Perché IO SCELGO ROSY?

Ci sono tanti motivi per i quali ho deciso di sostenere Rosy Bindi alle primarie del prossimo 14 ottobre.
I principali sono questi.

Io scelgo Rosy perché Walter Veltroni mi ha convinta quando ha detto che “La democrazia non è ci riuniamo e parliamo. La democrazia è decisione. Ci riuniamo, sentiamo le ragioni degli uni e degli altri, e poi decidiamo; e decidendo cambiamo la nostra comunità”.
Io scelgo Rosy perché Rosy Bindi mi ha dimostrato nei fatti di credere nella nostra capacità di riunirci, di parlare, di decidere.
Di decidere in primo luogo chi potrà essere il segretario del nascente Partito Democratico e chi potrà far parte della Assemblea costituente.
Se Rosy Bindi non avesse deciso di metterci la faccia e candidarsi per la segreteria, a cosa sarebbero servite le primarie del 14 ottobre?
Senza di lei in che modo avremmo potuto noi tutti vivere la democrazia della decisione?
Senza di lei in che modo, decidendo, avremmo potuto vivere il sogno di cambiare la nostra comunità?

Io scelgo Rosy perché Walter Veltroni mi ha convinta quando ha scritto che “Se c’è una parola che dovrà dominare il processo che condurrà alla nascita del partito democratico e che poi dovrà anche guidarne il cammino, il modo di funzionare e di compiere le sue scelte politiche fondamentali, questa parola è “sintesi”. Sintesi, innanzitutto, tra le diverse culture e tradizioni, tra le diverse identità del centrosinistra, che dovranno incontrarsi e intrecciarsi tra loro fino a “confondersi”. Queste culture, queste identità, saranno giustamente orgogliose di ciò che hanno rappresentato nella storia del Novecento e del nostro paese, e insieme dovranno avere la saggezza di cercare la loro unità più che in un percorso condiviso del passato, in una visione comune del futuro.”
Io scelgo Rosy perché noi cittadini potremo credere che il Partito Democratico sarà veramente sintesi e unità in una visone comune del futuro se non ci sarà la necessità di un “ticket” affinché il segretario abbia accanto qualcuno che “controlli” che anche “l’altra parte” sia rappresentata, perché non ci saranno parti da rappresentare, ma saremo veramente un partito nuovo.
Io scelgo Rosy perché ha il coraggio di dire che il segretario del Partito Democratico dovrà rappresentare tutti, dovrà avere l’ambizione di fare un partito che sia qualcosa di nuovo rispetto ai partiti identitari del secolo scorso.

Io scelgo Rosy perché Walter Veltroni mi ha convinta quando ha scritto che “Il Partito democratico nascerà se avrà, tra le altre, queste caratteristiche, se susciterà interesse e muoverà passioni, se saprà rispondere alle esigenze in questo determinato momento della nostra vicenda nazionale, interpretando le domande, i bisogni e le aspettative degli italiani, assumendo le contraddizioni e le tensioni della società, offrendo loro una sintesi e una prospettiva”.
Io scelgo Rosy perché non è sufficiente scriverle certe cose, bisogna anche metterle in pratica.

Io scelgo Rosy perché quando ascolto Walter Veltroni mi lascio affascinare dalla sua capacità di far sognare, ma poi mi rendo conto che non basta sognare.
E allora scelgo Rosy perché ha dimostrato di essere capace di riavvicinare i cittadini alla politica, di voler restituire alla politica la funzione di guardare al futuro, per cambiare veramente il nostro Paese.

Io scelgo Rosy perché grazie alla sua candidatura ho incontrato gli amici del Comitato Bresciano per Rosy Bindi e lavorando con loro ho capito che non è importante chiedersi cosa il Partito Democratico potrà fare per noi, ma cosa possiamo fare noi per il Partito Democratico.

