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Perché abbandonare Internet Explorer 6

Blogger mi segnala che sono arrivato al mio millesimo post su questo blog. Il contatore include anche i post non pubblicati, quindi per il lettore questo è il 985° post e dunque non costituisce nessuna ricorrenza particolare. Almeno per la stragrande maggiornaza dell’umanità che usa il sistema decimale per contare. Siccome preferisco considerare come pietra miliare il numero di post pubblicati, rimanderò il post celebrativo, ma colgo l’occasione di questo post per pubblicizzare un’iniziativa degna di nota per la salute del web.

L’upgrade a Internet Explorer 8 comporterà la donazione di 8 pasti agli indigenti negli Stati Uniti d’America!

Per quanto l’atto di beneficienza in sé possa essere un buon motivo per alcuni per aggiornare il proprio browser, trovo che ci sia da fare un po’ di educazione civica internettiana. A meno che non sussistano seri motivi, l’utente medio dovrebbe aggiornare il prima possibile i suoi programmi non solo per migliorare la propria esperienza al computer, che sia online o meno, ma per migliorare quella di tutti gli altri navigatori.

Il fatto che ancora in così tanti viaggino con browser obsoleti, implica che i siti debbano essere compatibili anche con questi, costringendo chi lavora online a incrementare il proprio lavoro e con questo il peso delle pagine, rendendo più lenta la navigazione a tutti gli altri. IE6 deve morire per lo sviluppo del web.

Pensiamo alle automobili: se ciascuno avesse un’auto della larghezza che vuole servirebbero parcheggi di varie dimensioni, incasinando la programmazione dei parcheggi cittadini in maniera notevole. Ecco perché solo auto omologate possono circolare sulle strade pubbliche. Lo svantaggio di avere un’automobile troppo larga non è solo del conducente che non trova un parcheggio sufficientemente grande, ma di tutti gli altri, dato che intralcia il traffico e magari avremmo un sistema multicolore per delimitare i parcheggi lungo i margini delle strade che colpirebbe in primo luogo i poveri daltonoci come me.

In un ambito così permeato dallo scambio di informazioni come quello informatico (da qualche parte l’avrà pur preso il nome “informatico” per un motivo) è indispensabile trovare degli standard comuni ed è bene essere coscienti del fatto che questi standard cambiano col tempo, soprattutto in questo settore, dove lo sviluppo è velocissimo. Non dico che si debba passare necessariamente a Firefox (anche se lo consiglio, rispetto a Explorer), ma almeno aggiornate il vostro Explorer per il bene di tutti! Qui trovate 14 alternative a IE6 proposte da Mashable.

Per quanto riguarda l’upgrade a Microsoft Explorer 8 mi pare che non ci sia altro da aggiungere. Ora riflettendoci trovo interessante notare quante finestre si aprono parlando di omologazine e differenziazione in ambito tecnologico. Non tratterò questi aspetti in questo blog, o almeno non prossimamente, perché mi pare che si potrebbe incentrare un’intera tesi di laurea su questo.

Ah, dimenticavo: passare a IE8 è gratis e potrete travasare bona parte delle vostre impostazioni personalizzate senza problemi!

[L’immagine in cima me la sono arrubata da qui]

Ma Daniel come li vede i colori?

Genitori di bambini che hanno problemi a riconoscere i colori, non preoccupatevi! Non è nulla di grave. Si vive benissimo anche confondendo verde-arancione, azzurro-rosa-grigio, rosso-marrone-verde e blu-viola.

Con una certa regolarità mi viene chiesto dai miei amici, in genere dopo una mia cappellata del tipo: “La vedi quella lì con la borsa arancione?” – “Daniel, guarda che è verde” se io i colori li vedo o peggio ancora come li vedo.

Ora cerco di spiegare come li vedo io e poi l’insensatezza della domanda “ma tu come li vedi?”.

Io i colori li vedo. Solo che a volte li confondo. Per fare un esempio, prendete due gemelli. I genitori li riconoscono immediatamente mentre estranei ci impiegano un po’ a capire chi è chi. Però una volta che capisci la differenza non li confondi neanche a 300 m di distanza. Altro paragone, forse più azzeccato ancora, viene dalle note musicali. Chi ha l’orecchio assoluto in un attimo riconosce di che nota si tratta. Altre persone necessitano che venga suonata una nota di riferimento e in base a quella sentono l’intervallo per capire qual è la nuova nota suonata. Dunque procedono in base ad un confronto.
Nel mio caso la situazione è analoga: se mi dai due matite e io posso metterle a confronto individuo in genere senza sforzo qual’è il colore di ciascuna. Se invece mi date un arancione senza dirmi niente è possibile che io lo scambi con il verde.

