Tag: Attualità

La mia terza “prima casa”

A Desenzano probabilmente tira un’aria diversa che nel resto d’Italia, ma a me tutto questo pianger miseria sul fatto che si possegga “solo” una casa di proprietà e che si richieda quindi l’esenzione IMU, l’impignorabilità e e non so che altro, quando in molti casi (ripeto: almeno Desenzano) ci sono nuclei familiari con una prima casa intestata a ciascun membro.
Mi è chiaro che nessuno con un minimo di furbizia trascurerebbe la possibilità di risparmiare sulle tasse, soprattutto se in maniera legale in una situazione dove sono comunque sempre troppo alte per quello che viene offerto di ritorno. Ogni volta che leggo di una norma di qualunque genere, automaticamente -per puro diletto- inizio a ragionare sulle possibili scappatoie e sotterfugi per aggirarla. Ma al contempo mi aspetterei che così come tanta furbizia viene dispiegata in campo dal cittadino, altrettanta venga dispiegata dal legislatore. Non ci si può neanche nascondere dietro alla scusa che data la criticità del momento le cose possano essere fatte a metà, perché sappiamo tutti, che nessuno si metterà lì fra qualche mese a rivedere i provvedimenti d’urgenza.
Poi, ovvio, meglio far pagare troppo poco ai ricchi, che troppo ai poveri, ma sono abbastanza sicuro che con un paio di accorgimenti minori si possano trovare compromessi più efficienti e socialmente bilanciati.

Immagine da qui.

La mia terza “prima casa”

A Desenzano probabilmente tira un’aria diversa che nel resto d’Italia, ma a me tutto questo pianger miseria sul fatto che si possegga “solo” una casa di proprietà e che si richieda quindi l’esenzione IMU, l’impignorabilità e e non so che altro, quando in molti casi (ripeto: almeno Desenzano) ci sono nuclei familiari con una prima casa intestata a ciascun membro.
Mi è chiaro che nessuno con un minimo di furbizia trascurerebbe la possibilità di risparmiare sulle tasse, soprattutto se in maniera legale in una situazione dove sono comunque sempre troppo alte per quello che viene offerto di ritorno. Ogni volta che leggo di una norma di qualunque genere, automaticamente -per puro diletto- inizio a ragionare sulle possibili scappatoie e sotterfugi per aggirarla. Ma al contempo mi aspetterei che così come tanta furbizia viene dispiegata in campo dal cittadino, altrettanta venga dispiegata dal legislatore. Non ci si può neanche nascondere dietro alla scusa che data la criticità del momento le cose possano essere fatte a metà, perché sappiamo tutti, che nessuno si metterà lì fra qualche mese a rivedere i provvedimenti d’urgenza.
Poi, ovvio, meglio far pagare troppo poco ai ricchi, che troppo ai poveri, ma sono abbastanza sicuro che con un paio di accorgimenti minori si possano trovare compromessi più efficienti e socialmente bilanciati.

Immagine da qui.

Berlusconi è l’unico già in campagna elettorale

Mentre Grillo sta lavorando per assorbire il malcontento nell’elettorato del centrosinistra, Berlusconi è già nel pieno della sua campagna elettorale. Riprendo da un recente articolo di Linkiesta questo paragrafo che spiega bene gli svantaggi legati all’abolizione e -ancor peggio- restituzione dell’IMU:

«Oltre a congelare il pagamento della prima rata dell’Imu, Letta ha annunciato il blocco del previsto aumento dell’Iva, dal 21 al 22 per cento. Se il Pdl insiste sul tema Imu, e Letta cede, la vittima sarà questo blocco: l’Iva aumenterebbe dell’1% su 21, quindi del 5% circa. In tal caso i 4 miliardi da mettere in tasca ai proprietari di prime case sarebbero prelevati dalla casse dello Stato, che a sua volta si rifarebbe su tutti i consumatori, tramite l’Iva. È evidente l’effetto di redistribuzione negativa, dai poveri ai ricchi, di tale esito, che ad oggi appare il più probabile. Si aggiunga che, essendo l’Iva un’imposta largamente evasa, è prevedibile che tale negativo effetto redistributivo sarebbe attenuato solo da un ulteriore aumento del tasso di evasione dell’Iva: davvero un capolavoro!»

