Perchè tenere il paese diviso?

Ieri sera ero all’auditorium del liceo Leonardo, gremito per il dibattito organizzato dal pd bresciano sulla strage di Piazza della Loggia, dopo l’ultima sentenza che non ha individuato alcun colpevole. Introdotti da Gianni Riotta, D’Alema, Veltroni e Castagnetti hanno raccontato di un disegno eversivo, ogni qualvolta il paese si trovava a compiere importanti passi o partivano riforme strutturali arrivava la strategia del terrore. Il teorema su cui tutti si sono ritrovati è che la doppia fedeltà (repubblicana e atlantica) di vasti settori degli apparati dello Stato ha finito, in alcuni momenti della storia repubblicana, per utilizzare l’estremismo di destra per opporsi all’allargamento delle basi della democrazia italiana.

D’Alema denuncia anche «l’abuso che si continua a fare» del segreto di Stato da parte del Governo: «Oggi – dice – il principale ostacolo è la pretesa di continuare a far vivere, in modo del tutto artificioso, il clima di scontro di civiltà, di frattura del Paese che appartiene al passato, e continua, si vuol continuare artificiosamente a tenere il Paese diviso, incoraggiando al silenzio e all’impunità gli apparati dello Stato».

In paese diviso gli interessi di pochi prevalgono sull’interesse comune, sulla democrazia stessa. La mancata pacificazione nel paese e il vergognoso protrarsi di una strategia di contrapposizione (partito dell’amore/ sinistra dell’odio) da parte di una certa destra, è il principale ostacolo perchè l’Italia esca dal pantano in cui sta sprofondando e si rimetta in cammino.

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