Io scelgo Rosy perché è una donna.
Io scelgo Rosy perché non chiede di essere votata perché è una donna.
Io scelgo Rosy perché il 14 ottobre potremo scegliere chi sarà il segretario del Partito democratico, e se fosse una donna, sarebbe proprio l’inizio di qualcosa di nuovo.

Pensiamo democratico!

Il 4 settembre 2007 a San Felice del Benaco ci sarà un incontro pubblico per la costituzione del Comitato locale per il Partito Democratico. Un appuntamento che spero possa costituire un punto di partenza importante per la nostra comunità, il punto di partenza di un cammino verso l’avventura del Partito Democratico.
Io ripongo molta fiducia nella nascita del PD, e credo veramente possa essere un momento di svolta. Credo però che tutto dipenderà dalle modalità con cui il PD nascerà, sia localmente che a livello nazionale.
Walter Veltroni, nel libro “Partito democratico. Le parole chiave”, ha scritto un contributo interessante proprio in relazione al percorso che anche a San Felice ci accingiamo a intraprendere.

“Se c’è una parola che dovrà dominare il processo che condurrà alla nascita del partito democratico e che poi dovrà anche guidarne il cammino, il modo di funzionare e di compiere le sue scelte politiche fondamentali, questa parola è “sintesi”. Sintesi, innanzitutto, tra le diverse culture e tradizioni, tra le diverse identità del centrosinistra, che dovranno incontrarsi e intrecciarsi tra loro fino a “confondersi”. Queste culture, queste identità, saranno giustamente orgogliose di ciò che hanno rappresentato nella storia del Novecento e del nostro paese, e insieme dovranno avere la saggezza di cercare la loro unità più che in un percorso condiviso del passato, in una visione comune del futuro.”

Una visione comune del futuro: questo è ciò che mi piacerebbe riuscissimo ad imbastire, insieme, anche a San Felice!
Ed io sono certa che ci riusciremo.
Ho tastato con mano la voglia dei miei concittadini di partecipare. È necessario però che qualcuno crei le condizioni affinché si possa davvero diventare partecipi della vita politica, della vita amministrativa, non solo del nostro comune, ma a tutti i livelli. Le condizioni per tutti, per i giovani soprattutto, per chi non è avvezzo alla politica, anche.

Sempre Veltroni scrive:”Il Partito democratico nascerà se avrà, tra le altre, queste caratteristiche, se susciterà interesse e muoverà passioni, se saprà rispondere alle esigenze in questo determinato momento della nostra vicenda nazionale, interpretando le domande, i bisogni e le aspettative degli italiani, assumendo le contraddizioni e le tensioni della società, offrendo loro una sintesi e una prospettiva”.

Nel mio intervento al Congresso provinciale dei DS, il 31 marzo 2007, io dissi, pensando proprio a Veltroni e alle sue passioni d’oltre oceano:” “Non chiediamoci cosa il Partito Democratico potrà fare per noi, ma cosa possiamo fare noi per il Partito Democratico” (qui trovate il mio intervento completo http://laltrasanfelice.blogspot.com/2007/05/verso-il-partito-democratico-seconda.html).

E proprio perchè io auspico che il Partito democratico sia Partito democratico, davvero!
con Walter Veltroni nel cuore,

Io scelgo Rosy!

Il Comitato Bresciano incontra Rosy Bindi a Bergamo

Pensiamo democratico!

Il 4 settembre 2007 a San Felice del Benaco ci sarà un incontro pubblico per la costituzione del Comitato locale per il Partito Democratico. Un appuntamento che spero possa costituire un punto di partenza importante per la nostra comunità, il punto di partenza di un cammino verso l’avventura del Partito Democratico.
Io ripongo molta fiducia nella nascita del PD, e credo veramente possa essere un momento di svolta. Credo però che tutto dipenderà dalle modalità con cui il PD nascerà, sia localmente che a livello nazionale.
Walter Veltroni, nel libro “Partito democratico. Le parole chiave”, ha scritto un contributo interessante proprio in relazione al percorso che anche a San Felice ci accingiamo a intraprendere.

