Riflessioni sulle rivoluzioni tecnologiche (audio e video)

Stamattina acevo vedere a Marina la straordinarietà dei software di elaborazione audio e video che ho installato e su cui sto facendo pratica, e riflettevo con lei sui cambiamenti (sconquassi veri e propri direi) che la tecnologia porta in ambiti di grande impatto sociale come la musica e  l’immagine.

Mi appunto le riflessioni per approfondirle un giorno con più calma.

Quando cambia una filiera

La possibilità di produrre film o musica di qualità professionale in casa e di poter disporre di strumentazione di qualità impeccabile a prezzi più che accettabili, non cambia solamente questa o quella funzione tecnica (la registrazione o il fotoritocco) cambia drasticamente l’intera filiera produttiva di un intero settore, grazie soprattutto alla combinazione delle innovazioni specifiche del settore con quelle più generali della rete nel suo insieme.

Penso ad esempio al fatto che per fare PolarisTV a Pula abbiamo usato telecamere FullHD, ormai a prezzi amatoriali, gli spezzoni appena finito il montaggio sono messi a disposizione su un server FTP, via rete sono trasferiti al sistema di assemblaggio del programma e un attimo dopo sono "in onda".

Penso al fatto che nel nuovo FinalCutPro c’è inclusa la funzione di videochat interattiva nel montaggio che certamente deriva dalla particolarità americana di avere gli studios in California e le aziende televisive a NewYork, ma che consente al montatore di dialogare direttamente con il produttore durante la lavorazione.

Penso alla produzione musicale fatta in rete con musicisti che da casa propria partecipano alla produzione di un singolo brano fino all’esempio bellissimo del filmato di "Stand by me" suonato in contemporanea da musicisti sparsi per il mondo e collegati in rete.

Professionalità domestica

I software audio e video che sto utilizzando sono esattamente gli stessi che vengono usati a livello professionale e le versioni "express" che li fanno costare meno di 200 euro hanno solo limitazioni di funzionalità e non limitazioni qualitative.

La qualità che è possibile produrre "in casa" non è diversa, con una attenta scelta di tutte le componenti, da quella che viene prodotta negli studi professionali, avendo ben chiaro, ovviamente, il progetto artistico che si vuole perseguire e una profonda conoscenza dei mezzi a disposizione.

Aggiungendo agli strumenti la potenza elaborativa che è ora disponibile a livello di singolo utente, si ottiene un nuovo potenziale che innalza il livello complessivo dell’offerta forse più velocemente di quanto non ci accorgiamo.

Basta passare qualche ora nell’area musicale di My Space per vedere quanti musicisti straordinariamente bravi ci siano e quanti di loro possono, grazie alla tecnologia produrre brani di qualità impeccabile e, grazie alla rete, metterli a disposizione.

Solfeggio e sound mastering

Mentre il mondo della musica si stravolge penso, a quanti continuano a studiare musica con i mezzi e i modi di un secolo fa (i conservatori italiani mi sembrano l’esaltazione della crisi del sistema scolastico italiano) e lavorando con la Scuola di Musica mi domando come possiamo fare per aiutare i giovani non solo a suonare con perizia il proprio strumento, non solo ad amare la musica, ma ad essere attivi protagonisti e addirittura artefici del cambiamento in atto.

Avere strumenti come Logic Studio ti permette non solo di produrre musica ma di studiare variando le velocità di esecuzione, suonare in coppia con un partner che non si stancherà mai di ripetere il brano con te, provare decine di variazioni ricercando il suono e l’esecuzione che abbiamo in testa.

Come ogni amplificatore di potenzialità, anche i nuovi software amplificano, assieme alle possibilità, anche le incapacità e gli errori: non ho ancora trovato un software che ti fa suonare bene se sei un cane o se non consci la tecnica musicale a dovere.

Il solfeggio, lo studio dell’armonia, come la conoscenza della tecnica fotografica o cinematografica, restano pilastri insostituibili ma altrettanto indispensabile diventa la necessità per le scuole di musica di insegnare con la medesima dedizione, l’uso degli strumenti digitali di produzione e di elaborazione del suono.

