“L’Italia del Mito”: Mille Miglia e Scuderia Ferrari

Nessun uomo è insensibile al fascino di un bel racconto. E spesso i bei racconti si intrecciano col Mito, in un labirinto di ricordi, emozioni e suggestioni. A Sirmione arriva L’Italia del Mito – Mille Miglia e Scuderia Ferrari, la nuova mostra allestita a Palazzo Callas Exhibitions dal 30 marzo al 30 giugno 2019, che inaugurerà sabato 30 marzo alle 17:30.

Parte dal mito quindi il desiderio di raccontare l’Italia attraverso le gesta leggendarie dei protagonisti di 1000 Miglia e degli uomini che hanno segnato quell’epoca storica.

Un progetto fotografico fatto di parole e di immagini inedite, tratte dall’inestimabile archivio  dalla Fondazione Negri, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale, che anche quest’anno ha deciso di omaggiare cittadini e turisti con questa inedita “stanza del tesoro”. Il racconto di uomini straordinari come Enzo Ferrari, che giusto 90 anni fa diede origine al Mito del Cavallino Rampante creando la Scuderia Ferrari, o come Tazio Nuvolari, pilota dotato di tecnica insuperabile e di infinito coraggio, grazie ai quali portò ripetutamente alla vittoria i bolidi affidatigli con cura paterna proprio da Enzo Ferrari. Oppure ancora, come Gabriele D’Annunzio, la cui biografia artistica e personale assume costantemente i colori del Mito.

Il Mito è dunque un modo di raccontare e, prima ancora, un modo di pensare. Il nostro modo di proiettare in ogni dove, dentro e fuori di noi, immagini dal valore simbolico. Nasce così “l’Italia del Mito”, che assume 1000 Miglia come testimone di un messaggio universale: “la corsa più bella del mondo nel Paese più bello del mondo”.

L’Italia del Mito sarà un inno all’Italia, generosa nel dispensare la bellezza dei suoi luoghi e dei suoi tesori artistici, e un inno a Sirmione, che raccoglie ed onora questo impegno con entusiasmo e passione anno dopo anno.

La visita alla mostra diventa in questo modo un viaggio del cuore e della memoria, in cui ogni visitatore può seguire il suo personale itinerario tra le immagini in esposizione. Perché, come ebbe a scrivere Cesare Pavese, “si direbbe proprio che i miti siano compagni di strada inevitabili, un vivaio inesauribile di simboli e di storie”.

IL MITO DELLA MILLE MIGLIA – CENNI STORICI

“Mille Miglia”, parole che evocano l’automobile e la velocità: una competizione italiana, unica e inimitabile, divenuta un grande mito. Cessati i cupi boati della “Grande Guerra”, tornano i rombi dei motori. Nel Dicembre del 1926, quattro amici appassionati di auto, Aimo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto e Giovanni Canestrini, decidono di creare una maratona per dare nuova linfa all’automobilismo nazionale. Il mondo industriale, gli ambienti culturali e lo sport automobilistico sono in fermento. Condizioni ideali per realizzare un grande evento. Nasce così la Mille Miglia, con partenza da Brescia, giro di boa a Roma e ritorno a Brescia, un percorso di 1600 chilometri pari a mille miglia: un’ idea ardita.

La corsa vive un crescendo di popolarità incontenibile. I piloti, sempre più temerari e veloci sui competitivi bolidi, abbattono in continuazione le medie. In questo scenario le Alfa Romeo della Scuderia Ferrari si pongono come le auto più competitive e potenti, dominando incontrastate.

Le edizioni degli Anni Cinquanta raggiungono il loro massimo splendore. Le grandi case automobilistiche internazionali partecipano con potenti auto affidate agli assi mondiali del volante.