“Se c’è una parola che dovrà dominare il processo che condurrà alla nascita del partito democratico e che poi dovrà anche guidarne il cammino, il modo di funzionare e di compiere le sue scelte politiche fondamentali, questa parola è “sintesi”. Sintesi, innanzitutto, tra le diverse culture e tradizioni, tra le diverse identità del centrosinistra, che dovranno incontrarsi e intrecciarsi tra loro fino a “confondersi”. Queste culture, queste identità, saranno giustamente orgogliose di ciò che hanno rappresentato nella storia del Novecento e del nostro paese, e insieme dovranno avere la saggezza di cercare la loro unità più che in un percorso condiviso del passato, in una visione comune del futuro.”

Una visione comune del futuro: questo è ciò che mi piacerebbe riuscissimo ad imbastire, insieme, anche a San Felice!
Ed io sono certa che ci riusciremo.
Ho tastato con mano la voglia dei miei concittadini di partecipare. È necessario però che qualcuno crei le condizioni affinché si possa davvero diventare partecipi della vita politica, della vita amministrativa, non solo del nostro comune, ma a tutti i livelli. Le condizioni per tutti, per i giovani soprattutto, per chi non è avvezzo alla politica, anche.

Sempre Veltroni scrive:”Il Partito democratico nascerà se avrà, tra le altre, queste caratteristiche, se susciterà interesse e muoverà passioni, se saprà rispondere alle esigenze in questo determinato momento della nostra vicenda nazionale, interpretando le domande, i bisogni e le aspettative degli italiani, assumendo le contraddizioni e le tensioni della società, offrendo loro una sintesi e una prospettiva”.

Nel mio intervento al Congresso provinciale dei DS, il 31 marzo 2007, io dissi, pensando proprio a Veltroni e alle sue passioni d’oltre oceano:” “Non chiediamoci cosa il Partito Democratico potrà fare per noi, ma cosa possiamo fare noi per il Partito Democratico” (qui trovate il mio intervento completo http://laltrasanfelice.blogspot.com/2007/05/verso-il-partito-democratico-seconda.html).

E proprio perchè io auspico che il Partito democratico sia Partito democratico, davvero!
con Walter Veltroni nel cuore,

Io scelgo Rosy!

Il Comitato Bresciano incontra Rosy Bindi a Bergamo

Pensiamo democratico!

Il 4 settembre 2007 a San Felice del Benaco ci sarà un incontro pubblico per la costituzione del Comitato locale per il Partito Democratico. Un appuntamento che spero possa costituire un punto di partenza importante per la nostra comunità, il punto di partenza di un cammino verso l’avventura del Partito Democratico.
Io ripongo molta fiducia nella nascita del PD, e credo veramente possa essere un momento di svolta. Credo però che tutto dipenderà dalle modalità con cui il PD nascerà, sia localmente che a livello nazionale.
Walter Veltroni, nel libro “Partito democratico. Le parole chiave”, ha scritto un contributo interessante proprio in relazione al percorso che anche a San Felice ci accingiamo a intraprendere.

“Se c’è una parola che dovrà dominare il processo che condurrà alla nascita del partito democratico e che poi dovrà anche guidarne il cammino, il modo di funzionare e di compiere le sue scelte politiche fondamentali, questa parola è “sintesi”. Sintesi, innanzitutto, tra le diverse culture e tradizioni, tra le diverse identità del centrosinistra, che dovranno incontrarsi e intrecciarsi tra loro fino a “confondersi”. Queste culture, queste identità, saranno giustamente orgogliose di ciò che hanno rappresentato nella storia del Novecento e del nostro paese, e insieme dovranno avere la saggezza di cercare la loro unità più che in un percorso condiviso del passato, in una visione comune del futuro.”

