Legambiente promuove l’impianto di biogas voluto da A2A

Legambiente promuove l’impianto per il trattamento dei rifiuti organici che A2A vorrebbe realizzare a Bedizzole, ma boccia la Provincia: «Su localizzazione e tecnologie, l’assenza del ruolo programmatorio dell’ente provinciale appare lampante».

A meno di una settimana dalla conferenza dei servizi che si crede potrà decidere le sorti dell’impianto, dunque, anche i circoli di Brescia, Brescia Est, Montichiari e Ghedi di Legambiente dicono la loro sul discusso impianto di A2A.

Nell’idea progettuale, lo ricordiamo, l’impianto sarà in grado di trasformare 60mila tonnellate all’anno di rifiuti organici in 15mila tonnellate di compost e di produrre 6 milioni di metri cubi di biometano (destinati ad alimentare la flotta di Brescia Trasporti): «È necessario – spiegano i circoli – che un impianto che tratti la frazione organica dei rifiuti, producendo compost e rendendo utilizzabile il biometano sottraendolo all’atmosfera, venga realizzato nella nostra e nelle nostre province italiane, per dare impulso a quell’economia circolare che è alla base della sostenibilità ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici».

EMBED [Leggi anche]E, aggiungono, «come siamo contrari all’importazione di rifiuti nel termovalorizzatore di Brescia da grande distanza, lo siamo per l’invio a distanza dei nostri rifiuti. Ogni territorio dovrebbe gestire in proprio i rifiuti prodotti». Attualmente nella nostra provincia esiste un solo impianto per l’organico, quello di Bagnolo Mella della Systema Ambiente, che tratta 25mila tonnellate l’anno producendo compost, mentre le restanti 65mila tonnellate prodotte nel Bresciano vengono smaltite in impianti fuori provincia. Il nuovo impianto di A2A andrebbe a colmare questa lacuna.

Due, di contro, sono le criticità principali individuate dai circoli Legambiente: quella legata alle tecnologie adottate per massimizzare i benefici ambientali e quella relativa al luogo scelto per l’ubicazione dell’impianto. Per entrambe, la stoccata è al Broletto.

Per quanto riguarda le tecnologie, più che una criticità è un auspicio. Ossia che «A2A, nei lunghi anni dell’iter autorizzatorio, abbia individuato le migliori disponibili per il massimo risultato in termini di utilizzo dell’umido in ingresso, e che sia quello con minori o trascurabili rilasci nocivi nell’atmosfera». Circa la localizzazione, invece, il giudizio è più netto: «Legambiente ben conosce gli esiti della pressione sconsiderata esercitata negli ultimi decenni sul territorio della provincia bresciana e l’area individuata da A2A si connota per un significativo cumulo di impatti, che richiedono adeguata valutazione e attenzione alle istanze del territorio. È proprio in casi del genere che si nota l’assenza della Provincia, che avrebbe dovuto individuare i più idonei e le tecnologie da utilizzare per la realizzazione di un impianto fondamentale». 

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