Sindaci contro il depuratore: «Ignorata anche la Soprintendenza»

«A Gavardo il maxidepuratore del Garda non si può fare. Perlomeno, non nell’area indicata nell’attuale progetto. Non lo si può fare perché quella è una porzione di territorio di notevole interesse paesaggistico e archeologico: a dirlo non siamo noi, ma la Soprintendenza». Così ha parlato Davide Comaglio, primo cittadino di Gavardo, intervenuto ieri mattina alla conferenza stampa promossa a Prevalle dai sindaci (undici, a oggi) sottoscrittori del ricorso al Tar contro la localizzazione sul Chiese dei futuri impianti.

«Il parere della Soprintendenza è stato fino a ora sorprendentemente sottovalutato, se non ignorato – ha affermato Comaglio -. Chi di dovere si è limitato a sondare la possibilità di trasferire l’insediamento sulla sponda opposta del fiume. Poi, una volta verificato che ciò avrebbe comportato addirittura la demolizione di alcune abitazioni, per cui l’ipotesi è stata (giustamente) accantonata, non si è fatto altro che tornare alla decisione originaria. Ignorando, appunto, le osservazioni della Soprintendenza». Osservazioni che invece, sostengono i del Chiese, sono precise e circostanziate.

EMBED [Leggi anche]Si cita in proposito il documento dell’ente, laddove si legge che «l’area interessata è un ambito costituito esclusivamente da elementi naturali, tra i quali la fascia vegetazionale della sponda fluviale. Si ritiene già in questa fase notevole l’impatto paesaggistico dell’opera, dal momento che costituisce un elemento di intrusione di notevole entità in un contesto che andrebbe invece preservato». Dopo aver suggerito alcune possibili alternative (oltre a quella già citata, si ipotizza un’ubicazione a ridosso della zona industriale del paese, dove però, ha ribadito Comaglio, non vi sarebbero gli spazi necessari), la Soprintendenza avanza ulteriori riserve. «I territori coinvolti – sottolinea – sono ad alto rischio archeologico, in quanto già interessati da numerosi, diffusi e consistenti ritrovamenti di età preistorica, romana e medievale. La documentazione relativa al progetto di fattibilità finora prodotta – fa notare – è incompleta e non consente a questo ufficio di esprimere il parere di competenza per quanto riguarda il profilo di tutela. Al fine di evitare fermo lavori, rallentamenti e modifiche anche sostanziali e costose a opere già iniziate, si richiede pertanto di attivare prontamente la procedura di valutazione del rischio archeologico, così come previsto dalla normativa vigente».

Per il primo cittadino gavardese e per i colleghi presenti ieri all’incontro, tutto ciò costituisce «una ragione di più per opporci con ogni forza alla realizzazione del progetto». Un progetto «imposto scavalcando le decisioni legittime a cui il territorio, anche se faticosamente, era pervenuto – ha ricordato Marco Togni, sindaco di Montichiari, che dovrebbe ospitare il secondo impianto di depurazione del Garda -. Siamo di fronte a un vero e proprio sopruso, contro cui ci batteremo fino alla fine. Anche se sappiamo di dover fare i conti con situazioni paradossali. Basti pensare che il Ministero non è stato in grado di fornirci la gran parte della documentazione che gli avevamo richiesto. O, ancora, che l’iter dell’opera sta procedendo in assenza di uno strumento fondamentale quale la valutazione ambientale strategica».

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