La sfida della qualità

La rete, le macchine, il software, non offrono solo a noi "occidentali" la possibilità di ampliare il livello di produzione di opere d’arte di qualità, lo offrono anche, e soprattutto direi, a miliardi di persone che da tale processo sono rimaste escluse.

Fanno impressione i dati sui laureati cinesi e indiani nelle varie scienze ma che dire dei milioni di persone che si affacceranno sulla scena artistica?

Una risposta semplice è: bisognerà essere bravi, molto bravi per tenere il passo. Non si tratta di una competizione in cui la posta in gioco è la vincita o meno al Festival di San Remo o a quello del cinema a Cannes, ci sono in gioco impatti economici, culturali e sociali di enorme rilevanza.

Nei convegni sul diritto d’autore Stefano non manca di far riflettere sul peso che le royalties hanno sul PIL americano e sul fatto che molti dei dati sullo stato di salute delle majors sono in contraddizione con il piagnisteo contro la dannazione di internet.

Ma l’arte è cultura e come hanno già insegnato i Greci ai Romani, una dominazione culturale non è meno potente di quella puramente militare. Il nazionalismo francese è stata l’espressione della comprensione della minaccia, anche se la risposta è stata secondo me perdente, e basta guardare la TV cinese per capire che si può dominare il mondo dal punto di vista economico ma venirne poi dominati dal punto di vista dei modelli sociali e culturali.

Non ci sono dazi o barriere che tengano, la sfida è quella dell’intelligenza e della qualità, delle risorse da dedicare alla cultura e all’innovazione, preservando la cultura non con il dialetto e "O mia bela madunina" ma con la trasformazione del capitale di gusto, stile e conoscenza in un patrimonio apprezzato e riconosciuto.

Cambiamento e conoscenza

Il cambiamento non è solo nei mezzi ma nella conoscenza disponibile: la rete sta mettendo a disposizione una quantità talmente massiccia di conoscenza non solo divulgativa ma anche specifica che il vero problema è solo quello di imarare a trovarla.

In questi giorni ho fatto corsi online, ho letto schede tecniche documentatissime e precise, suggerimenti d’uso pratico, esperienze di altri che diventano esperienza condivisa.

E’ un processo questo che non riguarda solo la musica o il video, ovviamente, ma che abbatte i portoni di qualunque cattedrale del sapere ma che nel contempo sposta ad altro livello la necessità di innalzare la propria capacità di apprendere.

Da un lato bisogna incoraggiare i giovani, lo facevo stamattina con le mie nipotine andando a fare la spesa, a imparare molto di più di quanto viene richiesto dalla scuola che vive di mediocrità, di imparare scoprendo da sè tutto ciò che la passione per la conoscenza ci invita a scoprire, sfruttare il vantaggio di avere lezioni di qualsiasi materia a dispozione per costruire la base, il prerequisito per poi espandere il potenziale nell’interazione con gli altri e con i docenti che diventano così veri e propri direttori d’orchestra o allenatori di talenti.


Digital video/music divide

Il digital divide, il differenziale di conoscenza che si crea tra chi ha familiarità con le tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso, non è solo da leggere in termini di infrastruttura, come spesso si fa. Il digital divide che si ingenera dalla dimestichezza con l’utilizzo delle applicazioni e non solo dalla loro disponibilità, è ancora più profondo.

I dati sulla arretratezza italiana in fatto di rete sono evidenti ma ben più gravi e non evidenti sono i ritardi che accumuliamo nella comprensione e nella conoscenza di nuovi saperi.

Lo penso ogni volta che vedo la qualità dei prodotti musicali e video che sono allegati ai software che ho installato, quando guardo Vimeo o TED e capisco che c’è un’intera ondata di nuove maestrie che rischiamo di non saper compiere.

Nuove maestrie

Il mio "tormentone" dello scorso anno era sul talento, sulla necessità di allevare e di far fiorire il talento nelle organizzazioni, materia prima di cui abbiamo buone se non ottime quantità ma che deve essere accompagnata da un altro ingrediente che chiamo "maestria" (non ho per ora un termine migliore).

