perso, dov’ero rimasto? ah si, cosa vuole questo blog dal mondo (o più semplicemente da me). Beh, alla fine mi sono reso conto che non erano le nozioni e la capacità di scrivere a mancarmi, o mancavano ma non era importante perchè quello che mancava era la voglia di mettere la propria vita in rete. Me ne sono reso conto, perlappunto, quando mi sono fermato la prima volta che volevo parlare del blog (e quindi di me), ed è per questo che alla fine mi sono sforzato di fare oggi quello che non sono mai riuscito a fare, forse in una maniera che non avevo mai provato. Fateci caso, questo post parla di me ma non sembra davvero importante, e questo perchè ha anche altro da dire, dietro quella patina personale che sembra avvolgerlo. Per questo credo supererò il “complesso” che finora mi aveva fatto scrivere come se fossi un giornalista stipendiato da qualche testata un po’ faceta, e comincerò a metterci anche un po’ di me in questo blog. Anche per umanizzare una pagina che ha il difetto di sembrare, a volte, un po’ “artefatta”, freddina e forse un po’ legnosa.

Dove voglio arrivare? da nessuna parte in particolare, ma credo che aumentare gli accessi sia sempre piacevole, soprattutto per chi scrive pezzi destinati, idealmente, a essere letti da altre persone. Per questo, forse, ultimamente mi sta prendendo la sindrome da blogger novellino. Ma passerà, passano sempre queste manie, l’importante è che io non perda la voglia di scrivere, perché quello serve soprattutto a me per mettere in ordine i pensieri e costringermi a riflettere su quello che accade, racimolando pazientemente i dati necessari a inventarsi una spiegazione soddisfacente. Ed è una cosa che viene meglio se si ha anche un pubblico, reale o immaginario, da soddisfare.

post scriptum

Siete arrivati fino in fondo? secondo il contatore sono 8524 caratteri, complimenti! io, per esempio, non ho voglia di ricontrollare quello che ho scritto.

Teach on the beach

In prima pagina de IlSole24Ore di oggi c’è un interessante articolo di come alcuni giovani col giusto fiuto per gli affari si siano messi a dare ripetizioni in spiaggia, visto che con la riforma scolastica i debiti formativi preoccupano un po’ di più e ciononostante in pochi preferiscono rinunciare alle vancanze al mare. Teach on the beach si chiama il fenomeno diffuso anche in altre parti del mondo.

Un’idea bellissima, a mio avviso, che mi era venuta in mente quando prima di andare al camposcuola avevo fatto prendere un colpo a un bambino dicendogli che avremmo anche fatto i compiti al campo ogni giorno. Perché no? Fare i compiti in montagna con animatori preparati e gli amici, intermezzati da camminate e film è sicuramente più divertente che a casa da soli.

Se qualcuno volesse ripetizioni di tedesco o matematica o lezioni di Tai Chi Chuan sulla spiaggia al lago di Garda sulle sponde desenzanesi mi contatti che ci possiamo anche mettere d’accordo …

Resoconto camposcuola 2009

Faccio un piccolo resoconto di questi 10 giorni di camposcuola di prima e seconda media. Stavolta non ho neanche provato a tenere una cronaca giornaliera del campo, quindi dovrete accontentarvi di queste poche righe.

Il campo è andato benissimo. Il tema era quello de “Il Signore degli Anelli”. Eravamo un po’ pochi come animatori, 5 anziché gli 8 dell’anno scorso, ma ce la siamo cavata egregiamente lo stesso. Ad eccezione del gruppo della razza degli Elfi (abbiamo diviso i ragazzi nelle quattro razze principali del libro) che aveva due animatori, ogni gruppo era guidato da una persona sola. Io ero un Nano.

Come al solito, arrivati all’ultimo giorno pare che il tempo sia volato e che ci siamo dimenticati qualche giorno per strada. Vale dunque la pena fare mente locale e cercate di riassumere quello che è stato fatto.