Una visione comune del futuro: questo è ciò che mi piacerebbe riuscissimo ad imbastire, insieme, anche a San Felice!
Ed io sono certa che ci riusciremo.
Ho tastato con mano la voglia dei miei concittadini di partecipare. È necessario però che qualcuno crei le condizioni affinché si possa davvero diventare partecipi della vita politica, della vita amministrativa, non solo del nostro comune, ma a tutti i livelli. Le condizioni per tutti, per i giovani soprattutto, per chi non è avvezzo alla politica, anche.

Sempre Veltroni scrive:”Il Partito democratico nascerà se avrà, tra le altre, queste caratteristiche, se susciterà interesse e muoverà passioni, se saprà rispondere alle esigenze in questo determinato momento della nostra vicenda nazionale, interpretando le domande, i bisogni e le aspettative degli italiani, assumendo le contraddizioni e le tensioni della società, offrendo loro una sintesi e una prospettiva”.

Nel mio intervento al Congresso provinciale dei DS, il 31 marzo 2007, io dissi, pensando proprio a Veltroni e alle sue passioni d’oltre oceano:” “Non chiediamoci cosa il Partito Democratico potrà fare per noi, ma cosa possiamo fare noi per il Partito Democratico” (qui trovate il mio intervento completo http://laltrasanfelice.blogspot.com/2007/05/verso-il-partito-democratico-seconda.html).

E proprio perchè io auspico che il Partito democratico sia Partito democratico, davvero!
con Walter Veltroni nel cuore,


Io scelgo Rosy!

Il Comitato Bresciano incontra Rosy Bindi a Bergamo

Come gocce nell’oceano

Il 26 agosto del 1910 nasceva a Skopje Gonxha Agnes Bojaxhiu, a noi più nota come Madre Teresa di Calcutta.
Era solita dire
“Ciò che faccio e’ solo una goccia nell’oceano. Ma mi piace pensare che l’oceano sarebbe più piccolo, senza quella goccia…”

Come gocce nell’oceano

Il 26 agosto del 1910 nasceva a Skopje Gonxha Agnes Bojaxhiu, a noi più nota come Madre Teresa di Calcutta.
Era solita dire
“Ciò che faccio e’ solo una goccia nell’oceano. Ma mi piace pensare che l’oceano sarebbe più piccolo, senza quella goccia…”

Come gocce nell’oceano

Il 26 agosto del 1910 nasceva a Skopje Gonxha Agnes Bojaxhiu, a noi più nota come Madre Teresa di Calcutta.
Era solita dire
“Ciò che faccio e’ solo una goccia nell’oceano. Ma mi piace pensare che l’oceano sarebbe più piccolo, senza quella goccia…”

Tutela dell’ambiente e salvaguardia del territorio

Nelle ultime settimane la stampa locale ha dedicato ampio spazio al tema della tutela e della salvaguardia del nostro territorio, quello del Garda, sottoposto da decenni a forti spinte urbanistiche e speculative che sembrano non avere battute d’arresto. Mi riferisco in particolare agli articoli pubblicati su Bresciaoggi “Sos ambiente. Un’associazione scende in campo” (07.08.2007) e “Lungolago devastato da altro cemento” (15.08.2007).

Nel primo articolo si parla della neonata associazione “Tuteliamo l’ambiente ed il territorio di San Felice del Benaco, Portese e Cisano”, i cui intenti sono assolutamente encomiabili e nei prossimi giorni vorrei tornare sull’argomento, per fare qualche riflessione sul tema dello sviluppo del nostro territorio di San Felice.

Il secondo articolo parla di un documento-denuncia, relativo ad un intervento edilizio a Manerba, in località Dusano. Nello scritto si attribuisce la denuncia al “Parco delle Colline Moreniche” e ai suoi “dirigenti“.
Io forse mi sono persa qualche puntata, ma non mi risulta ad oggi essere stato istituito alcun Parco delle Colline Moreniche a livello regionale o locale. Credo quindi che anche in questo caso si faccia riferimento forse ad una associazione per l’istituzione del parco.

