Liceo Fermi, genitori infuriati: «La dad deve finire»

Ancora didattica a distanza. Per di più asincrona. I genitori dei ragazzi del liceo Fermi di Salò, 1.200 iscritti, sono «delusi e sconcertati». Lo fanno sapere al dirigente scolastico, prof.ssa Gabriella Podestà, in una lettera spedita lunedì, dopo aver appreso che il rientro a scuola contempla ancora la dad, un giorno alla settimana, per la carenza di spazi. Il problema delle poche aule è annoso e risale a prima della pandemia.

«Per ovviarvi – scrivono i genitori – si è dovuto sacrificare l’aspetto didattico con soluzioni di fortuna». Gli effetti? Classi itineranti, compresenza di più classi in palestra, mancanza di aule studio, laboratori e biblioteca. Insomma, una situazione non proprio esemplare per un liceo. I genitori si chiedono perché ancora non sia stata adottata una delle soluzioni prospettate nel tempo: tetto alle iscrizioni in base alle aule disponibili, sede staccata, ampliamento dell’edificio o ricorso a prefabbricati, come sta facendo il Cerebotani di Lonato. Il problema è noto anche in municipio: «Siamo pronti a concedere nuova volumetria, in sede di revisione del Pgt o tramite una variante ad hoc», dice il , che ricorda come il Comune avesse pure offerto, tempo fa, la disponibilità di Palazzo Fantoni.

Offerta declinata dalla Provincia e dalla scuola. Non resta che la dad, insomma, con tutto quel che ne consegue in termini di apprendimento e socialità. Ma non è tutto. Detto che il ricorso alla dad dovrebbe essere considerata come l’estrema ratio, per i genitori ricorrervi in maniera «asincrona» (con docenti offline e senza interazione), come disposto dal liceo salodiano, «È del tutto inaccettabile». «Perché asincrona? Non ci sono – chiedono le famiglie – in tutto l’istituto spazi da poter attrezzare con un computer e un collegamento a internet per una normale lezione a distanza?». Al Fermi l’anno si apre dunque tra le polemiche, con l’auspicio delle famiglie che il ricorso alla dad sia «limitato eccezionalmente alle prime settimane di scuola». I genitori invocano soluzioni strutturali, convinti che sia «il momento di un cambio di passo per il liceo in termini di progettualità e organizzazione».

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