Enzo Ferrari diventa costruttore e con i suoi bolidi, contraddistinti dal marchio del “Cavallino Rampante” nero raccolto nello scudo in campo giallo, domina le edizioni post belliche. Fanno eccezione le corse del 1954 e ’55, quando il Campione del Mondo di F1 Alberto Ascari, su Lancia, e il giovane Stirling Moss su Mercedes, riescono a cogliere una vittoria a testa. L’asso britannico realizza la media record della corsa, percorrendo la cavalcata Brescia-Roma-Brescia in 10 ore, 7 minuti e 48 secondi. Nel 1957, le “rosse” Ferrari, con la conquista dei primi tre posti sul podio mettono l’ultimo sigillo su una competizione destinata a rimanere unica nella storia dell’automobilismo su strada.

COME NASCE IL MITO FERRARI –  ENZO FERRARI E LA SUA SCUDERIA

Enzo Ferrari, ideatore e fondatore della scuderia, pensa di chiamarla “Mutina”, nome latino di Modena, ma il lungimirante Enzo Levi, il notaio incaricato di redigere l’atto costitutivo, suggerisce al neo imprenditore di rinunciare alla lingua antica e di denominarla con il suo nome. In tribunale viene infatti registrata come “Società Anonima Scuderia Ferrari”, con sede in via Trento e Trieste in Modena. È il 29 novembre del 1929: in quella data nasce il mito destinato ad emozionare generazioni di sportivi ed appassionati dei motori.

Inizialmente la neonata azienda non costruisce auto, ma utilizza veicoli prodotti da altre case con lo scopo di gareggiare nelle competizioni. L’operazione è temeraria, ma sostenuta dall’Alfa Romeo, che intravede nella collaborazione ufficiale con la Scuderia Ferrari un momento fondamentale di crescita nelle vendite e di immagine sportiva per il marchio del “Biscione”.

La Casa del Portello fornisce vetture e pezzi di ricambio. La Scuderia Ferrari organizza un efficiente reparto tecnico pronto ad intervenire sulle auto da corsa per renderle più performanti.

Nel 1932 la Scuderia Ferrari si contraddistingue per un nuovo simbolo: tutte le auto portano in bella mostra il Cavallino Rampante nero, donato da Paolina Baracca, madre di Francesco, l’audace pilota dell’aviazione militare italiana caduto nel corso della Grande Guerra.

Il simbolo, che si staglia sul fondo giallo, è posto per la prima volta sul cofano dell’Alfa Romeo 8C 2300 MM nella 24 Ore di Spa e, da lì in avanti, resterà per sempre il segno inconfondibile della Casa automobilistica di Modena.

Enzo Ferrari sa valutare i piloti e riesce nell’intento ambizioso di far correre per la sua Scuderia i driver più titolati. Anche Tazio Nuvolari entra nella sua squadra, realizzando con le auto del “Cavallino rampante” imprese memorabili. Nella storia dell’automobilismo sportivo resterà per sempre incisa la conquista del record di velocità con l’Alfa Bimotore, preparata nell’officina modenese per raggiungere i 336 KM/h. Per la storia e per la leggenda occupa poi pagine indimenticabili la vittoria conseguita nel 1935 sul circuito del Nurburgring in Germania al volante dell’Alfa BP3.

Nel 1937 l’Alfa Romeo impone un cambiamento e la Scuderia Ferrari deve chiudere la sede di Modena. Enzo Ferrari passa per breve tempo a Milano alla direzione dell’Alfa Corse.

Ma le ambizioni di Enzo Ferrari sono altre; si sente costruttore e, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, realizza due esemplari sportivi da corsa con la sigla Auto Avio 815: è il preludio alla costruzione di sue auto sportive.

Finalmente nel 1947 il conflitto bellico è alle spalle e nel mese di maggio appare una nuova vettura sportiva con il nome Ferrari 125 S: è l’inizio di un mito senza eguali.

Questa esposizione, attraverso immagini di grande valore storico, vuole omaggiare un uomo temerario, che ha avuto l’intuito di realizzare delle vetture da sogno, il cui marchio è il brand più conosciuto nel mondo.






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