Personalmente credo che di tutto abbia bisogno il nostro territorio tranne che dell’ennesimo ente, con tanto di sede e dirigenti da pagare con i soldi dei contribuenti, che vada ad aggiungersi a quelli già preposti ad occuparsi di pianificazione territoriale.

La Provincia ha un ruolo importante nella pianificazione del territorio, e lo esercita attraverso il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Nello specifico, per quanto riguarda l’ambito delle Colline Moreniche del Garda, la Provincia ha fatto un interessante Progetto Strategico, che affronta nella sua complessità le tematiche di luoghi di così elevato pregio.

E accanto alla Provincia vi sono i Comuni.
Ai Comuni la legge di Governo del Territorio della Regione Lombardia (L.12/2005) ha attribuito massima competenza e responsabilità.

Sta dunque ai Comuni decidere come gestire una risorsa tanto pregiata quanto “finita” come il suolo. È si, perché ad un certo punto, anche chi ha adottato la strada della urbanizzazione diffusa e selvaggia, dovrà necessariamente fare i conti con il fatto che i terreni su cui costruire non sono infiniti.

Uno dei principi su cui poggia la legge lombarda è quello della differenziazione: se è vero che ai comuni viene data facoltà di decidere cosa fare del proprio territorio, viene anche data loro la possibilità di fare le scelte che ritengono opportune, che necessariamente porteranno ad una differenziazione tra un comune e l’altro, tra comuni virtuosi e comuni che devastano le proprie risorse.

A noi cittadini (ed elettori) il compito poi di giudicare gli amministratori anche per come hanno governato il nostro territorio.

Certo, la politica della salvaguardia del territorio è difficile da perseguire. E lo affermo non per sentito dire…
Gli interessi in gioco, soprattutto in un territorio tanto pregiato come il nostro, sono enormi. Ed è sicuramente più facile costruirsi il consenso concedendo qua e là la possibilità di edificare, a discapito della qualità dell’ambiente in cui viviamo.

Sarebbe più semplice avere un ente superiore al quale attribuire la responsabilità di aver cassato un progetto, di aver saputo dire “No, lì non si costruisce”. Per certi versi questo era il ruolo rivestito in passato dalla Regione.

Ma oggi non è più così.
Sono gli amministratori comunali che devono avere il coraggio delle proprie scelte.

Tutela dell’ambiente e salvaguardia del territorio

Nelle ultime settimane la stampa locale ha dedicato ampio spazio al tema della tutela e della salvaguardia del nostro territorio, quello del Garda, sottoposto da decenni a forti spinte urbanistiche e speculative che sembrano non avere battute d’arresto. Mi riferisco in particolare agli articoli pubblicati su Bresciaoggi “Sos ambiente. Un’associazione scende in campo” (07.08.2007) e “Lungolago devastato da altro cemento” (15.08.2007).

Nel primo articolo si parla della neonata associazione “Tuteliamo l’ambiente ed il territorio di San Felice del Benaco, Portese e Cisano”, i cui intenti sono assolutamente encomiabili e nei prossimi giorni vorrei tornare sull’argomento, per fare qualche riflessione sul tema dello sviluppo del nostro territorio di San Felice.

Il secondo articolo parla di un documento-denuncia, relativo ad un intervento edilizio a Manerba, in località Dusano. Nello scritto si attribuisce la denuncia al “Parco delle Colline Moreniche” e ai suoi “dirigenti“.
Io forse mi sono persa qualche puntata, ma non mi risulta ad oggi essere stato istituito alcun Parco delle Colline Moreniche a livello regionale o locale. Credo quindi che anche in questo caso si faccia riferimento forse ad una associazione per l’istituzione del parco.

