Riguardo alla SIAE e i trailer

Apro il sito del Corriere per documentarmi sulla notizia che la SIAE pretende che si versino i contributi per poter pubblicare un trailer su un sito. Tempo 10 secondi di lettura e mi parte il trailer di “La peggiore settimana della mia vita”. Mi chiedo se pure il Corriere debba versare alla SIAE qualcosa per il trailer.

Ovviamente non deve. Lo spero almeno. È solo per ridere. Ma è un punto di partenza per discutere quanto sia controproducente una simile tassa.

Se la SIAE fosse andata a documentarsi sulle sagge pagine di Wikipedia su cos’è un trailer, avrebbe scoperto che il suo sinonimo sarebbe promo, che ovviamente deriva da promozione o promozionale. Significa quindi che altro non è che la pubblicità di un . L’industria cinematografica produce un promo apposta per fare pubblicità a un nuovo , nella speranza di invogliare chi non ha di meglio da fare ad andare al cinema a pagare per il loro . Ora, se la SIAE decide che bisogna tassarlo, tra l’altro in accordo con l’AGIS, che miopemente si danneggia da sola, deve aspettarsi che il numero di visualizzazioni dei trailer cali. Perché in pochi sono disposti a pagare per far guadagnare terzi. È un po’ come se la Apple mi chiedesse un canone per poter usare in pubblico il mio Mac, perché in fondo sto usando il loro marchio.

E non solo penso che sia stupido in termini di marketing limitare la diffusione di trailer, ma penso anche che cozzi con il diritto privato. Ora, non è certo il mio campo, ma mi pare di ricordare che per quanto uno abbia ogni diritto del mondo (riservatezza, immagine, oblio ecc), se arriva uno vestito da cameraman della Rai (qualunque sia la divisa dei cameramen della Rai), ti riprende e te, anziché dirgli che non vuoi, ti metti davanti all’obbiettivo sorridendo, salutando mamma e magari rispondendo a un’intervista che ti fa una vestita da giornalista della Rai (qualunque sia la divisa delle giornaliste della Rai), non puoi poi chiedere che la Rai ti paghi un canone mensile per l’intervista che hai rilasciato (ovviamente, solo se non avete pattuito una roba simile prima). Saresti solo un pistola. Stessa figura da pistola la fa secondo me chi prepare un promo, lo rilascia online e poi chiede a chi ne parla di pagare un contributo alla SIAE.

Ora capisco che la questione non riguarda il video in sé, ma la colonna sonora associata, come giustamente fa notare Punto Informatico (se vi interessa l’argomento, leggetevi l’intervista che è molto interessante). Ma secondo me non cambia niente. Il problema non è di chi pubblica il contenuto, perché in fondo viene pubblicato un trailer per intero, non solo l’audio. L’opera quindi è stata creata dalla casa cinematografica che ha i suoi contratti con l’autore del brano e degli esecutori. Se la dovrebbe smazzare lei. È come se adesso Mediaset (per par condicio) dovesse pagare ad Elton John i diritti per la colonna sonora dello spot della Mulino Bianco. Mediaset ovviamente rappresenta il sito che pubblica i trailer, ovvero il medium di , Elton John nel ruolo di Elton John e la Mulino Bianco per la casa cinematografica. Mi pare ovvio che è una cavolata.

Posso capire che il settore cinematografico sia in crisi (e se lo merita), ma un tipo un po’ sgamato diceva che sopravvive chi si adatta.

(Tra l’altro è la parte lesa eventualmente che può fare causa, giusto? Ma non credo che si possa dimostrare alcuna lesione da pubblicità per il proprio prodotto. Anzi!)

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