Le anguille alla diossina e il walzer delle responsabilità!

Anguilla anguilla (Torri del Benaco – 29/06/2011)

Ancora una volta alzo le braccia in segno di sconforto, guardo il cielo e sconsolato dico “Siamo in Italia” cosa ti aspettavi di diverso! Niente ed è triste per un quarantenne dover ammettere che per quanto ci sia gente che si sforza di far ingranare una marcia in più a questo paese fermo, tristemente fermo, nulla cambia e tutto si arresta all’immobilismo, alla politica, ai correntoni, al pariamo il culo a tutti.

Quello che sta succedendo sul Garda con le anguille alla diossina è la chiave di lettura per capire il nostro Paese, per capire quanto il sistema Italia sia ormai avviato ad un declino del quale si fatica ad immaginare il fondo. Se qualcuno ha avuto la pazienza di seguire tutti gli antefatti saprà che da quando il Ministero della Salute, per bocca del sottosegretario Francesca Martini, il 17.05.2011 fermava con un’ordinanza la pesca e la commercializzazione delle anguille fino ad oggi ancora nessun provvedimento da parte delle tre provincie interessate (Verona, Brescia e Trento) è stato preso con le conseguenze che tutti noi possiamo trarre. Conseguenze che riguardano soprattutto ed in primo luogo la salute delle persone che di quelle anguille possono essersi cibate durante questo periodo.

Il walzer delle responsabilità su a chi dovesse competere cosa ha riempito in questi mesi le pagine dei quotidiani locali. Tocca a Tizio, no tocca a Caio, ma se tocca a Caio Sempronio s’incazza ed intanto nessuno s’è preso la briga di bloccare la pesca e la commercializzazione di un pesce, ricordiamolo ancora, inquinato da diossina; in un Paese serio e civile il provvedimento avrebbe dovuto essere immediatamente attuato da tutti gli organi competenti! Invece solo oggi, a due mesi di distanza da quell’ordinanza di maggio, solo la provincia di Verona decide di rendere operativa la decisione di bloccare la pesca, Brescia e Trento ancora non sanno… non fanno!

L’anguilla, che è un pesce ricoperto da una viscida mucosa che lo protegge, sembra scivolare via dalle mani dei responsabili che dovrebbero garantire la nostra salute; perché sia inquinato? Ancora nessuno pare saperlo. L’acqua del lago non può essere perché l’Arpav ogni anno ci dice che è balneabile (Legambiente non sempre è dello stesso parere), i carotaggi dei fondali non hanno dato riscontri oggettivi alla presenza della diossina e dei policloribifenili tali da giustificarne la presenza nelle carni dell’anguilla, gli altri pesci “sono tutti sani!” possiamo mangiarli tranquillamente. La morale è che l’anguilla è un pesce birichino, che sfugge alle logiche della catena alimentare la quale dovrebbe imporle di cibarsi di plancton e di altri pesci ma che l’anguilla rifiuta rivolgendosi invece a banchetti più succulenti fatti di sacchetti di plastica, bottigliette di pvc, copertoni d’auto, residui d’oli e benzine dei motori fuori ed entrobordo, di scarichi fognari non collegati al collettore… tutti materiali, sostanze, reflui che ogni anno noi amanti del lago e delle anguille riforniamo con entusiasmo e gioia ai nostri cari amici pesci.

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