Bisogna dare merito a Berlusconi che è l’unico che pare capire che la campagna elettorale non finisce mai, soprattutto in un paese come l’Italia dove dal 1994 in media i governi durano circa 20 mesi. Se l’abolizione dell’IMU passa, Letta dovrà pareggiare le mancate entrate con un aumento delle tasse altrove. Forse non sarà l’IMU, ma di certo Berlusconi non mancherà a farci notare da dove verranno durante la prossima elezione. E non dirà di certo «per abbassare/togliere l’IMU, Letta ha dovuto aumentare necessariamente XY», ma molto più probabilmente la formulazione sarà «Letta ha aumentato XY, ma almeno, grazie alla mia azione, oggi non dobbiamo pagare l’IMU». Berlusconi passerà come quello che abbassa le tasse, Letta -o in generale il centrosinistra in generale, visto che B. deve trovare un modo di bruciare anche Renzi- come quello che le aumenta. Non ci vuole un genio per capire che il rapporto di causalità è invertito, ma andatelo a spiegare voi agli elettori. E visto che Berlusconi potrà decidere quando vuole di dare fine al governo togliendo la fiducia, è abbastanza prevedibile che nel momento in cui a Berlusconi non verranno in mente altri trucchi per finanziarsi la propria campagna elettorale a carico dello Stato, ci ritroveremo di nuovo matita in mano a eleggerlo.
E visto che le casse erariali non sono così generose, non credo che la durata media dei governi della Seconda Repubblica venga aumentata di molto.

Nell’immagine Grillo e Berlusconi in piena attività elettorale, mentre di Letta nessuna traccia.
Immagine di Josep Torta

Sul diritto di proprietà e la legittimità dell’IMU

L’IMU è una tassa giusta a livello ideologico, IMHO. Va corretta, attualizzata, adattata, ma di base è una tassa che deve rimanere. Il concetto ideologico su cui si basa il mio ragionamento è relativo al diritto di proprietà del suolo.
Se guardiamo l’Italia dall’alto, lo Stilvale è nostro. Ciascuno di noi è italiano e a ciascuno di noi quel territorio appartiene. Nessuno si sognerebbe di dire che le Dolomiti gli appartengono, così come nessuno si sognerebbe di dire che gli appartiene il Lago di Garda, l’Etna, o l’Isola d’Elba. Se però ci pensiamo bene, ad eccezione dei terreni demaniali, non c’è spazio che non sia di proprietà privata. Ogni metro quadrato mostrato dalle immagini del satellite è di proprietà di qualche singolo individuo. E dunque a cosa ci riferiamo quando parliamo del “mio Paese”. Non c’è nulla di tuo se non un’irrilevante porzione di quel territorio. Com’è che una persona qualsiasi, addirittura senza neanche l’esclusiva della cittadinanza italiana, possa rivendicare la completa e assoluta negazione di alcun beneficio ad altri nei confronti di una porzione di territorio nazionale? Concettualmente, cosa rende diversa l’estensione territoriale su una collina rispetto a quella di un lago? Eppure l’una è privatizzata, l’altro no.
La logica che ci sta dietro è limpida e lineare e nessuno se la sente di discuterla: se non è di valore strategico per la Nazione, non c’è motivo di limitare il diritto costituzionale dell’individuo alla proprietà privata, base e motore di crescita economica e ricchezza diffusa. Il principio però reggerebbe anche se noi anziché chiamarla proprietà privata (attenzione, mi riferisco solo agli immobili terrieri) la chiamassimo diritto all’usufrutto del terreno. A differenza del diritto di usufrutto che abbiamo oggi, basterebbe consentire al detentore di poterne cambiare l’indirizzo d’uso (nei limiti che comunque vengono posti comunque anche alla proprietà privata di oggi) così come dargli la libertà di cederlo a terzi secondo le sue condizioni. In pratica, uguale al diritto di proprietà, ma in teoria connotato dal principio che il territorio nazionale è di tutti. La Terra è di tutti e la sua tutela è prioritariamente orientata secondo il bene comune. Se lo osserviamo a livello satellitare tutti d’accordo, se lo osserviamo al piano terra un po’ meno. In un ottica del genere, di fatto comunista, sarebbe legittimo chiedere una sorta di tassa d’affitto per il terreno. Un’IMU.
Non serve sottolineare la puzza che accompagna il termine comunismo. Io per primo storco il naso. E da liberista che mi reputo, nulla dovrebbe interferire con il libero scambio dei beni, ma a livello di principio nulla ci impedisce di rivedere in ottica comunitaria il senso della proprietà privata di beni immobili, e accettare che una parte dei frutti di questo terreno che possediamo vada reinvestito a livello nazionale come indennizzo verso i concittadini per il fatto che su alcuni prati, pur appartenendo a tutti a livello satellitare, non ci si possa andare, e che di alcuni campi non se ne possano beneficiare gratuitamente dei frutti.
Sull’ammontare di questa tassa di usufrutto poi ovviamente c’è da discutere. In termini di principio anche un importo simbolico potrebbe funzionare, purché si riconosca che la Terra è una e così pure il territorio nazionale di ogni singolo paese è finito e di tutti i cittadini.
Che poi Berlusconi la pensi diversamente da come la pensi io non mi sorprende, ma pensavo che come concetto era bello condividerlo e sentire il parere di altri.