La prima mezza giornata è volata con la sistemazione nelle camere. Io sono stato “premiato” con quattro ragazzi di seconda media. Per intenderci quelli un poco più “disinvolti” e che meno temono le ire e minacce degli animatori. Un quinto ragazzo si è aggiunto a campo avviato qualche giorno dopo, ma vista la febbre che si è preso appena arrivato ha fatto ritorno a casa dopo due giorni.

Inizialmente abbiamo beccato un tempo un po’ schifoso, che è pur sempre una preferibile alternativa al caldo afoso del lago, ma da lunedì è tornato il sole che ci ha voltato le spalle solo il giorno della partenza. La gita al Brentei è andata quindi benissimo, non solo per il sole (che per la prima volta mi ha scottato la testa (si vede che i capelli si sono diradati)), ma anche perché i 40 ragazzi sono rimasti abbastanza compatti. Merito anche delle caramelle mou “elfiche” che hanno dato mantenuto al trotto anche gli ultimi. Fortuna che la cuoca me ne ha dato un pacchetto prima della partenza!

Una sera ci siamo sparati Kung Fu Panda. Il film si presta ad ulteriori riflessi in gruppo, cosa che però non abbiamo fatto, dato che eravamo già organizzati altrimenti. Ai ragazzi è piaciuto, anche se parecchi l’avevano già visto. Personalmente avrei preferito mostrare il primo film della trilogia trattata, ma è andata bene lo stesso.

È andata bene anche la domenica quando sono venuti su i genitori dei ragazzi e qualche fratello. Quasi tutti hanno giocato a palla-prigioniera ragazzi contro genitori e si sono divertiti su entrambi i fronti, tanto che alcuni genitori sono andati via un po’ tardi, tanto che quel giorno noi animatori abbiamo dovuto darci da fare ben poco.

Nessuno dei ragazzi aveva letto il libro di Tolkien, e circa la metà non conosceva il film. Per questo motivo la classica pizzata di rimpatrio che si farà a fine estate contemplerà anche la visione del primo film della trilogia. Così anche il don se lo vede!

Il mio ruolo al campo è consistito prevalentemente nelle seguenti funzioni:
– preparazione degli spezzoni di film da mostrare per sottolineare alcuni concetti presentati (li caricherò su YouTube, penso)
– preparazione di una parte del materiale di ambientazione (i cartelloni delle razze e le lettere di Bilbo – vedi questo post)
– fare l’orco
– fare il dj per la sveglia la mattina con la musica
– tenere ovviamente il mio gruppetto di 10 ragazzi
– e intonare di tanto in tanto le canzoni di preghiera prima dei pasti e spiegare le regole dei giochi
– giocare a briscola.

L’ambientazione è venuta bene e credo che i ragazzi abbiano capito bene il nesso tra la storia e i propositi un po’ più da catechismo che ci abbiamo ficcato dentro. Consiglio dunque questo campo a chi dovesse scegliere ancora come organizzarlo in altre parrocchie.

Piccola annotazione a margine. Questo è stato il primo anno in cui i ragazzi mi hanno chiesto se ho Facebook, ma per la maggiore va ancora lo scambiarsi il contatto di Messenger per rimanere in contatto dopo l’estate. Intanto mi sono “conquistato” 4-5 nuovi amici su FB.

Nella foto un momento di relax giocando a carte.

Materiale camposcuola “Il Signore degli Anelli”

Ogni anno c’è il camposcuola da organizzare. In genere noi ci appoggiamo a dei campi preparati dal centro diocesano per ragazzi di Verona e da lì ci vengono i libretti con l’ambientazione del campo, i temi da trattare coi ragazzi e con quali attività presentarli più efficacemente. Al di là del lavoro di adattamento che c’è sempre da fare (sono pensati per un campo da 7 giorni anziché 10) poi c’è anche da realizzare il materiale, l’ambientazione, gli oggetti chiave come mappe geografiche, cartelloni e altri strumenti necessari ed è qui che spesso sorgono problemi (ad esempio, l’anno scorso col campo ambientato a Camelot serviva un sistema perché la spada venisse estratta solo dal predestinato re Artù e non dagli altri). Quest’anno il tema è il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. Qui il perché della scelta.

