Lonato, sesso in palestra con una 15enne: altre due condanne

Condannati rispettivamente a sei e quattro anni di carcere un decennio dopo quegli incontri proibiti nella palestra di karate a Lonato del Garda. Questo il prezzo che i giudici del Tribunale, presidente Mariachiara Minazzato, hanno presentato ieri a Sandro Perini e Darix Argentini i due adulti accusati di avere avuto rapporti sessuali di gruppo con una delle giovanissime allieve del loro amico e maestro Carmelo Cipriano.

Per i giudici è provato che la vittima, anche ieri presente in aula e affiancata dall’avvocato Riccardo Caramello, non avesse ancora compiuto sedici anni. È provato che non fosse ancora maturata la condizione che avrebbe consentito, almeno sotto il profilo giuridico, ai due adulti di avere rapporti con lei. Ammesso e non concesso che l’abbia mai prestato – cosa che la ragazzina e il suo difensore di parte civile hanno sempre escluso -, il suo consenso non avrebbe mai potuto mettere al riparo dall’inchiesta, dal processo e dalla condanna, né Cipriano – cui la giovanissima era affidata e che aveva uno dovere educativo nei suoi confronti (e che per questo è stato condannato a nove anni e 4 mesi di reclusione al termine di un rito abbreviato celebrato anni fa e divenuto cosa giudicata) – né i suoi amici e complici che ne approfittarono.

La sentenza di ieri asseconda in larga parte le richieste del pm Erica Battaglia, che per i due aveva chiesto rispettivamente 7 anni e 6 anni e 3 mesi di carcere. Per il pubblico ministero Perini e Argentini non potevano non sapere che la giovane vittima non avesse ancora compiuto i 16 anni e tanto meno che fosse una delle allieve di Cipriano. Se non erano in grado di immaginare che il maestro – come invece sostiene la parte civile – esercitasse dominio psicologico nei confronti della ragazzina, per il pubblico ministero dovevano comunque sapere che questi aveva doveri educativi nei suoi confronti. Avevano mille e una ragione per astenersi. Per Filippo Rizzi, avvocato di Sandro Perini, la vittima invece aveva già sedici anni quando si consumarono i rapporti a tre incriminati. La retrodatazione dei fatti sarebbe conseguenza di una macchinazione messa in atto dalla ex compagna del suo assistito a suo danno, per vendicare il tradimento. Inoltre – ha sostenuto il difensore – i rapporti tra la giovanissima e Perini, che hanno trent’anni di differenza, erano stati provocati dalla ragazzina, anche all’insaputa del suo maestro. Sull’età della vittima ha concentrato il suo intervento anche l’avvocato Vincenzo De Lillo. La linea dei difensori non ha retto al vaglio dei giudici: le loro richieste di assoluzione sono state respinte al mittente.

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