Immagine tratta dal commons di Wikimedia.

Sul diritto di proprietà e la legittimità dell’IMU

L’IMU è una tassa giusta a livello ideologico, IMHO. Va corretta, attualizzata, adattata, ma di base è una tassa che deve rimanere. Il concetto ideologico su cui si basa il mio ragionamento è relativo al diritto di proprietà del suolo.
Se guardiamo l’Italia dall’alto, lo Stilvale è nostro. Ciascuno di noi è italiano e a ciascuno di noi quel territorio appartiene. Nessuno si sognerebbe di dire che le Dolomiti gli appartengono, così come nessuno si sognerebbe di dire che gli appartiene il Lago di Garda, l’Etna, o l’Isola d’Elba. Se però ci pensiamo bene, ad eccezione dei terreni demaniali, non c’è spazio che non sia di proprietà privata. Ogni metro quadrato mostrato dalle immagini del satellite è di proprietà di qualche singolo individuo. E dunque a cosa ci riferiamo quando parliamo del “mio Paese”. Non c’è nulla di tuo se non un’irrilevante porzione di quel territorio. Com’è che una persona qualsiasi, addirittura senza neanche l’esclusiva della cittadinanza italiana, possa rivendicare la completa e assoluta negazione di alcun beneficio ad altri nei confronti di una porzione di territorio nazionale? Concettualmente, cosa rende diversa l’estensione territoriale su una collina rispetto a quella di un lago? Eppure l’una è privatizzata, l’altro no.
La logica che ci sta dietro è limpida e lineare e nessuno se la sente di discuterla: se non è di valore strategico per la Nazione, non c’è motivo di limitare il diritto costituzionale dell’individuo alla proprietà privata, base e motore di crescita economica e ricchezza diffusa. Il principio però reggerebbe anche se noi anziché chiamarla proprietà privata (attenzione, mi riferisco solo agli immobili terrieri) la chiamassimo diritto all’usufrutto del terreno. A differenza del diritto di usufrutto che abbiamo oggi, basterebbe consentire al detentore di poterne cambiare l’indirizzo d’uso (nei limiti che comunque vengono posti comunque anche alla proprietà privata di oggi) così come dargli la libertà di cederlo a terzi secondo le sue condizioni. In pratica, uguale al diritto di proprietà, ma in teoria connotato dal principio che il territorio nazionale è di tutti. La Terra è di tutti e la sua tutela è prioritariamente orientata secondo il bene comune. Se lo osserviamo a livello satellitare tutti d’accordo, se lo osserviamo al piano terra un po’ meno. In un ottica del genere, di fatto comunista, sarebbe legittimo chiedere una sorta di tassa d’affitto per il terreno. Un’IMU.
Non serve sottolineare la puzza che accompagna il termine comunismo. Io per primo storco il naso. E da liberista che mi reputo, nulla dovrebbe interferire con il libero scambio dei beni, ma a livello di principio nulla ci impedisce di rivedere in ottica comunitaria il senso della proprietà privata di beni immobili, e accettare che una parte dei frutti di questo terreno che possediamo vada reinvestito a livello nazionale come indennizzo verso i concittadini per il fatto che su alcuni prati, pur appartenendo a tutti a livello satellitare, non ci si possa andare, e che di alcuni campi non se ne possano beneficiare gratuitamente dei frutti.
Sull’ammontare di questa tassa di usufrutto poi ovviamente c’è da discutere. In termini di principio anche un importo simbolico potrebbe funzionare, purché si riconosca che la Terra è una e così pure il territorio nazionale di ogni singolo paese è finito e di tutti i cittadini.
Che poi Berlusconi la pensi diversamente da come la pensi io non mi sorprende, ma pensavo che come concetto era bello condividerlo e sentire il parere di altri.