Personalmente credo che di tutto abbia bisogno il nostro territorio tranne che dell’ennesimo ente, con tanto di sede e dirigenti da pagare con i soldi dei contribuenti, che vada ad aggiungersi a quelli già preposti ad occuparsi di pianificazione territoriale.

La Provincia ha un ruolo importante nella pianificazione del territorio, e lo esercita attraverso il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Nello specifico, per quanto riguarda l’ambito delle Colline Moreniche del Garda, la Provincia ha fatto un interessante Progetto Strategico, che affronta nella sua complessità le tematiche di luoghi di così elevato pregio.

E accanto alla Provincia vi sono i Comuni.
Ai Comuni la legge di Governo del Territorio della Regione Lombardia (L.12/2005) ha attribuito massima competenza e responsabilità.

Sta dunque ai Comuni decidere come gestire una risorsa tanto pregiata quanto “finita” come il suolo. È si, perché ad un certo punto, anche chi ha adottato la strada della urbanizzazione diffusa e selvaggia, dovrà necessariamente fare i conti con il fatto che i terreni su cui costruire non sono infiniti.

Uno dei principi su cui poggia la legge lombarda è quello della differenziazione: se è vero che ai comuni viene data facoltà di decidere cosa fare del proprio territorio, viene anche data loro la possibilità di fare le scelte che ritengono opportune, che necessariamente porteranno ad una differenziazione tra un comune e l’altro, tra comuni virtuosi e comuni che devastano le proprie risorse.

A noi cittadini (ed elettori) il compito poi di giudicare gli amministratori anche per come hanno governato il nostro territorio.

Certo, la politica della salvaguardia del territorio è difficile da perseguire. E lo affermo non per sentito dire…
Gli interessi in gioco, soprattutto in un territorio tanto pregiato come il nostro, sono enormi. Ed è sicuramente più facile costruirsi il consenso concedendo qua e là la possibilità di edificare, a discapito della qualità dell’ambiente in cui viviamo.

Sarebbe più semplice avere un ente superiore al quale attribuire la responsabilità di aver cassato un progetto, di aver saputo dire “No, lì non si costruisce”. Per certi versi questo era il ruolo rivestito in passato dalla Regione.

Ma oggi non è più così.
Sono gli amministratori comunali che devono avere il coraggio delle proprie scelte.

Tutela dell’ambiente e salvaguardia del territorio

Nelle ultime settimane la stampa locale ha dedicato ampio spazio al tema della tutela e della salvaguardia del nostro territorio, quello del Garda, sottoposto da decenni a forti spinte urbanistiche e speculative che sembrano non avere battute d’arresto. Mi riferisco in particolare agli articoli pubblicati su Bresciaoggi “Sos ambiente. Un’associazione scende in campo” (07.08.2007) e “Lungolago devastato da altro cemento” (15.08.2007).

Nel primo articolo si parla della neonata associazione “Tuteliamo l’ambiente ed il territorio di San Felice del Benaco, Portese e Cisano”, i cui intenti sono assolutamente encomiabili e nei prossimi giorni vorrei tornare sull’argomento, per fare qualche riflessione sul tema dello sviluppo del nostro territorio di San Felice.

Il secondo articolo parla di un documento-denuncia, relativo ad un intervento edilizio a Manerba, in località Dusano. Nello scritto si attribuisce la denuncia al “Parco delle Colline Moreniche” e ai suoi “dirigenti“.
Io forse mi sono persa qualche puntata, ma non mi risulta ad oggi essere stato istituito alcun Parco delle Colline Moreniche a livello regionale o locale. Credo quindi che anche in questo caso si faccia riferimento forse ad una associazione per l’istituzione del parco.

Personalmente credo che di tutto abbia bisogno il nostro territorio tranne che dell’ennesimo ente, con tanto di sede e dirigenti da pagare con i soldi dei contribuenti, che vada ad aggiungersi a quelli già preposti ad occuparsi di pianificazione territoriale.