In altri casi non serve neanche questo. Ad esempio, il rosso dei pomodori maturi lo vedo benissimo. Fatico invece a riconoscere un pomodoro marcio in base al suo colore (tendono a diventare più scuri e marroni), perché non sono di un bel marrone chiaro e distinguibile, ma mantengono un po’ di rosso anch’essi. Comunque tranquilli! Non mangio pomodori marci. Me ne accorgo perché sono più mollicci e all’assaggio fastidiosamente dolci.

La maniera più facile per riconoscere un colore per me è contestualizzarlo. Se è la corteccia di un albero può sembrarmi anche verde scuro, ma so che è marrone e manco mi passa dall’anticamera del cervello di dire che è verde. I tronchi sono marroni. Se vedo un sasso so che non è rosa, ma grigio. I sassi sono grigi. Se una ragazza ha un maglione blu, so che in realtà è viola e non blu, perché va (o andava) di moda il viola per le ragazze (ovviamente mi sbagliavo solo quando ancora non sapevo che andava di moda il viola). E così via.
E allora come li vedo? Ricordate il discorso dei gemelli uguali? Finché non sai su cosa focalizzare l’attenzione sembrano identici. Una volta capita la regola è una cavolata.

E poi, sinceramente, secondo voi è importante sapere di che colore è il golfino di un’amica? Io so di che colore sono le mie felpe e le abbino (credo) adeguatamente con i pantaloni (che comunque sono sempre jeans). Ma il colore dei vestiti degli altri … Se la mattina prima di uscire impiego 5 minuti a scegliere la maglietta, non è certo perché la più comoda o più adatta alla temperatura esterna. Lo faccio per non creare disagio in queslli che nell’estetica ripongono il più alto valore umano.

L’unica è che shopping, le poche volte che vado a farlo, lo vado a fare accompagnato, così come quando devo scegliere il colore di un widget del blog, chiedo.

Ripeto ai genitori e alle maestre d’asilo che non dovete preoccuparvi se un bambino nei suoi disegni fa l’erba arancione o il fumo delle case verde (elementi tratti da una storia vera!)

Ora veniamo alla domanda a mio avviso più stupida: “Ma tu i colori come li vedi?”.
Secondo voi io so dirvi come vedo i colori? Lo sapessi non mi sbaglierei mai. Se vedo una cosa che a me pare arancione dico che è verde, se vedo una cosa grigia dico che è rosa ecc. Si tratta in fondo di una semplice convenzione linguistica. Chi mi dice che quell’altra persona non veda il blu come il vedo il rosso. Se sa che acqua, cielo e ogni altra cosa blu viene classificata come blu, userà la parola blu anziché rosso. Dov’è il problema? Oltre alla classificazione delle onde di luce riflesse dalle superfici colorate non abbiamo alcun metro di misura per definire scientificamente e univocamente un colore e ci metto una mano sul fuoco che nessuno al mondo prima di rispondere alla domanda “di che colore è questa fragola” faccia un’analisi con uno spettrometro per cassificarne il colore.

Siccome io, dopo un po’ di tempo, ci arrivo a classificare ogni colore (magari portando la matita a 5 cm dall’occhi e con 2 minuti di tempo) credo che in fondo nel mio caso si tratti di una semplice pigrizia o indifferenza. Tanto cosa cambia? Il colore del mondo ha solo valenza estetica per gli umani, che non devono sapere distinguere una rana velenosa da una commestibile (io nel dubbio non le mangio). Pensate ad un mondo in scala di grigi. Forse sarebbe noioso, ma non impossibile per la sopravvivivenza.

Con questo spero di aver chiarito un po’ come un discromatico (o quello che sono) vede i colori. Con qualche ingolfamento nelle minuzie, ma senza seri problemi.

L’immagine in alto l’ho scelta apposta perché quando in Storia dell’Arte al liceo avevamo studiato questo dipinto (Cristo Giallo di Paul Gauguin), ho dovuto segnarmi i veri colori degli elementi rappresentati perché io appunto contestualizzando non ci vedevo nulla di strano.