Immagine tratta dal commons di Wikimedia.

Proposta per una riforma dei rimborsi elettorali

Più ci penso e più ritengo che i rimborsi elettorali non sono poi un male da eradicare in maniera completa. Sono un incentivo che permette anche ai piccoli partiti di promuovere idee nuove che non vengono contemplate dai leader. Attualmente, per quello che ne so, i nuovi partiti non beneficiano dei rimborsi. Questo ovviamente rafforza chi già è sulla scena e impedisce il ricambio di idee e di persone, perché i nuovi schieramenti, per beneficiare del minimo di visibilità mediatica devono pagare tutto di tasca loro e se nessuno li conosce (essendo nuovi) faranno un’enorme fatica a raccogliere fondi.

La soluzione migliore, secondo me, sarebbe che ogni partito riceva un rimborso pari al 50% delle sue spese e che non superi i due milioni di Euro complessivamente. Significa che se spende complessivamente 2 milioni, ne riceverà 1 indietro, se invece ne spende 5, gliene verranno rimborsati solo 2 (e non 2,5). Il resto che non viene coperto dal rimborso dovrà essere finanziato attraverso donazioni o altre fonti.

Ci sono tre trucchi che mi vengono in mente che applicherei se fossi un criminale (perché è così che bisogna ragionare quando si parla di soldi pubblici):

  • Il primo è di spendere i soldi pubblici in attività che giovino me o mie conoscenze/parentele come appaltando alcuni servizi ad aziende “amiche”.
  • Il secondo è simile e consiste nello spendere il rimborso a vantaggio di chi mi finanzia in forma privata. Se l’azienda X mi dà 1 milione e io poi “restituisco” il milione facendo un acquisto di pari importo all’azienda (perché intanto avrò ricevuto anche un milione da altre fonti), l’azienda in quanto donatrice potrà dedurre il milione dalle tasse ma lo riceve in cash in cambio di una consulenza o un servizio di altro genere.
  • Il terzo (per superare la soglia dei 2 milioni) è creare più partiti tutti a sostegno della stessa lista/coalizione, così da avere un rimborso per ciascun sotto-partito pari a 2 milioni, ma che di fatto viene a vantaggio di un unico ente politico.

Nei primi due casi ci sono delle ricadute di immagine. Se gli elettori venissero a sapere che le loro donazioni vengono usate per scopi non in linea con le loro aspettative, sarà difficile che alle prossime elezioni sostengano lo stesso partito. I rimborsi elettorali “rubati” adesso all’erario non hanno lo stesso impatto emotivo delle donazioni sprecate prese dagli elettori.
Nel terzo caso, non credo basterebbe vietare il doppio senso di marcia dei soldi, perché per superare l’ostacolo basterebbe triangolare tramite un fornitore del donatore. Togliere la detraibilità fiscale delle donazioni non mi pare neanche un’opzione. Consigli?

(Ovviamente la porzione del rimborso può essere diversa dal 50%. Uso il numero solo a titolo esemplificativo.)

FiD dimostra forza e coerenza accettando le dimissioni di Giannino

Le dimissioni (accettate) di Oscar Giannino sono un’ulteriore conferma del valore di Fare per Fermare il Declino. Quello che conta sono il programma (a mio parere il più solido in termini di proposte, soluzioni e critiche, al di là degli ideologismi) e le competenze (senza le quali un programma del genere non si sarebbe potuto fare). La gaffe di Giannino riguardo al suo curriculum, pur insignificante di fronte alle bugie e malefatte alle quali siamo stati abituati dai soliti mediaticamente rilevanti, è stata spianata attraverso il gesto di Giannino. Cambia qualcosa? No; il programma è sempre lo stesso e le capacità del resto del team ovviamente pure. Al contrario, penso che la maniera in cui è stata gestita la questione mostra l’attaccamento ai valori professati da FiD.

