Lucone: Gabri e Lauri, bimbi preistorici, sono la stessa persona

Non parti di cranio di due bambini diversi, come si pensava, ma di un solo bimbo: il «puzzle» è stato composto e le analisi del Dna affidate a un laboratorio danese diranno se il bambino, vissuto nell’età del Bronzo e di circa due anni è mezzo, era maschio o femmina. È appassionante la vicenda emersa al sito palafitticolo del Lucone: nel 2012 venne rinvenuta la parte frontale del cranio di un bambino cui venne dato il nome «Gabri», sei anni dopo un’altra parte di cranio, che si pensava però appartenere a un altro bambino, ribattezzato «Lauri». Invece no, il bimbo è uno solo e ora sarà la scienza a raccontarci di lui. O di lei. «Abbiamo inviato un frammento del cranio a un laboratorio in Danimarca per effettuare l’analisi del Dna – conferma il direttore del Museo archeologico della Valsabbia (Mavs), Marco Baioni – : il materiale è buono e dovrebbe fornirci numerose informazioni».

Così, mentre si aspetta di saperne di più, al villaggio palafitticolo del Lucone, abitato stabilmente per tutto il Bronzo Antico e in alcuni periodi anche durante il Bronzo Medio iniziale, continuano gli scavi: la campagna 2021 è in corso dal 26 luglio, terminerà il 3 settembre e sta interessando il livello dove la torba ha conservato i resti dell’incendio che interessò il villaggio palafitticolo poco dopo il suo insediamento. Una «benedizione», l’incendio, perché ha fatto sì che numerosissimi reperti giungessero intatti fino ai giorni nostri: «Lo scavo – per il neo-nominato presidente della Fondazione per la gestione del Mavs, Marcello Zane – è un deposito di meraviglie infinito». Che ha riportato alla luce reperti ceramici, strumenti in pietra, punte di freccia. Ma anche frutti ben conservati (pere e mele selvatiche, more), così come resti di pesci (tinche, lucci): una novità per il Lucone, che non aveva mai riconsegnato reperti analoghi.

EMBED [Baioni col cranio del bambino «integro»]

Parimenti interessante è stato il rinvenimento di uno strumento con testa in palco di cervo e manico in legno, forse un piccone, e i resti del cranio quasi integro di un cervo maschio adulto, oltre a bellissime tavole di quercia: elementi strutturali lunghi anche otto metri e perfettamente lavorati, tanto da lasciare stupefatti anche i falegnami di oggi. Ma sono i bambini a commuovere perché nel corso di questa campagna di scavo, ai due scheletri quasi completi di bambini di circa due anni e mezzo, si sono aggiunti i resti di un bambino di poche settimane e di un altro di poco più grande, massimo tre mesi: «Nelle palafitte gardesane non è mai stata scoperta una necropoli – per Baioni -: non sappiamo dunque come seppellissero i morti. Per cui rinvenimenti di questo genere concorrono a suggerire che al Lucone era previsto un trattamento speciale quantomeno per alcuni resti infantili, e che un particolare riguardo – per Baioni – doveva essere accordato al distretto craniale».

 

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