Linko qui il materiale che trovo in giro per il web, sapendo che in futuro potrebbe tornare utile a qualche altro organizzatore.

Per la realizzazione di insegna, cartelloni, giochi, indicazioni, lettere e qualunque altro genere di materiale scritto che si può preparare prima della partenza per il campo ecco dove trovare tutti i font tipici del film “Il Signore degli Anelli” come la scrittura degli elfi, dei nani, degli hobbit ecc. Dal link potrete scaricarvi quelli che vi interessano. Io ho usato ad esempio “Bilbo Hand” per realizzare delle lettere scritte appunto dall’Hobbit che poi stamperò domani su carta pergamena.
Appena verranno approvati i testi che ho preparato condividerò ovviamente anche quelli sul mio account box.net come avevo fatto per il materiale per la Festa del Passaggio.

Ogni volta che venivano introdotti nuovi argomenti o per evitare di strutturare incontri solo su spiegazioni a voce, abbiamo fatto largo uso di spezzoni tratti dalla trilogia. Pubblico qui i link dei video che ho pubblicato su YouTube. Non sono ancora tutti, ma intanto potete trovare:
La morte di Deagol ad opera di Smeagol (servito per mostrare che il male si può impadronire degli Hobbit)
Introduzione del film con consegna degli anelli (per contestualizzare il campo)
Descrizione degli Hobbit
Gli Elfi abbandonano la Terra di Mezzo (per mostrare che il male si è impadronito anche degli Elfi)

Frodo resiste alla tentazione dell’anello
Bilbo cade in tentazione davanti all’anello
Smeagol/Gollum tentato dall’anello
Consegna del Pan di via (per simboleggiare il Pane eucaristico)
Sam prende Frodo in spalla e lo trasporta

Se invece dovete inventarvi dei nomi in elfico ecco un link. Altrimenti potete usare anche questo che oltre all’elfico trova i “corrispondenti” anche per Nani, Maghi, Hobbit e Uomini. (Ovviamente il nome elfico di un sito è diverso da quello proposto da un altro …)

Sul mio account box.net ho creato una cartella in cui trovate i cartelloni per le quattro razze che costituiscono i quattro gruppi di ragazzi, l’insegna del campo e le lettere di Bilbo, necessario per creare scompiglio tra un gruppo e l’altro.
Servitevene pure.

Da qui invece potete accedere ad una vasta gamma di opzioni per realizzare una scritta su una pergamena come negli esempi qui sotto. Non ci sono grandi possibilità di personalizzare il carattere del testo, ma per essere gratis ci si può anche adattare. La vera pecca sta nella scritta Txt2pic.com che non c’è modo di togliere se non con appositi programmi per l’elaborazione di immagini.

Il materiale sottoposto a copyright è pubblicato in osservanza dell’articolo 2, comma 1-bis della legge 2/2008, in quanto trattasi di materiale didattico.

Il gossip su Berlusconi? Un produzione Mediaset!

Vorrei spendere solo due parole sulla questione che sembra catalizzare l’attenzione di tutti a livello politico, che poi di politico non ha niente. Ovvero, l’affaire del nostro premier con Noemi Letizia.

Come giustamente afferma questo articolo, ma se ne sono accorti in tanti, è che «l’appassionante soap opera (?) sta tuttavia “aiutando” il premier a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica su temi ben piu scottanti».

Io non so chi aiuta effettivamente, ma sta di fatto che i giornali non parlano di altro. E Berlusconi se ne lamenta pure. Il problema è che lui non può lamentarsi dell’attenzione rivolta dalla gente a queste sciocchezze irrilevanti sul piano politico, per il semplice fatto che è lui ad aver educato il suo pubblico a questo. Non è forse su Mediaset che va in onda Beautiful? Non è forse sempre sulle sue reti che si mostra quello che succede nella casa del Grande Fratello? E ancora è su Rete4 che si mostra nel suo splendore Emilio Fede (che non fa direttamente gossip, ma certamente non educa all’osservazione critica ed analitica dei fatti)!

Io sono contrario a questo gossip. Ma che lo sia il “nostro Silvio” è veramente ipocrita. Una produzione Mediaset.