Restano due interrogativi, che comunque non dovrebbero influenzare la scelta di voto di chi pensa criticamente, ovvero se Zingales rientrerà nel partito, e perché Zingales ha sollevato la questione in questa maniera, quando si poteva tranquillamente risolvere il problema internamente. La mia idea è che nel timore di raccogliere pochi voti, volesse togliersi dal carro del perdente in tempo (magari per salire su quello altrui dopo le elezioni). Intanto, tanto di cappello a Giannino che si è ritirato e al resto del partito che con coerenza con quello fatto finora si rimbocca le maniche e si dà da fare per continuare a Fare.

FiD dimostra forza e coerenza accettando le dimissioni di Giannino

Le dimissioni (accettate) di Oscar Giannino sono un’ulteriore conferma del valore di Fare per Fermare il Declino. Quello che conta sono il programma (a mio parere il più solido in termini di proposte, soluzioni e critiche, al di là degli ideologismi) e le competenze (senza le quali un programma del genere non si sarebbe potuto fare). La gaffe di Giannino riguardo al suo curriculum, pur insignificante di fronte alle bugie e malefatte alle quali siamo stati abituati dai soliti mediaticamente rilevanti, è stata spianata attraverso il gesto di Giannino. Cambia qualcosa? No; il programma è sempre lo stesso e le capacità del resto del team ovviamente pure. Al contrario, penso che la maniera in cui è stata gestita la questione mostra l’attaccamento ai valori professati da FiD.

Restano due interrogativi, che comunque non dovrebbero influenzare la scelta di voto di chi pensa criticamente, ovvero se Zingales rientrerà nel partito, e perché Zingales ha sollevato la questione in questa maniera, quando si poteva tranquillamente risolvere il problema internamente. La mia idea è che nel timore di raccogliere pochi voti, volesse togliersi dal carro del perdente in tempo (magari per salire su quello altrui dopo le elezioni). Intanto, tanto di cappello a Giannino che si è ritirato e al resto del partito che con coerenza con quello fatto finora si rimbocca le maniche e si dà da fare per continuare a Fare.

BIANCO RISVEGLIO

Sul Garda i primi fiocchi in tarda serata il giorno di S.Lucia. All’indomani un bianco risveglio con neve fin sulle sponde del lago di Garda, pochi centimentri, quasi una spanna sulle alture. Buoin inizio per questo dicembre dal clima prettam…

BIANCO RISVEGLIO

Sul Garda i primi fiocchi in tarda serata il giorno di S.Lucia. All’indomani un bianco risveglio con neve fin sulle sponde del lago di Garda, pochi centimentri, quasi una spanna sulle alture. Buoin inizio per questo dicembre dal clima prettam…

Essere d’accordo non basta

L’ho detto e lo ribadisco: a me Italia Futura piace. Ma ho anche sempre pensato che ci sono cose che non vanno bene. Quella che più mi infastidisce è la scarsa concretezza degli appelli. Ripubblico sotto l’ultima newsletter che mi è arrivata.

Magari avrete la mia stessa impressione leggendo: si parte con un appello esaltante che ti fa sperare in una proposta, in un cambiamento, in un’azione. Invece il tutto si conclude con l’invito a firmare il manifesto. Già. Il prossimo passo sarà chiedere di condividere una foto sulla propria bacheca Facebook per fermare la fame nel mondo.
Tipicamente, terminato il discorso di incitamento che si fa prima di scendere sul campo di battaglia, si scende sul campo di battaglia. Si urla, si grida, si sguainano le spade e poi ci si lancia sul nemico a spargere il suo sangue. Non si firma un manifesto. Se questa è la flemma con cui si riformare l’intero sistema…

Cara amica, caro amico,
milioni di cittadini guardano con forte preoccupazione all’assenza di un’offerta alternativa in grado di rappresentare chi ritiene che le riforme di cui il paese ha bisogno siano di segno esattamente opposto rispetto a quanto proposto da una sinistra tornata alle ricette dello statalismo più tradizionale e da una destra populista che ha predicato la rivoluzione liberale moltiplicando invece sprechi e abusi di una classe dirigente impresentabile
Sono quegli italiani che ritengono sia arrivata l’ora per lo Stato di fare la sua parte in termini di sacrifici e che la pressione fiscale non possa in nessun modo e per nessuna ragione essere aumentata. Quella parte del Paese che vuole un sistema di welfare più orientato alla crescita e contratti che premino la produttività
Un duello tra un’Unione 2.0 e una Forza Italia 2.0 ci riporterebbe nel pieno della Seconda Repubblica. E non siamo affatto sicuri che la maggioranza degli italiani non veda l’ora di assistere al confronto tra Bersani e Berlusconi.
L’Italia ha bisogno di un fronte della responsabilità, di un movimento popolare, liberale e riformista che, nel solco di quanto iniziato dal Governo Monti, metta insieme la società civile disposta a impegnarsi e la politica che accetti la sfida della responsabilità e del rinnovamento.
Contro i populismi di destra e di sinistra, verso la Terza Repubblica.
Firma il manifesto Verso la Terza Repubblica   
Grazie,
Italia Futura

