Ma Daniel come li vede i colori?

Genitori di bambini che hanno problemi a riconoscere i colori, non preoccupatevi! Non è nulla di grave. Si vive benissimo anche confondendo verde-arancione, azzurro-rosa-grigio, rosso-marrone-verde e blu-viola.

Con una certa regolarità mi viene chiesto dai miei amici, in genere dopo una mia cappellata del tipo: “La vedi quella lì con la borsa arancione?” – “Daniel, guarda che è verde” se io i colori li vedo o peggio ancora come li vedo.

Ora cerco di spiegare come li vedo io e poi l’insensatezza della domanda “ma tu come li vedi?”.

Io i colori li vedo. Solo che a volte li confondo. Per fare un esempio, prendete due gemelli. I genitori li riconoscono immediatamente mentre estranei ci impiegano un po’ a capire chi è chi. Però una volta che capisci la differenza non li confondi neanche a 300 m di distanza. Altro paragone, forse più azzeccato ancora, viene dalle note musicali. Chi ha l’orecchio assoluto in un attimo riconosce di che nota si tratta. Altre persone necessitano che venga suonata una nota di riferimento e in base a quella sentono l’intervallo per capire qual è la nuova nota suonata. Dunque procedono in base ad un confronto.
Nel mio caso la situazione è analoga: se mi dai due matite e io posso metterle a confronto individuo in genere senza sforzo qual’è il colore di ciascuna. Se invece mi date un arancione senza dirmi niente è possibile che io lo scambi con il verde.

In altri casi non serve neanche questo. Ad esempio, il rosso dei pomodori maturi lo vedo benissimo. Fatico invece a riconoscere un pomodoro marcio in base al suo colore (tendono a diventare più scuri e marroni), perché non sono di un bel marrone chiaro e distinguibile, ma mantengono un po’ di rosso anch’essi. Comunque tranquilli! Non mangio pomodori marci. Me ne accorgo perché sono più mollicci e all’assaggio fastidiosamente dolci.

La maniera più facile per riconoscere un colore per me è contestualizzarlo. Se è la corteccia di un albero può sembrarmi anche verde scuro, ma so che è marrone e manco mi passa dall’anticamera del cervello di dire che è verde. I tronchi sono marroni. Se vedo un sasso so che non è rosa, ma grigio. I sassi sono grigi. Se una ragazza ha un maglione blu, so che in realtà è viola e non blu, perché va (o andava) di moda il viola per le ragazze (ovviamente mi sbagliavo solo quando ancora non sapevo che andava di moda il viola). E così via.
E allora come li vedo? Ricordate il discorso dei gemelli uguali? Finché non sai su cosa focalizzare l’attenzione sembrano identici. Una volta capita la regola è una cavolata.

E poi, sinceramente, secondo voi è importante sapere di che colore è il golfino di un’amica? Io so di che colore sono le mie felpe e le abbino (credo) adeguatamente con i pantaloni (che comunque sono sempre jeans). Ma il colore dei vestiti degli altri … Se la mattina prima di uscire impiego 5 minuti a scegliere la maglietta, non è certo perché la più comoda o più adatta alla temperatura esterna. Lo faccio per non creare disagio in queslli che nell’estetica ripongono il più alto valore umano.

L’unica è che shopping, le poche volte che vado a farlo, lo vado a fare accompagnato, così come quando devo scegliere il colore di un widget del blog, chiedo.

Ripeto ai genitori e alle maestre d’asilo che non dovete preoccuparvi se un bambino nei suoi disegni fa l’erba arancione o il fumo delle case verde (elementi tratti da una storia vera!)

Ora veniamo alla domanda a mio avviso più stupida: “Ma tu i colori come li vedi?”.
Secondo voi io so dirvi come vedo i colori? Lo sapessi non mi sbaglierei mai. Se vedo una cosa che a me pare arancione dico che è verde, se vedo una cosa grigia dico che è rosa ecc. Si tratta in fondo di una semplice convenzione linguistica. Chi mi dice che quell’altra persona non veda il blu come il vedo il rosso. Se sa che acqua, cielo e ogni altra cosa blu viene classificata come blu, userà la parola blu anziché rosso. Dov’è il problema? Oltre alla classificazione delle onde di luce riflesse dalle superfici colorate non abbiamo alcun metro di misura per definire scientificamente e univocamente un colore e ci metto una mano sul fuoco che nessuno al mondo prima di rispondere alla domanda “di che colore è questa fragola” faccia un’analisi con uno spettrometro per cassificarne il colore.

Siccome io, dopo un po’ di tempo, ci arrivo a classificare ogni colore (magari portando la matita a 5 cm dall’occhi e con 2 minuti di tempo) credo che in fondo nel mio caso si tratti di una semplice pigrizia o indifferenza. Tanto cosa cambia? Il colore del mondo ha solo valenza estetica per gli umani, che non devono sapere distinguere una rana velenosa da una commestibile (io nel dubbio non le mangio). Pensate ad un mondo in scala di grigi. Forse sarebbe noioso, ma non impossibile per la sopravvivivenza.

Con questo spero di aver chiarito un po’ come un discromatico (o quello che sono) vede i colori. Con qualche ingolfamento nelle minuzie, ma senza seri problemi.

L’immagine in alto l’ho scelta apposta perché quando in Storia dell’Arte al liceo avevamo studiato questo dipinto (Cristo Giallo di Paul Gauguin), ho dovuto segnarmi i veri colori degli elementi rappresentati perché io appunto contestualizzando non ci vedevo nulla di strano.

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