Incidente nautico: senza codici, ferme le verifiche sui cellulari

Accertamento iniziato e già bloccato. Tutto rinviato a tra un mese. Mancano i codici per accedere ai telefoni cellulari dei due tedeschi che erano a bordo del motoscafo Riva che la notte del 19 giugno si è scontrato con il gozzo sui cui erano fermi Umberto Garzarella e Greta Nedrotti, entrambi morti. Lui, 37 anni, sul colpo, mentre lei, 25enne, per annegamento.

Patrick Kassen, attualmente in carcere a Canton Mombello, e l’amico proprietario del Riva, manager di uno dei più grandi gruppi mondiali che produce computer, hanno fornito i codici di accesso per i loro lo scorso 8 luglio, il giorno successivo all’inizio previsto delle operazioni al comando provinciale dei .

I telefoni erano stati sequestrati il 20 giugno, 24 ore dopo lo schianto in cui hanno perso la vita i due giovani bresciani. Da quel giorno e fino al 7 luglio gli iPhone sono rimasti a disposizione dell’autorità giudiziaria, ma quando, alla presenza dei consulenti di parte, doveva iniziare l’ di recupero delle chat e delle telefonate della notte del 19 giugno, gli esperti informatici hanno scoperto di non avere a disposizione i pin personali d’accesso. Gli accertamenti sono quindi stati aggiornati al prossimo 29 luglio.

Sei giorni prima i legali dei tedeschi indagati e quelli delle famiglie di Greta e Umberto saranno invece ai Ris di Parma per alcune analisi di laboratorio disposte dal sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo, titolare dell’inchiesta. Si tratta di esami urgenti e irripetibili, a partire dalla valutazione delle impronte isolate sul volante del motoscafo Aquarama e sulle manopole dei motori alla luce del calco effettuato in fase di sopralluogo dagli inquirenti.

Patrick Kassen, il turista tedesco in carcere da una settimana, si è assunto tutte le reponsabilità in merito alla guida al momento dello scontro, anche se il Riva era di proprietà dell’amico a bordo e nonostante alcuni video relativi alla giornata del 19 giugno mostrano che ai comandi del potente motoscafo c’è sempre lo stesso proprietario. Anche quando il Riva riparte dal ristorante Sogno di San Felice dove i due tedeschi avevano cenato e pure quando arriva al rimessaggio di Salò.

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