Meditazioni mediterranee (3)

Guardo attonito il teatro di Segesta.


Posto in cima a una collina, con un


angolo di mare come sfondo e uno studio delle correnti d’aria per cui i 4000 spettatori potessero sentire bene.


Ma che gente era questa che costruisce templi e teatri, che pensa al trascendentale e alla cultura?


Son passati 3000 anni e la loro lezione è ancora lì ad ammonire quanti non trovano nemmeno i soldi per offrire un concerto ai propri cittadini.


Gente del mediterraneo a cui la vastità del mare ispirava pensieri grandi.


Cosa ci siamo persi del loro esempio?


Amavano il bello e la cultura, il rispetto


per gli anziani era legge profonda, l’interazione con il soprannaturale era quoridiana prassi. Erano uomini come quelli che al posto dei templi erigono centri commerciali, che invece di teatri organizzano il concorso di Miss Padania.


Uomini, non dei ma con un senso cosmico portentoso, ispirati da questa terra dove chi vuole vede siccità e incuria ma dove si vedono millenni racchiusi in un dolce o nella saggezza antica del sale.


C’è gente fantastica anche oggi, persone che incontri tutti i giorni, ma è raro vedere l’intelligenza fatta villaggio, vedere templi e teatri nei posti che oggi si riservano alla speculazione immobiliare.


Grande popolo quello greco che attraversò il mare, grande terra la Sicilia che li accolse e diede loro campi e colline per far da sfondo e contorno al sublime.


Le cicale cantano come 3000 anni fa e il loro frinire ipnotico ti fa scordare il mondo materiale e ti fa volgere lo sguardo in su.foto.jpg

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