Chi ha orecchie per intendere gli elettori intenda

Nonostante lo sport nazionale resti criticare tutto, in generale credo che a conclusione di questo giro di elezioni per il centro sinistra tanto male non sia andata. Si poteva fare meglio, ma quello dipendeva dai candidati. La mia personale opinioni sulle primarie è che dovrebbero essere una roba abbastanza informale. Mi rendo conto che se non si trattasse di una vera e propria elezione, in pochi andrebbero a esprimere il proprio parere, ma al contempo credo che è nell’interesse del partito recepire e accogliere il sentire dei propri elettori. Ecco perché non ho voluto interessarmi della fondatezza delle critiche di Renzi al sistema e alle regole di questo giro. Alla luce di questo, mi stupisce della complessità del voto. Perché non è possibile di votare online anche ai residenti in Italia? Io ho votato entrambi i giri online dall’estero. Non mi sono stati chiesti i 2€ nessuna delle due volte. La coda non l’ho fatta. Niente certificati elettorali. Così mi sono stupito a leggere che in certe città estere ci fossero dei seggi. Perché mai si dovrebbe far lavorare della gente quando si potrebbe fare la stessa cosa, offrendo un servizio più comodo, lasciando che si stia tutti a casa – volontari ed elettori? Non credo che il sistema possa funzionare per le elezioni nazionali (non ancora, almeno), ma per le primarie mi pare che funzioni benissimo. A questo punto i partiti potrebbero rivolgersi agli elettori anche con maggior frequenza per vedere come la pensano su certe cose, trovando un buon compromesso tra spam e democrazia semi-diretta.

Comunque mi pare che si possa essere soddisfatti di come sono andate le cose. Poteva andare anche molto peggio. Basta guardare a cosa fanno gli altri…

Adesso il PD si ritrova con un sacco di informazioni su quello che preferisce la gente. Sono sicuro che Bersani, pur avendo vinto, sappia riconoscere e valorizzare le posizioni che rappresentavano gli altri candidati. Ad esempio, forse gli elettori di sinistra sono in maggioranza non così di sinistra come si pensava. Non era poi così scontato che Renzi arrivasse in finale e che Vendola facesse così poco. Insomma, chi ha orecchie per intendere intenda.

Da 5 a 3 milioni di dipendenti pubblici

Mi piacciono le soluzioni creative. Ecco perché riporto le parole di Fabio Franceschini, titolare di  Grafica Veneta, su cui è incentrato un recente articolo di Linkiesta. Neanche il settore statale può salvarsi se non innova il suo business model, secondo me.

«Abbiamo quasi 5 milioni di dipendenti pubblici, dobbiamo ridurli di almeno 2 milioni. La soluzione ideale contempla un percorso d’esodo che prevede l’assunzione di dipendenti pubblici alle aziende private, pagati dallo Stato per i primi tre anni, e poi assunti a tempo indeterminato dagli imprenditori, con i contributi pagati ancora dallo Stato per i due anni rimanenti». «In questo modo», prosegue Franceschi, «si trasformano i dipendenti da un centro di costo a uno di ricavo». In questo modo lo Stato riduce i costi del 30%, e guadagnerà dalle maggiori entrate sull’incremento del fatturato che i nuovi dipendenti svilupperanno. Difficile dire se l’ipotesi, il cui padre sembra sia l’attuale assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato (Lega) possa funzionare in tempi di crisi. Franceschi è però ottimista: «Gli ex dipendenti pubblici che ho assunto sono i migliori dell’azienda, non è colpa loro se la Pa non funziona. Come dice il proverbio, il pesce puzza dalla testa. Bisogna partire dalla politica». La campagna elettorale è già cominciata.

Il resto su Linkiesta.