La Provincia ha un ruolo importante nella pianificazione del territorio, e lo esercita attraverso il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Nello specifico, per quanto riguarda l’ambito delle Colline Moreniche del Garda, la Provincia ha fatto un interessante Progetto Strategico, che affronta nella sua complessità le tematiche di luoghi di così elevato pregio.

E accanto alla Provincia vi sono i Comuni.
Ai Comuni la legge di Governo del Territorio della Regione Lombardia (L.12/2005) ha attribuito massima competenza e responsabilità.

Sta dunque ai Comuni decidere come gestire una risorsa tanto pregiata quanto “finita” come il suolo. È si, perché ad un certo punto, anche chi ha adottato la strada della urbanizzazione diffusa e selvaggia, dovrà necessariamente fare i conti con il fatto che i terreni su cui costruire non sono infiniti.

Uno dei principi su cui poggia la legge lombarda è quello della differenziazione: se è vero che ai comuni viene data facoltà di decidere cosa fare del proprio territorio, viene anche data loro la possibilità di fare le scelte che ritengono opportune, che necessariamente porteranno ad una differenziazione tra un comune e l’altro, tra comuni virtuosi e comuni che devastano le proprie risorse.

A noi cittadini (ed elettori) il compito poi di giudicare gli amministratori anche per come hanno governato il nostro territorio.

Certo, la politica della salvaguardia del territorio è difficile da perseguire. E lo affermo non per sentito dire…
Gli interessi in gioco, soprattutto in un territorio tanto pregiato come il nostro, sono enormi. Ed è sicuramente più facile costruirsi il consenso concedendo qua e là la possibilità di edificare, a discapito della qualità dell’ambiente in cui viviamo.

Sarebbe più semplice avere un ente superiore al quale attribuire la responsabilità di aver cassato un progetto, di aver saputo dire “No, lì non si costruisce”. Per certi versi questo era il ruolo rivestito in passato dalla Regione.

Ma oggi non è più così.
Sono gli amministratori comunali che devono avere il coraggio delle proprie scelte.

Amministrazione pubblica

Mi capita frequentemente di leggere il blog di Beppe Grillo, trovandovi spesso degli spunti di riflessione interessanti e posizioni assolutamente condivisibili.

Nei giorni scorsi, a proposito de “L’oro di Prodi”, Beppe Grillo ad un certo punto scriveva:
“Chi non paga le tasse non fa più peccato, lo dice Famiglia Cristiana. Dipende quanto paga e per fare cosa. Messa così è un’istigazione, peraltro corretta, all’evasione”.

La cosa mi ha incuriosito e ho cercato di andare alla fonte per capire cosa realmente padre Muraro avesse scritto.
In un articolo pubblicato su
http://www.corriere.it/ (che commenta quanto riportato su Famiglia Cristiana) si legge:

«Caro Prodi – scrive padre Giorgio Muraro – siamo tenuti a pagare per mantenere in vita tutte queste realtà parassitarie e per favorire il ladrocinio che distoglie i beni che dovrebbero servire il bene pubblico e permettere che si disperda in mille rivoli a beneficio di pochi?» La nota di padre Muraro viene pubblicata a una settimana dall’intervista in cui il presidente del Consiglio lamentava, sempre sul settimanale dei paolini, lo scarso impegno dei preti nel sollecitare nelle omelie i cattolici a fare il loro dovere di contribuenti. «La Chiesa – rimarca padre Muraro – deve ricordare ai cittadini il dovere morale di pagare le tasse. Ma deve ricordare anche agli amministratori il dovere di amministrare il fisco in funzione del bene della gente».
«La Chiesa – commenta Famiglia Cristiana – se da una parte sa che le tasse devono essere pagate, dall’altra ha molte perplessità sul modo in cui sono gestite». «I mass media – osserva il periodico dei paolini diffuso in tutte le parrocchie italiane – ci parlano continuamente e in modo impietoso dei privilegi dei politici, dei costi della politica, molti dei quali non vengono nemmeno resi pubblici. Delle cattedrali nel deserto costate milioni e inutilizzate, di pizzi che si devono pagare ai partiti o al partito del malaffare per le opere pubbliche che fanno lievitare paurosamente i preventivi, gli enti inutili che continuano a vivere, e la creazione di nuovi enti, le assunzioni clientelari, la protezione scandalosa di fannulloni. Le enormi spese militari».

