La sensazione delle espadrilles bagnate

Come molti, anch’io negli anni ’80 portavo le espadrilles, ovviamente e inspiegabilmente come tutti a mo’ di ciabatta, rigorosamente non calzate sul tallone.

Qualche giorno fa, passeggiando con amici verso il Monte Pizzoccolo ricordavamo buffe vicende legate a questa strana calzatura fatta di corda e tela, e soprattutto alla fastidiosissima sensazione di quando per sbaglio si bagnavano, decretandone irrimediabilmente la morte.

Ricordavo che negli anni ’80 da adolescente squattrinato mi trovavo in tenda in campeggio nelle Marche. Al risveglio al mattino mi infilo le mie espadrilles “ex-bianche” (il bianco durava solitamente al massimo 10 minuti dopo l’acquisto) e vado a lavarmi nei classici bagni comuni al centro del campeggio: un classico lungo corridoio con decine di lavandini sulla sinistra (sulla destra c’era la fila dei bagni), disposti lungo un muro sul cui lato esterno si trovava, come al solito, la fila di vasche dove lavare le stoviglie.
Già era un azzardo entrare con le espadrilles in quei bagni perennemente bagnati. Ad un certo punto però entra una arcigna anziana signora delle pulizie con in mano la lancia di un’idropulitrice.
La guardo con terrore, ma non ho neppure il tempo di aprire bocca che la “vecchiaccia”, noncurante della mia presenza, spara un getto potentissimo verso il pavimento ed anche direttamente sulle mie gambe, inzuppando all’istante le mie espadrilles le quali si sfaldano totalmente e immediatamente come ghiaccio al sole, ritornando allo stato originare di semplice corda e lasciandomi di fatto scalzo: ah, l’evanescenza del piacere!
:-)

Qualche giorno fa stavo leggendo La prima sorsata di birra (e altri piccoli piaceri della vita) di Philippe Delerm in cui c’è questo splendido brano di cui riporto qualche tratto (lascio i puntini così magari vi viene voglia di comperare questo piacevole libro):

Bagnarsi le espadrilles

Il sentiero sembra appena umido. A tutta prima non sentiamo niente. Il passo si mantiene leggero, corda contro terra, con quella vibrazione del suolo sotto i piedi che costituisce il piacere di camminare con le espadrilles. In espadrilles, siamo civili quanto basta per sentirci a tu per tu con il globo, senza l’apprensione restia dei piedi nudi diffidenti, senza l’eccessiva sicurezza del piede troppo ben calzato. In espadrilles è estate, il mondo è soffice e caldo, a volte appiccicoso sul catrame liquefatto. Ma sul sentiero di terra sabbiosa, subito dopo il temporale, è una delizia.
………
Il paesaggio, gli odori, l’elasticità dell’andatura: un insieme di sensazioni equilibrate.
Ma a poco a poco, in basso prevale qualcosa: come se il piede, il passo, il suolo traessero a sé il senso della passeggiata. Quando pensiamo che le espadrilles sono bagnate, è troppo tardi. E’ una prograssione implacabile che comincia alla base della tela …
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La sensazione di umidità non sarebbe nulla, ma presto vi si aggiunge un’impressione di pesantezza insopportabile. La suola ipocrita si arrende, dopo una finta resistenza: tutto il male viene di lì …
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Le espadrilles non si asciugano mai del tutto … la corda si disfa in stoppa peluccosa, la tela rimane pesante, l’alone non va più via …
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Bagnarsi le espadrilles significa vivere l’amara voluttà di un naufragio totale.

(da  La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita di Philippe Delerm)

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