Non è "competenza", conoscenza metodologica e teorica di un dato ambito, non è nemmeno pura conoscenza pratica questa "maestria" ma è las fusione del talento e della conoscenza che si concretizzano in un artefatto e nella possibilità di ripetere più volte, se non indefinitamente, tale magia.

Mi affascina pensare alla maestria che i liutai italiani hanno sviluppato nel cinquantennio magico che ha portato violini, viole e violoncelli ad un livello che i trecento anni successivi non hanno saputo migliorare.

E’ interessante leggere la storia delle maestrie di intere nazioni spazzate da nuove maestrie che la navigazione, o la scoperta di nuovi mondi rendevano fruibili.

A volte rischio di essere un vecchio brontolone, specialmente con i miei figli (ma è perchè li amo in modo unico) ma non mi stanco di dire a Giulio che la sua passione per il teatro e per la gestione delle luci è una grande opportunità ma deve guardare con attenzione la maestria degli allestitori degli spettacoli di Madonna o degli U2 per capire che il livello della sfida è lì.

Come pure non mi stanco di far notare a Piero che la conoscenza del linguaggio pubblicitario o d’impresa non esime dalla conoscenza concreta degli strumenti e credo che da quando mette le mani direttamente su blog, web e quant’altro la sua "maestria" sia enormemente cresciuta.

La crescita del gusto

L’abitudine al bello crea assuefazione e il confronto possibile grazie all’apertura del mondo non offre possibilità di scampo. E’ stato così per il rosso pompeiano o per i vetri di Venezia è così per la Ducati o per chiunque si affacci sul mercato.

Certo fa paura la grande quantità di prodotti scadenti a basso prezzo e c’è spazio anche per loro ma ci sono processi di assuefazione al bello a cui è difficile resistere: dopo aver ascoltato un brano ben eseguito, con un’amplificazione impeccabile, come sopportare quattro scalcagnati che strimpellano con casse che distorcono? E’ inguardabile la pubblicità che precede i film per la bassa qualità che non ha giustificazione nel costo e che si esalta ogni volta che partono anche solo i titoli di testa di un film.

Il digitale terrestre cambierà molte cose, non so dire quali con esattezza, ma so per certo che cambierà il contesto, come diceva Einstein (più o meno) "Ogni innovazione tecnologica cambia il mondo circostante".

Molti non sapranno dire perchè ma sapranno dire che un film ben fatto, una fotografia ben fatta, una musica ben eseguita, uno spettacolo ben organizzato, era "migliore" e nel dirloc’è la fissazione di un nuovo livello di aspettativa qualitativa a cui chi vuole stare nel mercato dovra far fronte.

Multiprocessori e polifonia

Guardando il monitor dei processori che sono contenuti nel nuovo Mac (chissà perche me ne mostra 8 mentre dovrebbero essere 4, mah, lo scoprirò) vedo che sono praticamente sempre a livello minimo, sto cioè usando al minimo le risorse disponibili. Di tanto in tanto salgono di qualche barretta quando lancio un applicativo un pochino più complesso o una funzione più tosta, ma mi sembrano in gran parte sonnecchiare. E’ come girare in città con una Ferrari, qualche sgasata di tanto in tanto ma sostanzialmente giro col motore al minimo.

In Sardegna ho imparato alcune cose sul problema dei multiprocessori (solo qualche breve chiacchiera con gente davvero esperta) e la potenza elaborativa troverà davvero uno sbocco quando verrà riscritto il software o parte dei sistemi operativi.

Far svolgere un lavoro a diverse persone simultaneamente non è mai operazione semplice, almeno dal punto di vista organizzativo e lo stesso vale nell’ affidare un compito informatico a diversi processori che lavorano in parallelo.

Il software in gran parte è scritto per le macchine della generazione precedente, come spartiti musicali scritti per cantanti solisti che diamo in mano a un coro di 50 elementi: più voci ma non "più musica".

Quando qualcuno scriverà "software polifonico" in cui le parti verranno distribuite tra diversi processori già nella concezione stessa del programma sentiremo davvero una musica diversa.


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