A me francamente non pare assolutamente un invito a noi contribuenti a non pagare le tasse. Tutt’altro.
Mi pare invece un invito esplicito agli amministratori pubblici, a tutti i livelli, ad amministrare il fisco in funzione del bene della gente.

Se avete voglia, leggete qui e fatevi una vostra idea…

http://cambiamoinsieme.blogspot.com/2007/08/quali-compiti-per-un-consiglio-comunale.html

http://laltrasanfelice.blogspot.com/2007/07/chi-cerca-trova.html

Amministrazione pubblica

Mi capita frequentemente di leggere il blog di Beppe Grillo, trovandovi spesso degli spunti di riflessione interessanti e posizioni assolutamente condivisibili.

Nei giorni scorsi, a proposito de “L’oro di Prodi”, Beppe Grillo ad un certo punto scriveva:
“Chi non paga le tasse non fa più peccato, lo dice Famiglia Cristiana. Dipende quanto paga e per fare cosa. Messa così è un’istigazione, peraltro corretta, all’evasione”.

La cosa mi ha incuriosito e ho cercato di andare alla fonte per capire cosa realmente padre Muraro avesse scritto.
In un articolo pubblicato su
http://www.corriere.it/ (che commenta quanto riportato su Famiglia Cristiana) si legge:

«Caro Prodi – scrive padre Giorgio Muraro – siamo tenuti a pagare per mantenere in vita tutte queste realtà parassitarie e per favorire il ladrocinio che distoglie i beni che dovrebbero servire il bene pubblico e permettere che si disperda in mille rivoli a beneficio di pochi?» La nota di padre Muraro viene pubblicata a una settimana dall’intervista in cui il presidente del Consiglio lamentava, sempre sul settimanale dei paolini, lo scarso impegno dei preti nel sollecitare nelle omelie i cattolici a fare il loro dovere di contribuenti. «La Chiesa – rimarca padre Muraro – deve ricordare ai cittadini il dovere morale di pagare le tasse. Ma deve ricordare anche agli amministratori il dovere di amministrare il fisco in funzione del bene della gente».
«La Chiesa – commenta Famiglia Cristiana – se da una parte sa che le tasse devono essere pagate, dall’altra ha molte perplessità sul modo in cui sono gestite». «I mass media – osserva il periodico dei paolini diffuso in tutte le parrocchie italiane – ci parlano continuamente e in modo impietoso dei privilegi dei politici, dei costi della politica, molti dei quali non vengono nemmeno resi pubblici. Delle cattedrali nel deserto costate milioni e inutilizzate, di pizzi che si devono pagare ai partiti o al partito del malaffare per le opere pubbliche che fanno lievitare paurosamente i preventivi, gli enti inutili che continuano a vivere, e la creazione di nuovi enti, le assunzioni clientelari, la protezione scandalosa di fannulloni. Le enormi spese militari».

A me francamente non pare assolutamente un invito a noi contribuenti a non pagare le tasse. Tutt’altro.
Mi pare invece un invito esplicito agli amministratori pubblici, a tutti i livelli, ad amministrare il fisco in funzione del bene della gente.

Se avete voglia, leggete qui e fatevi una vostra idea…

http://cambiamoinsieme.blogspot.com/2007/08/quali-compiti-per-un-consiglio-comunale.html

http://laltrasanfelice.blogspot.com/2007/07/chi-cerca-trova.html