Perché sto con Renzi

Oggi alle 20.00 c’era la deadline per l’iscrizione al voto online per le primarie (possibile per chi è all’estero). Inizialmente non era mia intenzione votare per le primarie, visto che il PD, per quanto io l’abbia votato in più di un’occasione, non corrisponda alla mia “naturale inclinazione politica”. Il mio pensiero è sempre stato che sta agli appartenenti di ciascun gruppo scegliersi la propria guida, e poi gli altri, se vogliono e purché tacciano, possono unirsi, altrimenti vadano altrove. E di fatto io non mi sento di appartenere al PD. Il partito che finalmente mi pare rappresentarmi al meglio e che non voterei solo perché è “il meno peggio” ma proprio quello che vorrei è Italia Futura, se è concesso chiamarlo partito. Ci sono però ancora troppe incognite e incertezze sul candidato premier e sulle alleanze (ma questo è un altro post). Quindi intanto mi sono iscritto e sosterrò Renzi. Sulla questione se è giusto che io voti alle primarie del non-mio partito, penso che sia legittimo per il fatto che se vincesse Renzi, voterei PD al secondo turno (ceteris paribus).

Ora, perché Renzi?

Come persona e personaggio mi piace di più Bersani. Dosato e diplomatico, ma al contempo deciso e schietto. Se dovessi uscire a cena con uno dei cinque candidati, sarebbe Bersani. Il problema è la corte di gente che lo circonda e il suo allineamento con certi sindacati. Penso che a certe scelte di Monti Bersani avrebbe potuto mostrare un po’ più di appoggio rispetto al solito “non ci piace, ma siamo costretti”. Non vorrei che poi magari da premier si sentisse di nuovo costretto a fare qualcosa per qualcun altro. Sono sicuro che Bersani farebbe un buon premier, ma temo non faccia un buon riformatore. Non sono sicuro che Renzi faccia un buon premier, ma lo vedo bene come riformatore.
Renzi mi sembra più lontano dal mondo corporativo italiano, che a mio avviso è una delle zavorre peggiori del Paese in questo momento, e con meno vincoli ideologici al classico “essere di sinistra”. I suoi pregi sono descritti secondo me benissimo dal discorso di Ichino alla Leopolda 2012 che inserisco qui sotto.

 

In tanti criticano di Renzi la scarsa conoscenza dei meccanismi politici (l’essere “navigato”, per intenderci), ma anche nell’improbabile caso che dimenticasse tutto quello che ha imparato come sindaco di Firenze, dietro alle sue spalle comunque avrebbe un partitone, che ha tra le sue caratteristiche delle forti radici nel passato e nell’esperienza. Vedo in Renzi insieme al PD una buona sintesi tra passato e futuro. A me pare l’incarnazione della buona mediocritas (chiamarla “aurea” mi pare troppo) tra sfruttamento del conosciuto e ricerca del nuovo che tanto pesa in termini di importanza nei miei corsi di innovazione.

Perdonatemi se gli altri non li prendo neanche in considerazione. L’unico che forse potrebbe avere un numero significativo di voti è Vendola, che è troppo lontano dal mondo reale per sperare di poterlo gestire.

Evidentemente non sei capace

«Evidentemente se c’è un interesse da parte di un soggetto [l’egiziana Sawiris, ndb] per Telecom Italia vuol dire che dentro l’azienda c’è un importante valore. Fa piacere che questo interesse ci sia». Lo ha affermato Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, commentando l’interesse manifestato dal patron di Orascom Sawiris. – da ilSole24Ore.com

Senza entrare nel merito delle competenze di Bernabè, ma un’uscita del genere mi farebbe prudere le mani se fossi un azionista di Telecom Italia. Si potrebbe replicare che «Evidentemente se il titolo corre in borsa, significa che fino adesso quel valore, che a quanto pare c’è, è stato abilmente tenuto nascosto e non fatto fruttare in tutti questi anni. Com’è che in due anni il titolo in borsa ha perso più del 30%? Dov’è tutto questo valore? Ammesso che sia concesso a Sawiris di comprare tutte quelle azioni, la prima azione da fare sarebbe licenziare l’intera dirigenza di Telecom Italia.

Di sotto l’andamento delle azioni ordinarie negli ultimi 2 anni recuperato oggi dal sito de ilSole24Ore. Dal novembre 2007 (ritorno di Bernabè a Telecom) il titolo ha perso il 68%.